Sigonella, Aviano, Napoli Capodichino. Così le guerre Usa si servono dell’Italia
Nessun’altra notte di Sigonella. Quel che accaduto la notte di tre giorni fa sui cieli siciliani non ha niente a che vedere con il confronto armato tra avieri italiani e marines USA, il 10 ottobre 1985, all’interno della stazione aeronavale in Sicilia, dopo il dirottamento dell’aereo in cui viaggiavano gli autori del sequestro dell’Achille Lauro. Il mondo era diverso, c’era ancora la Guerra fredda e l’Italia, nonostante la partnership con Washington, interpretava un ruolo di mediazione nello scenario di guerra mediorientale, riconosciuto dalle parti.
Il
divieto all’atterraggio a Sigonella di velivoli diretti in Iran che la Difesa
italiana avrebbe imposto all’Aeronautica militare degli Stati Uniti non condurrà
di certo ad una crisi nelle relazioni del governo Meloni con l’amministrazione
Trump. Tropo stretti sono i legami con Washington e soprattutto mai è stato
fatto mancare in queste settimane il sostegno diretto e indiretto alle
operazioni di guerra usa-israeliani. Ancora top secret il numero e la tipologia
dei velivoli che si voleva far transitare da Sigonella. Gli analisti hanno
tracciato il volo di 4 cacciabombardieri F-35 del Corpo dei marines sullo
spazio aereo della Sicilia orientale, sabato 28 marzo; lasciato il Regno Unito i
velivoli hanno raggiunto il Medio oriente dopo essere stati riforniti dagli
aerei cisterna. Erano quelli non autorizzati dalla Difesa?
Da
Sigonella sono transitati comunque alcuni dei Boeing KC-135 “Stratotanker” di US Air Force per il rifornimento in volo
dei bombardieri strategici diretti dagli USA e il nord Europa verso Ilo Medio
oriente. Gli ultimi due sono atterrati rispettivamente il 19 e il 26 marzo
scorso. Giorno 21, secondo quanto denunciato dai parlamentari di M5S, sulla
base siciliana sono atterrati alcuni cacciabombardieri F-15 “Strike Eagle” “in
configurazione tattica, ovvero di
combattimento con armi e bombe montate”. Gli aerei, partiti da Sigonella
qualche ora dopo, si sarebbero diretti verso ilo teatro di guerra.
Ciò
che tuttavia la Difesa non dice è il ruolo chiave assunto dalla base, da prima
del 28 febbraio, per le operazioni di intelligence, sorveglianza e
riconoscimento dei potenziali obiettivi da colpire in Iran. Periodicamente da
Sigonella decollano aerei con e senza pilota di US Navy. L’attacco del 14 marzo
contro le infrastrutture militari nell’isola di Kharg da cui viene esportato l’80%
del petrolio iraniano, è stato preceduto da una missione-spia di un drone MQ-4C “Triton”. Senza il preventivo
monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target, non sarebbe
stato possibile effettuare con successo i bombardamenti su Kharg.
Sigonella
ha svolto un ruolo chiave anche durante i bombardamenti israeliani contro
l’Iran nel giugno 2025. Poche ore dopo l’attacco ai siti nucleari di Fordow, Natanz
ed Esfahan, la notte del solstizio d’estate, un drone MQ-4C “Triton” ha
effettuato una lunga missione nello spazio aereo del Golfo Persico, probabilmente
per monitorare le reazioni iraniane ai raid dei bombardieri B-2.
Ma non
c’è solo la Sicilia in prima linea. Dalla base aerea nucleare di Aviano
(Pordenone), il 17 febbraio sono decollati dodici cacciabombardieri Lockheed
Martin F-16 “Fighting Falcon” in dotazione
al 31st Fighter Wing della U.S. Air Force. I velivoli da guerra
hanno attraversato tutto il Mediterraneo per poi dirigersi in una delle basi
che gli Stati Uniti controllano in Medio oriente, forse in Giordania o negli
Emirati Arabi. Essi partecipano oggi agli strike lanciati contro l’Iran. Da Aviano
decollano inoltre i grandi aerei cisterna Boeing KC-135 e con
sempre più frequenza i cargo Lockheed C-5 “Galaxy” impiegati per trasferire ai
teatri operativi personale militare, armi e munizioni.
“Washington non ci ha mai chiesto di poter
utilizzare le basi italiane per le operazioni in Iran”, è il ritornello
ripetuto dal governo. Che autorizzazioni dovrebbero chiedere del resto per
alcune delle installazioni strategiche che gli USA utilizzano nel nostro
territorio in modalità del tutto esclusiva?
A Napoli Capodichino sorge il Comando di NAVEUR-NAVAF (le forze navali
USA per l’Europa e l’Africa). Da qui vengono pianificare le operazioni delle
unità navali, dei sottomarini e dei velivoli aerei di US Navy in navigazione
nelle acque del Mediterraneo. NAVEUR-NAVAF coordina e ordina le attività navali
in tempi di pace e in quelli di guerra. A ridosso delle coste di Israele, Siria
e Libano ci sono portaerei, fregate e sommergibili impegnati in combattimento.
Ricevono da Napoli Capodichino gli ordini di fuoco?
E che dire poi del terminale terrestre del
sistema satellitare MUOS ai Niscemi (Caltanissetta), da cui transitano le
informazioni di intelligence, le foto e i video degli obiettivi e gli ordini
operativi per i reparti di guerra delle forze armate USA? Inutile far finta di
non vedere e non sapere. L’Italia è in guerra, con buona pace di Crosetto &
C.



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