I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

lunedì 13 dicembre 2010

Il Grande Mostro di Sigonella

La base siciliana di Sigonella è destinata ad ospitare il nuovo Sistema di sorveglianza terrestre AGS NATO. Intanto si moltiplicano i lavori di costruzione ed ampliamento di piste aeree, hangar e sistemi di telecomunicazione spaziale delle forze armate USA. In attesa dei velivoli senza pilota Euro e Global Hawk, la stazione aeronavale si trasforma nel maggiore centro logistico ed operativo per gli interventi di guerra in Africa, Medio Oriente e Golfo Persico.

Sigonella e il “grande fratello” - La stazione aeronavale in mano all’US Navy ospiterà il nuovo sistema AGS (Alliance Ground Surveillance) dell’Alleanza Atlantica per la sorveglianza della superficie terrestre e la raccolta e l’elaborazione d’informazioni strategiche. Il governo italiano ha sbaragliato un’agguerritissima concorrenza: a volere i sofisticati impianti di spionaggio c’erano Germania, Grecia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna e Turchia. Ma gli Stati Uniti dovevano ripagare in qualche modo l’incondizionata fedeltà italiana alle scelte più scellerate di questi ultimi anni (guerre in Afghanistan e Iraq, nuova base militare di Aviano, comandi AFRICOM a Napoli e Vicenza, stazione radar satellitare MUOS a Niscemi, interventi in Libano, Darfur, Somalia e Gaza, ecc.). L’Alliance Ground Surveillance è stato progettato per supportare le operazioni di dispiegamento in tempi rapidissimi e in qualsiasi scacchiere internazionale, di forze terrestri, velivoli aerei, navi, sottomarini, unità missilistiche. L’AGS è dunque lo “strumento chiave per rendere più incisiva la Forza di Risposta della NATO (NRF), divenuta operativa nel giugno 2006.
 
L’elemento cardine del sistema sarà rappresentato da un modernissimo velivolo senza pilota (UAV) equipaggiato con sistemi radar e sensori in grado di rilevare, seguire ed identificare con grande accuratezza e da grande distanza il movimento dei mezzi “nemici” per poi dirigere gli attacchi e i bombardamenti. Lo scorso anno, l’Alleanza Atlantica ha formalizzato la scelta per l’Euro Hawks UAV, una variante specifica del Global Hawk già acquisito da US Air Force e US Navy. Le caratteristiche tecniche dei Global Hawk sono invidiabili: con un peso di 13 tonnellate, questi aerei possono volare a circa 600 chilometri all’ora a quote di oltre 20.000 metri; e sono in grado di monitorare un’area di 103,600 chilometri quadrati grazie ad un potentissimo radar e all’utilizzo di telecamere a bande infrarosse. La loro rotta è fissata da mappe predeterminate, un po’ come accade con i missili da crociera Cruise, ma da terra gli operatori possono cambiare le missioni in qualsiasi momento. I velivoli senza pilota destinati in Sicilia dovrebbero essere 6, a cui si aggiungeranno i 4 RQ-4B che l’US Air Force dislocherà a Sigonella quando sarà completata la realizzazione degli hangar di manutenzione degli aerei, a cui il Comando delle forze armate degli Stati Uniti in Europa ha destinato 26 milioni di dollari. Secondo quanto dichiarato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini, a Sigonella verrà pure allestito il sistema SIGINT (acronimo di Signals Intelligence), per centralizzare le attività USA e NATO di raccolta ed analisi d’informazioni e comunicazioni straniere, trasformando l’isola in un’immensa centrale di spionaggio mondiale. E non solo. I sistemi SIGINT sono infatti lo strumento chiave di ogni “guerra preventiva” ed hanno una funzione determinante per scatenare il “first strike”, convenzionale o nucleare che sia.
 
