I Padrini del Ponte

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venerdì 17 dicembre 2010

Giochi di Guerra nei Caraibi

Il nome, “Unita Gold”, lascia pensare ad una marca di frutta tropicale. Si tratta invece della maggiore delle esercitazioni aeronavali mai realizzate nel Mar dei Carabi. Dal 20 aprile al 5 maggio 2009, una trentina di navi da guerra, 2 sottomarini e 50 tra aerei ed elicotteri appartenenti ad undici paesi del continente americano ed europeo, si sono dati appuntamento al largo delle coste della Florida, per eseguire veri e propri cannoneggiamenti e lanci di missili, bombardamenti aerei, sbarchi anfibi e assalti navali, inseguimenti di unità subacquee ed imbarcazioni veloci, e sperimentare i più sofisticati sistemi di guerra elettronica e le nuove e segrete armi per lo “special warfare”.

“Nel corso di quella che è certamente la più grande e più lunga esercitazione marittima multilaterale, militari, marines e guardiacoste statunitensi avranno l’opportunità di addestrarsi congiuntamente alle navi latinoamericane, usando le più aggiornate attrezzature tecnologiche”, spiegano al Pentagono. Uno scenario apocalittico voluto per festeggiare la 50^ edizione dell’esercitazione multilaterale creata dagli Stati Uniti d’America come “risposta agli interessi e ai bisogni navali e marittimi dei paesi delle Americhe e dei Caraibi”, e poter “edificare un clima di collaborazione e sicurezza tra i militari dell’Emisfero Occidentale”.

Alle nozze d’oro di “Unita” partecipano con gli USA, Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Germania, Perù, Uruguay e, per la prima volta nella storia, Canada e Messico.
 
Quest’anno sono gli Stati Uniti a fare da anfitrione: alla direzione dell’esercitazione aeronavale sono stati chiamati l’U.S. Naval Forces Southern Command (NAVSO) di Mayport (Miami) e il Comando della IV Flotta dell’US Navy, tornata operativa il primo luglio 2008. Istituita nel 1943 per contrastare i raid dei sottomarini tedeschi nell’Atlantico del Sud, la IV Flotta era stata disattivata nel 1950. Le rinnovate esigenze strategiche di Washington in una vastissima aerea geografica comprendente i Caraibi, il Centroamerica e il Sud America, hanno però convinto il Pentagono a riesumare la forza navale. “La IV Flotta opera di concerto con le componenti navali, sottomarine ed aree, le forze di coalizione e le Joint Task Forces dell’U.S. Southern Command (SOUTHCOM)”, spiega Washington. “Con il fine di rafforzare l’amicizia e la partnership con i paesi della regione, la IV Flotta supporta direttamente la Strategia Marittima USA, conducendo principalmente le missioni di supporto alle operazioni di peacekeeping, l’assistenza medica ed umanitaria, il pronto intervento in caso di disastri, la realizzazione di esercitazioni marittime d’interdizione e di addestramento militare bilaterale e multinazionale, l’azione anti-droga, la lotta al terrorismo internazionale e al traffico di persone”. Uno spettro ampissimo che ricorda le funzioni assegnate ad Africom, il comando USA per le operazioni nel continente africano attivato l’1 ottobre 2008, appena tre mesi dopo il ristabilimento della IV Flotta in America Latina.
 
Come è del resto riconosciuto dagli alti comandi delle forze armate USA, la riproposizione della politica delle cannoniere in Sud America e nei Caraibi risponde innanzitutto alla necessità di rafforzare il pattugliamento delle rotte commerciali regionali, fondamentali per l’economia statunitense. Secondo il SOUTHCOM, il 38% del commercio globale degli Stati Uniti continua ad essere realizzato con paesi dell’emisfero occidentale. Gli USA importano il 34% del loro petrolio dalla regione, mentre i due terzi delle imbarcazioni che transitano nel Canale di Panama sono dirette a porti degli Stati Uniti. Sempre in termini di accesso alle risorse energetiche, non è poi elemento secondario la recente scoperta, da parte del colosso brasiliano Petrobras, di immense riserve petrolifere nelle acque dell’Oceano Atlantico, sotto lo strato del cosiddetto “pre-sal”. A largo delle coste brasiliane è già in atto una vera e propria corsa all’oro nero, dove grandi imprese petrolifere e Stati si confrontano in modo sempre più aggressivo (la marina militare brasiliana ha dato il via ad un faraonico progetto per dotarsi di sottomarini a propulsione nucleare e poter “difendere le acque territoriali del pre-sal”).
 
