I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

venerdì 24 dicembre 2010

Atterraggio con brivido a Sigonella di un aereo da trasporto Usa

Si allunga l’elenco dei disastri sfiorati nella base della Marina Usa di Sigonella, alle porte della città di Catania. Con una breve nota le agenzie di stampa hanno comunicato che stamani 7 giugno, intorno alle ore 5,30, è stato eseguito nello scalo aeroportuale un atterraggio di emergenza da parte di un non meglio identificato “aereo militare Usa da trasporto”.

Il comandante del velivolo avrebbe lanciato l’allarme dopo che la strumentazione di bordo aveva segnalato un’avaria a uno dei motori. Il cargo sarebbe comunque poi atterrato a Sigonella “senza problemi” anche se sulla pista erano stati fatti schierare a scopo precauzionale i mezzi di soccorso. Ovviamente è stato mantenuto il più assoluto riserbo sulle cause dell’avaria e sulle caratteristiche del carico presente a bordo del velivolo.

Quello siciliano è il principale scalo delle forze aeree della Marina e dell’Aeronautica statunitense che operano nel Mediterraneo: sistemi d’arma pesanti e truppe, attrezzature logistiche e carburante, munizioni convenzionali e nucleari giungono quotidianamente a Sigonella dalle principali basi Usa, dirette alle forze di stanza nel continente africano o nei teatri di guerra mediorientali. Ponti aerei vengono inoltre realizzati con la vicina baia di Augusta dove attraccano le unità della VI Flotta (anche portaerei e sottomarini a propulsione atomica), sorvolando zone intensamente abitate o il pericolosissimo polo chimico-industriale di Melilli-Priolo. Appare così tutt’altro che tranquillizzante quanto commentato dai vertici militari italiani e statunitensi subito dopo l’atterraggio di fortuna avvenuto stamani: “Si è trattato di uno dei tanti episodi che si verificano per problemi tecnici”. Un’ammissione dunque che episodi del genere sono frequentissimi nella base siciliana.

Un incidente di analoga gravità si era verificato la notte del 12 settembre 2005 quando un aereo P3C-Orion della Us Navy (si tratta di un pattugliatore per la guerra antisommergibile in grado di trasportare bombe nucleari di profondità) riusciva ad atterrare sulla pista della base nonostante l’avaria a uno dei quattro motori. Il velivolo era partito da Cagliari-Elmas ed aveva a bordo 10 passeggeri che restavano illesi. Anche in quell’occasione erano stati attivati i piani di soccorso con l’uscita di mezzi navali della capitaneria di porto e dei vigili del fuoco in previsione di un ammaraggio nello Ionio. Il 20 dicembre 1999 presumibilmente a causa delle cattive condizioni atmosferiche, un aereo militare da trasporto C-9 dell’aeronautica Usa di rientro da una missione in Bosnia fuoriusciva dalla pista durante la fase di atterraggio a Sigonella. Fortunatamente il velivolo arrestava la sua corsa distante dai serbatoi di gasolio e dagli hangar ospitati nella base e nessuno dei trenta passeggeri riportava danni alla propria persona. Molto peggio andava invece la notte del 27 agosto 2004 ad un elicottero MH-53E (il più grande delle forze armate) in dotazione allo speciale squadrone di combattimento HC-4 “Black Stallions” attivissimo nelle operazioni di guerra nei Balcani, Corno d’Africa, Iraq e Afghanistan. Durante una fase di collaudo il velivolo precipitava all’interno della base di Sigonella ed i quattro militari che si trovavano a bordo restavano gravemente feriti al punto di essere ricoverati presso il reparto di rianimazione dell’ospedale Garibaldi di Catania. Causa presunta dell’incidente l’ennesimo guasto meccanico ai motori. Pare inoltre che dopo l’impatto l’elicottero si sia incendiato per poi esplodere.

