I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

sabato 20 novembre 2010

Il santino di Riina nel Comune di Messina

In fondo lo sanno un po’ tutti che nelle stanze del Comune di Messina abbondano sui muri santi, santini, ‘PadriPio’ e ‘madonne’, finanche i Totò Schillaci, eroe d’Italia ‘90, ma Antonio G., origini messinesi e borsista a Buenos Aires, non avrebbe mai immaginato d’incontrarci la foto del boss, mandante delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. ‘Sono rientrato a Messina per le elezioni europee’, racconta Antonio.
‘Avendo smarrito il certificato, la mattina di sabato 6 giugno, mi sono recato all’ufficio elettorale. E lì, dietro il terminalista, ho visto Totò Riina incorniciato e sotto vetro. E persino la fotocopia del suo documento d’identità. Sono rimasto sconcertato. Il primo input è stato quello di andare dai vigli urbani. Poi ho pensato che fosse meglio chiamare qualche amico’.

In realtà molte delle chiamate telefoniche vanno a vuoto. Chi risponde stenta a prenderlo sul serio. Qualcuno gli chiede perfino se non si fosse strafatto di coca. Alla fine incontra per strada Clelia Fiore, ex assessora comunale alla legalità e dirigente dell’ASAM, l’associazione Antiracket messinese. ‘A Messina impera la borghesia mafiosa e interi quartieri sono sotto il dominio della criminalità organizzata’, dichiara Clelia Fiore, ‘ma mi sembrava incredibile che l’ufficio pubblico dove si recano in questi giorni di elezioni centinaia di cittadini, potesse essere trasformato in un piccolo santuario dedicato ad uno dei più efferati criminali. Antonio G. mi ha chiesto di riaccompagnarlo al Comune e li ho potuto verificare che non si trattava di una burla’.
 
Domenica, in tarda mattinata, abbiamo voluto fare una verifica con il fotoreporter Enrico Di Giacomo. L’ufficio al piano terra di Palazzo Zanca è trafficatissimo. In molti richiedono duplicati di certificati o l’aggiornamento dei dati anagrafici. Facciamo una decina di minuti di fila prima di poter entrare. Si, la foto c’è, è proprio Riina. Ha le dita minacciosamente dirette a chi lo fotografa. Sembra uno dei momenti utilizzati ai processi per lanciare invettive e messaggi trasversali. Accanto c’è un carabiniere che sembra quasi temerlo. E sopra c’è il documento d’identità, ‘Salvatore Riina, nato a Corleone, Palermo…’. Chiediamo spiegazioni al terminalista, Salvatore Romeo. ‘L’ho messa io questa foto perchè ce l’ho contro tutti i magistrati messinesi’, risponde. ‘Ma mica lo hanno arrestato a Messina’, commentiamo. ‘Lo so - incalza - ma se si fosse nascosto a Messina, avrebbero fatto di tutto per prenderlo’. L’odio per le toghe si mescola con la simpatia per il mafioso ‘vittima’.
 
Una provocazione insostenibile, al limite della follia. Poi il terminalista si alza in piedi e chiede uno scatto accanto alla foto. Siamo allibiti. Intanto la gente attende il proprio turno per il certificato. Usciamo e bussiamo alla porta accanto, quella che ospita il responsabile dell’ufficio elettorale di Messina, dott. Domenico Giunta. ‘Non è possibile!’, urla e immediatamente raggiunge la stanza del collega.

Immediata la rimozione del quadretto incorniciato. Ci ringrazia della segnalazione, saluta e sparisce. Al muro resta affissa solo un’istantanea che ritrae il terminalista in doppio petto accanto all’ex sindaco di Messina, Francantonio Genovese, odierno parlamentare e segretario regionale del Partito Democratico.
 
Si avvicina a noi qualche altro impiegato comunale. ‘Quella foto è li da parecchi mesi, forse persino un anno’, ci dice uno di loro. Uno stretto congiunto del terminalista pare abbia avuto qualche problema con la giustizia. Così lui, per vendetta, ha affisso la foto con la plateale sceneggiata di don Totò da Corleone.

‘Sono miope e non ho certo una buona memoria visiva, ma la foto non può essere sfuggita a tutti coloro che si sono recati in tutto questo tempo in quell’ufficio’, commenta Antonio G. ‘Potenzialmente potrebbero essere passati da li migliaia di messinesi aventi diritto al voto. Può essere che nessuno si sia sentito in dovere di denunciare l’inaccettabile provocazione del terminalista?’.
 
Sì, proprio impossibile credere che bisognasse attendere il ritorno di Antonio dall’Argentina per scoprire che all’interno del Comune si tifi ‘Forza Mafia’. ‘La verità è che tutte le volte che ritorno, trovo la città sempre più narcotizzata, insensibile a qualsiasi spinta di risorgimento civile’, è l’amaro sfogo di Antonio G.. Difficile dargli torto. Qualche mese fa, il sindaco di centrodestra Peppino Buzzanca, ha dato mandato ai legali dell’amministrazione di presentare querela contro il Governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, e il giornalista di Repubblica, Antonello Caporale, rei di aver denunciato le commistioni mafia-politica-affari che avvelenano Messina. Offesa all’onore della cittadinanza, la spiegazione.
 
Chissà quale sarà adesso la risposta amministrativa all’affissione pubblica nella casa del Comune del boss della Cosa Nostra stragista.
 
Articolo pubblicato in Agoravox.it il 9 giugno 2009

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