I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

venerdì 14 settembre 2012

Lettera aperta di Santi Cirella, Antonio Mazzeo risponde


Ospite, sabato 1 settembre, alla presentazione del libro di Olivero Beha, nell’ambito del Festival del giornalismo di Modica, Antonio Mazzeo. Giornalista free lance e ambientalista, Mazzeo è stato querelato dalla Giunta del Comune di Falcone (Messina), lo scorso agosto, per un’inchiesta riguardo le presunte infiltrazioni mafiose nella politica e nella società della realtà cittadina di Falcone. E, come se non bastasse, è il destinatario di una lettera aperta scritta da Santi Cirella, sindaco della cittadina messinese. Quattordici pagine di se e di ma pubblicate sul sito ufficiale del Comune. E di accuse. Ma cosa ne pensa il giornalista?

Santi Cirella, nella sua lettera, ti accusa di avere scritto delle informazioni false. Cosa ne pensi?

“Se non mi dice cos’è falso, non posso controbattere. In quattordici pagine elenca una serie di fattori di cui, secondo lui, non sono informato. Mi auguro che le cose, scritte nella lettera, siano state portate alle autorità competenti perché, a mio parere, ci sono elementi molto gravi. E l’esistenza di questi elementi, mi pare che confermi quello da me sostenuto nell’articolo. Ovvero, che la situazione dell’agibilità politica e delle infiltrazioni criminali, nel tessuto sociale, economico e politico del Comune di Falcone, richiederebbe una maggiore attenzione da tutte le istituzioni. A partire dalla stessa Giunta”.

E il sindaco non si ferma a questo. Sempre nella lettera, ti accusa di disinformazione perché nel tuo articolo non hai accennato alla rimozione delle barriere frangiflutti poste a protezione del litorale marino di Falcone…

“Ne prendo atto. Ma non capisco perché un cronista, quando fa un’inchiesta sulle infiltrazioni criminali, debba fare l’elenco di tutte le attività svolte, bene o male. E da ambientalista ci tengo a dire che odio le barriere frangiflutti di qualsiasi tipo. E anche la dissennata creazione di porti e porticcioli che in quel pezzo di costa ha portato alla scomparsa di chilometri e chilometri di spiaggia.

Cirella scrive: “Ci dica, anzi dica alle forze dell’Ordine, chi sono questi latitanti. Indichi, alle autorità preposte, malavitosi e favoreggiatori”. Come ti senti di rispondere?

“Io non ho fatto altro che ricostruire alcune vicende storiche, alcune avvenute anche durante la sua amministrazione, che hanno rappresentato il grande salto di qualità della criminalità organizzata a Falcone. E nell’area di Furnari e Mazzarrà sant’Andrea. Vicende risalenti alla fine degli anni settanta. Di questi fatti, ricostruisco dei passaggi chiave, particolarmente eclatanti. Faccio, nonostante il sindaco dica tutto il contrario, i nomi anche di chi ha vissuto da latitante. E non mi pare che nessuno, in quel periodo, si sia vergognato di sapere che, in quel territorio, si nascondessero e vivessero boss del calibro di Gerlando Alberti Junior, condannato per aver assassinato, nel 1985, la diciassettenne Gra­ziella Campagna di Saponara. Forse uno degli omicidi più efferati della storia della criminalità organizzata. Ho ricostruito queste vicende riportando le denunce degli ex amministratori di quella realtà che a me, personalmente, preoccupa. Trovo che queste vicende rappresentino un buco nero nella storia di Cosa Nostra.

Come stai affrontando quello che ti è capitato dal punto di vista professionale. Ma anche da quello umano?

Professionalmente, quello che mi è accaduto rappresenta uno dei tanti test che confermano le ragioni per cui in Italia meritiamo uno degli ultimi posti riguardo la libertà di stampa. In molti altri paesi la querela è regolamentata in maniera molto rigida. Cosa che non accade in Italia. Spero che tutto questo sia un’opportunità per i miei colleghi di alzare ancora di più la voce. E di chiedere la regolamentazione dell’accesso alla querela. Umanamente, sono contento della solidarietà ricevuta perché mi fa sentire più protetto. E sono anche, dal punto di vista politico, contento di sapere che esistono ancora persone che sentono il dovere di prendere una posizione, scrivendo per esempio mail all’amministrazione del Comune di Falcone. O esprimendo la loro solidarietà sui social network. Questo significa che un’altra Italia è ancora possibile.

 
Intervista di Nelly Gennuso pubblicata il 7 settembre 2012 in Reporteggiando e non solo, http://reporteggiandoenonsolo.tumblr.com/post/31049546859/letteraapertadisanticirellaantoniomazzeorisponde

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