I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

mercoledì 1 dicembre 2010

Colombia: a Palanquero la nuova base USA “anti-coca”

Il Pentagono ha già individuato la base aerea che sostituirà l’installazione di Manta (Ecuador) nella gestione delle operazioni militari statunitensi contro i produttori di coca delle regioni andine ed amazzoniche e le organizzazioni guerrigliere colombiane. Secondo il quotidiano di Bogotà El Tiempo, si tratta dell’aeroporto “Germán Olano” di Palanquero, Puerto Salgar, dipartimento di Cundinamarca, 120 miglia a nord della capitale.

Dopo la decisione del presidente ecuadoriano Rafael Correa di non rinnovare il contratto all’uso di Manta che scadrà il prossimo mese di novembre, il Dipartimento della Difesa USA era impegnato nella spasmodica ricerca in America Latina di un’installazione alternativa ove trasferire soldati, aerei e attrezzature. Alla fine essa è stata individuata in casa del più fedele partner regionale dell’amministrazione statunitense, il governo di Alvaro Uribe.
 
La rivelazione del quotidiano sul futuro a stelle e strisce della base che ospita attualmente il Comando di Guerra “Cacom 1” della FAC (Forza aerea colombiana), trova conferma nella richiesta presentata al Congresso per l’assegnazione con il bilancio 2010 di 46 milioni di dollari da destinare alla realizzazione a Palanquero di una “infrastruttura operativa avanzata” nell’ambito dell’International Narcotics Control and Law Enforcement (INCLE). L’utilizzo della base da parte delle forze armate USA in funzione anti-narcos ed anti-guerriglia, starebbe per essere autorizzato formalmente da Bogotà.
 
La richiesta finanziaria a favore di Palanquero è stata inclusa nel capitolo relativo al “Posizionamento di Difesa Globale”, dove l’amministrazione Obama spiega le ragioni strategiche alla base dei dislocamenti all’estero di uomini, basi e mezzi statunitensi. Secondo il documento in possesso di El Tiempo, “il Dipartimento della Difesa sta riallineando la sua presenza militare globale, trasformando le sue forze all’estero, le basi e la relazione con le nazioni ospitanti in vista di un posizionamento flessibile e coerente con la nostra strategia. Ciò è il risultato di un grande investimento in nuove costruzione militari per il 2010”.
 
In un successivo passaggio, Washington fa esplicito riferimento agli “accordi di accesso” in via di negoziazione nell’emisfero occidentale. “L’obiettivo del Dipartimento è realizzare una serie di accordi di accesso per operazioni di contingenza, logistica e addestramento in Centro e Sud America e per questo si stanno discutendo le modifiche necessarie a rafforzare il nostro accesso a vari paesi della regione. Il budget per il 2010 include 46 milioni di dollari per un’infrastruttura per la cooperazione alla sicurezza nella base di Palanquero, Colombia", conclude il documento. Secondo alcuni esperti militari contattati a Washington, nell’infrastruttura militare colombiana si punterebbe principalmente al potenziamento delle piste di volo e alla realizzazione di hangar ed edifici da destinare agli aerei ed al personale USA. La scelta di Palanquero sarebbe stata fatta dopo un’attenta valutazione delle caratteristiche delle maggiori infrastrutture esistenti nel continente. La base colombiana è risultata quella con le migliori condizioni logistiche. Al suo interno esiste infatti una vera e propria cittadella militare in grado di ospitare sino a 2.000 uomini, dotata di strutture commerciali e ricreative (ristoranti, supermercati, un cinema) e perfino di un ampio presidio ospedaliero. Relativamente alle operazioni aeree, nella base esistono già due ampi hangar con capacità ognuno per 50-60 cacciabombardieri. Gli hangar - secondo Washington - “sono i migliori dell’America Latina in termini di design, sicurezza e norme ambientali”.
 
La pista di volo è lunga 3.500 metri, quasi 600 metri in più di quella di Manta, e può essere utilizzata simultaneamente da tre aerei. Data la sua ubicazione nel cuore della Colombia, Palanquero consente ai caccia di raggiungere in una quindicina di minuti sia la penisola de La Guajira al nord, che le impervie aree amazzoniche alla frontiera con l’Ecuador. Sorge inoltre sulle sponde del Rio Magdalena e può assicurare il supporto logistico agli idrovolanti militari. L’installazione è utilizzata dagli aerei-spia AC-47, veri e propri “velivoli fantasma”, in grado di eseguire le attività d’intelligence ad altitudini elevate senza poter essere individuati dai potenziali “nemici”. Uno di essi è misteriosamente precipitato proprio nei pressi della base di Puerto Salgar lo scorso 18 febbraio, causando la morte di cinque uomini d’equipaggio.
 
Palanquero è pure dotata di una serie di radar altamente sofisticati, installati a fine anni ’90 dagli Stati Uniti d’America e che, secondo fonti giornalistiche, avrebbero condotto le operazioni di bombardamento dell’accampamento delle FARC in Ecuador, culminate con l’assassinio del comandante Raúl Reyes, principale negoziatore dell’organizzazione guerrigliera.
 
