I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

lunedì 14 febbraio 2011

Le armi, le guerre e il Ponte sullo Stretto di Messina

Non ci sono solo politici filo-Berlusconi, signori dell’acciaio e del cemento e cosche mafiose di mezzo mondo a guardare con interesse alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Anche i militari statunitensi che risiedono nelle basi in Italia sembrano attendere con impazienza l’avvio dei lavori dell’opera. “È un progetto assai ambizioso, di cui si è discusso per decenni”, scrive Stars and Stripes, l’organo ufficiale delle forze armate USA. “La realizzazione richiederà anni, ma una volta completato, il Ponte permetterà di viaggiare tra le basi dell’US Navy di Sigonella e Napoli più velocemente. Attualmente le auto devono affidarsi alle navi per attraversare lo stretto che separa la città siciliana di Messina dal continente”.

Per il Pentagono, dunque, la megainfrastruttura è importantissima per velocizzare – presumibilmente - i collegamenti via terra tra le due maggiori stazioni aeronavali che la Marina USA possiede nel Mediterraneo, la base siciliana di Sigonella e il complesso operativo di Napoli-Capodichino-Gaeta, veri e propri trampolini di lancio per le operazioni di guerra in Africa, Medio Oriente ed Afghanistan.
 
Ovviamente i comandi USA considerano estremamente positivo pure il piano di potenziamento della rete autostradale e ferroviaria d’Italia, Passante di Mestre e TAV in testa. “Diversi dei maggiori progetti stradali in via di realizzazione – scrive ancora Stars and Stripes - sono vicini alle comunità in cui vivono ed operano militari statunitensi. Aviano e Vicenza, in particolare, beneficeranno di un paio di questi progetti. Gli interventi sull’A28 permetteranno alle comunità che vivono attorno la base aerea di Aviano di collegarsi direttamente con l’A4, l’autostrada che collega Milano a Venezia”.[1] Ancora più rilevante dal punto geostrategico e militare l’articolarto piano per l’Alta Velocità ferroviaria nel Centro e Nord Italia, specie quello relativo al cosiddetto “corridoio 5” che per l’Unione europea dovrebbe collegare Lisbona a Kiev. Il corridoio attraversa il nostro paese sull’asse Torino-Genova-Milano-Trieste, lambendo alcune delle principali basi aeree e terrestri sotto comando degli Stati Uniti e della NATO (Solbiate Olona, Ghedi, Vicenza Camp Ederle e Dal Molin, Aviano, ecc.).[2]
 
Nel caso del Ponte sullo Stretto è comunque certa la valenza militare dell’infrastruttura, non fosse altro che per la sua difesa da attacchi o atti terroristici sarà necessario attivare un imponente e costosissimo sistema bellico (missili terra-aria e anti-nave, cacciabombardieri, unità navali e sottomarini, reparti di pronto intervento, ecc.), che comporterà un ulteriore colpo di acceleratore ai processi di militarizzazione del Sud Italia.[3] Attorno al progetto di attraversamento stabile dello Stretto di Messina ruotano poi gli interessi del capitale transnazionale che controlla il complesso militare industriale e, congiuntamente, le imprese impegnate nelle costruzione delle basi militari e delle grandi opere più impattanti dal punto di vista sociale ed ambientale. Un Ponte oggetto dei desideri di imprese, industrie e contractor in mano ai Signori delle Guerre del XXI secolo.
 
 
 
Il primo aspetto relativo aI connubio Ponte-Guerra riguarda il portafoglio lavori di alcune delle società chiamate alla progettazione e alla realizzazione della megaopera nello Stretto di Messina. Esse, infatti, sono contestualmente tra le protagoniste nella costruzione e ampliamento delle principali basi USA e NATO in Italia. E non solo.
 
Impregilo, ad esempio, capofila dell’associazione temporanea d’imprese general contractor per il Ponte, nel 2006 ha concluso i lavori di ammodernamento dell’aeroporto militare di Capodichino (Napoli), a disposizione delle forze aeree della US Navy e della NATO operanti in Europa, Africa e Golfo Persico. Sino al giugno del 2006, la stessa Impregilo, tramite la controllata Impregilo Edilizia e Servizi, ha detenuto il 60% delle quote sociali di “Gricignano 3”, società attiva nei servizi di facility management presso l’ospedale della Marina militare americana di Gricignano d’Aversa (Caserta).[4] Impregilo è inoltre impegnata nel completamento di due tratte dell’Alta Velocità ferroviaria a maggiore impatto socioambientale, la Bologna-Firenze e la Novara-Milano, nonché nella costruzione del passante autostradale di Mestre. Specie le ultime due opere, sono quelle che assumono per il Pentagono un’importanza strategica nella rete di collegamento tra i comandi e i reparti USA ospitati nelle regioni nord-orientali d’Italia.
 
In cordata con Impregilo per i lavori del Ponte c’è poi l’azienda leader della Lega delle Cooperative, la CMC – Cooperativa Muratori Cementisti di Ravenna, che arriverà nello Stretto con i manager ed i mezzi che operano ininterrottamente da dodici anni nella base siciliana di Sigonella. Questa infrastruttura dell’US Navy è al centro di un vasto programma di potenziamento infrastrutturale. Nel gennaio 2008 si sono conclusi i lavori del cosiddetto “Mega IV Multiple Buildings Naval Air Station”, con la realizzazione di una scuola all’interno di NAS1 (la zona adibita a centro residenziale per i militari americani) e di altri sette edifici con varie destinazioni d’uso, prevalentemente uffici ed officine, nell’area operativa di NAS 2 (lo scalo aeroportuale con i depositi di armi e gli hangar per cacciabombardieri e pattugliatori). L’intero ammontare dei lavori, per un valore di 59,5 milioni di euro, sono stati appannaggio della CMC.
 
