I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

lunedì 1 novembre 2010

Fondi beni culturali per alberghi del Ponte sullo Stretto

In vista della realizzazione del Ponte il governo ha pronto un piano di sviluppo turistico: con i finanziamenti sottratti al budget per la salvaguardia del patrimonio storico ed artistico, si realizzeranno nell’area dello Stretto di Messina centri commerciali, alberghi e ristoranti.

Il Ponte sullo Stretto sarà il “volano di rilancio turistico, culturale ed economico dei territori sui quali sorgerà”. Parola del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Pietro Lunardi e del ministro dei Beni Culturali e Ambientali Giuliano Urbani. Partecipando lo scorso 4 novembre alla presentazione dei programmi “culturali” finanziati in ambito ARCUS, la società a capitale pubblico nata per gestire il 3% delle risorse sulle opere infrastrutturali (circa 56 milioni di euro nel 2004), destinandole a “interventi sui beni culturali”, i due ministri hanno consegnato all’ANSA la lista degli insediamenti pro-Ponte da realizzare tra Messina e Villa San Giovanni con i fondi della S.p.A..

Musei, parchi archeologici e “percorsi culturali e paesaggistici” – affermano Lunardi e Urbani - saranno affiancati da centri di accoglienza turisti, centri commerciali e alberghi, ristoranti e negozi “di cui alcuni issati sulle due torri alte 382 metri ai lati della campata”. Ruota di tutto e di più intorno al mega-appalto da 4,4 miliardi di euro: colate bibliche di cemento spacciate per “interventi culturali” che con cave, discariche, forniture di acciaio e cemento, centri direzionali e bretelle autostradali, rientrano tra le opere ad alto rischio di infiltrazione mafiosa secondo quanto denunciato da diverse Procure antimafia.

Grande sponsor del business ponte-cultura-cemento è proprio il presidente della ARCUS - Società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo S.p.A., Mario Ciaccia, secondo cui “il Ponte sullo Stretto costituirà occasione preziosa per un progetto-pilota di bacino culturale che nel tempo avrà effetti durevoli sul contesto sociale, economico e culturale del territorio, una nuova realtà per catturare quel turismo culturale che gli esperti segnalano in grande sviluppo``. “Il ponte – ha aggiunto Ciaccia - è una grande opera che però comporterà lo sconvolgimento del territorio e bisognerà attutirne l`impatto: con i lavori potranno venire alla luce nuove realtà e sarà un`occasione irripetibile per fare riscoprire quel territorio. Con la possibilità di mettere a sistema una serie di beni culturali tra Calabria e Sicilia. A Reggio Calabria non ci sono solo i bronzi di Riace. E al di là del mare non c`e` solo Taormina…``.

Il progetto “culturale” legato al Ponte sullo Stretto è solo uno delle iniziative su cui sta lavorando la società ARCUS. Tanto per intendere le dimensioni della devastazione paesaggistico-culturale a cui si prepara la neonata S.p.A., è sufficiente riportare alcune delle linee-guida del suo piano operativo: creazione di “legami tra siti archeologici e rete autostradale con interventi mirati alla salvaguardia ed alla conoscenza del patrimonio storico attraverso la creazione di accessi pedonali ai siti da parte di chi transiti sull’Autostrada”; infrastrutturazione urbana “concernente analisi e indagini sul sottosuolo di Roma”; promozione “del ripristino del collegamento tra i porti di Claudio e Traiano a Fiumicino attualmente interrotto da una strada”; valorizzazione delle strade storiche “attraverso scavi e musealizzazioni lungo la via Flaminia”; valorizzazione del comprensorio culturale capitolino Villa Adriana-Tivoli “mediante la revisione della viabilità di avvicinamento al sito archeologico”.

Più che alla promozione di interventi di “restauro e recupero dei beni culturali e di altri interventi a favore delle attività culturali e dello spettacolo” – oggetto sociale della società costituita nell’agosto 2003 dal ministero per i Beni e le Attività culturali e dal ministero alle Infrastrutture e Trasporti – sembra di assistere alla proposizione con altri mezzi finanziari (quelli sottratti al budget per la Cultura) di una fitta ragnatela di canali, strade ed autostrade per rendere appetibile il trasferimento ai privati del patrimonio archeologo ed artistico nazionale. Il programma del governo è quello di trasferire ad ARCUS i finanziamenti a favore dei progetti-guida intorno ai quali far “catalizzare” ulteriori contributi pubblici e privati. Al capitale sociale della società possono partecipare infatti le regioni, gli enti locali ed “altri soggetti pubblici e privati, tramite acquisto di azioni di nuova emissione, per un importo non superiore al 60 per cento del capitale sottoscritto dallo Stato”.

In attesa degli “investimenti” privati continua intanto la politica dei tagli e degli assai discutibili interventi nel settore beni culturali: nel bilancio del 2004 il governo ha tagliato il 26% delle spese di investimento ed oltre il 40% delle spese di funzionamento del relativo ministero. C’è solo da chiedere a Lunardi ed Urbani di quanto si ridurrà il budget per musei e siti archeologici per realizzare i centri commerciali, gli alberghi ed i ristoranti che si affacceranno sull’infrastruttura-sfregio tra Scilla e Cariddi.


Articolo pubblicato in Terrelibere.org il 12 dicembre 2004

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