I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

lunedì 8 novembre 2010

Sigonella base avanzata anti-terrorismo per le forze militari Usa

La base militare di Sigonella sarà elevata a “postazione avanzata” per le unità speciali Usa impegnata nella cosiddetta “lotta antiterrorismo”. La notizia è stata rivelata dal quotidiano spagnolo ‘El Paìs’ che ha riportato le dichiarazioni del capo delle forze Usa in Europa, il generale dei marine James Jones.

Altra infrastruttura militare mediterranea che si affiancherà alla base siciliana nelle operazioni anti-terrorismo, sarà la stazione navale di Rota-Cadice (Spagna), che come Sigonella è assegnata alla US Navy per la gestione delle operazioni di pattugliamento aeronavale e la lotta antisottomarino (ASW). Commentando l’articolo pubblicato dal quotidiano iberico, il tenente di vascello Steve Curry, capo ufficio stampa della base di Sigonella, ha dichiarato che ``fino a questo momento non è stata comunicata alcuna disposizione circa l’eventuale variazione di attività della stazione aeronavale di Sigonella``, ma l’ipotesi di trasformare l’infrastruttura siciliana in base di supporto per le forze speciali “antiterrorismo” risale a circa 20 anni fa.

Nel 1986 alcuni quotidiani statunitensi rivelarono che il Pentagono aveva richiesto al governo italiano l’autorizzazione per insediare “in via definitiva” a Sigonella alcuni reparti della Delta Force destinati ad “operazioni antiterrorismo”, in modo da avvicinarli alle aree più sensibili dello scacchiere mediterraneo (Libia, Medio oriente, Corno d’Africa, ecc.). Più specificatamente si parlò allora della possibilità di realizzare nella base siciliana una vera e propria “centrale antiterroristica” in grado di fornire informazioni, collegamenti e coordinamento logistico per eventuali interventi delle truppe speciali degli Stati Uniti. La scelta di Sigonella come sede del personale antiterrorismo della US Navy rientrava nel piano di ristrutturazione delle forze di sicurezza navale finalizzato al “consolidamento delle proprie abilità nel distogliere, scoprire e sconfiggere eventuali attacchi terroristici contro i membri, i dipendenti e le risorse impegnate”, secondo quanto formulato in una direttiva impartita nel 1987 alle Forze Navali dal Segretario della Marina statunitense John Lehman. Il programma prevedeva l’assegnazione alle “forze anti-terrorismo` di circa 20.000 marines. A seguito della scomparsa dell’Unione Sovietica e lo smantellamento della sua flotta navale, la missione assegnata al 25° Squadrone Antisommergibile "VP-25" della US Navy di Sigonella (dotato di 9-12 aerei P-3 "Orion" a capacità nucleare) fu sempre meno orientato al pattugliamento del Mediterraneo e sempre di più invece alle attività di Intelligence-Sorveglianza-Riconoscimento (ISR) e vigilanza del traffico aeronavale e all’intervento “anti-terrorismo` in nord Africa e Medio oriente.

A partire dallo scorso anno, Sigonella ha assunto un ruolo di primo piano nella sperimentazione della più recente delle iniziative USA-Europa nella campagna globale contro il “terrorismo” internazionale. Si tratta della cosiddetta PSI (Proliferation Security Initiative), un “piano d’interdizione dei trasferimenti di armi di distruzione di massa”, cui aderiscono ufficialmente 11 paesi (Italia, Portogallo, Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, Polonia, Australia, Giappone, Olanda) e di cui Parlamento e cittadini sono stati tenuti del tutto all’oscuro. In realtà, più di un piano multinazionale si tratta di un’iniziativa Usa dove alcuni alleati occidentali svolgono mere funzioni di contorno. Secondo quanto dichiarato dal Consigliere per gli Affari politico-militari dell’ambasciata degli Stati uniti a Roma, Gary Robbins, la PSI è “un’iniziativa americana che è stata lanciata dal governo Usa e che coinvolge diversi paesi partner con cui stiamo lavorando congiuntamente per sviluppare modalità di lotta contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa e il terrorismo ed in particolare ai loro spostamenti attraverso gli spazi internazionali”.

