I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

martedì 24 maggio 2016

Libro, Elmetto e Moschetto


Gemellaggi e campi studio negli States, visite guidate ai droni e alle installazioni della base madre di Sigonella, incontri di basket e baseball, finanche “attività di volontariato civile a favore delle scuole”, con i marines reduci dalle scorribande in Africa e Medio oriente inviati a ridipingere e stuccare i disastrati istituti dell’Isola. Il pressing del complesso militare industriale d’oltreoceano sui docenti e gli studenti siciliani non consoce soste. I processi di militarizzazione e le guerre hanno bisogno del consenso. E le scuole e le università restano le migliori fabbriche del consenso.

Il noto istituto superiore “Carlo Gemmellaro” di Catania ha fatto da battistrada lo scorso anno con il progetto denominato Gymnasium Joint Team US Navy – Gemmellaro. Scambi di esperienze tra docenti, studenti e i militari dei vari reparti operativi Usa di stanza a Sigonella e per concludere una giornata di lavoro volontario perriqualificare”, tutti insieme, gli spazi per le attività sportive di istituto. Ancora nel capoluogo etneo, un mese fa, il blitz dei marines all’Istituto comprensivo “Dusmet-Doria” per “incontrare gli studenti e incoraggiarli a mangiare sano e mostrar loro alcuni semplici esercizi per mantenersi in forma”. Attività di “manutenzione dell’edificio scolastico e delle aree circostanti” e qualche lezione di lingua inglese dei giovani guerrieri a stelle e strisce invece per i fortunati frequentatori della scuola media “Foscolo” di Taormina. “Questo è un primo passo costruttivo per sviluppare nel modo migliore una più ampia sinergia che possa determinare benefici alla nostra scuola e alla comunità locale”, ha spiegato la dirigente Carla Santoro

Al Comprensivo “G. Marconi” di Paternò, il collegio dei docenti ha pensato invece a dar vita al progetto educativo di cittadinanza “Scuola bella: insieme si può fare”, previo protocollo di intesa con il comando della stazione aeronavale Usa di Sigonella. “Dopo la festosa accoglienza e i saluti, i militari – affiancati dalle docenti di inglese – indossato l’abito di lettori di lingua inglese, hanno incontrato gli alunni delle scuole primaria e media per fare conversation nelle aule, un modo originale per instaurare un colloquio e uno scambio interculturale”, riporta diligentemente il cronista locale. “Un evento che ha rappresentato l’ennesimo esempio di attività alla prossimità e volontariato civico e ambientale dei militari americani (così come rientra nel loro modo di operare), un segno tangibile di presenza e lavoro nel territorio e in funzione sociale”.

Per i giovani del comprensorio di Niscemi, dove all’interno di una riserva naturale e in aperta violazione con le normative ambientali e urbanistiche sorge una delle più grandi installazioni per le telecomunicazioni delle forze armate degli Stati Uniti d’America, dal 2012 il Consolato generale di Napoli ha promosso congiuntamente all’Associazione americana degli insegnanti d’italiano un Sister School Program. “Il Dipartimento di Stato Usa – spiegano al Consolato -  è interessato a stabilire un’interessante opportunità di scambio educativo e saremmo particolarmente grati nell’identificazione di una scuola superiore statunitense da gemellare con il Liceo scientifico Leonardo da Vinci di Niscemi. Si tratta di un’iniziativa per migliorare le odierne relazioni Usa-Italia riguardo a specifici sforzi militari e diplomatici e favorire gli interessi reciproci”. Ignorando lo straordinario contributo di studenti e docenti alle campagne di mobilitazione contro l’installazione del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina Usa, il 29 febbraio scorso, il dirigente del liceo di Niscemi ha invitato gli allievi del 3° e 4° anno a concorrere al programma Youth Leadership indetto dal Consolato di Napoli. “Anche quest’anno è stato rinnovato l’invito per due studenti per partecipare al programma di scambio culturale nell’università dell’Indiana. Criteri di selezione: merito scolastico, attitudine alla leadership e propensione al volontariato”. Caso vuole che proprio a Indianapolis, capitale dello Stato dell’Indiana, all’8021 Knue Road sorge una delle principali sedi del colosso Lockheed Martin, la società che ha realizzato il MUOS. Lockheed ha progettato pure i famigerati cacciabombardieri nucleari F-35, alcuni dei quali in costruzione nel complesso Alenia di Cameri, meta qualche mese fa di un viaggio premio degli studenti dell’Istituto aeronautico di Ragusa, partiti da Sigonella per il Piemonte a bordo di un velivolo Atlantic del 41° Stormo dell’Aeronautica italiana.

Anche la buona scuola di Renzi & C. sta consolidando la subalternità dell’educazione formale alle logiche di guerra e agli interessi politico-militari e geostrategici  interalleati. Ai musei e ai siti archeologici, presidi e docenti sembrano preferire sempre più numerosi le visite alle basi Usa e Nato “ospitate” in Italia in barba alla Costituzione o alle caserme, agli aeroporti e ai porti militari, alle installazioni radar e alle industrie belliche “nazionali”. Ci sono poi le videoconferenze con i militari in missione in Iraq, Afghanistan e Libano; le attività di formazione per gli studenti in campo storico-militare o di informazione sul bullismo e il cyberbullismo presso il centro dell’Aeronautica di Vigna di Valle (Bracciano); i mini-corsi di pilota con gli avieri della scuola dell’Aeronautica di Guidonia (Roma) o dei reparti di Istrana, Pescara e Cameri; le classi di vela per gli studenti “più meritevoli” delle superiori presso l’Accademia navale di Livorno, la Scuola militare “Morosini” di Venezia o a bordo delle unità della Marina nel Tirreno o nel Mediterraneo centrale; le corse campestri nei poligoni inquinati e inquinanti; gli orientamenti professionali, gli stage e le alternanze scuole-lavoro presso i consorzi industriali realizzati in ambito Nato per realizzare bombardieri, elicotteri, missili e altri mille sistemi di distruzione e di morte.

Merita certamente una menzione per l’alto profilo “educativo militare” l’ispezione a fine ottobre degli allievi dell’Istituto tecnico tecnologico “Leonardo da Vinci” di Viterbo all’aeroporto cittadino “Fabbri” e il successivo incontro con il personale del 1° Reggimento Aviazione dell’Esercito “Antares” e i responsabili del progetto industriale del distretto tecnologico aerospaziale della Regione Lazio. “Ai giovani sono state illustrate tutte le novità tecnologiche, rimarcando, nel contempo, il ruolo educativo della scuola e lo stretto legame che intercorre fra crescita culturale, formazione ed istituzioni, anche alla luce dei progetti di alternanza scuola/lavoro previsti nella legge 107/2015 Buona Scuola”, riporta il comunicato emesso dall’ufficio stampa dell’Esercito. “Il 1° reggimento Antares ha ospitato la NH-90 Users Conference 2015, l’evento annuale organizzato dal consorzio industriale NHI e ciò ha permesso di offrire una panoramica tecnologica particolarmente ampia e qualificata nonché un’opportunità per i giovani studenti dell’indirizzo di Costruzioni Aeronautiche”. Per la cronaca, l’NH-90 è il cosiddetto NATO Helicopter per gli anni novanta, l’elicottero multiruolo medio-pesante sviluppato dal consorzio internazionale NHIndustries, costituito da AgustaWestland (Finmeccanica) e dalle aziende Eurocopter e Stork Fokker Aerospace. L’elicottero da guerra è stato acquistato a partire dal 2008 dall’Esercito italiano e dalle forze armate di Francia, Germania, Grecia, Olanda, Portogallo, Australia, Nuova Zelanda, Oman, ecc.. L’Italia ha ordinato sino ad oggi 116 NH-90 per una spesa complessiva che ha abbondantemente superato i 3,2 miliardi di euro.

Proprio l’aeroporto militare di Viterbo, il 7 aprile scorso, ha ospitato un incontro-dibattito tra la ministra Roberta Pinotti e oltre 500 studenti delle scuole superiori della città. “Quello che svolgono le forze armate è un lavoro di protezione che spesso si conosce poco e si conoscono poco anche le esigenze finanziarie e le risorse che sono necessarie per tenere in piedi questa organizzazione vitale per il Paese”, ha esordito la ministra Pinotti. “Nell’addestramento dei nostri militari ci sono dei valori che sono davvero quelli di cui oggi abbiamo bisogno e la formazione militare è svolta a 360 gradi perché quando si opera nelle aree di crisi non ci si limita alla gestione della forza ma si deve dialogare e mediare con le popolazioni e le autorità locali. La diffusione della cultura della Difesa tra i giovani è un mezzo fondamentale per far sviluppare nelle future generazioni un maggiore senso civico e una maggiore consapevolezza dei propri doveri…”.