Nella base Sigonella, la cooperativa di Ravenna ha pure portato a termine le opere del Piano Mega III, finanziati nel 2001 dal Dipartimento della Marina. Con il Mega III sono stati realizzati strade, parcheggi, piazze, aree attrezzate a verde, sei edifici polifunzionali, un centro commerciale ed un complesso sportivo e ricreativo per le truppe USA. Ancora più sostanzioso il valore di questo programma: alla CMC sono andati infatti 76,3 milioni di euro. Altri 80 miliardi di vecchie lire finirono invece alla “coop” nel 1996 per il Piano Mega II (la realizzazione di alloggi per i sottufficiali americani ed altre sei palazzine adibite a uffici e centri operativi). La cooperativa “rossa” compare poi nel consorzio che dovrà realizzare la galleria di circa 10 chilometri a Venaus, in Val di Susa, nell’ambito dei lavori per l’Alta Velocità ferroviaria Torino-Lione (siamo ancora nell’ambito del cosiddetto “corridoio 5”). E, come se non bastasse, nel marzo 2008 le forze armate USA hanno sottoscritto con la CMC un contratto per 245 milioni di euro per la costruzione delle infrastrutture che ospiteranno nell’aeroporto Dal Molin di Vicenza, i militari in forza alla 173^ Brigata Aerotrasportata dell’US Army, attualmente operativa dalle basi di Camp Ederle (Vicenza), Bamberg e Scweinfurt (Germania).[5]Al banchetto di guerra, la Cooperativa Muratori Cementisti di Ravenna partecipa insieme al CCC - Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna, il colosso della Lega delle Cooperative di cui la stessa CMC è socia.[6]
 
Tornando in Sicilia, un significativo ruolo pro-Ponte e pro-basi è stato assunto da importanti società di costruzioni locali. La Demoter di Messina, ad esempio, azienda leader nella movimentazione terra - affermatasi pure in Trentino Alto Adige, Toscana e Calabria - è stata la subappaltatrice del consorzio Ferrofir (socie Astaldi, Di Penta e Impregilo) nella realizzazione della lunga galleria dei Peloritani tra Villafranca Tirrena e Messina, predisposta in vista del costruendo passante ferroviario del Ponte sullo Stretto. Nel maggio 2005, la Demoter ha inoltre rilevato gli ultimi lotti per il completamento, sull’A-20 Messina-Palermo, degli svincoli ai quartieri di Giostra e Annunziata, previsti come penetrazione autostradale verso Capo Peloro e la futura torre siciliana del Ponte. Per questi lavori, la Demoter si è associata con la veneta Cordioli e C. e con A.I.A. Costruzioni di Catania, società che ha realizzato un edificio “per la gestione delle munizioni” nella base aerea USA di Aviano, l’air terminal per passeggeri e merci della base NATO di Napoli-Capodichino e alcuni alloggi per i militari statunitensi di stanza in quest’ultima infrastruttura militare. L’A.I.A Costruzioni ha inoltre partecipato alla realizzazione del nuovo aeroporto di Catania Fontananossa (utilizzato periodicamente da velivoli militari delle forze armate italiane e statunitensi); dell’albergo “Navy Lodge”, dell’ospedale “Med-Dental” e di un complesso scolastico della base USA di Sigonella.
 
La società messinese Demoter ha pure eseguito lavori per 5,2 milioni di euro per il completamento del cosiddetto “Residence Mineo” che ospita, nel territorio dell’omonimo comune siciliano, 400 alloggi familiari per il personale americano in forza a Sigonella. L’intervento è stato realizzato per conto della Pizzarotti Parma, altro colosso italiano delle costruzioni che ha partecipato alla gara per il general contractor del Ponte in cordata con il gruppo Astaldi di Roma.
 
La Pizzarotti è un’azienda leader nella realizzazione di basi militari in Italia. Nel 1979 le fu affidata la costruzione di una serie di infrastrutture all’interno della Stazione aeronavale di Sigonella quando la base fu scelta dagli strateghi di Washington come centro operativo e base avanzata nel Mediterraneo orientale e in Medio Oriente della Rapid Deployment Force, la Forza d’Intervento Rapido delle forze armate USA. A metà anni ’80 la Pizzarotti partecipò pure alla costruzione di numerose infrastrutture nella base di Comiso (Ragusa), utilizzata dalla US Air Force per l’installazione di 112 missili a testata nucleare.[7] La stessa Pizzarotti ha realizzato in Sicilia il complesso “Belpasso Housing” che ospita 526 alloggi indipendenti per il personale di Sigonella. Più recentemente (anno 2003), il “Department of the US Navy” ha assegnato alla società di Parma la costruzione di un complesso di edifici da adibire a residenze per 300 marines, nella base di Camp Ederle, Vicenza (costo 20 milioni di euro). La Pizzarotti ha poi eseguito i lavori di ristrutturazione ed ampliamento delle banchine della base navale USA di Santo Stefano (arcipelago de La Maddalena), utilizzata sino alla primavera 2008 come base appoggio per i sottomarini nucleari di stanza nel Mediterraneo.
 
Un’altra partner d’Impregilo e CMC nella progettazione e costruzione del Ponte, Società Italiana per le Condotte d’Acqua, ha realizzato un hangar di rimessaggio e alcuni fabbricati nella base elicotteri dell’Aviazione dell’Esercito di Lamezia Terme, dove opera il 2° Reggimento “Sirio” (velivoli AB 205 e AB 412). Sempre in Calabria, Condotte ha costruito gli edifici destinati alla Scuola Allievi Carabinieri di Reggio Calabria (otto palazzine in tutto per una superficie netta di 65.000 metri quadrati e un volume utile di 253.000 metri cubi). A fine anni ’80 la società partecipò ai lavori di realizzazione dello stabilimento Alenia Aeronautica di Nola (Caserta). A quel tempo Condotte era di proprietà del gruppo IRI ed era presieduta dal generale Mario de Sena, ex comandante dell’Arma dei Carabinieri. Nel 1994 la società passò poi sotto il controllo di Iritecna che in quegli anni era pure azionista della Stretto di Messina S.p.a..[8]
 
Lo stabilimento Alenia di Nola è utilizzato oggi per l’assemblaggio di componenti destinate a velivoli civili e militari. L’attività produttiva di Alenia Aeronautica comprende, tra gli altri, il C-27J, aereo da trasporto tattico, o gli ATR42MP e ATR72ASW, velivoli appositamente sviluppati per missioni di pattugliamento marittimo, recemente venduti pure ad India, Libia e Nigeria. Alenia riveste inoltre un ruolo chiave in alcuni dei programmi militari internazionali più importanti, come i cacciabombardieri Eurofighter Typhoon e Joint Strike Fighter F-35 e il dimostratore UCAV Neuron.
 
