I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

venerdì 5 novembre 2010

Elicottero militare USA precipitato a Treviso, processo per DynCorp

La mattina dell’8 novembre 2007 un elicottero militare UH–60 “Black Hawk” della base USA di Aviano si schiantava al suolo nelle campagne del comune di Santa Lucia del Piave (Treviso), causando la morte di sei membri dell’equipaggio e il ferimento di altri cinque militari statunitensi. Un incidente che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più drammatiche: l’impatto dell’elicottero avveniva infatti sul greto del fiume Piave, a meno di 200 metri dalla trafficata autostrada A27 e dal ponte della strada statale n. 13. A due anni di distanza da quella tragedia, i familiari di cinque delle vittime insieme a cinque avieri sopravvissuti hanno deciso di costituirsi presso la Corte Distrettuale di San Antonio, Texas, contro il maggiore dei contractor privati delle forze armate statunitensi, la DynCorp International Corporation, nota per le spregiudicate operazioni di guerra nei Balcani e in Medio Oriente e nella regione andina contro narcos e gruppi guerriglieri.

Secondo l’esposto presentato da alcuni studi legali del Michigan, New York, California e San Antonio per conto dei familiari delle vittime dell’incidente di Treviso, la “Divisione servizi aeronautici della DynCorp International, con base a Forth Worth, Texas, non avrebbe eseguito in modo adeguato la manutenzione dell’elicottero “Black Hawk”, che così è precipitato durante un volo di addestramento nei pressi della base aerea di Aviano, in Italia”. Nell’esposto si afferma inoltre che “i dipendenti della DynCorp rimossero, revisionarono e reinstallarono impropriamente alcune attrezzature per il controllo del volo dell’elicottero all’inizio del 2007”. Scarsa attenzione sarebbe stata data dalla DynCorp alle segnalazioni fatte in precedenza dall’equipaggio del “Black Hawk”, relativamente ad inusuali rumori avvertiti ai comandi del mezzo militare. “Ignoriamo la ragione per cui non fu sostituita la componente non funzionante”, affermano i legali di parte civile. “Così, quando il velivolo si fermò in volo ad un’altezza di 400 piedi dal terreno per eseguire delle manovre di sbarco e imbarco in prossimità del Piave, i sistemi interni che permettono al pilota di controllare la tendenza dell’elicottero a ruotare a destra o a sinistra, smisero di funzionare, e il velivolo finì per avvitarsi in modo incontrollato su sé stesso, prima di precipitare al suolo”.
 
L’azione legale si basa in buona parte sulle risultanze dell’inchiesta effettuata dal “Combat Readiness/Safety Center” dell’US Army (Fort Rucker, Alabama). L’indagine, nonostante l’assenza di un flight-data recorder a bordo dell’elicottero, ha escluso che l’incidente possa essere stato causato da errori dei piloti o da fattori ambientali. Pur non escludendo la possibilità che un’“interferenza esterna” possa aver bloccato i sistemi di controllo di volo, gli investigatori dell’esercito USA hanno segnalato che un congegno posto all’interno della cabina “avrebbe evidenziato un deterioramento avvenuto probabilmente prima dell’incidente”. Il congegno, noto come bell crank, controlla il cosiddetto “pedale di sinistra”, il cui funzionamento difettoso era stato più volte denunciato dai piloti dei “Black Hawk”. Per questo, come ammesso dal responsabile per gli affari pubblici del V Corpo dell’US Army, maggiore Richard Spiegel, “tutti gli elicotteri assegnati al 1° Battaglione, 214° Reggimento d’Aviazione dell’US Army in Germania e in Italia furono sottoposti ad un’ispezione a terra il 20 novembre 2007 per poi tornare a volare un paio di giorni più tardi”.
 
La DynCorp ha respinto qualsivoglia responsabilità nell’incidente del “Black Hawk” precipitato in provincia di Treviso. Del resto non si capisce perché dovrebbe fare altrimenti, dato che in presenza delle risultanze dell’indagine degli specialisti di Fort Rucker, nel luglio 2009, l’esercito USA le ha affidato un nuovo contratto per la manutenzione di tutti gli elicotteri operanti in Europa. Le commesse statali ottenute dalla compagnia privata sono ingenti e numerose. Presso il centro operativo di Fort Worth, 800 dipendenti della DynCorp assicurano da anni i servizi di manutenzione di buona parte degli aerei e degli elicotteri delle forze armate USA e di alcune agenzie governative. La compagnia fornisce piloti, addestratori e tecnici per le operazioni di guerra statunitensi in svariate parti del mondo ed è pure impegnata per conto del Pentagono nell’addestramento dell’esercito e delle forze di polizia di Iraq e Afghanistan e nel supporto logistico dei militari dei paesi africani partner di Washington.
 
L’elicottero schiantatosi nel novembre 2007 apparteneva al 1º Battaglione del 214º Reggimento Aereo dell’US Army con sede a Mannheim, Germania, ma era stato assegnato alla “Compagnia G” del 52º Reggimento, una piccola unità dell’esercito di stanza ad Aviano a cui è affidata il trasporto di ufficiali e dei loro familiari, il supporto generale all’aviazione e l’addestramento dei piloti d’elicotteri da guerra. I “Black Hawk” giunsero per la prima volta nella base aerea friulana nel 1998, per essere utilizzati a supporto delle forze terrestri ospitate nella caserma “Ederle” di Vicenza.
 
Una settimana fa era stato il personale del 31st Maintenance Group dell’US Air Force, lo specifico gruppo addetto alla manutenzione dei caccia di Aviano, a finire sotto accusa per l’incidente avvenuto il 24 marzo 2009 sui cieli della provincia di Pordenone, quando il pilota di un cacciabombardiere F-16 del 31st Fighter Wing sganciò volontariamente due serbatoi sul villaggio di Tamai di Brugnera, prima di effettuare un atterraggio d’emergenza. Secondo la commissione nominata dal Comando dell’US Air Force in Europa, l’incidente è stato causato dagli “errori commessi durante i lavori di manutenzione dei motori degli F-16 negli hangar della base aerea di Aviano. Nonostante le gravi responsabilità attribuite al personale del 31st Maintenance Group, il Comando dell’US Air Force non ha avviato alcuna azione disciplinare.

Articolo pubblicato in Agoravox.it il 21 ottobre 2009

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