Per comprendere il ruolo svolto quotidianamente dalle forze armate per la “salvaguardia della legalità, la difesa delle libere Istituzioni e la sicurezza dei cittadini”, oltre 270.000 studenti italiani sono stati impegnati nel progetto Insieme per la Legalità, istituito quattro anni fa dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca scientifica (MIUR) in collaborazione con il Ministero della Difesa. Nel settembre 2014, le ministre Stefania Giannini e Roberta Pinotti hanno istituzionalizzato la partnership libro - moschetto sottoscrivendo un Protocollo d’Intesa che avvia una serie di iniziative “didattiche e formative” per gli studenti delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, statali e paritarie, così da “favorire l’approfondimento della Costituzione italiana e dei principi della Dichiarazione universale dei diritti umani per educare gli alunni all’esercizio della democrazia e di una cittadinanza attiva a tutti i livelli del sistema sociale”. Con la circolare del 15 dicembre 2015, il MIUR ha specificato le iniziative per l’anno scolastico in corso e per quello 2016-1017 grazie a cui le forze armate occuperanno quasi tutti i campi disciplinari: dalla storia alle scienze, dalle nuove tecnologie al diritto, dallo sport all’educazione stradale.

Per celebrare i 70 anni della fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, MIUR e forze armate hanno promosso il concorso Nazioni Unite per la pace: alunni e studenti possono presentare composizioni scritte o figurative, progetti multimediali e/o interattivi sulle “sfide relative alla sicurezza di tutti gli Stati”. “Le tracce proposte dal bando di concorso costituiranno l’occasione per una riflessione sulla più grande organizzazione intergovernativa mondiale, con particolare riferimento all’impulso che essa ha esercitato nel tempo e ancora oggi esercita (anche attraverso i suoi organismi, fondi e agenzie specializzate) nella cooperazione internazionale, in difesa dei diritti umani e della sicurezza internazionale”, riporta il comunicato a firma del MIUR e della Difesa. Negli elaborati – si legge ancora nel bando di concorso - gli studenti dovranno focalizzare la loro attenzione sul “contributo specifico fornito dai caschi blu dell’ONU, ivi compreso il concorso delle Forze Armate italiane in missioni di pace nelle aree di crisi, nella promozione e salvaguardia della stabilità e della pacifica convivenza internazionale”. Proseguiranno inoltre gli incontri tra studenti di ogni ordine e grado e il personale militare interforze fornito dai Comandi di Regione competenti a livello territoriale sui temi della Costituzione e della cittadinanza attiva, “con particolare attenzione al ruolo che le Forze Armate svolgono al servizio della crescita sociale, politica, economica e democratica del Paese, nonché alla ricorrenza del centenario della Grande Guerra”.

Agli alunni delle scuole primarie è riservato un ciclo di lezioni di educazione stradale della durata di 8 ore, denominato La buona strada della sicurezza, sempre a cura di esperti con tanto di stellette. “Questo progetto sperimentale – spiega la circolare del MIUR – è finalizzato ad educare i bambini al tema della sicurezza stradale, incentivando il senso di responsabilità individuale e collettiva e uno stile di comportamento che pone al centro il rispetto per la vita e per la persona”. Per gli studenti delle classi IV e V delle scuole secondarie superiori ci sarà invece il concorso dal titolo Scuola: spazio al tuo futuro. La ISS: innovatio, scientia, sapientia. “Il Ministero della Difesa intende offrire la propria collaborazione anche nella realizzazione di progetti di prestigio e ad alta valenza istituzionale a favore dei giovani, in particolare promuovendo la partecipazione in attività formative di eccellenza”, si legge nel bando. “Attraverso il concorso, gli studenti verranno chiamati ad elaborare proposte di sperimentazione innovative (manufatti veri e propri e/o protocolli di sperimentazione), da portare a bordo della International Space Station (ISS) nazionale”. Quello relativo alla Stazione spaziale internazionale è certamente uno dei programmi più controversi e dispendiosi della recente storia mondiale: avviato nel 1998 dopo la firma di un accordo intergovernativo tra Stati Uniti d’America, Giappone, Canada, Russia e i Paesi europei membri dell’agenzia spaziale europea (ESA), l’ISS punta a sviluppare la ricerca e la sperimentazione scientifica e tecnologica in ambito civile-militare. Il contributo diretto italiano all’International Space Station è assicurato dall’Aeronautica militare, dalle industrie del settore aerospaziale e dall’Agenzia spaziale italiana, grazie soprattutto alle risorse finanziarie attinte dal bilancio annuale del MIUR. Ai primi tre classificati nella graduatoria di merito di ciascuna area tematica andranno rispettivamente 2.000, 1.000 e 500 euro, somme messe a diposizione da Thales Alenia Space S.p.A., azienda aerospaziale controllata dai colossi militari-industriali Thales e Finmeccanica, “partecipante al progetto anche in veste di tutorship tecnica”.

Contro il dilagante processo di militarizzazione delle scuole italiane, Pax Christi-Italia ha lanciato nel 2013 la campagna “Scuole smilitarizzate” per chiedere alle scuole primarie e secondarie di rifiutare ogni attività in partenariato con le forze armate, di esporre manifesti pubblicitari di queste ultime, di propagandare l’arruolamento o far sperimentare la vita militare, di organizzare visite a strutture riferibili ad attività militari e, di contro, di intensificare i progetti che consentano l’approfondimento della nonviolenza. “La scuola italiana da sempre si è mostrata sensibile alle forze armate e spesso piuttosto ancorata alla retorica militarista, naturalmente con la dovuta eccezione dei tanti insegnanti che si adoperano, per iniziativa propria, nella promozione di una cultura della nonviolenza”, spiega Antonio Lombardi di Pax Christi Napoli. “Nell’ultimo decennio la relazione scuola-forze armate ha avuto un’accelerazione che può essere letta attraverso due lenti: l’impegno esteso delle FFAA italiane in operazioni internazionali, che richiede personale addestrato a disposizione, e la sospensione della leva obbligatoria a partire dal 1° luglio 2005, che ha, di fatto, allontanato i giovani dalla conoscenza diretta – potenzialmente attrattiva – della vita militare. Ciò ha reso ancor più necessario cercare sempre nuove vie per attingere al mondo dei giovani e rifornire di personale la struttura militare. La scuola, pertanto, è stata vista come il luogo ideale per creare consenso intorno alla figura del soldato che porta la pace e della guerra come missione di pace. Anziché opporre un rifiuto in nome di una pedagogia della pace, la scuola ha aperto le porte alle forze armate violando il suo mandato di luogo in cui si educano i giovani a relazioni senza violenza e al rispetto della Costituzione”.

“Ogni volta che la scuola spalanca le porte a chi propaganda la guerra, tradisce la sua specifica missione educativa e non tutela la propria sopravvivenza ed efficienza”, aggiunge Lombardi. “È così che si è creato il paradosso di una scuola che, da un lato, denuncia giustamente i tagli continui cui è sottoposta, dall’altro collabora con quella struttura militare che ingoia somme faraoniche per i suoi strumenti di morte, sottratte all’istruzione”.
Articolo pubblicato in Casablanca. Le Siciliane, n. 44, aprile-maggio 2016.

domenica 22 maggio 2016

Le deportazioni migranti ai tempi di Renzi & Alfano


Prima l’identificazione e l’invito a dimenticare nome, cognome e luogo di provenienza in cambio di un numero identificativo che dovrai tenere impresso per giorni, mesi, forse anni. Un panino, una bottiglietta d’acqua, un’interminabile fila per pisciare dentro un nauseabondo scatolone di plastica arroventato dal sole. Per la doccia, ti spiegano, dovrai attendere ancora un giorno, se tutto va bene. Qui, al massimo, c’è una fontanella per sciacquarti la faccia. Poi un’altra fila per stiparsi dentro a un bus, altri tanfi di carne umana e gasolio e la deportazione verso l’ignoto. Mille, mille e duecento, mille e cinquecento km di strade e autostrade sino ad una squallida tendopoli alla periferia di Torino o Milano o a un albergo-pensione a tre stelle in un’isolata frazione alpina del Trentino o dell’Alto Adige. Una macchina ormai oleata, rigida, burocratica, scientifica quella che regola la deportazione di decine di migliaia di richiedenti asilo dalla Sicilia ai campi di prima, seconda ed eterna accoglienza del centro e nord Italia. Un sistema disumano e disumanizzante che accanto al modello dell’“accoglienza” affidata a coop, onlus, aziende e faccendieri del sociale, in assenza di controlli, genera immani e immondi profitti per uno sparuto gruppo di proprietari di bus e minibus.

