Strani connubi. Quale educazione alla pace e al disarmo nei percorsi formativi dei giovani?
Per celebrare la Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate, le istituzioni nazionali, regionali e locali e gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, possono promuovere e organizzare cerimonie ed incontri sui temi della difesa della Patria, nonché sul ruolo delle Forze armate nell’ordinamento della Repubblica (…) Al fine di sensibilizzare gli studenti sul ruolo quotidiano che le Forze armate svolgono per la collettività in favore della realizzazione della pace, della sicurezza nazionale e internazionale e della salvaguardia delle libere istituzioni e nei campi della pubblica utilità e della tutela ambientale, le iniziative degli istituti scolastici sono volte a far conoscere le attività alle quali esse concorrono nell’ambito del servizio nazionale della protezione civile, per fronteggiare situazioni di pubblica calamità e di straordinaria necessità e urgenza, in ambito umanitario, in caso di conflitti armati e nel corso delle operazioni di mantenimento e ristabilimento della pace e della sicurezza internazionale, e negli ambiti di prevenzione e di contrasto della criminalità e del terrorismo nonché di cura e soccorso ai rifugiati e ai profughi.
E’
infarcito di retorica bellicista e di inaccettabili falsità storiche il 2°
articolo della legge n. 27 del 1° marzo 2024 che istituisce la Giornata delle Forze armate ogni 4
novembre, legittimando un pericoloso ed
eversivo modello istruzione-caserma. L’Osservatorio contro la militarizzazione
delle scuole e delle università ha ritenuto doveroso disobbedire e in
collaborazione con il CESTES - Centro Studi Trasformazioni
Economico-Sociali ha promosso
un convegno formativo per il personale scolastico dal titolo “La scuola non si
arruola”. Oltre un migliaio le iscrizioni sulla piattaforma del Ministero dell’Istruzione
ma la mattina del 31 ottobre il corso è stato soppresso d’autorità. “L’iniziativa non appare coerente con le
finalità di formazione professionale del personale docente presentando
contenuti e finalità estranei agli ambiti formativi riconducibili alle
competenze professionali dei docenti, così come definite nel CCNL scuola e
nella Direttiva 170/2016”, spiega in nota il Ministero. Mai parlar
male, dunque, in ambito scolastico, del sistema militare e dei suoi intrecci con
l’economia e la finanza, della cultura militarista tanto in voga nella società
e nell’istruzione e del genocidio in atto alle porte di casa, il primo del
terzo millennio, crimine collettivo transnazionale.
“Per la prima volta si vieta in
Italia un corso su tematiche giudicate non formative mentre vengono celebrate
pagine nostalgiche e di mero revisionismo storico attraverso le rievocazioni
delle guerre mondiali nel secolo scorso”, denuncia l’Osservatorio. “Allo stesso
tempo si verifica l’ennesima contrazione degli spazi di libertà e democrazia. Le
mobilitazioni e gli scioperi di questi ultimi mesi, a partire dall’iniziativa
del minuto di silenzio per Gaza il
primo giorno di scuola, hanno subito evidenti tentativi di boicottaggio e
intimidazione tramite comunicazioni riservate degli uffici scolastici,
delegittimazione dei collegi docenti, precettazioni”. A fine
settembre è stato presentato dal sen. Maurizio Gasparri un disegno di legge che
equipara antisemitismo e antisionismo e che vorrebbe imporre alle istituzioni
scolastiche obblighi formativi su cultura ebraica, Israele e antisemitismo con
pesanti sanzioni, compreso il licenziamento, per i docenti “disobbedienti”.
Tutto ciò
mentre si assiste all’accelerazione del processo di militarizzazione dell’istruzione:
forze
armate italiane e straniere ed aziende produttrici di armi occupano ogni sfera
della didattica per fini ideologici assolutamente in contrasto con i valori
costituzionali della difesa delle libertà, della democrazia e della giustizia
sociale. Si moltiplicano le visite guidate degli studenti a caserme, aeroporti,
poligoni militari e ad industrie belliche o le attività didattico-culturali affidate
a generali-docenti (dalla lettura e interpretazione della Costituzione e della
Storia all’educazione ambientale, alla salute, alla lotta alla droga e alla
prevenzione dei comportamenti classificati come “devianti”, bullismo,
cyberbullismo, ecc.).