Sono poi le incomparabili risorse idriche del continente ad essere particolarmente attenzionate dall’establishment politico-economico e militare nordamericano. Nelle mire ci sono soprattutto i ghiacciai patagonici, il bacino fluviale amazzonico e le riserve di acqua dolce dell’Acquifero del Guaranì (tra sud Brasile, Paraguay, nord Argentina ed Uruguay). Come afferma ancora il Comando Sud delle forze armate USA, “le navi della IV Flotta raggiungeranno i magnifici sistemi fluviali che esistono in Sud America, navigando in acque marroni più che in quelle azzurre”.
Washington ammette pure che la IV Flotta è stata ricostituita come forma di pressione politico-militare contro i governi più o meno progressisti che sono ormai fortemente maggioritari nel continente americano. Secondo James W. Stevenson, capo del Comando Navale Sud USA, “la riattivazione manda un segnale chiaro a quelle persone che sappiamo non essere necessariamente i nostri maggiori sostenitori”.

Il teologo brasiliano Frei Betto, in occasione del recente Forum Sociale Mondiale di Belém do Parà, ha rilevato che “non è certo una coincidenza che la IV flotta sia stata riattivata nel momento in cui Cuba rende più profonda la sua scelta socialista, Daniel Ortega ritorna alla presidenza del Nicaragua, e l’America latina è governata da persone come Chavez, Lula, Correa, Kirchner, Morales, Lugo, che non muoiono d’amore per lo zio Sam, ma che anzi sono impegnati a ridurre la dipendenza dei loro paesi rispetto agli Stati Uniti”.
 
“Con l’ascesa di nuove forze sociali e politiche alla guida di molti paesi in Centro e Sud America, si è reso reale uno sforzo per superare il neoliberismo e concretizzare un processo d’integrazione regionale autonomo e indipendente dagli interessi statunitensi”, aggiunge il Centro Brasiliano di Solidarietà ai Popoli e di Lotta per la Pace, Cebra Paz. “La IV Flotta sorge nel momento in cui si consolidano istanze di coordinamento politico, sociale ed economico regionale come Unasur,il Mercosur e l’Alba, o si costituisce il Consiglio di Difesa sud-americano, un organo di cooperazione tra le Forze Armate del continente che esclude gli Stati Uniti”. Nonostante siano chiare a tutti i governi latinoamericani le finalità neo-egemoniche della flotta navale USA, i militari di paesi “progressisti” come Argentina, Brasile, Cile, Ecuador ed Uruguay hanno deciso di dare il loro contributo diretto ai giochi di guerra nei Caraibi di “Unita Gold”.
 
Ad affermare la volontà di supremazia marittima degli Stati Uniti nei Caraibi e in America Latina, ci pensa pure la “Southern Partnership Station”, il dislocamento per periodi medio-lunghi di differenti navi da guerra nell’area di responsabilità di SOUTHCOM. L’ultima edizione della “Southern Partnership Station”, durata quasi 5 mesi, si è conclusa la scorsa settimana e ha visto protagonista l’unità di pronto intervento “High Speed Vessel Swift”. Nel corso di lunghe soste nei porti di El Salvador, Panama, Giamaica, Barbados, Colombia, Nicaragua e Repubblica Dominicana, gli addestratori del Navy Expeditionary Training Command, del Naval Criminal Investigative Service e del Corpo dei Marines hanno curato la “formazione” del personale militare, delle forze di polizia e dei guardiacoste locali.

Articolo pubblicato in Agoravox.it il 30 aprile 2009

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