I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

domenica 19 dicembre 2010

Acqua con arsenico per i militari USA di Napoli e Caserta

In Campania, l’acqua di diverse abitazioni presenta “un rischio inaccettabile” per i militari che operano nelle basi USA della regione. Ad affermarlo il Comando dell’US Navy di Napoli che ha presentato la sintesi generale di uno studio sanitario realizzato lo scorso anno in un’area di circa 395 miglia quadrate, comprendente lo scalo aereo di Capodichino, la base NATO di Bagnoli, la stazione di ricezione satellitare di Gricignano e il complesso ricreativo e sportivo di Carney Park che sorge in un cratere vulcanico a pochi chilometri da Napoli. “Le analisi hanno riscontrato componenti organiche volatili (VOC), con livelli superiori ai limiti consentiti, in un terzo delle abitazioni controllate”, dichiarano i militari USA. “Si tratta di 40 abitazioni su 130, dove gli occupanti sono sottoposti ad un rischio inaccettabile”.

Come ha spiegato l’US Naval Hospital in una nota distribuita al personale USA operante in Campania, “le componenti organiche volatili sono sostanze chimiche che evaporano facilmente alla temperatura ambiente. In certe condizioni, i VOC possono spostarsi dal sottosuolo all’interno delle abitazioni attraverso un processo noto come “intrusione di vapore”. A Napoli, la principale causa di esposizione è generata dall’acqua proveniente da pozzi a serbatoi (in cui si mescolano acque di pozzo e quelle distribuite dagli acquedotti delle città). L’assorbimento umano delle componenti organiche volatili avviene attraverso l’ingestione dell’acqua contaminata, per inalazione e per via cutanea”.
 
Il principale composto chimico organico riscontrato in quantità allarmanti nelle abitazioni del personale USA (nei comuni di Arzano, Marcianise e Villa Literno) è il Tetracloroetene, anche noto come tetracloroetilene o PCE, particolarmente utilizzato nella produzione di solventi. L’“esposizione al tetracloretene può deprimere il sistema nervoso centrale e produrre sintomi simili a quelli dell’ubriacatura da alcolici”, avvertono le autorità sanitarie del Comando US Navy. “Generalmente gli effetti immediati del PCE possono includere irritazione di occhi, naso e gola; nausea, indebolimento della memoria e disordini visivi.

L’esposizione a grandi percentuali di solventi volatili organici clorati può causare giramenti di testa, ridurre la capacità di concentrazione e causare un irregolare battito cardiaco. Si possono compromettere le capacità di risposta immunitaria e, nel caso di una gravidanza, il corretto sviluppo del feto. Esposizioni prolungate possono condurre al danneggiamento dei tessuti epatici, renali e del sistema nervoso centrale. Gli studi indicano che l’esposizione prolungata a grandi quantità di alcuni solventi clorati VOC può essere cancerogena”. Per i medici statunitensi l’inquinamento sarebbe legato principalmente alla combustione illegale dei rifiuti nelle strade e nelle discariche della Campania.
 
Il rilevamento di pericolose quantità di componenti chimiche nell’acqua e nel suolo di alcuni comuni, era stato preannunciato dal Comando USA già nell’autunno 2008 sul settimanale Panorama distribuito tra il personale militare. Sembra invece che della questione non siano state informate le autorità sanitarie italiane, e gli amministratori locali si sarebbero guardati bene dal richiedere copia dei dati dell’indagine. Una gravissima novità compare però nel rapporto finale sulla campagna di analisi: la presenza di “accresciute concentrazioni di arsenico nel suolo e nell’acqua in comparazione ai Livelli Regionali di Osservazione stabiliti dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti”. L’arsenico è un pericolosissimo veleno utilizzato in agricoltura come pesticida, erbicida ed insetticida.
 
La giovane moglie di un ufficiale statunitense in forza al Comando di Napoli-Capodichino, Maria Ortiz, era stata la prima a rompere il silenzio imposto dalle autorità sanitarie sull’esistenza nell’area di eccessive quantità di arsenico. “Nella primavera del 2008 – ha raccontato ad un quotidiano USA - il Comando di Napoli aveva comunicato verbalmente a mio marito che i test effettuati nella nostra residenza a Villa Literno avevano evidenziato la presenza di “alti livelli di arsenico e altri pericolosi agenti chimici. I valori di arsenico dispersi nel suolo nella mia abitazione erano 40 volte più grandi di quelli che l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente considera come una minaccia potenziale in caso di un periodo espositivo di trent’anni. I risultati delle analisi dell’acqua erano ancora peggiori. L’arsenico eccedeva il limite di ben 180 volte”. Le autorità USA prima negarono, poi ammisero di aver riscontrato arsenico in solo una delle abitazioni controllate. Adesso si riconosce la presenza generalizzata del veleno anche se si tenta di ridimensionare l’allarme con una nota interna in cui si afferma che “l’arsenico è comunque una sostanza che si trova dappertutto nella crosta terrestre e che può essere rilasciato nell’ambiente durante alcune attività naturali, come l’erosione delle rocce, gli incendi delle foreste e l’azione vulcanica, come l’eruzione del Vesuvio nel caso dell’area di Napoli”.
 
È però così grande la preoccupazione per la contaminazione di acqua e suolo nella regione, che il Comando dell’US Navy ha deciso di avviare una seconda fase di analisi che interesserà altre 210 abitazioni del personale statunitense sparse tra la provincia di Napoli e quella di Caserta. La lista dei comuni sotto osservazione è lunghissima: oltre ai due capoluoghi, compaiono Melito, Arzano, Casoria, Afragola, Qualiano, Mugnano, Quarto, Casalnuovo di Napoli, Cercola, Massa di Somma, Sant’Antimo, Frattamaggiore, Cardito, Pomigliano d’Arco, San Sebastiano al Vesuvio, Grumo Nevano, Volla, Acerra, Casavatore, Casandrino, Sant’Anastasia, Pollena Trocchia,Frignano, Parete, Teverola, Casaluce, Trentola-Ducenta, San Marcellino, Aversa, Lusciano,Santa Maria Capua Vetere, San Tammaro, Curti, Macerata Campania, San Prisco, Casagiove e Casapulla.
 
L’esito dei test di laboratorio è previsto per la fine del 2009.

Articolo pubblicato in Agoravox.it il 27 aprile 2009

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