Ad ulteriore conferma della vocazione militare di buona parte delle convitate al banchetto dei lavori del Ponte, l’incarico delle attività di monitoraggio ambientale, territoriale e sociale per la fase ante operam, di costruzione (in opera) e di esercizio (post operam) dell’infrastruttura e dei suoi collegamenti stradali e ferroviari, è stato affidato ad un raggruppamento d’imprese in cui compare la Theolab Srl, una dei maggiori laboratori di analisi ambientali, chimiche e microbiologiche in Italia, di proprietà del Gruppo Tazzetti di Volpiano (Torino). Theolab vanta una lunga esperienza come contractor dell’Air Force Centre for Environmental Excellence, la struttura specialistica dell’Aeronautica militare degli Stati Uniti che esegue i monitoraggi ambientali delle proprie basi in Europa.
 
 
Export d’armi in attesa dell’affare dello Stretto
 
La Società Stretto di Messina, concessionaria pubblica per la realizzazione del Ponte, ha e ha avuto nel proprio consiglio d’amministrazione alcuni dei personaggi più significativi della storia recente del complesso militare industriale italiano.
 
Giuseppe Zamberletti, Presidente della Stretto di Messina, è stato uno dei politici particolarmente attivi nella campagna orchestrata dalle grandi imprese belliche per la modifica della legge 185 del 1990 che regola l’export di armi, a favore della piena “liberalizzazione” in materia. “Siamo contro le norme, introdotte dall’area parlamentare più utopistica e massimalista, realmente assurde, come quelle relative ai paesi in via di sviluppo”, ha dichiarato lo stesso Zamberletti in occasione di un seminario organizzato nella primavera del 1999 dall’Istituto ricerche e informazioni difesa (Istrid), insieme alle maggiori aziende belliche nazionali.[9]
 
Emmanuele Emanuele, sino all’aprile 2005 nel consiglio d’amministrazione della società concessionaria per il Ponte, è consigliere dell’Agusta S.p.A., una delle maggiori aziende del mercato mondiale degli elicotteri da guerra (un fatturato di oltre 2,5 miliardi di euro ed un portafoglio ordini per oltre 7,6 miliardi).[10] L’Agusta opera in joint venture con la britannica Westland ed è controllata da Finmeccanica, la holding in buona parte a capitale pubblico che ha assorbito le principali industrie italiane operanti nel settore militare, aerospaziale e dell’energia nucleare. Oltre ad Agusta, Finmeccanica controlla Alenia Aeronautica, Selenia Communications, Ama, Aermacchi, Galileo Avionica, AnsaldoBreda ed Ansaldo Energia. Ex consigliere d’amministrazione di Finmeccanica è stato pure il dott. Pietro Ciucci, odierno amministratore delegato della Società Stretto di Messina, ma soprattutto presidente di ANAS, l’ente che è l’azionista di riferimento della concessionaria pubblica. Del Cda di Finmeccanica è stato pure membro il professor Ernesto Monti, presidente del Gruppo Astaldi, grande sconfitto nella gara per il general contractor del Ponte.
 
Anche l’odierno presidente del consiglio d’amministrazione di Impregilo, Massimo Ponzellini, è stato consigliere d’amministrazione di Finmeccanica. Ponzellini sbarcò alla holding militare dopo aver ricoperto l’incarico di direttore generale del Centro Studi Nomisma e dirigente superiore dell’IRI negli anni della presidenza di Romano Prodi. Successivamente Massimo Ponzellini fu nominato vicepresidente della Banca Europea per gli Investimenti (BEI). Nel 2001 il manager intervenne direttamente per esprimere la disponibilità della banca di cui era rappresentante a “sostenere, fino al 50%, il finanziamento del Ponte sullo Stretto”.[11]
 
Amministratore delegato della holding di controllo del complesso militare industriale italiano è stato Alberto Lina, amministratore delegato di Impregilo sino al 2007. Gli anni di Lina alla guida di Finmeccanica sono stati segnati dalla firma di importanti accordi internazionali. Dopo la fusione di Agusta con Westland, nel luglio 1998 il manager promuovette la partnership tra Alenia Difesa e la britannica General Electric Company, dando vita alla joint venture “Alenia Marconi Systems N.V.” per lo sviluppo di radar terrestri e navali e sistemi di comando e controllo missilistico. La sede della nuova società fu fissata nei Paesi Bassi mentre furono aperti due uffici amministrativi a Chelmsford e Roma.
 
La propensione della società di costruzioni con sede a Sesto San Giovanni per i manager con larga esperienza nel settore militare potrebbe apparire, in prima battuta, come semplice frutto del caso; se si guarda però alla composizione e agli investimenti di alcuni dei suoi maggiori soci, è forte il sospetto che essa sia invece effetto della compenetrazione finanziaria “armi-cemento”. Dopo il turbinio di acquisizioni e cessioni di pacchetti azionari che hanno caratterizzato gli ultimi due anni d’Impregilo, sono principalmente le banche e i fondi d’investimento privati stranieri ad esercitare oggi il controllo sulla società di costruzioni. Dal 14 luglio 2008, ad esempio, Deutsche Bank detiene il 5,45% del capitale azionario di Impregilo. L’istituto tedesco è, in patria come in Italia, tra i finanziatori della produzione bellica ed importante erogatrice del credito a favore dell’export militare. Secondo la Campagna di pressione alle banche armate, solo lo scorso anno Deutsche Bank ha dato copertura al trasferimento di armi italiane all’estero per un valore di 173,9 milioni di euro, pari al 14,2% dell’intero export, seconda solo al gruppo bancario Unicredit.[12]
 