Sono a dir poco stupefacenti i rendiconti spese 2015 della Prefettura di Messina (http://opendataavcp.interno.it/L190/xml/2016/80007950837.xml). Un’interminabile lista di fatture pagate o in via di liquidazione con oggetto il trasferimento dei migranti dalle banchine di Pozzallo o Porto Empedocle alle due strutture lager nella città dello Stretto (la tendopoli allestita in un campo di baseball dell’Università degli Studi in contrada Conca d’Oro-Annunziata e l’ex caserma “Gasparro” di Bisconte, ipocritamente classificate ancora come centri temporanei d’accoglienza) o gli esodi-beffa da Messina ad altre tendopoli e strutture ultraemergenziali della penisola. Aggregando e sommando le note spese, si scopre che le deportazioni a/da Messina sono costate lo scorso anno più di un milione di euro, 1.031.533 esattamente. Quattordici volte compare come destinazione finale il centro di prima accoglienza “Teobaldo Fenoglio” di Settimo Torinese (To), 1.382 km da Messina, in realtà una tendopoli-limbo gestita dalla Croce Rossa italiana. Per 15 volte i bus hanno invece fatto la rotta Messina-Bresso, cittadina alle porte di Milano dove sorge un accampamento con una decina di tende per oltre 500 “ospiti”, anche qui gestione Croce Rossa, dove per le pessime condizioni igienico-sanitarie sono sempre più frequenti le azioni di protesta e resistenza dei migranti. Nella lista spese della Prefettura di Messina sono documentati anche i trasporti sino all’aeroporto di Catania-Fontanarossa, presumibilmente per le riconsegne dei “clandestini” ai “democratici” partner dell’altra sponda del Mediterraneo; quelli sino al famigerato CARA di Mineo, il centro per richiedenti asilo più grande d’Europa, crocevia del malaffare politico-imprenditoriale e della malaccoglienza; alle caserme della Guardia di finanza di Napoli e alle strutture-ghetto di Rovereto e Bolzano in Trentino Alto Adige, Genova, Marghera in Veneto, Vasto in Abruzzo, Bari-Palese, Taranto, Brindisi, ecc.

I contraenti che effettuano tutti i transfert di migranti sono stati scelti dalla Prefettura di Messina mediante il cosiddetto cottimo fiduciario, una modalità di acquisizione semplificata di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione, consentita dall’ordinamento italiano “in relazione al modesto valore del contratto” e “all’urgenza di provvedere”. Le disposizioni di legge prevedono che nel caso in cui l’importo per le forniture di beni e servizi non superi i 40.000 euro, il responsabile del procedimento può affidarle direttamente ad un operatore economico da lui scelto in modo discrezionale, evitando ovviamente artificiosi frazionamenti delle prestazioni. Per importi maggiori, invece, l’affidamento può avvenire solo nel rispetto dei principi di “trasparenza, rotazione e parità di trattamento”, previa consultazione di almeno cinque operatori economici individuati dopo la predisposizione di specifici elenchi da parte della stazione appaltante.

Su 87 ordini di pagamento per il trasporti migranti, ben 84 sono stati emessi nel 2015 a favore sempre e solo di una stessa ditta messinese, la Michele Cucinotta & C. SAS, con sede nel villaggio di Larderia inferiore. Complessivamente la fortunatissima azienda ha potuto fatturare così 993.863 euro, a cui si aggiungono i 299.266 euro dell’anno precedente, sempre grazie a 92 cottimi fiduciari della Prefettura. Il data base spese dell’ufficio territoriale del Governo non registra il numero di migranti trasferiti di volta in volta, né il numero di bus impiegati o il chilometraggio effettuato. Il ripetersi di certe date e l’ammontare dei servizi espletati consentono tuttavia di rilevare alcune “stranezze” su cui sarà necessaria una più attenta disamina da parte degli organi di controllo. Il 23 marzo 2015, ad esempio, sono stati imputati ad esempio cinque servizi trasporto per un ammontare complessivo di 39.185 euro, tutti dalla Caserma “Gasparro” di Bisconte ai centri di Bresso (due), Napoli (due) e ancora Napoli-Settimo Torinese. Il 20 aprile, quattro servizi per un totale di 61.970 euro hanno consentito il trasporto dalla tendopoli Conca d’Oro-Annunziata sino ai centri di Genova, Firenze e Bresso e dal porto di Pozzallo sino alla tendopoli di Messina. Tre sono i servizi fatturati il 21 maggio per trasferire i migranti dalla Caserma “Gasparro” ai centri di Bologna, dal porto di Augusta alla tendopoli dell’Annunziata, dall’Annunziata a Firenze e Prato (39.123 euro in totale); due i transfert il 26 giugno, il primo dal porto di Messina a Marghera e l’altro dalla caserma “Gasparro” a Bologna (60.874 euro); altri tre il 3 luglio, dalla “Gasparro” a Marghera, Settimo Torinese e Napoli e dal porto di Palermo alla tendopoli dell’Annunziata (62.844 euro). Giornata intensissima quella del 3 agosto, quando la Michele Cucinotta SAS ha effettuato diversi trasferimenti per un totale di 86.181 euro, dai centri di “primissima accoglienza” di Messina a Bresso, Magra, Genova, Vasto e Settimo Torinese e dal Porto di Pozzallo all’Annunziata. Ci sono infine i transfert del 7 agosto da Messina ai centri di Bologna, Magra, Genova, Settimo Torinese e Montesilvano (due fatture per complessivi 38.336 euro); del 7 settembre dal porto di Messina a Marghera, Settimo Torinese, Pisa e ai centri Conca d’Oro e “Gasparro” (62.877 euro); del 24 settembre dai porti di Augusta e Messina ai due centri d’accoglienza peloritani e da questi ultimi a Settimo Torinese, Bologna, Arezzo e Firenze (cinque fatture per un totale di 53.969 euro).

Le uniche due ditte che hanno affiancato la Cucinotta SAS nelle operazioni di deportazione migranti sono la Costantino Orazio di Messina (due cottimi fiduciari, il primo da 15.071 euro, il 21 maggio, dalla tendopoli dell’Annunziata ai centri di Castel di Sangro e il secondo da 6.993 euro, il 22 ottobre, dalla Caserma “Gasparro” ai centri di Fermo S.Giorgio e Monte Marciano, entrambi in provincia di Ancona) e le Autolinee Vittorio Padovano di Taranto (dalla tendopoli dell’Annunziata alla tendopoli di Bresso, il 22 luglio 2015, 15.666 euro). Per la cronaca, nel 2010 il titolare delle autolinee tarantine fu rinviato a giudizio insieme ad altri imprenditori e amministratori pubblici per truffa e turbativa d’asta nell’ambito di un’inchiesta sull’affidamento del trasporto degli alunni disabili da parte del Comune di Taranto, ma al processo, con sentenza del 2 marzo 2011, fu assolto “per non aver commesso il fatto”. Il Pubblico ministero aveva chiesto per lui la condanna a 2 anni e 8 mesi.

Si è dovuto attendere il 30 dicembre 2015 perché la Prefettura di Messina pubblicasse il bando per procedere a “nuova individuazione” della ditta incaricata di curare il trasporto dei cittadini stranieri che hanno chiesto protezione internazionale, in ambito urbano, extraurbano, regionale e nazionale. La gara è stata aggiudicata lo scorso 29 febbraio alla S.A.S. di Calamunci Giuseppe & C. s.n.c. con sede nel comune nebroideo di Tortorici (Me), al costo di 1,70 euro al Km + Iva al 10%, “comprensivo degli eventuali  pedaggi  autostradali e dei parcheggi ma non del costo dei traghetti” e di euro 228 + Iva per il servizio in ambito urbano. Alla stessa azienda, il 25 marzo 2016 l’Università degli Studi di Messina ha aggiudicato in via definitiva il servizio di trasporto gratuito bus navetta all’interno del Policlinico “Gaetano Martino” per un importo di 19.846 euro più Iva.
Per sapere quanto costerà il servizio trasporti migranti 2016 bisognerà attendere la rendicontazione di fine anno, ma è prevedibile finalmente un netto abbattimento dei costi. Di certo gli attori in campo non sembrano ancora del tutto cambiati. All’ultimo maxi-sbarco a Messina, lo scorso 17 maggio, sul molo Marconi, di fronte all’unità irlandese con a bordo 349 richiedenti asilo, faceva bella mostra di sé, ancora, un pullman con tanto d’insegna “Cucinotta”.

giovedì 19 maggio 2016

Rigassificatori e droni tra gli affari-delega del vicesindaco di Messina


Pressing ancora a tutto campo di gruppi politici, transnazionali dell’energia, aziende di navigazione e forze armate per insediare nell’area industriale di Augusta-Melilli-Priolo, tra le più inquinate e militarizzate d’Italia, un pericolosissimo mega-impianto di ricezione, stoccaggio e rigassificazione del gas naturale liquido (GNL). Il 16 maggio, presso il Circolo Ufficiali della Marina militare di Augusta, si è tenuto il Convegno dal titolo “Italia hub del gas naturale, opportunità GNL per i trasporti marittimi nel Mediterraneo”, organizzato dalla Mirumir Srl di Milano “per la promozione della filiera industriale del GNL”, con la collaborazione della Marina Militare italiana.