Cresce il numero dei militari USA e NATO - Per il funzionamento di aerei senza pilota, AGS e centrali di spionaggio, è stato preannunciato l’arrivo in Sicilia di “800 uomini della NATO, con le rispettive famiglie”. Ma dalla lettura delle schede allegate al piano finanziario militare USA per il 2007, emerge però un altro dato estremamente preoccupante. La US Navy prevede infatti che entro la fine del 2012 il personale militare in forza a Sigonella raggiungerà le 4.327 unità, contro le 4.097 presenti il 30 settembre 2005. I solerti sindaci dei comuni di Motta Sant’Anastasia (Catania) e Lentini (Siracusa) saranno così premiati. Ben quattro varianti ai piani regolatori approvate negli ultimi anni, consentiranno bibliche colate di cemento su terreni agricoli e aranceti: su di essi prolifereranno residence e villaggi per i militari nordamericani. Il ministro La Russa ha decantato le “positive ricadute economiche e sociali dell’AGS in Italia”. Ma è sufficiente una lettura di documenti e dichiarazioni prodotti dal governo spagnolo, alleato NATO, per capire che ci troviamo di fronte ad una grave menzogna. In un primo tempo, Zapatero aveva proposto l’aeroporto di Zaragoza come centro di comando e controllo dell’AGS, ma a fine 2008, il governo spagnolo decise di ritirarsi dal progetto NATO. “La candidatura di Zaragoza per il sistema di vigilanza terrestre, fu voluta perché era uno dei programmi più ambiziosi dell’Alleanza Atlantica”, ha spiegato il delegato del governo spagnolo in Aragona, Javier Fernández. “Una volta che la Bruxelles ha deciso di prescindere dall’utilizzo dei velivoli Airbus 321, per puntare esclusivamente sull’utilizzo dei velivoli senza pilota Global Hawk della statunitense Northrop Grumman, la Spagna ha perso ogni interesse economico per l’AGS. Si trattava infatti di comprare aerei e radar negli Stati Uniti, senza benefici per l’industria del nostro paese”.
 
Javier Fernández ha poi spiegato che l’AGS a Zaragoza “presentava molti inconvenienti perché, dovendo essere implementato nei pressi dell’aeroporto della città, poteva generare restrizioni al traffico aereo, saturazione nello spazio aereo e problemi durante gli atterraggi e i decolli. Proprio per questo l’uso di aerei senza pilota non è stato ancora regolato in Spagna”. Prima il governo Prodi, poi quello Berlusconi, hanno preferito dimenticare che a Sigonella operano quotidianamente centinaia di cacciabombardieri, aerei cargo e cisterna di Stati Uniti, Italia e paesi alleati, e che a meno di una ventina di chilometri sorge lo scalo di Catania-Fontanarossa, più di sei milioni di passeggeri all’anno, il cui traffico è regolato da due impianti radar di Sigonella, gestiti da personale dell’Aeronautica militare italiana.
 
Nel cuore delle Star Wars - L’espansione operativa delle infrastrutture della più grande base della Marina militare USA nel Mediterraneo è pure confermata da quanto sta avvenendo all’interno della rete di telecomunicazione satellitare “Global Broadcast Service” (GBS). Dal marzo 2009, i terminal terrestri presenti a Sigonella e nelle basi “sorelle” di Norfolk (Virginia) e Wahiawa (isole Hawaii), sono passati sotto il comando e il controllo del 50th Space Communications Squadron, lo speciale squadrone di telecomunicazioni spaziali dell’US Air Force. “Il GBS è parte integrante dell’arsenale informativo che abbiano creato per le operazioni di guerra in un’area geografica che si estende dall’oceano Pacifico all’Afghanistan”, ha dichiarato il colonnello Donald Fielden, comandante dello squadrone. Il Global Broadcast Service è il sistema chiave per le trasmissioni satellitari di altissimo livello strategico. Il GBS è dotato di grandi antenne che trasmettono UHF ed EHF (Ultra and Extremely High Frequency – frequenze ultra e ed estremamente alte, con un range compreso tra i 300Mhz e i 300Ghz, quello cioè delle cosiddette “microonde”). “Il Global Broadcast Service – aggiungono i manuali USA - sostiene le operazioni di routine e le esercitazioni militari, le attività speciali, le risposte in caso di crisi, la predisposizione degli obiettivi degli attacchi. Il GBS supporterà inoltre il passaggio e la conduzione di brevi operazioni di guerra nucleare”.
 