Deutsche Bank non si limità però solo alle attività creditizie. Il gruppo bancario detiene infatti direttamente una quota di circa 45,8 milioni di dollari di EADS - European Aeronautic Defence and Space Company, holding aerospaziale con sede in Olanda. EADS fu creata nel 2000 da tre importanti società del complesso militare-industriale europeo: Aerospatiale Matra (Francia), Daimler-Chrysler Aerospace (DASA, Germania) e Construcciones Aeronáuticas (CASA, Spagna). Per fatturato, la holding è oggi il secondo maggiore gruppo aerospaziale al mondo (dopo Boeing) e il secondo produttore di sistemi d’armi in Europa dopo BAE Systems. Alla inarrestabile crescita di EADS ha fortemente contribuito Deutsche Bank, la quale, oltre ad acquisirne una quota, ha assicurato dal 2003 importanti finanziamenti per la realizzazione del “Programma Industriale a Medio Termine” di EADS e, due anni dopo, erogando un credito per tre miliardi di euro per lo sviluppo di alcune delle sue più importanti linee di produzione.[13]
 
 Tra i sistemi d’arma che hanno contribuito all’affermazione economica del gigante europeo, si annoverano le differerenti versioni degli elicotteri “Eurocopter”, l’elicottero multiuso NH-90, ma soprattutto i velivoli cargo prodotti dal Consorzio Airbus, controllato per l’80% da EADS. Con sede principale a Tolosa (Francia) ed oltre 55.000 dipendenti, Airbus produce sia numerosi modelli utilizzati per il trasporto civile, sia i velivoli militari multiruolo A310 e A330 MRTT ed il quadrimotore da trasporto tattico A400M, quest’ultimo acquistato da diversi paesi dell’Unione europea, Stati Uniti, Turchia, Malesia e Sud Africa. Il 29 febbraio 2008, a seguito del megacontratto per 35 miliardi di dollari sottoscritto dall’US Air Force con la società statunitense Northrop Grumman e relativo alla costruzione di 179 aerei cisterna KC-45, EADS è stata scelta come principale subcontraente. Di fatto il KC-35 sarà una versione modificata dell’esistente Airbus 330 e sarà utilizzato per il rifornimento in volo dei cacciabombardieri. Quello con Northrop Grumman - EADS è il contratto economicamente più rilevante mai firmato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America.
 
EADS e Northrop Grumman, accanto a General Dynamics Canada, alla francese Thales, alla spagnola Indra Sistemas e all’italiana Galileo Avionica (Finmeccanica), compaiono nel consorzio “Transatlantic Industrial Partnership for Surveillance – TIPS”, costiuito in vista della realizzazione dell’AGS - Alliance Ground Surveillance, il programma della NATO di sorveglianza globale terrestre, il cui comando potrebbe essere insediato nella base siciliana di Sigonella. Anche in questo caso si tratta di una grossa commessa, 532 milioni di euro, la più grande nella storia dell’Alleanza Atlantica. Il nucleo vitale del sistema AGS sarà costituito dall’uso di aerei radar con e senza pilota, satelliti e sofisticati sistemi di telecomunicazione. Fonti NATO hanno confermato che saranno utilizzati gli aerei europei Airbus 321 (EADS) e i velivoli senza pilota Global Hawk (Northrop Grumman).[14]
 
Nel portafoglio clienti di EADS ci sono poi altri paesi che fronteggiano conflitti o che sono all’indice per la persecuzione di minoranze o violazione dei diritti umani. Sono stati prodotti da EADS gli elicotteri da guerra utilizzati dall’India per alcuni attacchi in Nepal. Il consorzio europeo vanta inoltre un’importante presenza azionaria in AviChina, società che ha venduto componenti aeree militari a Cina, Sudan e Birmania. Forti le critiche a livello internazionale anche per la produzione delle munizioni “PR Cargo” da parte della joint venture TDA S.A., costituita da EADS e dalla francese Thales. Esse sarebbero assimilabili alle “clusterbomb”, le famigerate bombe a grappolo che al momento dell’esplosione generano altre centinaia di bombe più piccole che possono non esplodere, occultandosi nei campi in attesa di colpire alla stregua delle mine anti-uomo. A causa della produzione di bombe “PR Cargo”, il Fondo Pensioni Statale della Norvegia aveva preannunciato nel 2005 l’esclusione del finanziamento a favore della joint venture TDA S.A., provvedimento rientrato dopo la presentazione di un rapporto di EADS che negava la violazione del Trattato di Ottawa che bandisce la produzione di mine terrestri. I Fondi norvegesi, tuttavia, si sono rifiutati di finanziare EADS a causa della sua compartecipazione nel Consorzio MBDA, produttore di sofisticati sistemi missilistici, nonché direttamente interessato allo sviluppo di armi nucleari. Il Consorzio MBDA è stato creato nel 2001 da EADS, BAE Systems ed Alenia Marconi, la società di Finmeccanica costituita negli anni della gestione di Alberto Lina, poi amministratore delegato Impregilo.
 
 
Banche armate e finanziarie nuclearizzate
 
Tra le azioniste della società general contractor del Ponte sullo Stretto c’è un altro colosso bancario straniero, l’ABN Amro, con sede in Olanda. Dopo essersi dichiarato disponibile a coprire in parte il finanziamento dei lavori dell’opera, nel gennaio 2008 ABN Amro ha deciso di entrare direttamente nel capitale d’Impregilo accettando la richiesta di IGLI (la finanziaria di controllo formata dai gruppi Benetton, Gavio e Ligresti) di rastrellare sul mercato sino al 3% delle azioni della società. Dopo un anno, il gruppo bancario deciderà se restare in Impregilo oppure trasferire a terzi le azioni acquisite (al momento rappresentano il 2.18% del capitale della società di Sesto San Giovanni). Lo storico istituto olandese è proprietà di una holding che vede la partecipazione, tra gli altri, del Banco Santander Central Hispano S.A. e della Royal Bank of Scotland. Come nel caso di Deutsche Bank ci troviamo di fronte a due gruppi europei che intervengono finanziariamente a favore del settore della produzione e del commercio dei sistemi di guerra.
 
