Guerra all’Iran. Lo spettro della morte attraversa lo spazio e il territorio nazionale

 La guerra alle porte di casa o in ogni casa degli italiani? E’ davvero estraneo e distante dal nostro paese il conflitto contro l’Iran scatenato da Stati Uniti d’America ed Israele e che ha incendiato l’intero scacchiere mediorientale? Sì a sentire il governo Meloni e il presidente della Repubblica Mattarella. Proprio per niente se guardiamo invece alla presenza di reparti militari italiani nelle innumerevoli basi del Golfo Persico e dell’Africa orientale: prima del 24 febbraio 2026 ne avevamo in Kuwait, Iraq, Bahrein, Qatar, Libano, Gibuti, Somalia; e schieriamo pure due unità navali tra il Mar Rosso e l’Oceano indiano con le flotte Ue anti-pirati e anti-Teheran.

Ancora più evidente il coinvolgimento dell’Italia negli attacchi Usa-Israele se guardiamo al ruolo assunto da alcune delle principali installazioni NATO e/o a stelle e strisce “ospitate” da Nord a Sud. Ad esempio la base aerea di Aviano (Pordenone) dove ha sede uno dei depositi con le testate nucleari tattiche di nuova generazione B61-12, in dotazione all’US Air Force: da quando è scoppiato il conflitto nel Golfo, da Aviano operano gli aerei cisterna per il rifornimento in volo dei caccia a lungo raggio impiegati per bombardare in Iran.

Lo scorso 23 marzo dalla base friulana sono decollati verso il Medio oriente un grande aereo tanker KC-46A e cinque aerei radar di pronto allarme e controllo Grumman “E-2D Advanced Hawkeyes” di US Navy. Dotati di sofisticate suite elettroniche, sistemi satellitari e del nuovo radar APY-9 in grado di individuare anche velivoli stealth e aerei di piccole dimensioni, i velivoli possono essere impiegati per guidare attacchi con sistemi missilistici di precisione. Gli analisti ritengono che il loro trasferimento nel Golfo Persico punti a rafforzare le operazioni USA di contrasto ai velivoli senza pilota e ai missili da crociera che l’Iran sta impiegando per colpire le installazioni e i sistemi radar ospitati dai paesi alleati di Washington.

Da Aviano erano pure decollati il 17 febbraio dodici cacciabombardieri Lockheed Martin F-16 “Fighting Falcon” del 31st Fighter Wing della US Air Force. Dopo aver attraversato il Mediterraneo, gli aerei da guerra si sono diretti presumibilmente in Giordania o negli Emirati Arabi Uniti. Dal 28 febbraio essi partecipano agli strike contro l’Iran.

Ancora più inquietanti le attività che si susseguono dalla stazione aeronavale di Sigonella in Sicilia, certamente l’avamposto chiave delle forze armate USA e NATO in un ampio spazio geostrategico che comprende il continente europeo, l’Africa e il Medio oriente. Secondo quanto denunciato dai parlamentari di M5S, Sigonella è stata utilizzata per il supporto tecnico-logistico ai cacciabombardieri F-15 “Strike Eagle” statunitensi in transito dalle basi nord europee verso l’Iran. “Abbiamo tracciato nello scalo a Sigonella il 19 e 21 marzo il transito di F-15 in configurazione tattica, ovvero di combattimento con armi e bombe montate”, spiegano i parlamentari. Da Sigonella, prima, durante e dopo il 28 febbraio, sono decollati regolarmente aerei con e senza pilota delle forze armate statunitensi, in particolare i pattugliatori P8A “Poseidon” e i droni MQ-4C “Triton”, dotati di tecnologie ultrasofisticate per svolgere missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione. Questi velivoli operano ad alta quota e sono in grado di monitorare vaste aree, individuando e selezionando con precisione obiettivi che vengono poi distrutti dai cacciabombardieri.

Di rilevanza strategica le missioni svolte dai sistemi aerei schierati a Sigonella in vista del raid ordinato dal presidente Donald Trump, la notte del 14 marzo, contro le infrastrutture militari ospitate nell’isola di Kharg da cui viene esportato quasi il 90% del petrolio dell’Iran. Sei giorni prima, l’isola era stata al centro delle attività di riconoscimento e sorveglianza di un drone “Triton” decollato dalla stazione aeronavale siciliana. In particolare, dopo aver attraversato il Mediterraneo orientale, il velivolo si era diretto verso le coste nordoccidentali iraniane per sorvolare il distretto di Bushehr, sede di importanti basi navali del regime e di un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Successivamente il “Triton” ha raggiunto Kharg per raccogliere dati ed informazioni sui potenziali target dell’isola-hub petrolifero.

A meno di una cinquantina di km più a sud di Sigonella, a Niscemi (Caltanissetta), all’interna di una riserva naturale, sorge una delle più importanti stazioni di telecomunicazioni al mondo della Marina militare USA. La base ospita innanzitutto il terminale terrestre del MUOS, il più potente sistema di telecomunicazioni satellitari di Washington per la trasmissione di informazioni di intelligence, immagini top secret ma soprattutto degli ordini operativi e di attacco ad ogni singolo reparto militare, unità navali, sottomarini, bombardieri, missili da crociera ed intercontinentali, ovunque essi siano schierati nel pianeta.

Sempre a Niscemi è attiva dal 1991 una Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) per le comunicazioni supersegrete delle forze di superficie, sottomarine, aeree e terrestri e dei centri C4I (Command, Control, Computer, Communications and Intelligence) di US Navy. La stazione svolge in particolare un ruolo chiave per le trasmissioni ai sommergibili nucleari operanti nell’Oceano Atlantico, nel Mediterraneo, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano. Quando dal Pentagono si dà l’ordine di colpire, uccidere ed affondare, in Iran, Yemen, Siria, Iraq o in Corno d’Africa, sappiano tutti gli italiani che lo spettro della morte ha attraversato lo spazio e il territorio nazionale…

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