I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

sabato 6 novembre 2010

Il Messina Calcio spalma i debiti con il Fisco come la Lazio

Il presidente del Messina Calcio, Pietro Franza, annuncia che si avvarrà come la Lazio, della possibilità di diluire negli anni il debito milionario accumulato con il Fisco. Le troppe analogie con i cugini capitolini.

Il Messina Calcio si appresta ad imitare i cugini della Lazio. Il presidente del club dello Stretto, il finanziere-armatore-costruttore Pietro Franza sarebbe infatti intenzionato a seguire il comportamento del collega biancoceleste Claudio Lotito che ha chiesto ed ottenuto dall’Intendenza delle Finanze di poter spalmare nel tempo l’enorme debito pregresso.

Nel corso di una lunga intervista all’agenzia radiofonica Grt, il presidente del Messina Franza ha infatti dichiarato che la sua società è pronta a ripetere il percorso della Lazio. “Nel novembre 2004 – ha spiegato Pietro Franza – avevamo già fatto un accordo con il Fisco, poi abbiamo visto questa via più interessante che ci torna molto più utile e devo dire che siamo vicini a una conclusione”.

Il presidente del Messina ha definito “ingiuste” le critiche della Lega Nord e di alcuni presidenti di squadre calcistiche di serie A. “E per quale motivo a queste leggi debbano far ricorso solo Pavarotti e Sofia Loren?”, ha aggiunto Franza. “E’ giusto che le utilizzi chiunque e in particolar modo le nostre società, che hanno dato 1.200 miliardi di vecchie lire di contributo per i calciatori. Lotto ha fatto bene a beneficare di questa legge”.

Ammonterebbe a quasi un milione di euro il debito accumulato con il Fisco dal Messina Calcio e che Franza si appresterebbe a diluire in chissà quanti anni. Evidentemente i ricchi contributi di Regione siciliana ed enti locali (Comune e Provincia), sponsorizzazioni e pienoni di spettatori non hanno permesso di coprire quel quantum richiesto dal Ministero delle Finanze che ai comuni mortali (dipendenti pubblici e privati) viene sottratto alla fonte mensilmente senza se e senza ma.

Grazie allo spalmadebiti aumentano le analogie delle storie recenti del Messina Calcio e della S.S. Lazio. La squadra capitolina si salvò dal fallimento grazie al colosso Capitalia di Cesare Geronzi, padre di quella Chiara ai vertici della Gea World, la società che cura gli interessi di buona parte dei giocatori e del tecnico del Messina. Alla genesi della poderosa Gea ha contribuito una fiduciaria, la Romafides, guarda caso della costellazione del gruppo Capitalia. Ai vertici della Gea World compare poi Andrea Cragnotti, figlio di Sergio, l’ex presidente della Lazio arrestato per il crack Cirio; proprio papà Cagnotti, a metà anni ’90, aveva trasferito alla famiglia Franza quote azionarie di una sua finanziaria (la Cominvest).

Capitolo a parte quello delle cosiddette “plusvalenze”, le operazioni di compravendita fittizia di giocatori che permettono utili maquillage ai bilanci delle squadre professionistiche. Fu proprio la Lazio, nella stagione 1998-99, a dare il via con il Milan di Silvio Berlusconi ad una serie di triangolazioni che permisero di gonfiare a dismisura il valore dei trasferimenti. I biancocelesti vendettero ai rossoneri tale Alessandro Iannuzzi, finito poi alla Reggina, al Monza e infine al Messina.

Due anni più tardi, stando all’indagine appena avviata dalla Procura della città dello Stretto, il Messina Calcio avrebbe seguito le orme laziali dando vita alla compravendita di tre giovani calciatori. Così – ma sarà l’inchiesta a verificarlo - si sarebbero generate “plus-valenze” che avrebbero permesso di occultare possibili buchi di bilancio che ne potevano compromettere la permanenza in serie B.

Articolo pubblicato in Terrelibere.org il 31 marzo 2005

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