La nuova architettura delle comunicazioni per le Star Wars USA sarà operativa entro il 2015 con il completamento del MUOS (Mobile User Objetive System), il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari in UHF che si affiancherà agli UFO, i cui terminal terrestri sono in avanzata fase di realizzazione a Niscemi (Caltanissetta), Kojarena-Geraldton (Australia) e nelle basi del GBS di Norfolk e Wahiawa. La stazione di telecomunicazioni dell’US Navy di Niscemi è stata scelta al posto di Sigonella dopo che uno studio sulle onde elettromagnetiche del sistema MUOS aveva determinato che esse potevano causare la detonazione dei sistemi d’arma e creare gravi pericoli al traffico aereo che anima lo scalo militare siciliano (si tratta del cosiddetto “HERO - Hazards of Electromagnetic to Ordnance”). In Sicilia però esiste già un’articolata e pericolosa rete di stazioni di telecomunicazioni a microonde, che mette in collegamento tra loro Niscemi, Sigonella e la base navale USA di Augusta (Siracusa), utilizzata quest’ultima per l’approdo e il rifornimento di armi e carburante delle unità da guerra, comprese le portaerei e i sottomarini atomici. Nella baia di Augusta, area al centro del “triangolo della morte” Augusta – Priolo - Melili, dove impianti petrolchimici, cementifici, raffinerie, ecc. convivono con una delle principali basi navali della Marina da guerra italiana e della NATO, e dove sono presenti due grandi depositi carburante a Punta Cugno e San Cusumano più un sospetto deposito munizioni a Cava Sorciaro, a disposizione delle forze armate USA e dei partner atlantici.
 
Nuovi lavori per 170 milioni di dollari - A fine 2008, il “Naval Facilities Engineering Command” della Marina militare degli Stati Uniti d’America ha sottoscritto contratti per lavori sino a 6 milioni di dollari per ampliare altre importanti infrastrutture della base di Sigonella. Il primo di essi prevede la riparazione di una parte delle piste di volo, la demolizione e la ricostruzione di circa 27,700 metri quadri di superfici aeroportuali, il rifacimento dell’impianto d’illuminazione. Il secondo contratto prevede invece la ristrutturazione di uffici, spazi comuni e degli hangar per gli aerei. Sigonella si conferma così come la base estera dove è maggiore lo sforzo finanziario della US Navy, 535 milioni di dollari negli ultimi otto anni per il Piano Mega che ha modificato il volto delle due stazioni aeronavali (NAS 1 e NAS 2) in cui la base è divisa. Ma i cantieri si moltiplicheranno anche nei prossimi anni. Stando alle previsioni di bilancio per l’anno fiscale 2007, a Sigonella sono stati destinati stanziamenti aggiuntivi per oltre 163 milioni di dollari da spendere nel triennio 2008-2010. In particolare, ventuno milioni di dollari andranno invece per creare una “facility” per l’EOD - Explosive Ordnance Disposal Mobile Unit Eight Detachment (EODMU 8), il reparto speciale della US Navy che cura la manutenzione di mine, armi convenzionali, chimiche e nucleari e la loro installazione a bordo di portaerei e sottomarini. EODMU 8 è stato assegnato a Sigonella nell’ottobre del 1991 per supportare le operazioni del Comando della US Navy, dei servizi segreti statunitensi e del Dipartimento di Stato in un’area compresa tra Europa, Africa e Medio Oriente. Il reparto, in particolare, è stato operativo nel teatro di guerra del nord Afghanistan sin dal 2002, mentre si è guadagnato la “Stella di Bronzo” per i “servizi” resi alle forze armate impegnate in Iraq. Dal 2004 un gruppo di militari dell’EODMU 8 è pure operativo presso la nuova base di Camp Lemonier, Gibuti.
 
L’African Connection - Negli ultimi tempi è ulteriormente cresciuta la presenza in Africa di organismi, reparti e mezzi di stanza a Sigonella. Ufficiali del “Naval Criminal Investigative Service” (NCIS) del distaccamento presente nello scalo siciliano, sono impegnati nell’addestramento “in tecniche di sicurezza marittime e portuali”, della “Africa Partnership Station” (APS), la forza multinazionale che gli Stati Uniti hanno promosso con paesi dell’Africa occidentale e centrale.
 