Sempre più istituti promuovono
corsi di orientamento e l’alternanza scuola-lavoro a fianco delle forze armate
o nelle aziende produttrici di armi; le strutture scolastiche subiscono la progressiva
trasformazione a fini sicuritari con l’installazione di videocamere e
dispositivi elettronici identificativi e di controllo. Fioccano i divieti di
riunione e delle attività autogestite degli studenti e i locali scolastici
vengono dichiarati off-limits in orario pomeridiano, mentre viene esercitata
l’azione penale e civile contro ogni forma di occupazione. Al rafforzamento del
processo di militarizzazione del sistema scolastico concorrono poi
l’approvazione di leggi che hanno conferito ai presidi poteri illimitati e
istituzionalizzato gerarchie e discriminazioni tra gli insegnanti; la
precarizzazione de iure e de facto della figura e delle funzioni del docente; l’esautoramento
degli organi collegiali; l’uso indiscriminato dei procedimenti amministrativi
contro il personale della scuola. Test di valutazione e strumenti didattici
riproducono nelle scuole logiche e dinamiche mutuate dal mondo militare. “L’Invalsi
o il passaggio dalle conoscenze alle competenze (tra le soft skills appaiono il sostenere lo stress, l’adattabilità,
l’imprenditorialità e a breve troveremo la preparazione e la prontezza),
il clima competitivo, la meritocrazia sono tutti fattori che hanno contribuito
a mutare il senso della scuola e capovolgere il dettato costituzionale”, spiega
l’Osservatorio. Il registro elettronico oltre a generare conflitti e stati di
ansia da prestazione permanenti tra gli allievi e un’insostenibile clima divisivo-competitivo
nelle classi, viene assunto come strumento di controllo orwelliano da docenti e
genitori, minando le stesse relazioni educative e la fiducia adulti-minori.
Il soffocante connubio tra
istituzioni scolastiche e apparato militare non può essere imputato però solo
all’odierno governo di estrema destra. Il processo di militarizzazione
dell’istruzione è stato avviato in Italia perlomeno dalla fine degli anni ’90 per
essere poi istituzionalizzato nel settembre 2014
con un protocollo d’intesa firmato
dalle ministre all’Istruzione Stefania Giannini (Scelta
Civica) e, alla Difesa, Roberta Pinotti (Pd). L’accordo ha promosso l’attivazione
di percorsi didattici ed iniziative finalizzati alla promozione della Cultura della Difesa. A declinarne
significato e funzioni ci ha pensato il subentrante titolare del dicastero a
capo delle forze armate, Lorenzo Guerini (Pd). “L’obiettivo della Cultura della Difesa è facilitare i
cittadini a comprendere i temi di interesse strategico, acquisire sistemi ed
equipaggiamenti militari, valorizzare le capacità dell’industria nazionale e
sostenere la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica”, ha spiegato
Guerini. Lo scopo, cioè, è quello di estendere a tutte le fasce sociali e
generazionali l’incondizionato consenso per le forze armate, le missioni di
guerra internazionali, il complesso militare-industriale e l’intervento
dei reparti in attività di controllo dell’ordine pubblico e repressione. In
particolare, tra i giovani, si punta ad affermare la legittimità
dell’uso della violenza bellica e l’ineluttabilità della guerra come strumento
di risoluzione di ogni crisi o conflitto. Con l’educazione dello studente-soldato si punta a dominare le
menti, ad imporre l’arruolamento e la cieca obbedienza all’establishment, il massimo
consenso per il modello socio-economico dominante.
Con l’insediamento del governo Meloni, si è data un’ulteriore
impronta ideologica ai processi in atto. “Adottando la formula Ministero
dell’Istruzione e del Merito si è
inteso cancellare il servizio pubblico a favore di una meritocrazia fittizia, per
promuovere una scuola che non considera le differenze socio-economiche ed è sempre
più lontana dal tutelare uguaglianza e diritti”, commenta Roberta Leoni
dell’Osservatorio contro la militarizzazione di scuole e università. “Con Giuseppe
Valditara si afferma una scuola che privilegia la conoscenza dell’Occidente
rispetto alle altre civiltà e che nega la società inclusiva ed interculturale piegandosi ad una visione bellicista. Ecco allora le nuove Linee guida per l’insegnamento
dell’educazione civica, le Indicazioni
2025 per la Scuola dell’infanzia e del primo ciclo (bocciate dal Consiglio
di stato per forma e contenuto), il voto in condotta, il divieto dei cellulari,
i tentativi di censura dei libri di testo (i casi Zanichelli e Laterza) e dei
singoli insegnanti, l’introduzione del codice disciplinare e di condotta del
MIM (con conseguente creazione di uffici per i procedimenti disciplinari), ecc.”.
Il 7 novembre il ministro Valditara ha chiesto con una circolare il rispetto
della par condicio nella scelta di ospiti di “specifica competenza e autorevolezza” in
caso di eventi pubblici all’interno delle istituzioni scolastiche, quando le
tematiche trattate abbiano “ampia rilevanza politica o sociale”.
Alla luce del
peggioramento degli spazi di agibilità democratica e di libertà di espressione
e insegnamento, alcuni analisti già parlano di israelizzazione della società,
dell’economia e del sistema d’istruzione in Italia. Sarebbe in atto cioè la riproduzione del sistema-modello su cui si fonda lo Stato
sionista di Israele: forze armate, apparati sicuritari, forze politiche, centri
accademici e di ricerca, start-up e industrie militari che cooperano in
simbiosi, militarizzando ogni segmento della società, a partire dal mondo
dell’infanzia e della scuola.
Articolo pubblicato in Mosaico di Pace, n. 1, Gennaio 2026



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