I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

giovedì 30 dicembre 2010

Africom sceglie i privati per intervenire nei conflitti africani

Africom, il nuovo comando delle forze armate USA per le operazioni in Africa, ha sottoscritto contratti milionari nei settori delle comunicazioni strategiche e del trasporto aereo con due aziende del complesso militare industriale degli Stati Uniti d’America.

Il primo contratto riguarda il potenziamento dei servizi di comunicazione tra il Comando Africom e gli altri comandi delle forze armate USA in Europa e in Africa ed è stato assegnato alla SRA International Inc. di Fairfax (Virginia), società leader nella fornitura di tecnologie militari avanzate. SRA International consegnerà ad Africom nei prossimi cinque anni sistemi di comando, controllo e comunicazioni, hardware e software per un valore di 200 milioni di dollari.

Il secondo contratto, per un valore di 26,3 milioni di dollari, riguarda l’affidamento al Phoenix Air Group di Cartersville, Atlanta (Georgia), dei servizi charter per le forze armate USA che da Stoccarda, città che ospita il quartier generale di Africom, si recheranno in Africa ed in Europa. “Il Phoenix Air Group fornirà velivoli bimotore per le operazioni di trasporto del personale e dell’equipaggiamento al continente africano”, ha reso noto il Dipartimento della Difesa. “Il periodo coperto dal contratto va dall’1 aprile 2009 sino al 31 marzo 2012 ma potrebbe essere ulteriormente prorogato”. Il Phoenix Air Group è uno dei contractor di fiducia dell’US Air Force e della NATO: da anni fornisce i velivoli Learjet 35/36 per l’addestramento dei piloti alla guerra elettronica e al bombardamento aereo e ha già svolto importanti operazioni di trasporto truppe, armi e munizioni alle principali aree di conflitto mondiali.
 
Si rafforza pertanto la tendenza del comando USA per l’Africa di affidare ai contractor privati buona parte delle missioni più complesse e rischiose. Prime fra tutte le operazioni di supporto alle forze africane impegnate nelle cosiddette azioni di “peacekeeping”. Una recente ricerca del Dipartimento di Stato ha rivelato come buona parte degli interventi coordinati da Africom nel quadro del cosiddetto “Bureau of African Affairs-Africa Peacekeeping Program - Africap”, sono stati affidati ad aziende private del settore sicurezza. I contractor hanno coordinato il trasferimento di truppe di Benin, Mali e Nigeria in Liberia e Sierra Leone, e di militari di Ruanda e Nigeria in Sudan. Sono sempre i contractor a gestire attualmente i campi rifugiati implementati dall’amministrazione statunitense in Darfur.
 
Dal 2003 al 2007, più di due miliardi di dollari del Programma Africap sono finiti nelle mani di aziende private USA. Si tratta di Triple Canopy (sede centrale ad Herndon, Virginia e filiali ad Abu Dhabi e Lagos, Nigeria); Northrop Grumman Corporation (una delle maggiori società costruttrici di sistemi aerei, missilistici e spaziali); MPRI (società di proprietà del colosso L-3 Communications); PAE – Pacific Architects & Engineers (appartenente ad un altro colosso industriale, Lockheed Martin); DynCorp International (uno dei più noti contractor operanti in Iraq ed Afghanistan, protagonista delle devastanti campagne di fumigazione delle coltivazioni di coca nella selva colombiana ed ecuadoriana).
 
DynCorp è sicuramente la regina delle operazioni USA in terra africana; il suo giro di affari nel continente ha raggiunto lo scorso anno i 150 milioni di dollari, valore che corrisponde al 7% del fatturato globale della corporation. DynCorp ha esordito nel 2005 ad Akwa Ibom, Nigeria, avviando la realizzazione di uno scalo aereo ufficialmente destinato alle maggiori compagnie petrolifere statunitensi che operano nel delta del Niger, ma le dimensioni delle piste - 4.200 metri di lunghezza - lasciano presagire un suo possibile uso a fini militari (i lavori dell’aeroporto sono andati in subappalto all’azienda siciliana Gitto).
 
L’amministrazione Bush ha versato alla società con sede in Virginia, più di 10 milioni di dollari per l’acquisto di tende, generatori e veicoli militari da destinare alle forze di “peacekeeping”, e per la movimentazione dei mezzi e del personale africano. Il Pentagono ha poi sottoscritto con DynCorp un contratto per oltre 20 milioni di dollari per il supporto alle “operazioni di sorveglianza, addestramento e peacekeeping” di alcuni importanti partner regionali (principalmente Etiopia e Liberia). Mercenari della società hanno addestrato, equipaggiato e sostenuto logisticamente la fallimentare “missione di pace” dell’Unione Africana in Somalia, realizzata con militari etiopi ed ugandesi.
 
