I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

venerdì 8 ottobre 2010

Saranno otto i velivoli spia della centrale NATO di Sigonella

Prima quattro, poi sei, adesso otto. Si tratta dei famigerati velivoli senza pilota UAV “Global Hawk” che la NATO destinerà alla base di Sigonella nell’ambito del nuovo programma di sorveglianza terrestre AGS (Alliance Ground Surveillance).

A comunicare l’aumento del numero degli UAV che giungeranno in Sicilia entro il 2012, Ludwig Decamps, a capo della Sezione di supporto dei programmi di armamento della Divisione difesa dell’Alleanza Atlantica.
 
"Il sistema AGS di Sigonella sarà fondamentale per le missioni alleate nell’area mediterranea ed in Afghanistan, così come per assistere i compiti della coalizione navale contro la pirateria a largo delle coste della Somalia e nel Golfo di Aden", ha aggiunto Decamps. "L’AGS fornirà un preciso quadro della situazione operativa tramite dettagliate immagini del suolo, sempre disponibili per tutti i responsabili della NATO e dei Paesi che ne fanno parte e soprattutto per la “NATO Response Force” (NRF), la forza d’intervento rapido, accrescendo la capacità di sorveglianza aerea in linea con i moderni requisiti di Intelligence, Surveillance e Reconnaissance. Il sistema consentirà, inoltre, di supportare gli emergenti requisiti operativi anche per la gestione delle crisi, la sicurezza nazionale e gli aiuti umanitari. Sarà inoltre interoperabile con i sistemi di sorveglianza aviotrasportati e terrestri, formando così un sistema di sistemi". 
 
Oltre alla componente di volo dell’AGS rappresentata da otto velivoli “RQ-4B Global Hawk” nella versione Block 40, all’interno della base di Sigonella saranno ospitati i centri di comando e di controllo del nuovo sistema, centralizzando le attività di raccolta d’informazioni ed analisi di comunicazioni, segnali e strumentazioni straniere. La Sicilia si trasforma, così, in un’immensa centrale di spionaggio, in un “Grande Fratello” capace di spiare, 24 ore al giorno, un’area che si estende dai Balcani al Caucaso e dall’Africa al Golfo Persico.
 
Ma non solo. L’AGS, infatti, è un programma di vitale importanza per poter applicare sul campo la nuova dottrina strategica NATO per le guerre del XXI secolo, denominata “Network Centric Warfare” (NCW), che punta all’integrazione delle forze dell’alleanza militare in un’unica rete informativa globale (la cosiddetta "infostruttura net-centrica") e alla "condivisione delle informazioni sensibili tra tutti i possibili utenti in tempo quasi reale".
 
Secondo quanto è possibile carpire dai siti militari specialistici, «la NCW prevede un radicale cambiamento nei rapporti tra piano strategico, operativo e tattico, quindi un diverso rapporto tra Comando e forze operanti e un diverso modo di comunicare, pianificare ed operare. Dal punto di vista teorico, il Comando non si trova più in cima ad una piramide, ma in mezzo ad una catena nella quale è integrato; svolge quindi il ruolo di inizio-e-fine di ogni operazione, stabilendo gli obiettivi strategici prioritari e condividendoli con gli assetti presenti nella zona delle operazioni, praticamente senza limiti geografici». L’aspetto operativo e tattico viene quindi demandato alle componenti spaziali, aeree, navali e terrestri che intervengono nei teatri di guerra «in piena autonomia». Un network auto-formante ed auto-organizzante che azzera le tradizionali catene di comando e impedisce nei fatti qualsivoglia forma di controllo da parte delle autorità politiche sulle scelte e l’operato delle forze armate.
 
"L’ausilio di un unico centro di elaborazione, smistamento e disseminazione delle informazioni è indispensabile dato che non si può più parlare di “guerra” nell’accezione più comune del termine, in quanto il “campo di battaglia” è ormai indefinito, la “minaccia” è asimmetrica ed il “nemico” è invisibile, onnipresente e capace di colpire ovunque", spiegano gli strateghi delle guerre permanenti e senza confini del XXI secolo. "L’unica arma a disposizione dei Paesi liberi è allora la conoscenza approfondita del nemico sul piano teorico (resa possibile dal notevole vantaggio tecnologico a favore dell’Occidente), per prevederne ed anticiparne le mosse, prevenendo così situazioni di crisi o risolvendole nel più breve tempo possibile con l’impiego di strumenti adeguati". Da qui l’AGS, i Global Hawk e la "ristrutturazione delle forze militari in senso specialistico, costituendo reparti sempre più versatili e proiettabili come la NRF", stando a quanto riferisce la Nato Response Force.
 
