I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

mercoledì 10 novembre 2010

Anche la CGIL si schiera contro il Ponte sullo Stretto di Messina

Il direttivo dell’organizzazione sindacale dichiara la propria opposizione alla megaopera infrastrutturale. Si attende adesso una più coerente azione di lotta, distante dal “pragmatismo” filo-Ponte di CISL e UIL e libera dai possibili condizionamenti di importanti settori dei gruppi politici di riferimento.

“Un’opera non prioritaria nel panorama delle opere necessarie allo sviluppo del Mezzogiorno, della Sicilia e di Messina”. Così è stato definito il Ponte sullo Stretto nell’ordine del giorno approvato dal direttivo della CGIL di Messina. L’organizzazione sindacale, nell’esprimere la propria opposizione al megaprogetto infrastrutturale, chiede che "tutte le procedure per l’affidamento e l’avvio dei lavori vengano immediatamente sospese".

"La sospensione è urgente – ha affermato in una nota il segretario provinciale della CGIL, Franco Spanò - per evitare che l’avvio dei cantieri determini una devastazione del territorio senza ricadute e prospettive positive per la città". Anche sul versante occupazione, sempre secondo la CGIL, gli effetti del progetto Ponte sarebbero negativi. "A fronte di un aumento nel settore costruzioni - dichiara il sindacato - si perderanno posti di lavoro nei settori tradizionali del traghettamento, pesca, molluschicoltura, ristorazione e nel turismo".

La CGIL denuncia inoltre l’incompatibilità dell’opera con "uno sviluppo sostenibile equilibrato e integrato dell’area, della quale l’attuale progetto modifica morfologia e aspetti naturali e paesaggistici". Ne rileva poi la "non remuneratività economico- finanziaria e la mancanza di un’adeguata progettazione dei cantieri e di previsioni sul reperimento di materie prime, sulle discariche per i materiali di risulta, sui tempi di realizzazione".

"E` inoltre rilevante sul terreno democratico che i messinesi che hanno ripetutamente manifestato la loro contrarietà al progetto non siano stati ascoltati", prosegue l’ordine del giorno approvato. La CGIL di Messina “continuerà a battersi per il superamento del deficit infrastrutturale della Sicilia e per l’attivazione di tutte le politiche di spesa necessarie alla costruzione delle dorsali ferroviarie Messina-Palermo e Messina-Catania, al potenziamento del sistema viario, aeroportuale, portuale e ferroviario. Inoltre continuerà comunque a mettere in campo iniziative sindacali per i diritti e la legalità, come previsto da accordi già siglati con la società Stretto di Messina".

È proprio il tema della legalità che preoccupa maggiormente il sindacato in vista dell’inizio dei lavori per il Ponte. Il segretario Franco Spanò, in un’intervista ad un settimanale locale, ha denunciato il “peggioramento delle condizioni generali in tema di tutela e sicurezza dei lavoratori e il degrado del sistema produttivo e lavorativo”, specie nel settore delle costruzioni e dell’edilizia privata. “Nel 2004 in provincia di Messina si sono registrati 6.363 infortuni sul lavoro non mortali, il 3,9% in più rispetto all’anno precedente”, ha dichiarato Spanò. “Sono invece 13 i morti sul lavoro sempre nel 2004 a fronte dei 12 registrati l’anno prima”. Nel settore delle costruzioni impera l’illegalità diffusa, il lavoro nero, lo sfruttamento della manodopera. In occasione della recente visita della Commissione Parlamentare Antimafia a Messina, il sindacato ha segnalato come nel messinese stia crescendo a macchia d’olio il fenomeno del caporalato. Sono sempre più numerosi i lavoratori costretti ad assoggettarsi al “pizzo” sulla busta paga in cambio del posto di lavoro. “Il fenomeno – ha spiegato Spanò – coinvolge circa il 50% del settore privato dell’edilizia, del commercio e dei servizi”. “Nella nostra realtà scambiare il lavoro con i diritti – ha dichiarato Spanò – è un fatto che può anche essere considerato come elemento di bisogno. La necessità di sopravvivere rende ricattato e ricattabile il lavoratore, che preferisce rinunciare ai suoi diritti per portare a casa un pezzo di pane”.