Main sponsor dell’evento la Caronte&Tourist Spa, l’azienda di navigazione del gruppo Franza-Matacena monopolista del traghettamento nello Stretto di Messina e Wartsila Italia Spa, controllata dall’omonima società finlandese leader nella fornitura di soluzioni per la generazione di energia nel settore marino e terrestre, civile e militare. Ad aprire i lavori della conferenza, la sindaca di Augusta, Maria Concetta Di Pietro (M5S). “Per il nostro territorio questa nuova tecnologia GNL è molto importante per le possibili ricadute positive, per questo motivo la stiamo monitorando con grande attenzione”, ha dichiarato Di Pietro. Tra le relazioni più “originali”, quelle del contrammiraglio Nicola De Felice, Comandante Marittimo Sicilia della Marina Militare e di Lorenzo Matacena, consigliere d’amministrazione di Caronte&Tourist. “La Marina si pone in qualità di forza armata promotrice di innovazione”, ha esordito il contrammiraglio De Felice. “Così stiamo portando avanti il progetto di un combustibile alternativo a quello fossile che prevede tra l’altro la possibilità di utilizzare i motori delle nostre navi anche con il GNL, energia pulita a basse emissioni che ci consente di confrontarci nel breve periodo con il problema dell’inquinamento marino”. Il progetto, eufemisticamente denominato Flotta verde, prevede in particolare l’alimentazione con GNL delle unità da guerra destinate alla “sorveglianza costiera” nel Mediterraneo. La  Marina Militare e Wartsila Italia operano inoltre congiuntamente per realizzare un serbatoio per navi dual fuel, che possono cioè utilizzare indifferentemente gasolio e metano liquido, da installare a bordo di unità di ricerca oceanografica o destinate a operare nelle aree artiche e antartiche e nei mari interni come il Baltico, l’Adriatico e il Mar Nero.

“La nostra azienda, che vanta 14 navi per il trasporto passeggeri nello Stretto di Messina è molto interessata ad avere una nave alimentata anche a GNL già entro il 2018 ma puntiamo ad incrementarne il numero”, ha invece dichiarato Lorenzo Matacena. “La strategia riguarda per ora solo lo Stretto: in Italia dobbiamo essere bravi a sviluppare una rete estesa, come quella nel Nord Europa, grazie a nuove infrastrutture essenziali e a una normativa adeguata a supporto: in questo caso, la Sicilia potrebbe diventare davvero l’hub del Mediterraneo, visto che vanta il maggior numero di navi nell’area in grado di utilizzare il GNL”.

Alla conferenza pro-GNL di Augusta ha partecipato pure l’ingegnere Guido Di Bella in qualità di ricercatore a tempo determinato del Consorzio Sicilia NAVTEC, il distretto tecnologico trasporti navali commerciali e da diporto con sede a Messina e di cui sono soci, tra gli altri, la Caronte&Tourist di Franza e Matacena, i Cantieri Navali Noè di Augusta, la holding a capitale pubblico Fincantieri e Intermarine Spa, queste ultime particolarmente attive nella produzione di imbarcazioni da guerra. Presidente del Consiglio di amministrazione di Sicilia Navtec è l’ing. Gaetano Cacciola, vicesindaco di Messina nella giunta dell’ambientalista, pacifista e nonviolento Renato Accorinti, con delega all’energia, mobilità urbana, viabilità, trasporti, polizia municipale, fondi europei 2014-2020, rapporti con l’Europa, comunicazione esterna e interna e smart city. Gaetano Cacciola è contestualmente dirigente di ricerca del CNR ITAE di Messina, l’istituto di tecnologie avanzate per l’energia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, intitolato allo scienziato messinese “Nicola Giordano”. Del CNR ITAE, l’ing. Cacciola è stato direttore sino all’estate 2013, mentre l’ing. Guido Di Bella è ricercatore associato. Dal marzo 2014, con decreto sindacale a firma Accorinti, Di Bella ricopre inoltre il ruolo di componente della commissione tecnico-scientifica per la verifica delle valutazioni di incidenza ambientale (VIA) nel Comune di Messina.

Il CNR ITAE, Caronte&Tourist, l’Università degli Studi di Messina, Fincantieri e Isotta Fraschini Motori e la COMET – Compagnia Mediazioni Trasporti Srl (società nella titolarità dell’ex patron di Confindustria Messina, Ivo Blandina, attiva nel settore della nautica da diporto e nella gestione di porticcioli turistici) hanno dato vita a un “progetto sperimentale” per l’uso di motori alimentati a GNL su navi del gruppo Franza-Matacena in navigazione nello Stretto. “Tale progetto prevede il refitting di una nave traghetto esistente, la progettazione di una nuova unità a GNL ed infine uno studio di fattibilità per la costruzione a Messina di una piccola stazione a bunkeraggio del GNL”, spiegano i progettisti. L’impianto-bunker dovrebbe sorgere nella fragile Zona Falcata della città dello Stretto, quella che a parole, in tanti, amministratori compresi, vorrebbero “bonificare” e “liberare” da obsoleti insediamenti industriali inquinanti e dalle servitù militari.

Dall’ottobre 2015, Selex ES Finmeccanica (oggi Leonardo) e Avio Aero, società interamente controllata dal colosso militare-nucleare statunitense General Electric hanno avviato una collaborazione con il CNR ITAE di Messina per lo sviluppo tecnologico di un propulsore ibrido elettrico, destinato a velivoli a pilotaggio remoto (UAV) militari “Falco Evo”. La collaborazione si inserisce nell’ambito di un progetto del valore complessivo di 5 milioni di euro, finanziato attraverso l’accordo di programma quadro in materia di ricerca Regione Puglia-MIUR e che vede come soggetto attuatore il Distretto Tecnologico Aerospaziale pugliese che punta a trasformare lo scalo aeroportuale di Grottaglie, Taranto, nella più grande base europea per la sperimentazione aerospaziale dei droni a uso civile e militare.
Il “Falco Evo” rappresenta l’evoluzione del primogenito Falco: è un sistema aereo a pilotaggio remoto in grado di svolgere missioni di sorveglianza a lunga persistenza, fino a 20 ore e a una quota di volo di 6.000 metri, con un carico utile fino a 100 kg. L’Evo sarà in grado di trasportare missili e bombe teleguidati, trasformandosi in uno spietato drone-killer. Il velivolo senza pilota coprodotto da Selex ES e Avio è stato acquistato sino ad oggi dalle forze armate di Italia, Arabia Saudita, Giordania, Libia, Pakistan, Turkmenistan e dalle Nazioni Unite per missioni di sorveglianza nella Repubblica Democratica del Congo.
Il 23 maggio 2013, alla vigilia delle elezioni amministrative che consacrarono Renato Accorinti sindaco di Messina e Gaetano Cacciola prima assessore e poi vicesindaco, fu inaugurato in pompa magna a Santa Lucia sopra Contesse il nuovo polo scientifico del CNR ITAE di Messina. Costato 11 milioni e 800 mila euro e realizzato grazie al supporto finanziario del Ministero dell’ambiente, del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, della Regione Sicilia e del Cnr Italia, il nuovo centro consente di testare powertrain per veicoli elettrici ed ibridi, generatori di idrogeno alimentati da combustibili tradizionali e biocombustibili, gassificatori per biomasse e accumulatori di idrogeno, celle a combustibile, sistemi cogenerativi e trigenerativi, pompe di calore ad assorbimento e adsorbimento, ecc.. Al tradizionale taglio del nastro, l’allora direttore ITAE Cacciola volle il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, l’on. Giovanni Ardizzone (Udc) e l’ex assessora all’industria della Regione Sicilia, Marina Noè (presidente l’on. Salvatore Totò Cuffaro), co-titolare degli omonimi cantieri navali di Augusta, stretta congiunta dell’amministratore delegato del Consorzio Sicilia NAVTEC Daniele Noè e candidata Udc alle elezioni europee del 2008 – collegio Sicilia e Sardegna - capolista l’on. Raffaele Lombardo, successore di Cuffaro alla guida della Regione.

lunedì 16 maggio 2016

Gli occhi del boss Ferrante sui campetti dell’ex calciatore Carmine Coppola


I clan mafiosi peloritani avevano messo gli occhi sui campetti sportivi realizzati a San Licandro da Carmine Coppola, l’ex capitano del Messina Football Club durante la controversa e breve stagione in serie A, due volte presente in campo con la maglia azzurra dell’Italia. Lo si evince dall’ordinanza emessa dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Messina per l’operazione “Matassa” che ha condotto in carcere una trentina di presunti affiliati alle cosche della zona centro-sud e il consigliere comunale Paolo David, già capogruppo del Pd, recentemente trasmigrato in Forza Italia al seguito dei deputati-cognati Francantonio Genovese e Franco Rinaldi.