Nonostante la sua rilevanza strategica, a sostenere finanziariamente l’AGS sono però appena 15 Paesi sui 28 che aderiscono alla NATO. Si tratta di Bulgaria, Canada, Danimarca, Estonia, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Stati Uniti e, ovviamente, l’Italia. Nel settembre 2009 i rispettivi ministri della difesa hanno sottoscritto l’AGS Programme Memorandum of Understanding (PMOU) che delinea il quadro giuridico, organizzativo e finanziario del nuovo programma militare. Costo stimato: 2,3 miliardi di dollari, ma con ancora alcuni punti oscuri che faranno certamente lievitare la spesa finale e, in conseguenza, i singoli contributi dei Paesi partecipanti (150 miliardi di euro dall’Italia, secondo il Ministro La Russa).
 
"Nessuna decisione è stata presa sino ad oggi relativamente alle trasformazioni infrastrutturali che saranno necessarie per ospitare a Sigonella il nuovo sistema e il personale destinato al suo funzionamento, circa 800 militari che si aggiungeranno alle unità statunitensi ed italiane già presenti nella Naval Air Station", ha dichiarato il responsabile NATO per i programma di armamento, Ludwig Decamps.
 
A margine del meeting tenutosi a Bratislava il 22 e 23 ottobre scorso, i ministri della difesa dell’Alleanza si sono soffermati sullo stato di avanzamento dell’AGS, prendendo visione di un modello in scala assai ridotta dell’aereo senza pilota, la cui realizzazione è appannaggio di un consorzio “internazionale” costituito prevalentemente da industrie belliche USA e canadesi (Northrop Grumman, General Dynamics Canada, ecc.).
 
Commesse del tutto simboliche - sufficienti però a convincere il nostro governo a concedere Sigonella per l’installazione dell’AGS - saranno affidate alla SELEX Galileo, azienda italiana del gruppo Finmeccanica. "Abbiamo accolto con soddisfazione la firma del Memorandum of Understanding del programma NATO Alliance Ground Surveillance da parte delle 15 nazioni partecipanti, dell’approvazione delle linee guida per le fasi di finanziamento, acquisizione e produzione, oltre che della selezione della base italiana di Sigonella, in Sicilia, quale principale base operativa", ha dichiarato il 20 ottobre 2009 l’amministratore delegato della società, Fabrizio Giulianini. "SELEX Galileo è tra le aziende chiamate a sviluppare e produrre dei capabilities cruciali per questo programma di sicurezza e difesa, e in qualità di capofila dell’industria italiana, ricopre un ruolo primario nei segmenti terrestri di gestione operativa della missione e di comunicazione, assieme a SELEX Communications, altra società di Finmeccanica".
 
A intasare ulteriormente le piste e lo spazio aereo di Sigonella ci penseranno pure i 4 o 5 “Global Hawk” che l’aeronautica militare statunitense è in procinto di dislocare in Sicilia per le proprie operazioni “preventive” in Europa, Medio oriente e nel continente africano. Nella base siciliana verrà pure realizzato il Global Hawk Aircraft Maintanance and Operations Complex, il complesso per le attività di manutenzione degli aerei senza pilota dell’US Air Force. "Velivoli assolutamente non compatibili col traffico civile del vicino aeroporto civile Fontanarossa", aveva dichiarato due anni e mezzo fa il comandante italiano della stazione aeronavale di Sigonella. Proprio a causa dei documentati rischi per la sicurezza dei voli civili e militari e della popolazione residente, il governo spagnolo aveva ritirato la candidatura dello scalo di Zaragoza come principale base operativa dell’AGS NATO.
 
Viaggiare in Sicilia sarà come giocare alla roulette russa. E pensare che nell’autunno del 2010, quando saranno avviati i lavori di ammodernamento e ampliamento di quello che è ormai il terzo aeroporto in Italia per traffico passeggeri, buona parte dei voli dovrebbero essere trasferiti transitoriamente da Fontanarossa a Sigonella.
 
Articolo pubblicato in Agoravox.it il 4 dicembre 2009

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