DynCorp è pure impegnata nell’addestramento basico della forze armate della Liberia presso i centri di Barclay e Camp Ware, a seguito di un accordo bilaterale tra il ministero della difesa di Monrovia e il Dipartimento di Stato. Nel marzo 2008 Washington ha pure affidato a DynCorp l’addestramento e l’equipaggiamento di 500 membri della Polizia nazionale liberiana che agirà congiuntamente con i “peacekeepers” di UNMIL (la missione militare delle Nazioni Unite in Liberia) in attività di mantenimento dell’ordine pubblico. Il valore di questo contratto è di 7 milioni di dollari; altri 3,5 milioni di dollari sono stati assegnati a DynCorp per la ricostruzione di alcune infrastrutture che ospiteranno il corpo della Polizia nazionale di Monrovia.
 
Recentemente la stampa statunitense ha rivelato che potrebbe essere affidato alla corporation l’addestramento e il rifornimento delle forze armate della Repubblica Democratica del Congo. La società di sicurezza si è pure dichiarata disponibile a partecipare direttamente alla crociata contro i pirati somali in corso nelle acque del Golfo di Aden. “Siamo una compagnia in grado di fornire rapidamente i nostri servizi in qualsiasi parte del continente, dalla logistica alle missioni di peacekeeping, all’addestramento specifico delle forze armate locali per migliorare le loro capacità d’intervento aereo e terrestre”, ha dichiarato il vicepresidente esecutivo di DynCorp, Anthony Zinni, già generale del Corpo dei Marines ed ex Comandante dell’US Central Command (Centcom), con sede a Tampa, Florida. Grande conoscitore della Somalia (l’ex militare è stato il direttore operativo della disastrosa “Restor Hope” del biennio 1992-93), Zinni è uno dei più convinti sostenitori di Africom, nonché grande amico del comandante per le operazioni militari nel continente, generale William Kip Ward.
 
Nell’elenco dei maggiori contractor USA in Africa c’è poi KBR Inc., società interamente controllata da Halliburton Corporation. KBR è stata utilizzata dal Pentagono per la fornitura dei servizi di protezione delle basi utilizzate a Gibuti, Kenya ed Etiopia dalla U.S. Combined Joint Task Force-Horn of Africa (la forza di “pronto intervento USA di 2.000 uomini nel Corno d’Africa).
 
Altra azienda di sicurezza privata impegnata nel continente è la famigerata Blackwater Woldwide, responsabile due anni fa del massacro di 17 civili in Iraq. Washington ha affidato a Blackwater il sostegno logistico e il “pronto intervento sanitario” per le truppe USA impegnate in esercitazioni militari in Mali, Burkina Faso e Kenya. Blackwater ha pure offerto uomini e mezzi per assistere le società di navigazione in transito nel Golfo di Aden. Per prevenire le azioni di sequestro di navi cargo e petroliere, Blackwater ha acquistato una vecchia nave oceanografica, la McArthur, che ha poi ristrutturato ed armato con cannoni navali ed elicotteri lanciamissili. Gli affari africani della corporation potrebbero però subire uno stop: qualche giorno fa il presidente Obama ha deciso di non rinnovare il contratto multimilionario con Blackwater per l’addestramento dell’esercito iracheno. Al suo posto dovrebbero essere chiamate DynCorp e Triple Canopy. Lo stesso potrebbe accadere in Africa.
 
Per intervenire negli scenari di guerra senza dover mettere a repentaglio la vita dei propri militari, Africom può contare pure sui paesi maggiormente dipendenti dall’aiuto internazionale allo “sviluppo”. Il 23 febbraio scorso, armamenti e attrezzature per il valore di 17 milioni di dollari sono stati consegnati a tre battaglioni del Burkina Faso che opereranno in Darfur. Come è stato spiegato dai diplomatici del Dipartimento di Stato, “la formazione e l’equipaggiamento fornito nell’ambito del programma di assistenza “ACOTA” è solo una piccola parte dei programmi di cooperazione militare tra gli Stati Uniti e il Burkina Faso”. Il piccolo stato africano è infatti uno dei maggiori destinatari degli “aiuti” in ambito IMET (International Military Education Training); alcune unità della polizia nazionale ricevono addestramento specifico per partecipare ad eventuali prossime operazioni di peacekeeping. “Il Burkina Faso è un grande partner del nuovo comando Africom nella lotta contro il terrorismo”, ha dichiarato il Dipartimento USA.

Articolo pubblicato in Agoravox.it il 23 marzo 2009

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