I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

sabato 27 luglio 2013

Il No Muos si aspettava una marcia indietro, ma non così


Dopo la marcia indietro del presidente Crocetta sul Muos di Niscemi, oggi è stata una giornata di mobilitazione per i comitati “No Muos”. A Niscemi hanno occupato l’aula del Consiglio comunale mentre una delegazione, a Palermo per il pronunciamento della Cga (Consiglio giustizia amministrativa), ha dapprima organizzato un sit in sotto le finestre della Regione Sicilia e poi ha tenuto una conferenza stampa con gli avvocati Nello Papandrea e Paola Ottaviano. “Senza il parere positivo della sovrintendenza della Provincia di Caltanissetta – chiariscono i legali - i lavori non dovrebbero ripartire”. Pur tenuto conto dei gravi vizi contenuti nella revoca, ancora è presto per decidere su una eventuale impugnativa contro questo ultimo provvedimento della Regione. “In ogni caso – sottolineano - resta pendente il ricorso in primo grado davanti al Tar di Palermo, proposto nel 2011 del Comune di Niscemi”. Per Papandrea, tuttavia, nella relazione dell’Istituto superiore della Sanità, in base a cui la Regione ha di fatto dato l’avvio ai lavori, erano presenti "elementi di preoccupazione che emergevano chiaramente e che andavano tenuti in considerazione per mantenere il principio di precauzione. Sbaglia la Regione nel sostenere che quel principio non va più applicato”. 

Liberazione ha intervistato Antonio Mazzeo uno dei protagonisti del “popolo No Muos”.

Il voltafaccia di Crocetta un po’ era nell’aria no?

Non nelle modalità e nei tempi con cui è stato portato avanti. Eravamo sì rimasti scandalizzati non difesa da parte degli avvocati in sede Cga, davanti al fatto che il ministero si era appellato alla sentenza del Tar. E questo mentre gli avvocati del No Muos sbugiardavano i documenti presentati dal ministero della difesa. I nostri avvocati hanno chiarito che il Muos non è gestito in sede Nato e, soprattutto, sottolineato tutte le violazioni in campo urbanistico e negli stessi accordi tra Usa e Italia. Pensavamo che a quel punto il Cga avesse dovuto rigettare. Ma a quell’atto i giudici non sono potuti arrivare perché davanti alla ritirata di Crocetta vengono a cadere le motivazioni del contendere, almeno in questa fase.

A questo punto come pensate di andare avanti?

Non abbiamo avuto neanche il tempo di convocare un coordinamento. Avevamo sì denunciato l’atteggiamento remissivo di Crocetta ma non ci immaginavamo il colpo di scena. Ieri sera è stato occupato il comune di Niscemi a seguito della convocazione d’urgenza del Consiglio comunale. Quasi contemporaneamente, un gruppo di manifestanti che aveva già convocato il presidio davanti al Cga di Palermo lo ha trasformato in una manifestazione di protesta. Nei prossimi giorni si vede come coordinarsi. Bisognerà resuscitare il ricorso del Comune di Niscemi ma i tempi sono lunghi. Rimangono fermi gli appuntamenti già fissati per la prima decade di agosto a Niscemi con convegni, iniziative varie e sit in. Quest’anno, poi, ricade il trentesimo anniversario dei blocchi di Comiso, la lotta contro i missili americani.

Il Comune di Niscemi è al vostro fianco?

Beh, francamente la sua risposta mi sembra un po’ debole. Certo, hanno reagito. Il popolo No Muos aveva chiesto le dimissioni in blocco di giunta e consiglio, ma loro si sono rifiutati. Sarebbe stata una presa di posizione forte. Il Comune di Niscemi è stato quello che si è impegnato parecchio in questa vicenda. Forse è vittima dell’atteggiamento di Crocetta.

Crocetta come ha motivato il ritiro?

Crocetta giustifica il suo ritiro perché si sente soddisfatto di quanto dice l’Istituto superiore di sanità. Crocetta ha mostrato di essere due volte ipocrita e falso prima perché ha delegittimato i tecnici della Regione che avevano concluso un accordo con l’Iss per inserire nella relazione tutte e due le posizioni. E poi perché sapeva benissimo che il ministero della Difesa avrebbe presentato un rapporto monco. Lo sapeva anche perché aveva letto una lettera del Politecnico che denunciava le omissioni. Un altro rapporto, firmato dalla facoltà di ingegneria della Sapienza di Roma come perito di parte del Tar di Palermo, ha confermato al 150% le osservazioni del Politecnico. Questa relazione è stata determinante per il no del Tar al ministero della Difesa.
Intervista a cura di Fabio Sebastiani pubblicata in Liberazione, 25 luglio 2013

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