I Padrini del Ponte

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mercoledì 17 novembre 2010

Guatemala ultimo paese in America latina per sviluppo democratico

Lo sviluppo democratico in America Latina? Nel corso del 2004, tenendo conto di 31 indicatori tra i quali l’ammontare delle spese per l’istruzione, l’equità di genere, la capacità di dar soluzione alle crisi politiche, le libertà civili, la situazione economica, ecc., l’istituto argentino Pol-Lat, grazie alla Fondazione Adenauer, ha stilato la speciale classifica continentale che relega il Guatemala all’ultimo posto.

Su una scala da 1 a 10 che valuta il cosiddetto “Indice di Sviluppo Democratico”, il paese centroamericano ha raggiunto appena il valore di 1,6, mentre l’istituto Pol-Lat ha promosso a pieni voti (10) il Cile. A influire negativamente sullo sviluppo democratico in Guatemala, l’alto debito statale, il bassissimo livello degli investimenti sociali, la scarsa partecipazione dei partiti politici nel Congresso, la fitta rete di clientele e corruzioni sviluppata nel 2004 dall’allora partito di governo FRG. Gli analisti argentini hanno poi segnalato la totale indifferenza delle leadership politiche guatemalteche di fronte alla grave crisi politica e sociale che soffoca il processo di sviluppo democratico nel paese.

L’analisi dell’istituto argentino giunge subito dopo la pubblicazione da parte dell’Agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP-PNUD) del Rapporto Annuale sullo Sviluppo Umano nel mondo, il quale ha impietosamente ubicato il Guatemala al 117* posto tra le 177 nazioni prese in esame. UNDP-PNUD inserisce il paese centroamericano tra quelli che presentano le maggiori disuguaglianze al mondo, accanto a Namibia, Repubblica Centroafricana e Brasile. In Guatemala il 20% degli abitanti percepisce il 64.1% dei redditi mentre il 10% più povero appena l’1.7% dei redditi totali. Il 16% delle persone vive poi con meno di 1 dollaro al giorno, in condizioni cioè di estrema povertà, mentre un restante 37,4% vive con soli due dollari. Sempre in termini di disuguaglianza, UNDP-PNUD sottolinea come in Guatemala il 2% della popolazione è proprietaria del 72% di tutte le terre fertili del paese, mentre l’87% della popolazione deve dividersi il 15% della terra produttiva. Il quadro delle campagne assume tinte ancora più fosche se si pensa che la metà delle famiglie rurali non possiede alcuna titolarità sulla terra o al massimo appezzamenti che non superano l’ettaro di estensione, mentre i livelli di povertà colpiscono l’80% delle famiglie contadine.

Per l’Agenzia delle Nazioni Unite allo Sviluppo, il Guatemala si caratterizza ancora come un paese con un modello agricolo destinato all’esportazione basato su materia prime e manodopera a basso costo e poco qualificata, e con un’industria di dimensioni ridotte fortemente dominata dai monopoli. La scarsa disponibilità a pagare le tasse che potrebbero servire ad accrescere gli investimenti sociali, da parte delle classi economiche dirigenti, è una dei principali fattori che frenano le possibilità di sviluppo.

UNDP-PNUD segnala inoltre che “nessuna strategia di crescita delle esportazioni ha possibilità di generare benefici allo sviluppo senza che vengano realizzate riforme strutturali che riducano la disuguaglianza e accrescano le opportunità attraverso la ridistribuzione della terra, l’aumento della spesa pubblica destinata alle fasce di popolazione più povere, profondi cambiamenti nella distribuzione del potere politico”.

A causa della grave crisi socio-economica che colpisce il Paese, oltre 50.000 guatemaltechi emigrano annualmente verso gli Stati Uniti. Solo nei primi 7 mesi del 2005, le rimesse di questi migranti hanno raggiunto i 1.937 milioni di dollari, con una crescita del 17% relativamente all’analogo periodo del 2004. Le rimesse rappresentano il 10% del Prodotto Interno Lordo del Guatemala e si stima che 1,2 milioni di cittadini lavorino attualmente all’estero, contribuendo al mantenimento di circa 4,4 milioni di persone.

Articolo pubblicato in Terrelibere.org il 17 settembre 2005

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