Anche il 26 giugno 2002 durante la fase di decollo un altro MH-53E si era schiantato violentemente sulla pista: interamente distrutto l’elicottero ma solo qualche lieve ferita per l’equipaggio. Incidente mortale quello capitato il 15 luglio 2003 ad un terzo elicottero da trasporto dello Squadrone Usa HC-4: nell’impatto nei pressi di un distributore di benzina di contrada Andolina, vicino al centro abitato del comune di Ramacca (Catania), perdevano la vita tutti e quattro i membri dell’equipaggio. Secondo un testimone oculare, prima di precipitare al suolo, il mezzo militare avrebbe emesso del fumo nero tentando senza successo un atterraggio presso un invaso per irrigazione. La testimonianza collimerebbe con le indiscrezioni raccolte a Sigonella dagli investigatori italiani - non confermate ufficialmente dalle autorità Usa – secondo cui il pilota avrebbe segnalato via radio la presenza di "fiamme a bordo". Attorno ai resti del velivolo fu creato un vero e proprio cordone sanitario. Le autorità statunitensi vietarono a chiunque di avvicinarsi alla zona d’impatto. “A domare le fiamme e a transennare l’area della sciagura è stata una squadra specializzata americana” scrissero i quotidiani locali, aggiungendo che “nonostante sul luogo fossero giunte due squadre dei Vigili del fuoco e dei carabinieri, il loro intervento non è stato autorizzato dalle autorità militari”.

Procedendo a ritroso di questo interminabile elenco di incidenti a velivoli Usa di stanza a Sigonella, la memoria va al 19 novembre 1998 quando un elicottero CH-46 precipitava per cause ignote al largo di Riposto, cittadina ad una trentina di chilometri a nord di Catania. Quattro le vittime. Anche stavolta i militari Usa invitavano con un messaggio scritto Carabinieri, Marina militare e Guardia costiera italiana “a non prestare assistenza” al velivolo scomparso in mare, “perché autonomi”.

Gravissimi i rischi di dispersione nell’ambiente di radioattività ed altri agenti inquinanti in occasione di tre incidenti verificatisi nella seconda metà degli anni ottanta nella baia di Augusta. Il primo avvenne l’1 aprile 1986, quando a bordo della portaerei statunitense “America”, ormeggiata in rada, un caccia si scontrava con un elicottero presumibilmente del tipo SH-3h “Sea King”. Le autorità si rifiutarono di fornire le dinamiche e le conseguenze dell’incidente tuttavia trapelò che per la violenza dell’impatto, i militari Usa furono costretti a trasportare l’elicottero danneggiato alla base di Sigonella per sottoporlo a complesse riparazioni. L’elicottero “Sea King”, utilizzato dalla Us Navy per la guerra sottomarina era (ed è) abilitato al trasporto di testate nucleari di profondità del tipo B57, con una potenza distruttiva variabile dal mezzo kiloton ai 20 kiloton. Il 22 aprile 1988 un altro elicottero CH-46 si schiantò sul ponte di volo della nave munizioni “Mount Baker” durante le operazioni di rifornimento presso il pontile Nato di Augusta. Restò ferito un operaio italiano che effettuava sulla nave Usa dei lavori di manutenzione. La “Mount Baker” è tra le unità classificate come “ammunition ship” in quanto adibita al trasporto e allo stoccaggio di testate nucleari destinate alle unità d`attacco della Marina statunitense. Funge inoltre da deposito di carburante e di altri materiali infiammabili. Anche in questi casi le indagini venivano precluse all’autorità giudiziaria italiana a conferma dello status di “extraterritorialità” garantito alle installazioni, ai mezzi e ai reparti Usa presenti in Italia.