Insieme ad altri cinque istituti spagnoli, nell’aprile 2008, il Banco Santander ha sottoscritto un accordo con EADS (la compagnia spaziale in cui è presente Deutsche Bank)per l’erogazione di un credito di 554 milioni di euro a garanzia di una commessa della forza aerea del Brasile relativa a dodici aerei da trasporto C-295 e all’ammodernamento di otto pattugliatori P-3 “Orion”.[15] L’istituto spagnolo controlla inoltre il 50% di Vista Capital, finanziaria che detiene a sua vola il 23% del Grupo Maxam Corp., holding a cui fanno riferimento sei imprese spagnole del settore difesa, la più nota delle quali è Explosivos Alaveses - Expal, produttrice di esplosivi, detonatori, spolette, ecc.. Il 22 maggio 2008, gli ingressi dell’impianto Expal di Madrid sono stati occupati simbolicamente da Greenpeace-España per denunciare il suo utilizzo per la produzione di bombe a grappolo BME330, capaci di disseminare tra le 180 e le 512 submunizioni in un’area ridotta. Anche in questo caso gli ordigni non esplosi si convertono in potenziali mine anti-uomo.
 
Il Banco de Santander vanta poi una partecipazione pari allo 0,92% della Indra Sistemas SA, la maggiore impresa bellica spagnola, partner della “Transatlantic Industrial Partnership for Surveillance – TIPS” che realizza il sistema AGS NATO. Indra produce principalmente simulatori, sistemi di tiro e componenti per la difesa elettronica; partecipa inoltre all’assemblamento dell’aereo da combattimento Eurofighter, del carroarmato Leopard, della fragata F-100 e dell’elicottero Tigre, destinato ai programmi militari dell’Unione Europea e della NATO. La società spagnola interviene pure nell’equipaggiamento del missile statunitense “Sparrow” e, in associazione con Thales, nello sviluppo del simulatore di volo per l’aereo da trasporto militare A400M di Airbus.
 
The Royal Bank of Scotland, l’altro importante gruppo che ha acquisito Amro Bank, è la seconda banca del Regno Unito e la quinta al mondo, vantando una capitalizzazione di oltre 75 miliardi di euro. Forte è la sua presenza nei servizi bancari a favore delle società britanniche produttrici d’armi. L’istituto con sede ad Edimburgo è in posseso di pacchetti azionari di grandi industrie militari per un valore complessivo di 36,4 milioni di sterline. In particolare, The Royal Bank of Scotland detiene il pacchetto di maggioranza di Doncasters Group Ltd, società con impianti in Europa, Cina, Messico e Stati Uniti, ed operante nel settore ingnegneristico e della produzione di componenti aerospaziali. Il suo fatturato ha superato nel 2006 i 940 milioni di dollari e tra i maggiori clienti compaiono Boeing, Pratt & Whitney, Rolls-Royce e Honeywell. La filiale francese di Doncasters lavora per conto del Consorzio Airbus; nel giugno 2007 è stato pure sottoscritto un accordo con Europrop International per la produzione negli stabilimenti di Shewsbury (Gran Bretagna), di componenti per il motore dell’aereo militare Airbus A400M, lo stesso velivolo a cui lavora la spagnola Indra Sistemas.[16]
 
Un’altra azionista Impregilo (3%), la Banca Popolare di Milano, è stata per anni un’operatrice tecnica finanziaria delle transazioni di armi prodotte da industrie italiane. Il valore delle operazioni eseguite in questo settore nel 2006 dall’istituto è stato di 17,7 milioni di euro.[17] A seguito delle pressioni esercitate dalla Campagna Banche Armate e da Banca Etica (di cui è socia la Banca Popolare di Milano), il 7 gennaio 2007, i vertici del gruppo milanese si sono impegnate per il futuro ad “un ulteriore sensibilie riduzione della proprie operazioni” a favore del’esportazione di armi. La banca ha tuttavia ammesso di aver effettuato nel biennio 2005-06, quarantasei operazioni d’incasso per un valore complessivo di 61.890.000 euro. È stato inoltre autorizzato il pagamento “di un compenso d’intermediazione per euro 1.576.000” ed effettuato un “incasso di euro 771.000 nell’ambito di un programma di coproduzione intergovernativa per il quale non necessita preventiva autorizzazione”. Francia, Gran Bretagna, Grecia, USA, India e Turchia i paesi destinatari delle transazioni che hanno “riguardato essenzialmente componenti per aeromobili e in minor parte unità di filtrazione per navi”.[18]
 
A rendere ancora più inestricabile il rapporto che lega Impregilo al complesso militare industriale internazionale, ci pensano i fondi d’investimento privati che ne controllano importanti quote sociali. Il 5,8% circa del pacchetto azionario della società di costruzioni è in mano a Centaurus Capital, fondo lanciatonel 2000 da alcuni manager impiegati presso la francese BNP Paribas.I fondi Centaurus detengono il 30% della compagnia olandese Stork B.V., attiva nella costruzione e assemblaggio di componenti aeree. Le commesse nel settore militare riguardano il cacciabombardiere F-35 Lightning II, l’Airbus SAS A380 e l’elicottero multiuso NH90. Cambiano le aziende ma sono quasi sempre gli stessi gli strumenti di morte. Lo scorso anno il fondo d’investimento ha fatto ingresso nel settore delle nuove tecnologie, investendo insieme ad altri partner europei 28,5 milioni di dollari su Gemfire Corporation, società con sede in California e Livingston (Gran Bretagna), produttrice di circuiti elettronici, impianti di telecomunicazione e fibre ottiche utilizzati nell’industria aerospaziale.
 
