I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

martedì 5 ottobre 2010

Alla Lockheed i servizi aerei delle basi di Napoli e Sigonella

La marina militare degli Stati Uniti ha assegnato al colosso industriale Lockheed Martin di Bethesda, Maryland, la gestione delle operazioni aeroportuali nelle basi USA di Napoli-Capodichino e Sigonella. Il contratto, per un valore di 14,6 milioni di dollari, entrerà in vigore nel febbraio 2010 e avrà una durata di sette mesi. È tuttavia prevista la possibilità di estendere la gestione dei servizi per ulteriori cinque anni con una spesa ulteriore di 124,9 milioni di dollari.

A sottoscrivere l’accordo con una delle principale produttrici mondiali di cacciabombardieri, aerei da trasporto e sistemi missilistici e spaziali (un fatturato annuale superiore ai 38 miliardi di dollari), il Fleet and Industrial Supply Center (FISC) di Sigonella, la centrale per le operazioni logistiche dell’US Navy nei teatri europeo, africano e dell’Asia sud-occidentale. Istituito il 3 marzo 2005, il FISC ha centralizzato nella base siciliana tutte le operazioni di gestione servizi e smistamento di equipaggiamenti, sistemi d’arma, “materiali pericolosi”, carburante per i mezzi aerei e navali e il personale della Marina, del Corpo dei Marines, dell’US Guard Coast e del Military Sealift Command.
 
Il 70% delle attività di Lockheed Martin saranno realizzate all’interno dello scalo di Sigonella, mentre il restante 30% avverrà a Capodichino, sede operativa del Naval Support Activity Naples. La società statunitense assicurerà il supporto logistico ai circa 200 velivoli imbarcati nelle unità che compongono la VI Flotta, agli squadroni di sorveglianza e pattugliamento marittimo e agli aerei cargo C-2, C-5, C-9 e C-130 dell’US Navy e dell’US Air Force che movimentano le truppe e gli armamenti destinati in Iraq, Afghanistan e Pakistan. Inoltre, con la costituzione di AFRICOM, il comando per le operazioni delle forze armate USA nel continente africano, gli scali di Sigonella e Napoli-Capodichino sono diventati i principali terminal per le missioni dell’US Navy e dei reparti impegnati stabilmente a presidio delle acque del Corno d’Africa e dell’Africa occidentale.  
 
Nella gestione dei servizi aeroportuali, Lochkeed Martin prenderà il posto del consorzio italiano “Algese2”, costituito dalle società Alisud, Gesac e Servisair. Alisud, in particolare, è un’antica conoscente del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America. Si tratta di uno dei più fedeli contractor di Washington: nel periodo compreso tra il 2000 e il 2008, l’azienda napoletana che ha pure in gestione l’handling degli scali di Venezia, Bologna, Capodichino, Catania-Fontanarossa e Palermo, ha sottoscritto 13 contratti con diverse agenzie del Pentagono, fatturando complessivamente 105.830.929 dollari. Ad essi vanno aggiunti i 18.412.208 dollari dei contratti per il triennio 2004-2006 che il FISC Sigonella ha firmato con il consorzio Algese2.
 
Alisud opera ininterrottamente nel terminal militare di NSA Napoli dal 1972, mentre la presenza a Sigonella, avviata nel 1976, si è interrotta nel 1997 per cinque anni, quando i servizi aeroportuali furono affidati ad una joint-venture italo-statunitense composta da Pae, Aviation Management e Climega. Subito dopo il loro arrivo in Sicilia, queste tre ultime società presentarono un pesantissimo “piano di ristrutturazione” che prevedeva tagli occupazionali e salariali per il personale civile impiegato nelle operazioni di carico e scarico dei velivoli USA, con un ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro e dell’agibilità sindacale. I lavoratori diedero vita allora ad una mobilitazione senza precedenti nella storia delle basi USA in Europa, effettuando oltre 4.000 ore di scioperi, blocchi stradali e un digiuno durato 46 giorni, subendo pure le cariche delle Forze dell’Ordine. La straordinaria stagione di lotta dei lavoratori di Sigonella, nota sotto il nome di “Popolo dei cancelli”, fu documentata dal cineasta britannico Ken Loach.
 
Con l’affidamento nel novembre 2002 del contratto ad Algese2, le cose non migliorarono. Il 10 maggio 2004, nel corso di un seminario di studio sul ruolo strategico della base siciliana e sulla penetrazione mafiosa nella gestione di subappalti di costruzione e servizi al suo interno, presente l’allora vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Lumia, alcuni lavoratori denunciarono che il “biglietto da visita” del consorzio vedeva l’imposizione di una piattaforma aziendale “finalizzata al contenimento ed alla compressione salariale”, con conseguente “precarizzazione del rapporto di lavoro e l’intensificarsi dello sfruttamento”.
 