Ufficiali della “Combined Task Force 67 - CTF-67”, hanno partecipato ad esercitazioni congiunte con le forze armate del Ghana nel Golfo di Guinea (febbraio 2007). Il CTF-67 è il comando che sovrintende le operazioni delle forze aeree della Marina Usa nel Mediterraneo, trasferito da Napoli a Sigonella nell’ottobre 2004 proprio per rafforzare la sua proiezione nel continente africano. Ma il fiore all’occhiello dell’intervento di Sigonella nel continente africano è rappresentato dalla “Joint Task Force JTF Aztec Silence”, la forza speciale creata dal Dipartimento della difesa degli Stati Uniti per condurre missioni d’intelligence, sorveglianza terrestre, aerea e navale, nonché vere e proprie operazioni di combattimento in Africa settentrionale ed occidentale. Il primo ad illustrarne le finalità è stato il generale James L. Jones, comandante delle forze armate Usa in Europa (Eucom), l’1 marzo 2005. “Eucom – ha dichiarato Jones - ha istituito nel dicembre 2003 JTF Aztec Silence per contrastare il terrorismo transnazionale nei paesi del nord Africa e costruire alleanze più strette con i governi locali”. Il generale statunitense si è poi soffermato sulle unità d’eccellenza prescelte per coordinarne le operazioni. “A sostegno di JTF Aztec Silence, le forze d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento (ISR) della US Navy basate a Sigonella, Sicilia, sono state utilizzate per raccogliere ed elaborare informazioni con le nazioni partner”.
 
Sino a due anni fa, la JTF Aztec Silence si basava sullo sforzo operativo di differenti squadroni di pattugliamento aereo della US Navy che venivano trasferiti in Sicilia per periodi di circa sei mesi da basi aeronavali statunitensi. Il 7 dicembre 2007, tuttavia, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha istituito il “Patrol Squadron Sigonella (Patron Sig). L’elemento strategico per “individuare, attaccare e colpire” gli obiettivi nemici è rappresentato dall’aereo radar Orion P-3C, nato per il pattugliamento marittimo e la guerra antisottomarini, ma che a partire dagli anni ’90 è stato orientato sempre di più alle attività d’intelligence e alla cosiddetta “lotta al terrorismo”, l’eufemismo di Washington per giustificare i programmi di guerra globale. Per la sua versatilità, il P-3C è stato usato in supporto alle forze terrestri in Iraq ed Afghanistan, e in numerose missioni “umanitarie” in Golfo Persico, Corno d’Africa e Filippine.
 
Sangue nel Sahara - La Sicilia è già stata coinvolta nelle scorribande militari degli Stati Uniti in terra d’Africa. Vere e proprie operazioni di guerra erano state lanciate dai centri di comando e dai velivoli di stanza a Sigonella sin dai mesi che avevano preceduto l’istituzionalizzazione della JTF Aztec Silence. Nell’autunno del 2003, ad esempio, il Pentagono ricevette l’autorizzazione a trasferire dalla Sicilia alcuni P-3 Orion presso l’aeroporto di Tamanrasset, nel sud dell’Algeria. Nel marzo del 2004 questi velivoli furono utilizzati in una vasta operazione d’intelligence per individuare presunti “terroristi” algerini presenti in alcuni campi in Ciad. Adesso che Africom è nel pieno delle sue funzioni, sta crescendo ancora di più nel teatro europeo-mediterraneo il traffico aereo finalizzato al trasporto di reparti e mezzi statunitensi. Una sfida, quella rappresentata dalle missioni in Africa, che l’Air Mobility Command (AMC), l’alto comando Usa per la mobilità aerea, si trova ad affrontare dopo quella generata dalle guerre in Iraq ed Afghanistan. Il generale Duncan J. McNabb, la più alta autorità militare nel settore del trasporto aereo statunitense, in un’intervista rilasciata al periodico Air Forces Magazine (novembre 2008), ha spiegato che “per assicurare il successo dell’intervento in Africa”, è indispensabile “sviluppare le infrastrutture delle basi chiave, come Lajes Field, l’isola Ascensione nell’Atlantico e Sigonella, Sicilia”. “L’Air Mobility Command - ha aggiunto McNabb – sta lavorando con il comando dell’US Air Force in Europa per trasferire in queste installazioni, dalla base aerea di Ramstein, Germania, il traffico aereo di Africom”.
 
Il trasferimento in pianta stabile a Sigonella dei grandi aerei da trasporto C-5 Galaxi, C-17 Globemaster e C-130 Hercules e degli aerei cisterna KC-10 e KC-135 avrà impatti ancora più rilevanti sulla salute della popolazione. Questi velivoli militari sono quelli che più contribuiscono alla dispersione nell’ambiente delle cosiddette “scie chimiche”, emissioni in cui si registrano pericolosissime concentrazioni di veleni e sostanze cancerogene, quali alluminio, arsenico, cobalto, mercurio, piombo, quarzo, sali di bario, silicio, torio, uranio, ecc..

Articolo pubblicato in Agoravox.it il 2 maggio 2009

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