Durante le indagini è emerso infatti che Santi Ferrante, ritenuto dagli inquirenti come il capo dell’associazione criminale che controlla il quartiere di Camaro San Paolo, nonostante fosse detenuto nel carcere di Ascoli Piceno, tramite il nipote Salvatore Pulio impartiva direttive in merito alle estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti messinesi. Nel corso di un colloquio nella casa circondariale, in particolare, il Pulio informava lo zio che nei pressi del villaggio Annunziata stava sorgendo un impianto sportivo che prevedeva la realizzazione di campi di calcetto. “La struttura è di proprietà di Chiofalo il giocatore del Messina, di sua sorella”, riferiva Pulio. “Sono andato, gli ho parlato, gli ho detto per i soldi e mi ha detto: a posto!. “Se uno si affitta un coso di questi qua, sarebbe buono”, gli replicava Santi Ferrante, lasciando tuttavia intendere che l’interesse del gruppo criminale non era quello di prendere in affitto la struttura quanto invece di acquisirne il controllo per ottenerne stabili e duraturi profitti.

A seguito dell’intercettazione, gli agenti della Questura di Messina accertavano che nel quartiere di San Licandro era in corso di realizzazione un impianto sportivo il cui committente era non tale Chiofalo ma bensì il noto ex calciatore del Messina, Carmine Coppola. Nello specifico, il progetto era stato redatto dagli ingegneri Salvatore Sciacca e Francesco Triolo, mentre l’impresa impegnata era nella titolarità di Angela Mufalli.

“Il fatto non costituisce oggetto di incolpazione nel presente procedimento è però a dir poco singolare e merita di essere approfondita la circostanza che il 28 febbraio 2013 presso il centro sportivo denominato Football 24 ignoti aggredivano il custode che veniva identificato in Domenico Cambria Scimone”, scrive la DDA di Messina. Il custode, ipotizzano gli inquirenti, sarebbe stato assunto da Coppola su pressione del pregiudicato Gaetano Nostro, alleato del clan retto dal Ferrante e notoriamente vicino a Giuseppe Cambria Scimone, il fratello di Giuseppe.

“Il coinvolgimento seppur indiretto di Gaetano Nostro consente di affermare che  il proposito manifestato da Santi Ferrante a Salvatore Pulio potrebbe aver avuto attuazione”, aggiungono i magistrati . “Ed infatti, come si vedrà nel prosieguo del dialogo, zio e nipote nel discutere degli altri obiettivi facevano il nome di Nostro quale soggetto direttamente interessato. Anzi, sul finire della conversazione, Pulio riferiva allo zio di avergli regalato il suo crocifisso”.

 
Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 13 maggio 2016, http://stampalibera.it/2016/05/messina-loperazione-matassa-su-mafia-e-politica-gli-occhi-del-boss-santi-ferrante-sui-campetti-dellex-calciatore-dellacr-messina-carmine-coppola/

sabato 14 maggio 2016

Operazione Matassa. Voti, prebende e affari del Partito unico messinese


Galoppini e procacciatori di consensi elettorali che militano nelle più agguerrite cosche mafiose della città o recuperati tra gli appartenenti più infedeli delle forze dell’ordine. Una folla di questuanti nelle segreterie e nei patronati del cavallo di razza, figlio e nipote di democristiani doc, sino a ieri leader maximo del partito assai poco democratico, oggi trasmigrato con cognati, vassalli e fedelissimi nell’immortale partito-azienda del cavaliere Berlusconi P2. Una manciata di voti in cambio di buoni spesa, qualche pacco di pasta, un permesso o una licenza, una modesta commessa da qualche ente pubblico; per pochi, sempre più pochi - i parenti stretti, la moglie, il figlio, l’amante e il venerabile “fratello” – la promessa di uno straccio di lavoro, precario, in nero, supersfruttato, dio voglia trimestrale, in un supermercato, una cooperativa di servizi, una casa per anziani. Un quadro desolante, fatto di miserie economiche, sociali e umane, dove ogni competizione elettorale si conclude con cene e schiticchiate premio, dove a sgomitare al tavolo-buffet ci trovi il pluripregiudicato o l’estortore, il medico o il  professionista gettonato, l’ufficiale dell’esercito, il sottufficiale dell’Arma e qualche agente della polizia di Stato.

 

Il consigliere di Franzantonio & soci

 

L’ordinanza di custodia cautelare emessa dall’Ufficio dei giudici per le indagini preliminari del Tribunale di Messina che ha condotto in carcere una trentina di presunti affiliati alle organizzazioni criminali radicate nella zona centro-sud della città dello Stretto (Operazione Matassa) riserva più di una sorpresa su quelle che sono oggi le relazioni tra mafia e i settori che davvero contano nella politica messinese e siciliana. Tra gli arrestati, infatti, c’è l’ex capogruppo del Pd in consiglio comunale Paolo David, bancario, 1.519 preferenze personali alle ultime amministrative del 2013 (e un contributo per la campagna di 2.500 euro dalla società di navigazione Caronte&Tourist del Gruppo Franza-Matacena). David è in Forza Italia da qualche mese al seguito del padre-padrone Francantonio Genovese, deputato alla Camera (già Dc, Margherita e Pd), uno dei rarissimi parlamentari che ha conosciuto l’onta e il dolore della carcerazione preventiva, e del di lui cognato on. Franco Rinaldi, presidente dei questori dell’Assemblea Regionale Siciliana. L’accusa per David è associazione a delinquere allo scopo di “commettere una serie indeterminata di delitti di corruzione elettorale”. Congiuntamente ad un paio dei suoi più fidati supporter politici, “mediante un diffuso e capillare sistema clientelare”, il bancario-consigliere avrebbe “ostacolato  il libero esercizio del diritto di voto degli elettori”, procurando voti per sé e per Genovese e Rinaldi in occasione delle consultazioni elettorali per il rinnovo del consiglio regionale del 28-29 ottobre 2012, delle elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013 e delle amministrative di Messina del 9-10 giugno 2013, in cambio di utilità di varia natura: somme di denaro, generi alimentari, assunzioni presso strutture sanitarie, agevolazioni per il disbrigo di pratiche burocratiche ed altro.

A Paolo David, in particolare, gli inquirenti contestano di avere assunto il ruolo di “promotore ed organizzatore” di quello che definiscono un vero e proprio “sistema”. Un sistema per arraffare ovunque voti e consensi a favore dei politici-guida del Partito democratico (allora), i quali, a loro volta, “si sono spesi per accreditare il procacciatore di voti David presso politici e funzionari regionali”.

“Il consigliere comunale eletto nelle liste del Pd e facente parte della segreteria politica del deputato regionale Rinaldi e del deputato nazionale Genovese, soggetti politici direttamente interessati al buon esito delle consultazioni elettorali, si è posto quale collettore di voti ed a tal fine si è avvalso della stabile collaborazione di una serie di personaggi che si sono messi a disposizione ed in favore dei quali si è speso, anche grazie ai rapporti, alle conoscenze di cui vanta, al fine di garantire contropartite immediate e dirette”, scrive il Gip del Tribunale di Messina. “Paolo David, intento ad una spasmodica quanto patologica attività di procacciamento del consenso elettorale, non ha esitato a manifestare assoluta disponibilità a soddisfare le più svariate richieste di intervento, segnalazione, raccomandazione formulategli da cittadini/elettori nella misura in cui costoro si dimostrassero sensibili alle sue richieste”. Un’influenza politica, parentale e amicale esercitata negli ambiti più vari, l’INPS, l’INAIL, le forze armate, il  Consorzio Autostrade Siciliane, ma, soprattutto, nel settore della sanità pubblica e privata.

“Ciò che è certo – proseguono gli inquirenti - è che David, che dalle indagini emerge come figura verticistica dell’associazione delineata, si è mosso freneticamente alla ricerca di consenso elettorale dapprima in favore dei suoi referenti politici, ma anche in vista delle elezioni comunali che lo vedevano candidato e, dunque, per un interesse personale per il raggiungimento del quale non ha esitato ad invocare l’autorevole intervento dei due predetti onorevoli. E ciò ha fatto non disdegnando l’apporto di personaggi vicini alla criminalità organizzata messinese”.

 

Un cavallo di razza deve avere i fantini buoni

 

Tra i soggetti accusati di aver fatto da trait d’union tra il politico e gli elettori compaiono innanzitutto Angelo Pernicone e il figlio Giuseppe Pernicone, piccoli imprenditori attivi nel settore della fornitura di servizi, giardinaggio, vigilanza, ecc,. tramite il Consorzio Sociale Siciliano, la società Ser.Ge. Servizi Generali s.r.l. e la Cooperativa sociale “Angel”, in seno alle quali – secondo i magistrati – opererebbe un vero e proprio “meccanismo di mutuo soccorso e collaborazione tra i vari gruppi criminali”. Già ritenuti gravemente indiziati di far parte dell’organizzazione radicata nel rione di Santa Lucia sopra Contesse, Angelo e Giuseppe Pernicone avrebbero ricoperto il “ruolo di procacciatori di voti e di elementi di collegamento tra i soggetti politici e gli ambienti della criminalità organizzata messinese facente capo al clan Ventura e al clan Spartà”. In cambio richiedevano l’affidamento di lavori da parte del Comune di Messina o altri enti pubblici “garantendo come conseguenza, anche l’assunzione per sodali ed amici”.