Altro fondo di “gestione risparmio” presente in Impregilo (9,8% delle azioni) è Fidelity Management and Research - FMR LLC, del gruppo Fidelity Investments di Boston. Si tratta di uno dei maggiori attori statunitensi del settore, di proprietà del miliardario Edward Crosby "Ned" Johnson III, già ufficiale dell’US Army. Un legame profondo quello con l’establishment militare, al punto che due dei maggiori piani d’investimento offerti da Fidelity, il Promoting Fidelity’s Destiny I and II, sono diretti quasi esclusivamnete al personale militare USA. FMR LLC controlla inoltre il 4,8% del capitale di Prysmian Cables & Systems S.p.A., la società con sede a Milano che nel 2005 ha acquisito le partecipazioni e le attività della Divisione Cavi e Sistemi di Pirelli & C..
 
Prysmian è tra i leader mondiali nella produzione di fibre e cavi ottici per la trasmissione di video, dati e voce nel settore civile e militare. La controllata Prysmian Cavi e Sistemi Energia Italia vanta tra i suoi maggiori clienti la Marina Militare italiana. Prysmian Cables & Systems è inoltre una delle principali società internazionali operanti nel cablaggio di centrali nucleari. Nel luglio 2008, la China Nuclear Power Engineering Company le ha affidato la progettazione, produzione e installazione dei cavi speciali che verranno utilizzati per cablare due nuove centrali in fase di costruzione nelle province di Liaoning e di Fujian.
 
Oltre a Impregilo e Prysmian, Fidelity Management and Research è presente nell’azionariato della FIAT (5%), della megacorporation dell’hamburger MC Donalds Co. (3,7%), e di Ansaldo STS (1,9%), società del gruppo Finmeccanica. Ansaldo STS produce ed installa tecnologie avanzate per il trasporto ferroviario e metropolitano ed è una delle aziende più impegnate nell’Alta Velocità, con commesse in Italia, Francia, Giappone, Cina e Corea del Sud. La socieità è pure partner di Impregilo e Società Italiane Condotte d’Acqua nei lavori di realizzazione della tratta ferroviaria Verona-Padova. Ha inoltre implementato parte delle componenti di controllo elettronico della linea ferroviaria Parigi-Londra che attraversa il tunnel del Canale della Manica.
 
 
Iraq. Prima le bombe, poi gli appalti
 
Nel complesso scenario Ponte-Guerra sono poi presenti gli uomini e le società che hanno diviso il loro impegno tra l’attività a favore della realizzazione della megainfrastruttura nello Stretto di Messina e la “ricostruzione” dell’Iraq dopo la devastante campagna di bombardamento della coalizione internazionale guidata da Washington.
 
Tra gli ex componenti del consiglio d’amministrazione della Società Stretto di Messina S.p.A., hanno fatto parte due personaggi che ricopriranno poi un ruolo determinante nei piani d’intervento “civile” nel martoriato paese mediorientale: l’on. Vito Riggio, e l’ex manager Montedison, Lino Cardarelli.
 
Vito Riggio, odierno presidente dell’Ente nazionale per l’aviazione civile – ENAC, è pure membro del consiglio d’amministrazione del “Consorzio italiano infrastrutture e trasporti per l’Iraq”, con sede legale a Roma e soci ANAS, Ferrovie dello Stato, Italferr, ENAC ed ENAV. Al consorzio sono stati affidati lo studio e la realizzazione del piano generale iracheno dei trasporti. Organo committente l’Amministrazione della coalizione occupante (CPA), il governo provvisorio insediato a Baghdad dagli Stati Uniti e dagli “alleati” subito dopo la conclusione dell’invasione. Strettamente dipendente della CPA è stato il PMO (Program Management Office), l’organismo che ha coordinato gli aspetti economici, finanziari e industriali della ricostruzione e di cui è stato vicedirettore, appunto, Lino Cardarelli.
 
Il ruolo di governatore “provvisorio” dell’Iraq e capo della CPA è stato ricoperto dallo statunitense Paul Bremer, direttore esecutivo e consulente “senior” ai tempi dell’attacco aereo contro le Torri Gemelle di New York, del gigante delle assicurazioni MMC - Marsh & McLennan Companies. Con un fatturato annuo superiore ai dodici miliardi di dollari, 26.000 dipendenti e clienti in oltre 100 paesi del mondo, MMC -Marsh & McLennan Companies controlla interamente Marsh S.p.A., la società con sede a Milano che si è aggiudicata il bando di gara relativo al broker assicurativo dei rischi dei lavori di realizzazione del Ponte sullo Stretto. La durata dell’incarico sarà per 108 mesi, in relazione alla tempistica di realizzazione dell’opera ed ai primi due anni di esercizio della stessa.
 
MMC – Marsh è oggi tra le compagnie assicurative più impegnate a livello mondiale nella copertura dei rischi per tutti i segmenti dell’industria nucleare (dalla progettazione, alla realizzazione e funzionamento dei reattori atomici). Nel luglio 2007, la controllata Marsh Inc., ha pure dato vita a Filadelfia ad un centro d’eccellenza per l’energia nucleare (U.S. Nuclear Energy Center of Excellence). “Il centro interverrà a favore delle industrie del settore nucleare a copertura dei rischi operativi e degli investimenti”, ha dichiarato James R. Pierce Jr., direttore capo di Marsh Inc.. "Oggi, data l’attenzione globale allo sviluppo delle fonti energetiche alternative al carbone, le industrie statunitensi stanno tornando all’opzione dell’energia nucleare e ciò comporta la rinascita di questo settore. Il nostro obiettivo sarà quello di sostenerle a valutare e gestire l’insieme dei rischi associati al design, sviluppo, costruzione, operatività e sicurezza degli impianti”. Che non si tratti solo di nucleare “civile” lo dimostra la nomina a capo del Centro d’eccellenza di J. Shannon Moyer, già a servizio per otto anni dell’US Navy come comandante di sottomarini atomici.[19]
 