Emblematica della stagione di Algese2 a Sigonella la vicenda professionale ed umana di Marco Benanti, il giornalista catanese assunto il 9 giugno 2003 con contratto a termine della durata di sei mesi per svolgere le mansioni in un deposito adibito al carico e lo scarico di merci aviotrasportate. Alla fine dei sei mesi, secondo un accordo intercorso tra i sindacati e Algese2, era prevista la riassunzione di tutto il nuovo personale per altri nove mesi, con la possibilità concreta dell’assunzione a tempo indeterminato. Ciò avveniva puntualmente per tutti i lavoratori ad esclusione di Benanti, punito dai manager di Alcese perché il suo ingresso all’interno di Sigonella “non era gradito ai responsabili statunitensi della base”. Rivoltosi alla magistratura del lavoro, nell’agosto del 2004, questa gli veniva riconosciuto il diritto ad ulteriori nove mesi di contratto, ma il presidente del consorzio decideva di “dispensare” il lavoratore dalle sue funzioni, effettuando tuttavia regolare pagamento del salario. Il 24 maggio 2005, durante un’udienza davanti al giudice del lavoro di Siracusa, il procuratore speciale di Algese, Floriano Frangipani, ammetteva che Benanti “non era gradito all’appaltante governo americano, o meglio, ci ha messo in imbarazzo con i suoi articoli contro le basi americane in Italia”. Nella stessa occasione, Frangipani produceva gli articoli pubblicati dal giornalista sin da molto prima della sua assunzione a Sigonella. Nonostante gli illegittimi provvedimenti discriminativi, a ulteriore conferma dello status di extraterritorialità di cui gode la base, Benanti non è più stato riassunto.
 
“Noi, di certo, Algese2 non la rimpiangeremo”, dichiara Gaetano Ventimiglia, dipendente del consorzio e rappresentante del Coordinamento Siciliano della CUB Trasporti. “Temiamo tuttavia che con l’arrivo di Lockheed Martin si possa ripetere quanto accadde nel 1997 con il passaggio delle consegne di Alisud alla joint venture Pae-Aviation Management-Climega. Tra i 220 lavoratori di Sigonella vige l’incertezza, e si temono altri tagli occupazionali e salariali e un’ulteriore dequalificazione delle professionalità. Mai come adesso è necessario organizzarsi per impedire il peggioramento delle condizioni lavorative e di agibilità sindacale all’interno della base”. 
 
La Lockheed, protagonista a metà anni Settanta dello scandalo che causò l’uscita di scena del presidente della Repubblica Giovanni Leone, sei mesi prima della fine del suo mandato, non è però l’unica impresa statunitense ad essersi aggiudicata di recente importanti gare d’appalto a Sigonella. Dal febbraio del 2008, il trasporto di armamenti, materiali ed attrezzature e la gestione dei servizi ambientali nella base e nelle altre infrastrutture militari dell’US Navy in Sicilia (Augusta, Niscemi e Pachino) sono stati affidati al “Team Bos Sigonella”, joint venture capitanata dalla Del-Jen Inc. di Clarksville, Tennessee, uno dei maggiori contractor delle forze armate e delle agenzie USA attive nel settore della produzione di testate nucleari. Il contratto, la cui durata è prevista sino al 2013, ha un valore di 96 milioni di dollari. Alla società “d’ingegneria ambientale” Amaresco Co. di Framingham (Massachusetts) è stata affidata la progettazione e la realizzazione del nuovo impianto di potabilizzazione della base (costo previsto: un milione di dollari). Alla Northrop Grumman, altra grande azienda produttrice di aerei da guerra e sistemi missilistici, è toccato invece un appalto biennale per seguire le operazioni sperimentali, tecnico-logistiche e di manutenzione dei nuovi velivoli senza pilota Global Hawk che l’US Air Force sta per installare a Siogonella.
 
“Ormai non regge neanche più l’alibi che le basi USA ospitate in Italia hanno una ricaduta per l’economia e le imprese nazionali”, dichiarano gli esponenti della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella. “I nuovi programmi militari previsti in Sicilia, i velivoli senza pilota USA, il Sistema di sorveglianza terrestre AGS della NATO e il terminal terrestre del sistema di telecomunicazione satellitare MUOS a Niscemi, sono esclusivamente in mano al complesso industriale bellico statunitense. Northrop Grumman è anche la società che ha progettato e costruito i Global Hawk, mentre la neo-arrivata Lochkeed Martin è la principale produttrice dei satelliti e delle stazioni radar terrestri su cui si basa il MUOS. Senza poi dimenticare che sempre la Lockheed è la capo-commessa dei 131 cacciabombardieri strategici F-35 Lightinh II che il governo italiano ha deciso di acquistare per le forze armate”.
 
Un affare per più di 13 miliardi di euro a cui partecipa però l’immancabile Alenia, azienda del gruppo Finmeccanica, che curerà l’assemblaggio di alcune componenti aeree a Cameri (Novara). La firma definitiva dell’accordo Italia-USA risale al febbraio 2007, durante il governo Prodi. Quello stesso governo che ha autorizzato l’arrivo dei Global Hawk e del MUOS in Sicilia e che ha concesso l’aeroporto Dal Molin di Vicenza alle truppe aviotrasportate dell’US Army.
 
Articolo pubblicato in Agoravox.it il 16 dicembre 2009

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