Dalle indagini è risultato che Angelo Perticone è stato uno dei più attivi collaboratori di Paolo David, tanto nella fase di ricerca del consenso quanto in quello della distribuzione di benefit agli elettori. “Si è in proposito speso per organizzare riunioni elettorali”, annotano gli inquirenti. In particolare, durante le consultazioni regionali del 2012, alle quali era candidato per il Pd l’on. Franco Rinaldi, Angelo Pernicone si occupava a fianco di Paolo David di organizzare vari appuntamenti tra i sostenitori, compresi una cena presso un noto ritrovo della zona sud della città e un meeting presso il giardino del Santuario di Montalto, nonché, il 18 ottobre, il comizio in Piazza Duomo dell’on. Rosario Crocetta, candidato alla presidenza della Regione. “Angioletto – lo sollecitava telefonicamente David - mi diceva Francantonio (Genovese nda), domani sera alle otto e mezza al Duomo perché c’è Crocetta che ti vuole parlare”. A curare il servizio d’ordine dell’evento clou, c’era allora il figlio Giuseppe. Alla vigilia delle amministrative del 2013, sempre Giuseppe Perticone s’incaricava di organizzare un incontro a Contesse tra il candidato Paolo David e i tifosi ultrà Teste Fracide del Messina Calcio. “Compare, pure domani pomeriggio alle cinque ci possiamo vedere, per me, io sono a tua disposizione”, commentava David. “Peppuccio, ricordati quello che dice tuo fratello, punti sempre sui cavalli giusti. Noi siamo i cavalli giusti e devono avere i fantini buoni…”.

Per la distribuzione di buste con pasta e altri generi alimentari, Pernicone si avvaleva della collaborazione di Adelfio Perticari e Baldassarre Giunti, “soggetti stabilmente inseriti negli ambienti della criminalità organizzata cittadina”. Giunti, in particolare, annovera numerosi precedenti penali (rapina, ricettazione, ecc.). Tratto in arresto una prima volta nel marzo 2008 con l’accusa di estorsione ed usura, Baldassarre Giunti fu nuovamente arrestato alla vigilia del Natale 2009 per una rapina ai danni di un supermercato di Scala Torregrotta. “Va detto che, per quanto David si avvalga ai fini della compravendita di voti della collaborazione di Giunti e di soggetti legati alla criminalità e comunque pregiudicati, tenta di evitare che costoro si avvicinino alla segreteria politica degli onorevoli Genovese e Rinaldi”, annotano gli inquirenti. “Certo è che Giunti ha continuato a partecipare all’organizzazione di cene elettorali e comizi, ad accompagnare David nei suoi spostamenti, provvedere all’attività di tesseramento, ma soprattutto ha continuato a raccogliere consensi con il metodo consueto. Costui, infatti, grazie alle informazioni ricevute da alcuni patronati, circa lo stato di indigenza di alcune famiglie, ha distribuito generi alimentari in cambio della promessa di voti”.

Il “sistema” David-Rinaldi-Genovese poteva contare però anche in una sponda elettorale molto più presentabile, tra tanti esponenti del variegato mondo della borghesia professionale (e parassitaria) della città dello Stretto. L’operazione Matassa ha accertato che i titolari o gestori di alcune strutture sanitarie garantivano assunzioni ai soggetti che promettevano il loro sostegno ai candidati del Pd. Tra essi, ad esempio, Giuseppe Picarella, amministratore unico della casa di riposo per anziani Villa Aurora s.r.l. e la figlia Cristina, socia della Med.Ea. s.r.l., insieme a Giovanni, Duilio e Concetta Trimarchi. “Giuseppe Picarella, oltre che mettere a disposizione voti ottenuti anche dietro la minaccia del licenziamento dei propri dipendenti, ha garantito, attraverso le strutture dallo stesso gestite, assunzioni in favore di parenti ed amici degli elettori compiacenti. E ciò ha fatto, all’evidente fine di spendere i favori resi, con richieste di intervento presso politici e funzionari regionali addetti al controllo di strutture sanitarie e simili”.

 

Nei secoli fedeli…

 

In quello che gli inquirenti stigmatizzano come lo “spasmodico mercimonio a fini elettorali svolto in maniera capillare e trasversale”, la compagine filo-Pd/Genovese non si accontentava di elargire di favori e prebende borghesi, gente comune o al limite dell’indigenza e qualche soggetto prossimo alla criminalità organizzata. Tra i supporter-beneficiari c’erano infatti anche alcuni appartenenti alle forze dell’ordine, come ad esempio gli agenti della Polizia di Stato in servizio a Messina, Stefano Genovese e Michelangelo La Malfa. “Numerosi sono i contatti registrati tra questi due ed il David”, scrivono gli inquirenti. “Per un verso Genovese e La Malfa tendono ad assicurarsi l’assunzione di familiari, affini ed amici oltre che vantaggi della più svariata natura; il candidato, per parte sua, si assicura un rilevantissimo pacchetto di voti (…) Emblematica è ad esempio la conversazione tra David e Genovese del 22 novembre 2012, allorquando il poliziotto riferiva di avere raccolto 180-200 moduli per le primarie e di averle consegnate ad un ex consigliere di quartiere, Giuseppe Fraschilla”.

Nel maggio 2013, per ottenere a proprio vantaggio e di quello di un’altra candidata Pd alle elezioni comunali il sostegno del Comandante della Stazione dei Carabinieri del rione Giostra, Lorenzo Papale, Paolo David arrivava ad offrirgli l’assunzione di un proprio familiare presso una struttura sanitaria amica. Il 10 maggio, gli inquirenti intercettarono telefonicamente David. Dopo aver fissato un appuntamento con il Papale, David chiamò il direttore sanitario della Brigata Motorizzata “Aosta” dell’Esercito italiano, il tenente colonnello Alfonso Zizza per riferirgli del suo interessamento volto a fare ottenere un posto di lavoro alla consuocera del maresciallo dell’Arma dei Carabinieri. Il tenente colonnello medico, già membro dell’Osservatorio della salute istituito nel marzo del 2007 dalla Giunta comunale di Messina con nomina dell’allora sindaco Francantonio Genovese, secondo gli inquirenti “era evidentemente a conoscenza del meccanismo di compravendita dei voti usato dall’amico, gli suggeriva di attendere i risultati elettorali per verificare l’effettività dell’impegno prima di favorire Papale”. “A te ti conveniva aspettare dopo le votazioni, Paolo, minchia ti bagni prima!”, fu il commento di Zizza. “No Alfonso, non è così il gioco”, replicò David. “Ora si deve mettere a pecorina e si deve mettere a correre di più, compare, gli scade il contratto ora per tre mesi, gli faccio fare tre mesi, sei mesi, capisci?”. Senza troppi giri di parole, David spiega cioè che nell’Italia della precarietà e delle assunzioni per tempi ancora più limitati, gli elettori-beneficiari devono impegnarsi ancora di più nel procacciare voti e consensi se vogliono garantirsi l’estensione dei mini-contratti di lavoro.

Chiusa la conversazione con l’ufficiale delle forze armate, l’esponente (ex) Pd contattò Cristina Picarella per caldeggiare l’assunzione della consuocera del comandante della stazione CC di Giostra. “Per farti capire quanto mi sta a cuore, è la parente del maresciallo Papale”, esordì David. “Una persona non solo che mi sta aiutando, ma è un amico mio, di Alfonso Zizza, dunque ecco perché ti dico occhio nel senso di trattarla bene e di vedere tu come sistemarla”. Nello stesso giorno, gli inquirenti intercettano una chiamata a quattro voci, tra il David, Papale, un’altra candidata nelle liste del Pd-Genovese, Gabriella Gatto e il marito di costei Cosimo Raffone, ginecologo presso il presidio sanitario “Piemonte”. “Siccome avevo parlato con Paolo e mi aveva detto che c’è questo binomio, io sono a disposizione”, disse il maresciallo Papale al dottor Raffone. “Non ce ne stanno problemi: quelli che garantiamo a lui, li garantiamo anche a sua moglie…”.

