I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

giovedì 17 gennaio 2013

M come Messina, M come Massoneria


Il sovrintendente dell'Ear, l'ente che controlla il teatro Vittorio Emanuele di Messina, ha fatto una confessione ai ragazzi del Teatro Pinelli occupato: “Che nessuno si illuda che uno è messo lì (per meriti), io non ho fatto un concorso, c'era qualcuno che mi tutelava”. Paolo Magaudda, nel suo inspiegabile momento di confidenza, ha anche spiegato che il “qualcuno” che lo ha portato al vertice dell'Ear ha un nome e un cognome, ed è una delle personalità di spicco della politica italiana: Antonio Martino. Messinese, ex ministro dell'Interno e degli Esteri, Martino è l'ultimo di una genìa che ha dedicato tre generazioni alla politica: il nonno Antonino fu più volte sindaco di Messina e il padre Gaetano fu ministro dell'Istruzione pubblica e degli Affari esteri negli anni Cinquanta. La storia della famiglia Martino è strettamente legata a quella di Messina. Ma lo è anche con quella della massoneria, come spiega Antonio Mazzeo, giornalista e autore nel 1992 del libro “Massoni”.

Le dichiarazioni del sovrintendente Magaudda lasciano intendere che i posti di rilievo nella città non vengano decisi sulla base del merito ma sulle raccomandazioni delle logge. Messina è una città in mano alla massoneria?

Storicamente l'influenza della massoneria sulla città ha radici molto profonde, che risalgono all'Ottocento e forse addirittura al Settecento. Per parlare di fatti a noi più vicini, la massoneria ha avuto un ruolo determinante nel dopoguerra, quando ha intrattenuto rapporti con gli Stati Uniti per la ricostruzione.

Che ruolo ha avuto Gaetano Martino in quelle vicende?

Fu imposto Rettore dell'Università di Messina dall'establishment economico-militare statunitense, che era legato alla massoneria. E proprio grazie all'Ateneo costruì l'aristocrazia messinese. L'università ebbe così un ruolo di formazione e riproduzione del sistema massone. Infatti la percentuale di fratelli nelle facoltà messinesi è superiore rispetto a quella delle altre strutture italiane.

La massoneria gestiva posti di prestigio nell'università?

Soprattutto nella facoltà di Medicina, che è quella più importante sotto il profilo della gestione finanziaria, c'era una grossa quantità di affiliati che avevano ruoli di rilievo. È impressionante anche la forte presenza di massoni nelle strutture economiche della città. Quando ho scritto “Massoni” ho potuto appurare che molti fratelli erano bancari o militari.

Perché l'élite messinese entrava nella massoneria?

Negli anni Cinquanta molti si affiliavano per far carriera, come ad esempio i militari, altri erano attratti dal principio del reciproco aiuto fra fratelli. Ma la massoneria oggi è anche un sistema che determina alleanze e gestisce le dinamiche di potere. Si passa da utilità di piccolo calibro, come ottenere un mutuo anche quando a un cittadino comune non sarebbe concesso perché il direttore della banca è confratello, al controllo dell'azione di governo del territorio.

Il Sovrintendente Magaudda ha paragonato la massoneria a un Rotary Club. C'è un legame fra i club e le logge?
C'è una linea di continuità fra le due strutture. Entrambe hanno in comune il principio del sostegno reciproco fra gli iscritti, quindi credo che quella di Magaudda sia un'interpretazione corretta. Il problema della massoneria è che il confine tra il bene e il male è molto labile. Basti pensare che Antonio Martino negli anni Settanta chiese di essere iscritto alla P2 di Licio Gelli, che in seguito è stata dichiarata illegale. È un'enorme area grigia, una rete potentissima capace di controllare e indirizzare le grandi scelte. Credo che anche il governo dei tecnici di Monti abbia molto da ringraziare a questa rete di potere.
 
Intervista a cura di Ilenia Raffaele pubblicata il 16 gennaio 2013 in Sud, giornalismo d'inchiesta, http://www.sudpress.it/sud/m-come-messina-m-come-massoneria

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