L’ingresso della CGIL di Messina nelle fila del ‘No Ponte’ è un segnale certamente positivo ma gli oppositori della prima ora attendono atti concreti e coerenti alla “svolta” annunciata. Già nel marzo del 2004 la CGIL aveva espresso la propria contrarietà al Ponte sullo Stretto; in una nota l’organizzazione aveva sostenuto che “l’opera richiede ingenti risorse pubbliche ed è una semplice bugia dire che si ripaga da sola come continua a fare il ministro Lunardi”. “E’ ipocrisia affermare – dichiarava ancora la CGIL – che il Ponte è una connessione strategica del corridoio europeo nord-sud visto che l’alta velocità nel tratto insulare ed in quello meridionale è totalmente priva di finanziamenti e la stessa Salerno-Reggio Calabria è ben lontana dall’essere completata. La stessa commissaria Loyola De Palacio ha denunciato che le autorità italiane non hanno richiesto finanziamenti per la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità sulla Salerno-Reggio Calabria e la Messina-Palermo”. A quella presa di posizione non sono però seguite significative iniziative di mobilitazione e di lotta contro l’iter progettuale del Ponte.

Sul comportamento della CGIL hanno sicuramente pesato le posizioni più “pragmatiche” assunte dalle altre due maggiori organizzazioni sindacali, CISL e UIL (la prima, tra l’altro, particolarmente presente tra i lavoratori del comparto edile messinese). Per voce dei propri segretari nazionali, CISL e UIL hanno espresso ripetutamente il proprio sostegno all’ipotesi infrastrutturale di collegamento tra la Sicilia e la Calabria. A condizionare l’impegno No-Ponte della CGIL hanno poi contribuito le contraddizioni interne alle organizzazioni politiche più “vicine”, come ad esempio quelle dei Democratici di Sinistra. Quattro deputati siciliani dei Ds hanno sottoscritto lo scorso anno un ordine del giorno all’Assemblea Regionale che chiedeva il mantenimento del Ponte sullo Stretto “tra le opere d’interesse strategico per l’Europa”. L’iniziativa degli onorevoli Zago, Crisafulli, Oddo e Villari, faceva seguito ad un’analoga richiesta avanzata nella precedente legislatura dal gruppo diessino. I firmatari hanno invitato in particolare il Governo della Regione a intraprendere “i passi necessari per assicurare che alla fase di realizzazione dell’opera siano assicurate le risorse umane e finanziarie necessarie, pubbliche e private, e i più celeri percorsi burocratici, pur nel massimo rispetto della legalità…”.

Anche a Messina due consiglieri provinciali dei Democratici di Sinistra, il capogruppo Giuseppe Natoli e Francesco Calanna (presidente della Cia, la Confederazione degli agricoltori), si sono dichiarati entusiasti sostenitori del Ponte, ritenuto vero e proprio “motore di sviluppo”. I Ds messinesi, tra l’altro, hanno avuto in passato una propria dirigente, l’ex parlamentare Angela Bottari, tra i membri del Consiglio di amministrazione della Società Stretto di Messina.

Va infine segnalato lo strapotere esercitato a sinistra dalla Lega delle Cooperative che guarda con grande interesse agli appalti del Ponte. Nelle cordate in gara per il General Contractor compaiono infatti due tra le maggiori cooperative di costruzioni della Lega, la C.C.C. Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna e la Cooperativa Muratori & Cementisti-C.M.C. di Ravenna. Nonostante sia una delle 240 associate della C.C.C. di Bologna, la C.M.C. di Ravenna concorre alla gara del Ponte in alleanza con Impregilo, contrapponendosi alla cordata guidata dall’Astaldi e in cui compare invece la cooperativa “madre” C.C.C. di Bologna. Una grave anomalia che meriterebbe l’attenzione di politici e sindacalisti ma che ad oggi non è stata sollevata in nessuna delle sedi istituzionali.

Articolo pubblicato in Terrelibere.org il 10 giugno 2005

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