 

Paolo e i suoi fratelli

 

Al telefono, Paolo David si rivolgeva al tenente colonnello Alfonso Zizza chiamandolo “fratello” e con lui faceva riferimento ad una “riunione con i venerabili”. Nulla di nuovo in fondo, sotto il sole. Nella città dello Stretto, il rapporto tra forze armate, politica e massoneria è antichissimo e consolidato. Paolo David, del resto, non ha mai nascosto la sua affiliazione pluridecennale al Grande Oriente d’Italia, ma sino ad oggi non era nota la possibile appartenenza ai frammassoni dell’alto ufficiale in forza alla blasonata Brigata “Aosta”. David e Zizza, in verità, sono attivi frequentatori dei club service, vera e propria anticamera delle più coperte logge del grande Architetto dell’Universo. Il 3 marzo 2006, ad esempio, nel Salone delle bandiere del Comune di Messina, il Kiwanis Club Messina Nuovo Ionio organizzò l’evento “La Sanità Militare nelle operazioni di Peace Keeping”, in collaborazione con il servizio sanitario dell’“Aosta”. A introdurre i lavori c’era allora il consigliere-bancario David, in qualità di presidente Kiwanis, mentre a relazionare sul ruolo umanitario delle forze armate nelle guerre del XXI secolo fu chiamato proprio il “fratello” Zizza. Ospiti d’onore al convegno, il sindaco Genovese, il generale Vincenzo Santo, Comandante della Brigata “Aosta” e il Kiar distrettuale per il Sud Italia del club service, l’ingegnere Salvatore Sciacca, tra i più attivi progettisti di opere pubbliche ed edilizia privata del messinese. “Il tenente colonnello dott. Alfonso Zizza ha illustrato le varie fasi delle missioni a partire dal 1992 ai nostri giorni nei vari paesi quali la Bosnia, il Kossovo, fino ad arrivare alla guerra in Iraq”, documenta l’archivio del Kiwanis Club. Un anno fa è stato il nuovo presidente Kiwanis, l’avvocato Giuseppe Gullotta, a recarsi in visita alla sede di rappresentanza del Comando della brigata motorizzata (palazzo Sant’Elia) per far dono di 40 coperte da distribuire in Afghanistan ai bambini dell’orfanotrofio di Herat. La consegna avvenne allora nelle mani del colonnello Corrado Benzi, Comandante del distaccamento dell’esercito e del medical advisor della Brigata, Zizza.

Nei primi anni ’90, il nome di Paolo David comparve tra gli iscritti alla loggia massonica “Giuseppe Minolfi” del Grande Oriente in cui figuravano ufficiali delle forze armate e dell’Arma dei carabinieri, un vicequestore di Pubblica sicurezza e perfino tre membri dell’organizzazione (para)militare Gladio, tra cui il reclutatore per l’area di Sicilia e Calabria, Letterio Russo. Nonostante fosse a conoscenza dell’adesione del Russo alla massoneria, il colonnello Paolo Fornaro, in forza allora al Sismi (il servizio segreto militare) e fondatore del Centro Scorpione Gladio a Trapani, segnalò il suo nominativo al direttore della VII Divisione del Sismi per l’eventuale assegnazione all’Alto Commissario per la lotta alla mafia. “Fu lo stesso Russo a proporsi in tal senso, riguardo alla sua attività di ispettore assicurativo che svolgeva in prevalenza in Calabria, attività che costituiva un interessante veicolo di raccolta di informazioni”, spiegò il colonnello Fornaro agli inquirenti che indagavano sulla struttura segreta.
Alla loggia di David, militari e gladiatori erano affiliati al tempo pure i fratelli-avvocati Bonaventura e Salvatore Candido, nipoti dell’ex Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Messina Diego Cuzzocrea e dell’imprenditore-industriale Aldo Cuzzocrea, anch’essi massoni, poi transitati tutti insieme nella Gran Loggia Regolare d’Italia del venerabile Giuliano Di Bernardo. Nella “Giuseppe Minolfi” c’era pure un importante dirigente della Provincia di Messina, Francesco Pollicino. Tra le carte sequestrate ad Ezio Giunchiglia, un perito nucleare addetto al Camen (il Centro atomico militare), capogruppo toscano della loggia Propaganda 2 e braccio operativo del venerabile Licio Gelli, furono rinvenute le copie di una lettera indirizzata il 30 gennaio del 1979 proprio al dottor Pollicino. “Con riferimento al nostro incontro in Roma del 27 u.s. ti segnaliamo il vivo interesse per la promozione di attività turistiche prospettateci nell’isola di Vulcano (8 ettari sul mare e 11 in collina) e a Capo Peloro Messina (16 ettari di contrada Tono)”. Anche tutto questo è la città verminaio di Messina.

giovedì 12 maggio 2016

Paolo David, i Franza, la massoneria e la banca di Belpasso


Per chi non ricordasse, il consigliere comunale ex Pd poi Forza Italia-Genovese Paolo David, bancario, arrestato stanotte per voto di scambio politico-mafioso, dichiarò di aver speso per la campagna elettorale delle ultime amministrative poco meno di 15.000 euro beneficiando del prezioso contributo di 2.500 euro della Caronte&Tourist del Gruppo Franza-Matacena.  Ancora meno ricordano che il nome di Paolo David compariva nei primi anni ’90 nell’elenco della loggia massonica “Minolfi”  del Grande Oriente d’Italia, accanto ad alcuni agenti segreti coperti dell’organizzazione militare “Gladio”, esponenti delle forze armate, dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato e numerosi membri delle famiglie Candido-Cuzzocrea originarie di Seminara successivamente ai vertici dell’Università degli Studi di Messina e di aziende nel settore farmaceutico-cantieristico-informatico.

Paolo David, come si legge nel volume “Le mani sull’università” del Comitato Messinese per la pace e il disarmo unilaterale  (Armando Siciliano editore, 1998), era in quegli anni direttore della “neonata agenzia a Messina della Banca Popolare di Belpasso”. “Il 29 giugno 1995 – continua il testo - la Banca Popolare di Belpasso è stata al centro di una operazione della Guardia di Finanza, accusata, in breve, di essere lo sportello del boss catanese Giuseppe  Pulvirenti detto ‘u Malpassotu, braccio destro di Nitto Santapaola. I massimi dirigenti dell'istituto sono  stati accusati  di concorso esterno in associazione mafiosa e sono stati controllati i crediti agevolati concessi agli amici o i contributi a fondo perduto dati agli uomini della cosca. Durante il processo al clan Pulvirenti, sette mesi prima, il pentito Filippo Malvagna aveva svelato alcuni meccanismi nel funzionamento della banca: il clan Pulvirenti prestava ad usura soldi ricevuti dalla banca di Belpasso e le operazioni erano “facilitate” dalla presenza tra gli azionisti di Filippo Scuderi, affiliato alla cosca. Malvagna ha anche raccontato che una volta Pietro Puglisi, genero di Giuseppe Pulvirenti, ottenne 100 milioni di lire: il prestito ad usura gli rendeva 10 milioni al mese. Attraverso l’usura la cosca riusciva ad acquisire società ed aziende in difficoltà economiche. Nel dicembre del 1995, durante una udienza del processo “Aria pulita 2” alla mafia catanese, giunge una ulteriore testimonianza: il pentito Alfio Licciardello, ex capodecina di Belpasso, dichiara che la Popolare nominava direttori graditi a Pulvirenti, tanto che riusciva ad ottenere fidi senza coperture e ad aprire conti  correnti senza controlli. All’inizio degli anni ‘90, la Banca entrò in crisi per un buco miliardario, e si ipotizzò un salvataggio con i capitali dei palermitani Graviano, boss di Brancaccio. L’ipotesi non piacque a Pulvirenti, che voleva disporre del pieno controllo dell'istituto. Mentre la Banca Popolare di Belpasso era nell’occhio del ciclone, le amministrazioni provinciali di Messina e Catania a guida post-fascista e le facoltà di Economia e commercio delle due città siciliane non trovavano di meglio che coorganizzare a Taormina con l’istituto del “Malpassotu” il convegno di studio sulla “prevenzione  della crisi bancaria nell'ordinamento italiano e comunitario”. Tra i partecipanti numerosi esponenti di Bankitalia ed alcuni rappresentanti del Comitato economico e sociale dell'Unione europea”.

Nel 1994, la filiale di Messina del Banco Popolare di Belpasso diretta da David donò un assegno di 25 milioni di vecchie lire al “Centro per il trattamento dei neurolesi lungodegenti” della Fondazione Bonino-Pulejo di Messina, divenendo uno dei “benemeriti” dell’istituzione insieme alla sig.ra Olga Franza Mondello (15 milioni) e alla Banca Nazionale del Lavoro (13 milioni).
Ancora una volta, uno spaccato dell’immortale borghesia illiberale della città dello Stretto.

domenica 8 maggio 2016

Pericolo radar per le popolazioni di dodici centri italiani


Le emissioni elettromagnetiche del radar Fadr (Fixed air defense radar) RAT 31-DL prodotto da Selex Sistemi Integrati (gruppo Leonardo-Finmeccanica), operativo in dodici installazioni dell’Aeronautica militare italiana, è pericoloso per la salute dell’uomo. A denunciarlo in un esposto presentato alla Procura della Repubblica di Macerata, cinque residenti di Potenza Picena, il comune che ospita la 114^ Squadriglia radar remota e uno dei RAT 31-DL dell’Aeronautica militare.