MMC - Marsh & McLennan Companies ha pure attivato una divisione specializzata nell’offerta di servizi assicurativi per i rischi che derivano dal “terrorismo internazionale”. Si tratta in buona parte della copertura dei contratti delle grandi transnazionali nelle aree del pianete dilaniate dai conflitti (Iraq e Afghanistan, ad esempio). Come ricorda la saggista Naomi Klein, autrice di No logo e Shock Economy, proprio gli uffici centrali della società di assicurazioni erano ospitati nella Torre Nord del World Trade Center, e furono distrutti dagli attacchi lanciati l’11 settembre 2001. Il crollo dell grattacielo causò, tra gli altri, la morte di 295 dipendenti Marsh.[20]
 
L’Amministrazione della Coalizione occupante presieduta da Paul Bremer e il Program Management Office con vicedirettore Lino Cardarelli hanno distribuito milioni di dollari ai general contractor chiamati alla “ricostruzione” di aeroporti, porti, reti stradali e infrastrutture petrolifere iracheni. Le società, ovviamente, sono in buona parte statunitensi; tra esse spiccano innanzitutto Bechtel, Luois Berger e Parsons, tutte concorrenti all’affare del Ponte sullo Stretto.
 
Bechtel è forse il maggior colosso militare-industriale-nucleare mondiale, ma esercita un ruolo predominante anche nel settore energetico, dei servizi e del controllo privato delle risorse idriche. Con sede a San Francisco (California) e un fatturato annuale di oltre quindici miliardi di dollari, Bechtel è profondamente radicato nelle forze armate e nell’establishment politico repubblicano degli Stati Uniti. Il vice presidente di Bechtel Corporation, Jack Sheehan, è stato sino al 1998 generale dell’US Marine Corps, e ha ricoperto pure l’incarico di responsabile del NATO’s Supreme Allied Commander Atlantic, e comandante in capo del Comando USA per l’Atlantico. Del consiglio d’amministrazione di Bechtel ha fatto parte per un lungo periodo George Shultz, potente ex segretario di stato degli Stati Uniti d’America durante la presidenza di Richard Nixon. Consulente legale di Bechtel è stato pure l’ex segretario della difesa, Caspar Weinberg, mentre Kenneth Devis, odierno vicepresidente del gruppo californiano, ha occupato l’incarico di vicesegretario per l’Energia dell’amministrazione di Gorge Bush padre. Gorge W. Bush figlio ha invece nominato il presidente del board esecutivo, Riley P. Bechtel, quale membro del proprio Consiglio di Presidenza per le Esportazioni.
 
Bechtel ha progettato il Canale della Manica, tra le realizzazioni più fallimentari della storia dei trasporti. La società, inoltre, è stata tra le prime ad offrire alla Stretto di Messina S.p.a. la disponibilità alla partecipazione progettuale ed esecutiva del Ponte; nel 1997 i suoi manager incontravano pure a Messina i vertici della società concessionaria e l’allora presidente, oggi onorario, Nino Calarco.[21]
 
Nonostante Bechtel International Inc. sia stata presente alla fase di pre-qualifica per l’individuazione del cosiddetto “Project Management Consultant” (PMC), che avrà il compito di svolgere le attività di controllo e verifica della progettazione definitiva, esecutiva e della realizzazione dell’opera da parte del Contraente Generale, il gruppo californiano non ha presentato un’offerta alla gara effettuata a fine 2005. Forse alla fine il management della società ha ritenuto poco vantaggioso il rapporto costi-benefici del Ponte.
 
Bechtel, oltre a contratti per milioni di dollari in Iraq, è impegnata con la Lockheed Martin nel nuovo programma di potenziamento del sistema missilistico nucleare e di sorveglianza spaziale avviato nell’atollo Kwajalein (“Reagan Test Site”), Isole Marshall, per conto dell’US Army Space and Missile Defense Command. Altri appalti per circa cinque miliardi di dollari sono stati ottenuti dal Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti per sviluppare gli impianti di processamento di uranio per la fabbricazione di testate nucleari di Oak Ridge, Tennessee. Bechtel Corporation gestisce inoltre la stazione per i test nucleari del Nevada, dove vengono eseguiti in profondità e con cadenza periodica i cosiddetti “esperimenti subcritici” (dal costo di circa venti milioni di dollari l’uno).[22]
 
Anche il gruppo Luois Berger, società d’ingegneria con sede in New Jersey, ha concorso, senza successo, al bando di gara per il Project Management Consultant del Ponte sullo Stretto. Luois Berger è guidato da un italo-americano, tale Nick Masucci, e ha come portavoce un altro italo-americano, Tom Nacastro. Oltre che in Iraq, il gruppo statunitense è presente nella ricostruzione di importanti infrastrutture nell’Afghanistan sotto occupazione internazionale, dove ha anche assegnato subappalti a piccole imprese edili umbre.[23]
 
La gara per il PMC è stata invece vinta da Parsons Transportation Group che così seguirà la progettazione definitiva del Ponte di Messina. Colosso statunitense del settore ingegneristico e delle costruzioni, Parsons ha sede a Pasadena (California) e filiali in oltre 80 paesi del mondo. In Iraq, il Program Management Office ha affidato al gruppo Parsons contratti per milioni di dollari per la ricostruzione di decine d’infrastrutture civili e militari (ancora Naomi Klein ricorda un appalto di 186 milioni di dollari per costruire 142 cliniche mediche, di cui solo sei erano state completate nel 2007). Dal CPA di Bremer,Parsonsha pure ricevuto, in joint venture con una società di costruzioni con sede in Colorado, 28,5 milioni di dollari per monitorare l’attività di altri quattro grandi contractor statunitensi in Iraq.
 