È proprio nei mari e nei cieli della Sicilia che si stanno svolgendo alcune delle esercitazioni più qualificate della Proliferation Security Initiative. Il 18 febbraio 2004 è stata simulata un’intercettazione in volo di un aereo cargo statunitense, levatosi da Sigonella, “sospettato” di trasportare Plutonio 239 per la produzione di testate nucleari. Due caccia F-16 del 37° stormo dell’Aeronautica militare italiana decollati dall’aeroporto di Trapani Birgi hanno poi “costretto” l’aereo cargo ad atterrare nelle piste dello scalo siciliano, dove ad attenderlo c’erano militari italiani e statunitensi e gli uomini della Polizia di Stato e dei carabinieri. In pratica di un’esercitazione militare diretta e coordinata dalla Marina Usa, in cui sono stati impegnati enti e reparti italiani formalmente preposti alla difesa dell’ordine pubblico e alla protezione civile, riconvertiti ad hoc alla guerra NBC (nucleare-batteriologica e chimica) contro il “terrorismo”. Due mesi più tardi Sigonella con la vicina baia di Augusta è tornata ad essere protagonista dei programmi della Proliferation Security Iniziative. Dal 19 al 22 aprile 2004 le coste della Sicilia orientale sono state interessate dall’esercitazione multinazionale d’interdizione marittima “Clever Sentinel” in cui si è simulata l’identificazione di una nave cargo adibita al trasporto di strumenti di distruzione di massa.

Intanto la notizia diffusa dal periodico spagnolo El Paìs è stata commentata favorevolmente dai membri della maggioranza di governo. Il ministro della Difesa Antonio Martino (originario di Messina) ha già fatto sapere che non ha alcuna intenzione di opporsi ad un eventuale decisione di questo tipo. "L’idea mi piace - ha spiegato Martino - soprattutto perché può offrire nuove opportunità di lavoro nella Sicilia orientale. Il progetto, comunque, è ancora solo un’idea americana e quindi il governo italiano la sta ancora valutando". Tre parlamentari dell’opposizione hanno invece presentato altrettante interrogazioni. Il deputato siciliano della Margherita, Salvatore Cardinale, ha chiesto al governo di fare “al più presto chiarezza” sulle indiscrezioni di stampa relative alla “creazione di basi organizzate per la lotta al terrorismo in Spagna e in Italia”. “La scelta degli americani – prosegue Cardinale – verrebbe dettata dalle necessità di trovare postazioni a Sud delle Alpi per contrastare le minacce provenienti dall’Europa dell’Est, dal Caucaso e da parti dell`Africa”. “Stiamo attraversando un momento non facile per i rapporti tra Italia e Stati Uniti e la base di Sigonella evoca a questo riguardo un episodio assai delicato”, conclude il parlamentare della Margherita. “Chiediamo di sapere con quali criteri e logiche sia stata individuata la base siciliana”.

A nome dei Ds siciliani, Costantino Garraffa ha commentato che “se la base di Sigonella, per la quale sono stati stanziati 670 milioni di dollari nel quadriennio 2004/2007, deve trasformarsi in quell’avamposto di cui parla il generale James Jones, non credo che questa scelta possa passare né sotto traccia, né sulla testa dei Siciliani che auspicano che la Sicilia sia la testa di ponte di un percorso di pace, di cooperazione e che favorisca lo sviluppo dell’intera area mediterranea”. Il deputato dei Verdi Mauro Bulgarelli ha chiesto di sapere se “al Governo italiano risulti che gli americani abbiano effettivamente intenzione di allestire questo fantomatico `avamposto antiterrorismo``. “Non mi stupirei se la notizia fosse fondata visto che l’Italia è da decenni parte integrante del “giardino di casa” degli Usa", ha aggiunto il deputato dei Verdi. "Il nostro territorio è ormai a sovranità limitata e il Parlamento, per quanto riguarda la questione delle basi, è stato estromesso da qualunque sede decisionale. Se Sigonella fosse effettivamente scelta dal Comando Usa per l’Europa per creare una megastruttura in cui far confluire tutti i corpi e le squadre speciali antiterrorismo finora operanti nell’intero continente la situazione raggiungerebbe il livello di guardia, sia in termini di sicurezza per il nostro Paese che per quanto riguarda la militarizzazione del territorio, e sarebbe necessario attivare la più vasta mobilitazione popolare".

Articolo pubblicato in Terrelibere.org il 5 maggio 2005

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