All’esposto è allegato un dossier di oltre 500 pagine comprensivo degli studi sugli effetti biologici dovuti alle esposizioni ai campi elettromagnetici del radar, dei pareri di autorevoli esperti tra cui anche quello del Comitato tecnico che ha operato nell’inchiesta sui radar del poligono sardo di Salto di Quirra, dei documenti “circa l’inadeguatezza dei metodi di calcolo delle emissioni finora adottati dalle istituzioni per la tutela della salute pubblica e le possibili omissioni degli organi di controllo competenti”. In Procura è stato depositato anche il testo della risoluzione adottata da una ventina di studiosi di fama internazionale a conclusione del convegno medico-scientifico dal titolo Radar, radiofrequenze e rischi per la salute, organizzato il 20 aprile 2015 a Potenza Picena dall’ICEMS (International Commission for Electromagnetic Safety) e da alcune associazioni della società civile locali.

“Abbiamo messo in luce diverse scoperte scientifiche riguardanti il radar situato a Potenza Picena”, scrissero allora i docenti universitari e gli esperti partecipanti al convegno (tra essi i professori Massimo Scalia, Henry Lai, Livio Giuliani, Fiorenzo Marinelli, ecc.). “C’è un’alterazione della vitalità cellulare in cellule in coltura esposte al segnale radar in condizioni controllate (in una cella Tem), con l’attivazione dell’apoptosi per esposizioni di breve termine e con l’attivazione del segnale di sopravvivenza per cellule esposte per 48 ore; le cellule messe in coltura nelle case di Potenza Picena sotto il raggio del radar presentano le stesse alterazioni di quelle in vitro; in queste cellule esposte è avvenuta una metilazione del DNA che può essere responsabile del danno genetico sul lungo termine anche per bassi livelli di esposizione; lo studio epidemiologico relative al periodo 1986-1991 mostra un aumento significativo del rischio di tumore (1.6) e di infarto/ictus (1.4)”. In considerazione delle gravi evidenze riscontrate, l’équipe scientifica dell’ICEMS concluse “di sentirsi moralmente impegnata a dichiarare che il radar di Potenza Picena non può essere considerato sicuro per la popolazione e che dovrebbe essere spento o rimosso”.

Di parere diverso, come sempre, le autorità civili e militari locali. Il 27 aprile scorso, infatti, il tavolo di lavoro coordinato dal Prefetto di Macerata e composto da “esperti” nominati dall’Aeronautica militare, dal Comune di Potenza Picena, dall’azienda sanitaria maceratese e da ARPAM (Azienda della Regione Marche per la protezione ambientale) ha presentato un rapporto in cui si sostiene che le emissioni elettromagnetiche del radar di Selex-Finmeccanica sono al di sotto dei limiti di legge previsti e che di conseguenza non sono stati registrati effetti sulla salute delle popolazioni che vivono intorno alla installazione della 114^ Squadriglia Ami. “Da diversi anni controlliamo le emissioni a Potenza Picena: i valori sono nella norma e non ci sono incidenze di mortalità in relazione alle onde emesse dal radar”, ha dichiarato il direttore scientifico dell’ARPAM di Macerata, Gianni Corvatta.

Il radar Fadr RAT 31-DL è entrato in funzione a Potenza Picena il 1° agosto del 2013 ed è collegato operativamente con il Gruppo riporto e controllo difesa aerea di Poggio Renatico (Ferrara) e il 22° Gruppo Radar dell’Aeronautica militare di Licola (Napoli). Gli altri undici impianti Fadr RAT 31-DL sono stati installati presso il Comando per le operazioni aeree di Poggio Renatico, la 112^ Squadriglia Radar Remota di Mortara (Pavia), il centro di telecomunicazioni dell’Aeronautica di Borgo Sabotino (Latina), la 115^ Squadriglia Radar Remota di Capo Mele (Savona), la 121^ Squadriglia di Poggio Ballone (Grosseto), la 131^ Squadriglia di Jacotenente (Foggia), la 132^ Squadriglia di Crotone, il 13° Gruppo Radar di Lame di Concordia (Venezia), la 134^ Squadriglia di Lampedusa, la 136^ Squadriglia  di Otranto, la 137^ Squadriglia di Mezzogregorio (Siracusa) e il 35° GRAM di Marsala-Perino. L’Aeronautica ha nelle proprie disponibilità pure due radar RAT 31 configurati nella versione mobile (DADR - Deployable Air Defence Radar).

“Il sistema Fadr ha eccellenti capacità di scoprire e tracciare i segnali radio a bassa frequenza di aerei e missili, può supportare diverse funzioni come la difesa da missili anti-radiazione e da contromisure elettroniche”, spiegano i manager di Selex-Finmeccanica. “In Italia il Fadr consente di controllare anche la presenza di missili balistici e di comunicare con gli altri punti di controllo nazionali e della NATO”. Le informazioni sulle caratteristiche tecniche e di funzionamento del sistema radar sono quasi tutte coperte da segreto militare. La brochure di Selex ES rivela solo che il Fixed Air Defence Radar opera in banda D e ha una portata sino a 470 km di distanza e 30 km in altezza, una potenza media irradiante di 2,5 kW  e una potenza dell’impulso irradiato di 84 kW. L’antenna opera in una frequenza compresa tra 1,2 e 1,4 GHz (L-band), all’interno dello spettro delle cosiddette “microonde”.

A Borgo Sabotino, dopo l’entrata in funzione del Fadr RAT 31-DL presso il locale centro radar dell’Aeronautica militare, i residenti hanno denunciato l’insorgenza di anomale interferenze che impediscono il buon funzionamento degli strumenti elettronici d’utilizzo quotidiano. Con un’interrogazione parlamentare presentata il 6 febbraio 2014, alcuni senatori del Movimento 5 Stelle (primo firmatario Giuseppe Vacciano, passato poi al Gruppo Misto) hanno chiesto ai ministri della Difesa e della Salute “se siano a conoscenza dei problemi registrati a Borgo Sabotino e del corretto svolgimento degli atti e fatti che abbiano portato all’istallazione di antenne e apparecchiature simili, sia del grado dell’affidabilità di tale procedimento e dell’impianto funzionante per la salute dei cittadini residenti”. La risposta della ministra Roberta Pinotti è del 24 novembre 2014. “Una volta completate le installazioni del nuovo radar, allo scopo di tutelare la salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro e degli abitanti delle zone limitrofe, verrà effettuata una campagna di misurazione dei campi elettromagnetici a cura del Centro Interforze Studi e Applicazioni Militari (CISAM), come sempre avviene in caso di installazione di nuovi sistemi radianti (sistemi trasmissivi e radar)”, scrive Pinotti. “Precedenti misurazioni effettuate dal CISAM presso enti in cui è installato il medesimo radar RAT-31DL hanno evidenziato valori di campo elettromagnetici inferiori ai valori di azione previsti per i lavoratori dall’articolo 208 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e, per quanto riguardar la popolazione all’esterno del sedime, inferiore ai valori previsti dalle linee guida della International Commission on Non Ionizing Radiation Protection (ICNIRP)”. Controlli cioè solo dopo l’accensione dei radar e comunque affidati sempre e solo a un centro - il CISAM di San Piero a Grado, Pisa – già Centro per le Applicazioni Militari dell’Energia Nucleare CAMEN - appartenente al Comando logistico della Marina militare.
A partire del dicembre 2014, proprio a Borgo Sabatino la 4^ Brigata Telecomunicazioni e Sistemi per la difesa aerea e l’Assistenza al volo di Borgo Piave (Latina) e l’azienda Selex ES hanno avviato una serie di test per verificare le potenzialità del sistema radar Fadr RAT 31-DL nell’“identificazione e il tracciamento dei detriti spaziali”. Le attività sperimentali sono state effettuate su mandato della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in vista della costituzione di un consorzio per la sorveglianza e monitoraggio dello spazio, nell’ambito dello Space Surveillance and Tracking Framework Programme, il programma finanziato dalla Commissione europea finalizzato alla raccolta e al coordinamento di tutte le informazioni radar e ottiche disponibili fra le nazioni partecipanti per “ridurre il rischio di collisioni fra sistemi orbitali efficienti e satelliti dismessi o i detriti spaziali che costituiscono un pericolo per i numerosi sistemi satellitari e spaziali indispensabili al funzionamento dei servizi strategici (navigazione aerea, telerilevamento, meteorologia, ecc.) e di comunicazione (TV, telefonia, ecc.)”.