Ventitre anni fa, il 12 luglio 1984, un altrettanto impenetrabile cortina fu innalzata attorno ai resti di un quadrigetto C141B “Starlifter” dell’Us Air Force precipitato in contrada Biviere, alle porte della città di Lentini, dopo essersi levato in volo da Sigonella. Nell’impatto morirono i 9 militari a bordo. Gli statunitensi ostacolarono il soccorso ai mezzi locali e l’indagine fu sottratta alle autorità italiane. Massimo fu il riserbo sul carico trasportato dal velivolo militare anche se già allora alcuni organi di stampa ipotizzarono la presenza a bordo di armi nucleari. Il segreto militare fu esteso pure alle cause di incidente. Solo a seguito di uno studio del colonnello dell’Us Air Force Paul M. Hansen sugli incidenti con oggetto i C141B (ottobre 2004), la Flight Safety Foundation di Washington ha pubblicato sul proprio data base una scheda descrittiva sull’incidente di Lentini. La fondazione segnala che la destinazione del volo era la base aeronavale di Diego Garcia, Oceano indiano, smentendo quanto invece riportato dagli organi di stampa nel 1984 (allora si parlò di Nairobi, Kenya). “Immediatamente dopo il decollo da Sigonella – si legge nella scheda della Flight Safety Foundation – il motore n. 3 del velivolo accusava una grave avaria. Il motore iniziava ad emettere dei rottami che causavano il danneggiamento del motore n. 4. I rottami entravano pure all’interno del compartimento di cargo, incendiando un pallet contenente vernici. L’incendio alle merci trasportate produceva uno spesso fumo velenoso che rendeva il controllo visivo dell’aereo estremamente difficoltoso. L’aereo finiva su un ripido terrapieno ed esplodeva ad appena 198 secondi dal decollo. Gli esami tossicologici effettuati dopo l’incidente indicavano che i membri dell’equipaggio avevano ricevuto potenzialmente livelli fatali di cianuro dal fumo assorbito prima dell’impatto”. A seguito di questo incidente l’Us Air Force iniziò a fornire ai piloti dei C141B maschere di ossigeno dotate di occhiali speciali antifumo.

Sul misterioso incidente aereo di Lentini indaga oggi la Procura di Siracusa interessata a chiarire le cause dell`’altissimo tasso di malformazioni congenite e l’anomalo aumento di patologie leucemiche, tumori al cervello e alla tiroide, registrati tra il 1992 e il 1995 nel comprensorio dei comuni di Lentini, Carlentini e Francofonte. Negli ultimi mesi si è fatta sempre più strada l’ipotesi che a bordo del C-141B ci fosse un carico di centinaia di chili di uranio impoverito, utilizzato come contrappeso. A denunciarlo pubblicamente, un biologo specializzato presso l’Istituto di Ricerca Medica e Ambientale di Acireale e docente di genetica molecolare all’Università di Messina, Elio Insirello, autore nel 2000 di un saggio sugli effetti delle armi batteriologice e nucleari. Secondo il professore Insirello esistono chiare correlazioni tra la presenza di uranio impoverito, il tempo trascorso tra l’incidente e l’entità delle patologie tumorali riscontrate a Lentini. Inoltre alcuni testimoni oculari affermano che subito dopo l’impatto fu prelevato uno strato di terreno nell’area interessata, procedura utilizzata per la decontaminazione delle zone colpite da radioattività. Il biologo è già stato sentito dalla commissione “tutela ambientale” della Provincia di Siracusa.

Il disastro di Lentini ha forti analogie con quanto accaduto ad Amsterdam nel 1992, quando un Boeing 747-200 della compagnia israeliana El-Al precipitò subito dopo il decollo causando la morte di 70 persone. Qualche tempo dopo l’incidente si propagarono in alcuni quartieri periferici della capitale alcune gravi malattie tumorali ai reni e ai polmoni. L’inchiesta accertò che il velivolo “civile” israeliano trasportava diversi missili aria-aria ma soprattutto circa 600 chili di uranio impoverito usato come zavorra nella coda dell’aereo. Proprio l’incendio del carico avrebbe diffuso nell’ambiente particelle radioattive finissime di ossido di uranio causando il repentino innalzamento dei tumori. L’incidente di Amsterdam rivelò all’opinione pubblica come ormai buona parte delle compagnie aeree internazionali facessero sempre più uso di zavorre all’uranio per “stabilizzare” i voli. Un comportamento irresponsabile duramente stigmatizzato da numerosi scienziati. Come ha denunciato in una sua recente trasmissione Rai Report, l’uranio impoverito viene oggi usato sui Boeing Jumbo 747, sui Mc Donnell Douglas DC10 ed MD 11, sul Lockeed "Tristar" 1011 e sugli Hercules C-130.

 Articolo pubblicato in Terrelibere.org il 6 giugno 2007

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