Il presidente Alvaro Uribe e lo stato maggiore colombiano si ostinano a negare qualsivoglia intenzione di trasformare il paese nell’avamposto delle forze USA in America Latina, ma a conferma della decisione di trasferire a Palanquero le operazioni espletate dalla base di Manta, ci sono ulteriori importanti elementi. Nel novembre 2008, citando fonti diplomatiche e militari USA, il settimanale Cambio rivelava che la decisione di creare una grande base statunitense a Puerto Salgar risalirebbe al vertice del 22 aprile precedente tra l’ambasciatore USA in Colombia, William Brownfield, e il ministro della Difesa colombiano, Juan Manuel Santos. “In quell’occasione Brownfield annunciò che il Dipartimento di Stato aveva deciso di ricertificare Palanquero, a seguito dei progressi ottenuti dalle forze armate in tema di diritti umani”, scriveva Cambio. La “decertificazione” della base aerea era stata decretata nel gennaio 2003 a seguito delle risultanze dell’inchiesta sul coinvolgimento delle forze armate colombiane nel massacro di 18 contadini avvenuto cinque anni prima nel villaggio di Santo Domingo, dipartimento di Arauca. In quell’occasione, i cacciabombardieri della FAC, decollati da Palanquero, avevano sganciato missili aria-terra contro la popolazione civile e avevano poi tentato di occultare l’eccidio accusando la guerriglia di aver fatto esplodere un carro bomba. Con la “decertificazione” gli Stati Uniti avevano sospeso i finanziamenti per il potenziamento della base previsti dal cosiddetto “Plan Colombia”, il piano di aiuti militari “anti-coca” varato da Washington a fine anni ‘90.
Per rendere pienamente operativa la “Forward Operating Location” di Manta, il Pentagono aveva speso nell’ultimo decennio più di 70 milioni di dollari. Attualmente la base ecuadoregna funge da scalo per i cacciabombardieri F-16, gli aerei cargo C-550, i velivoli cisterna KC-135 e gli aerei radar Awacs E3 e P-3 Orion delle forze armate USA. Nell’installazione è autorizzato il dislocamento in pianta stabile di 300 tra militari statunitensi e funzionari della DEA, più un imprecisato numero di piloti della DynCorp, la società di sicurezza privata a cui sono state affidate dal Pentagono le fumigazioni delle piantagioni di coca e supersegrete attività d’intelligence anti-guerriglia. La presenza dei contractor è stata fonte di più di uno scandalo internazionale. Nell’agosto 2005 fu rivelato che un dirigente della DynCorp aveva creato a Manta una vera e propria centrale di reclutamento di mercenari da inviare in Iraq.
 
Quella ecuadoregna non è l’unica grande “base avanzata” in America Latina dei Dipartimenti di Stato e della Difesa USA. Dopo che a fine anni ’90 furono abbandonate le installazioni aeree e navali esistenti a Panama, Washington decise di decentrare la propria presenza militare in differenti punti strategici della regione centroamericana ed andina. Furono finanziate così alcune “Forward Operating Locations - FOL” in Ecuador, El Salvador e nelle Antille Olandesi. Nel piccolo stato centroamericano fu firmato con l’allora presidente Francisco Flores un accordo decennale (la scadenza è prevista nel 2010) per l’utilizzo dello scalo internazionale di Comalapa e l’installazione di un presidio di una sessantina di militari USA. Nelle Antille il regno d’Olanda concesse i due aeroscali di Hato (Curacao) e Reina Beatriz (Aruba). Hato garantisce supporto logistico ai velivoli da trasporto e ai caccia USA in rotta nei Caraibi, ed ospita sino a 300 militari dell’US Air Force e dell’US Navy. Meno significativa la presenza del personale statunitense ad Aruba, di norma 15-25 unità impegnate nel controllo dello spazio aereo e delle telecomunicazioni intercontinentali.
 
Un ruolo chiave nella proiezione delle forze armate USA nel continente latinoamericano è stato assunto dalla grande base aeronavale di Guantanamo, occupata illegalmente nella parte orientale dell’isola di Cuba e tristemente nota per ospitare il lager dove sono stati deportati centinaia di prigionieri della “guerra globale al terrorismo”; e dalla base aerea di Soto de Cano-Palmerola in Honduras, sede della “Joint Task Force Bravo”, 550 militari in forza al Comando Sud degli Stati Uniti d’America (Southcom) di Miami, Florida.
 
In aggiunta alle “FOL”, il Pentagono ha attivato o finanziato le infrastrutture di numerosi “siti avanzati”, utilizzati a supporto delle operazioni di fumigazione aerea o delle missioni d’intelligence e radio-telecomunicazione. Buona parte di essi sorgono in Colombia, come ad esempio gli scali aerei meridionali di Tolemaida, Larandia, Tres Esquinas, Leticia e Puerto Leguizamo, o le stazioni radar dell’isola caraibica di San Andrés, di Marandúa (alla frontiera orientale con il Venezuela), Riohacha (nordest) e San José del Guaviare (sudest). Ci sono poi i terminal radar peruviani di Andoas, Pucallpa, Iquitos e Palmapampa, o la stazione aeronavale di El Estrecho, capitale del distretto del Putumayo (regione di Loreto), che gli Stati Uniti utilizzano per le attività d’interdizione fluviale. Nel 2008, il governo peruviano ha pure offerto l’aerodromo di Pichari, Ayacucho, come base dove trasferire le unità USA che dovranno abbandonare Manta. La scelta di Palanquero non esclude che Pichari possa entrare a pieno titolo nel dispositivo di guerra allestito da Washington nel continente.
Chiudono la lista delle infrastrutture destinate alla “lotta alla coca”, gli aeroporti “Tocumén” di Panama City e “Daniel Oduber” di Liberia (Costa Rica), la stazione elicotteri dell’US Army a Georgetown (Bahamas), la base navale di Roosevelt Rose (Porto Rico) e il deposito navale di Pedro Cayes, Giamaica.

Articolo pubblicato in Agoravox.it il 19 maggio 2009

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.