I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

lunedì 29 novembre 2010

Fa gola ai capitali USA Impregilo, GC del Ponte sullo Stretto

Nuovi azionisti statunitensi in Impregilo, la società di costruzioni che ha vinto la gara per il General Contracto del Ponte sullo Stretto di Messina. New entry anche in Gemina (importante azionista Impregilo) e Capitalia, suo maggiore creditore. Spuntano i Pesenti (Italcementi-Gazzetta del Sud), Fineco (Pisante-Astone) e la Fininvest del cavaliere Berlusconi.

Impregilo, il colosso italiano del settore costruzioni, neo General Contractor per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina fa gola a tutti. Con un’inattesa operazione finanziaria, il colosso finanziario statunitense Hbk Investments (sedi a Dallas e New York e filiali a Londra, Tokyo e Hong Kong) è entrata nel capitale della società in mano a Gemina-Romiti con una quota del 2,29%. Il gruppo USA diventa così il quarto maggiore azionista di Impregilo dopo Igli (la cordata new entry che vede Autostrade del Gruppo Benetton, il costruttore Marcellino Gavio, Techint della famiglia italo-argentina Rocca ed Efibanca) con il 15,53%, Gemina (11,83%) e la Bpm (3,08%), ma davanti a Newman Ragazzi & Co. (2,28%), Generali (2,14%) e Lazard (2,01%).

In realtà alla guida di Impregilo ci sarebbe anche uno dei gruppi finanziari più potenti a livello internazionale, vera e propria cassaforte del complesso militare-industrale-petrolifero e bancario degli Stati Uniti, la Morgan Stanley, che secondo indiscrezioni stampa controllerebbe dal settembre 2005 l’8% del capitale azionario della società di costruzioni “italiana” (5,25% in mano a Morgan Stanley International e 2,87% a Morgan Stanley & Co). La questione è tutt’altro che limpida e lineare: chiamata in causa dal quotidiano ‘Il Giornale’ di Milano in due articoli dello scorso 19 e 20 ottobre (Stanley Morgan veniva accusata tra l’altro di fare da “scudo a un possibile cavaliere mascherato”), la holding rispondeva con un laconico e contraddittorio comunicato in cui dichiarava che “nessuna società del gruppo deteneva posizioni in Impregilo per le quali fosse necessario effettuare le comunicazioni previste dalla normativa di riferimento. La partecipazione complessivamente calcolata era infatti composta da posizioni detenute per conto di terzi a vario titolo, per le quali non esiste da parte di Morgan Stanley nessun obbligo di comunicazione”. Cioè, tradotto in termini più elementari, “non ci siamo ma ci siamo e comunque non lo diciamo”. Inutile aggiungere che ad oggi il vero ruolo della Morgan Stanley in Impregilo resta un mistero e la Consob si è guardata bene ad intervenire nella vicenda.

L’interesse sulle grandi commesse acquisite da Impregilo in questi ultimi mesi (oltre al Ponte sullo Stretto, il Mose di Venezia, la nuova Fiera di Milano e alcune tratte ferroviarie dell’Alta Velocità ed autostradali sulla Salerno-Reggio Calabria) è confermato pure dai tentativi di scalata di Gemina - (ex) maggiore azionista della società di costruzioni - da parte di importanti gruppi finanziari. Innanzitutto di Igli che può esercitare dal marzo 2006 l’opzione di acquisto sulla quota di Gemina per l’11%, ma in seconda battuta anche da parte di altri azionisti Impregilo presenti contestualmente nel patto di sindacato di Gemina: la Sai-Fondiaria della famiglia Ligresti, socia di Marcellino Gavio nella Grassetto e le Assicurazioni Generali.

Capitolo a parte gli ultimi movimenti all’interno del maggiore gruppo bancario italiano, Capitalia, principale creditore di Impregilo e azionista di rilievo di Gemina. È notizia che nel patto di sindacato di Capitalia hanno fatto ingresso il gruppo di Carlo Pesenti (la Italmobiliare-Italcementi, altro importante azionista Gemina e coproprietario del quotidiano Gazzetta del Sud diretto dal presidente onorario della Società Stretto di Messina, Nino Calarco), la Fininvest del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, il gruppo farmaceutico Angelini e la Fineldo degli industriali Merloni.

La recente assemblea degli azionisti di Capitalia ha anche dato il via libera alla fusione con Fineco (gruppo finanziario in mano alla famiglia Pisante e di cui detengono un buon pacchetto azionario i due figli dell’ex sottosegretario di Stato Dc Giuseppe Astone, messinese) e alla scissione parziale di MCC a favore di Capitalia delle attività di Capital Markets, portafoglio titoli e partecipazioni e crediti verso banche italiane.

MCC, banca d’affari di Capitalia, è presieduta da Franco Carraro, già amministratore delegato Impregilo ed odierno presidente della Federazione Gioco Calcio e vede tra i maggiori azionisti, oltre al colosso bancario, la Toro Assicurazioni, la Finanziaria Tosinvest, Colacem S.p.A., (famiglia Colaiocovo ), Cinecittà Centro commerciale (famiglia Tori) e la Keryx S.p.A. del gruppo Marchini.

Intanto sono sempre più cupe le nubi giudiziarie sugli ex manager Impregilo. Dopo essere finiti sotto inchiesta per i reati di falso in bilancio e false comunicazioni sociali nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla Procura di Monza, l’ex presidente di Impregilo Paolo Savona e l’ex amministratore delegato Piergiorgio Romiti dovranno ora rispondere anche dell’accusa di aggiotaggio. Nell’indagine è stato coinvolto anche un revisore dei conti della Ernst&Young, nei confronti del quale è stato ipotizzato il reato di falso in revisione.

Articolo pubblicato in Terrelibere.org il 29 novembre 2005

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