Sicilia Ponte di Pace. Riparte la Flotilla: dal sud al nord “invade” il Mediterraneo
C’è una Sicilia piattaforma di guerre e morte. E’ la Sicilia di Sigonella, del MUOS di Niscemi, dello scalo aereo di Trapani Birgi e della base navale NATO di Augusta. E c’è la Sicilia che vuole fare da Ponte di pace e dialogo nel Mediterraneo. Quella Sicilia che nelle prossime settimane ospiterà decine di imbarcazioni della Global Sumud Flotilla e della Freedom Flotilla Italia che torneranno a solcare le acque per arrestare il genocidio di Israele & C. contro le sorelle e i fratelli di Gaza e della Palestina intera.
Da 100
paesi migliaia di cuori
Il 12
aprile dai porti di Barcelona e Marsiglia è salpata una flotta di oltre 70
imbarcazioni con 3.000 attivisti provenienti da oltre 100 paesi, tra cui un
migliaio di professionisti medici. A bordo sono trasportate più di 10
tonnellate di aiuti umanitari, forniture essenziali per assistere un sistema
sanitario gravemente compromesso dal blocco illegale della Striscia di Gaza che
dura ininterrottamente da vent’anni.
I promotori della Global Sumud Flotilla 2026 sono
consapevoli delle criticità della nuova missione. Le forze armate israeliane
sono pronte a impiegare dispositivi di guerra elettronica e droni per bloccare
le barche in acque internazionali. Le truppe d’élite minacciano assalti e
abbordaggi dal cielo e dal mare, così come è avvenuto la scorsa estate contro
la “Madleen”, “Handala”, le 100 barche a vela della Sumud e la “Conscience”
della Freedom Coalition.
Il Libano, l’Iran e le altre bombe
“Anche in caso di successo del transito, la mancanza di
infrastrutture portuali in acque profonde nella zona bersaglio limita lo
scarico del carico a strutture di illuminazione o molo temporanee, a loro volta
sottoposte a controllo esterno”, ammette la Global Sumud Flotilla. “Senza poi una
scorta navale sovrana o un corridoio diplomatico negoziato, la missione segue
uno schema prevedibile di intercettazione marittima”.
L’attacco bellico Usa-israeliano contro I’Iran ha reso
ancora più drammatiche le condizioni di vita dei palestinesi a Gaza e West Bank
e nei campi profughi del Libano martoriati dai bombardamenti dei caccia di Tel
Aviv. Il Mediterraneo orientale è militarizzato come non mai: portaerei e
sottomarini nucleari, fregate lanciamissili di Stati Uniti, Francia, Regno
Unito e di innumerevoli paesi UE presidiano lo specchio di mare tra Cipro,
Turchia, Siria, Libano, Gaza ed Egitto. Può ormai accadere di tutto in quella
che è ormai la Terza Guerra Mondiale e i margini di mobilità e azione
dell’Umanitaria a bordo della flotilla di pace si fanno sempre più ridotti.
Le denunce di Amnesty
“La Global Sumud Flotilla è un potente simbolo di
solidarietà internazionale con la popolazione palestinese nella Striscia di
Gaza e le autorità israeliane devono
garantire il passaggio sicuro di questi attivisti disarmate e difensori dei
diritti umani”, scrive Amnesty International. “Non devono ripetersi le intercettazioni illegali e le
detenzioni arbitrarie compiute da Israele nel 2025, né le violenze e i
maltrattamenti inflitti lo scorso ottobre alle persone attiviste durante la
detenzione”.
Amnesty
ricorda come la nuova missione giunga in un contesto di grave crisi umanitaria per la
popolazione di Gaza. Secondo le Nazioni Unite, oltre il 60 per cento dei bambini e delle bambine sotto i due anni vive
in condizioni di povertà alimentare e
migliaia di donne in gravidanza e in allattamento continuano a subire la
malnutrizione. “A sei mesi dal cosiddetto accordo di cessate il fuoco dell’ottobre
2025 e nonostante una riduzione dell’intensità degli attacchi, Israele prosegue i propri atti di genocidio,
continuando a infliggere deliberatamente condizioni di vita calcolate per
portare alla distruzione fisica della popolazione stessa”, denuncia
l’organizzazione internazionale. “Israele continua a imporre restrizioni di ingresso nella
Striscia di Gaza di beni indispensabili alla sopravvivenza dei palestinesi, tra
cui alimenti adeguati, medicinali, attrezzature mediche e dispositivi di
assistenza, materiali per ripari e attrezzature necessarie per la depurazione
dell’acqua e la rimozione di macerie, ordigni inesplosi e rifiuti. Israele limita inoltre la distribuzione
degli aiuti, anche stabilendo quali organizzazioni possano fornire
assistenza all’interno della Striscia di Gaza”.
Un “cessate il fuoco” da 700 morti
Dal cessate il
fuoco sono stati assassinati 723 gazawi e la stragrande maggioranza della
popolazione resta sfollata. Oltre il 60 per
cento del territorio è sotto occupazione militare israeliana ed è inaccessibile
per i palestinesi. Ciò che accade a Gaza continua ad essere ignorato dai
governi e dai media mainstream. Israele impedisce ai giornalisti di descrivere
e immortalare quanto accade e quanto accadrà nei prossimi mesi in Palestina e
nel sud del Libano.
Ma se
l’esercito sionista impedisce di raggiungere Gaza per vedere, documentare e
raccontare, la Freedom Flotilla Italia annuncia che tenterà di “violare” la
censura “per far volare la libertà sopra il mare…”. Il 2 maggio da Taranto
salperà l’imbarcazione “Ghassan Kanafani”, intitolata allo scrittore e
giornalista palestinese ucciso dagli israeliani a Beirut nel 1972. In rotta
verso la Calabria, la Sicilia e poi verso il nord Italia, la “Kanafani” navigherà
“in direzione ostinata e contraria, portando le voci del popolo palestinese in
Italia e nel resto del Mediterraneo, attraversando i porti e le coscienze”.
I
porti e le città
La
campagna 100 Porti - 100 Città punta
ad attraversare politicamente e umanamente l’Italia intera: equipaggi di mare e
di terra e un camper che dalle banchine dei porti alle piazze dell’entroterra,
dalle università ai municipi, dalle scuole ai centri sociali, socializzeranno
le immagini di Gaza e della Cisgiordania e della straordinaria resistenza di un
popolo-simbolo per l’umanità intera. Per continuare a restare umani in un mondo
dove c’è chi vorrebbe cancellare l’umanità intera o riportarla all’età della
pietra.
Articolo pubblicato in I Siciliani giovani, 19 aprile 2016



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