Parsons Transportation Group, che per il regime di Saddam Hussein aveva realizzato il ponte “14 luglio” sul Tigri e la megacentrale elettrica di alimentazione della città di Bagdad, nonché progettato la metropolitana sotterranea della capitale, è stato pure contrattato dal Corpo d’Ingegneria dell’Esercito USA per lo “sminamento e la distruzione di armi” ed il recupero delle maggiori reti petrolifere e dei gasdotti iracheni. Per conto dell’US Air Force, il gruppo Parsons ha riabilitato le infrastrutture della base di Taji, una delle più importanti aree operative delle forze armate della coalizione alleata. La società statunitense è infine subappaltatrice del colosso Bechtel International Inc. per la realizzazione di un megaprogramma infrastrutturale (sistemi idrici, ospedali, centri educativi, caserme, stazioni di polizia e prigioni) coordinato dal PMO e finanziato in parte da USAID, l’agenzia di cooperazione USA.
Sempre in Iraq, contratti complessivi per 200 milioni di dollari sono finiti invece alle imprese italiane “amiche” del Ponte, principalmente Snamprogetti e Tecnimont (in gara per il Project Management Consultant dell’opera) e Techint della famiglia italo-argentina dei Rocca, a capo dell’impero internazionale dell’acciaio e azionista di riferimento di Impregilo sino alla primavera del 2007. La stessa Impregilo continua ad aspirare ad importanti commesse civili nel martoriato paese arabo.
 
La società di Sesto San Giovanni è del resto di casa nello scacchiere mediorientale: nel piccolo emirato di Abu Dhabi, Impregilo ha realizzato numerosi dissalatori e la più grande moschea del mondo. Ancora ad Abu Dhabi, Giuseppe Zappia, l’imprenditore italo-canadese sotto processo a Roma con l’accusa di aver operato per conto di Cosa Nostra per un’abortita operazione di finanziamento dei lavori del Ponte, ha progettato un acquedotto di oltre 400 chilometri ed ottenuto ben otto contratti di costruzioni civili. Negli Emirati Arabi Uniti, Giuseppe Zappia ha anche lavorato alla realizzazione dei campi base utilizzati dalle forze armate USA per sferrare i suoi attacchi all’Iraq durante le due più recenti Guerre del Golfo.


[1] K. Harris, “Italy to tackle big road projects”, Stars and Stripes, European edition, April 12, 2003.
[2] Si veda in proposito: C. Bettio, La Tav e il raddoppio della base Usa di Vicenza, http://www.comedonchisciotte.org/.
[3] A.Mangano, A. Mazzeo, Il Mostro sullo Stretto. Sette ottimi motivi per non costruire il Ponte, Sicilia Punto L, Ragusa, 2006, pp. 91-93.
[4] Impregilo ha inoltre concorso, senza fortuna, a diverse gare d’appalto indette dal Dipartimento della Difesa USA per il potenziamento dello scalo aeronavale di Sigonella (Sicilia), avviato nella seconda metà degli anni ’90.
[5] K. Harris, “U.S. awards Dal Molin construction contract”, Stars and Stripes, European edition, March 30, 2008.
[6] Il Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna ha partecipato alla gara preliminare per il general contractor del Ponte sullo Stretto in cordata con il gruppo Astaldi di Roma, e dunque come avversaria della “socia” CMC. La cooperativa bolognese si è però ritirata dall’associazione temporanea alla vigilia della gara definitiva.
[7] A. Mazzeo, La Mega Sigonella, paper, Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, Catania, maggio 2004.
[8] Tre anni più tardi la Società Italiana per le Condotte d’Acqua fu definitivamente acquisita dalla finanziaria Ferfina della famiglia Bruno.
[9] G. Meroni, “La lobby italiana delle armi”, Vita Magazine, 14 gennaio 2005.
[10] Il nome di Emmanuele Emanuele compariva sino a qualche tempo fa anche nei consigli d’amministrazione della finanziaria Ferfina (titolare del 98,5% di Società Italiana per le Condotte d’Acqua) e di Condotte Immobiliare.
[11] Il Sole 24 Ore, 20 aprile 2001.
[12] G. Beretta, “Armi, il vero business italiano”, Mosaico di Pace, Aprile 2008.
[13] Netwerk Vlaanderen. Bank Secrets. Deutsche Bank: Harmful Investments, May 2008, http://www.bankesecrets.be/
[14] Secondo quanto confermato dal Comando in Europa dell’US Air Force, la base siciliana di Sigonella fungerà da centro “hub” per i velivoli senza pilota Global Hawk in dotazione all’aeronautica e alla marina militare statunitense.
[15] A. Gutierrez, “Financieros de la Guerra”, 25 de septiembre de 2008, http://www.proceso.com.mx/.
[16] Doncasters, Doncasters Aerospace Components Secures SNECMA Deal, Press Release, June 2007.
[17] F. Vignarca, “Armi: boom per l’export italiano nel 2006”, Altraeconomia, aprile 2007.
[18] Banca Popolare di Milano, Legge 185/90. Rendicontazione anno 2006 dell’operatività tecnica del Gruppo Bipiemme, Milano, 7 gennaio 2007.
[19] Marsh & McLennan Companies, “Marsh Establishes U.S. Nuclear Energy Center Of Excellence”, Press Release, New York, July 19, 2007.
[20] N. Klein, Shock Economy. L’ascesa del capitalismo dei disastri, Bur Editore, Milano, 2008, p. 393.
[21] Nino Calarco è direttore della Gazzetta del Sud, il principale quotidiano in Calabria e nella provincia di Messina, caratterizzatosi come principale portavoce dei “Signori del Ponte”.
[22] Relativamente alla stazione del Nevada e agli esperimenti subcritici nucleari si veda: P. Farinella, Gli esperimenti “subcritici” del Nevada: non sono test nucleari ma…, Unione Scienziati per il disarmo (USPID), http://www.uspid.dsi.unimi.it/doc/subcrit.html
[23] D. De Joannon, A. Mazzeo, “Il ponte delle guerre”, Centonove, 20 maggio 2005.
 
 
Articolo pubblicato in Agoravox.it il 12 novembre 2008

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