Orientamento alla guerra in un liceo di Capo d’Orlando (Messina). Ma i genitori dicono No!
Ancora una scuola siciliana meta della sempre più invasiva campagna di orientamento all’arruolamento nelle forze armate ma stavolta alcuni genitori dicono Signornò!
E’ accaduto nella città di
Capo d’Orlando (Messina) dopo che la dirigente del Polo Liceale Statale “Lucio
Piccolo” ha indirizzato una circolare alle famiglie, ai docenti e agli studenti
delle classi del biennio e del V anno di tutti gli indirizzi con oggetto
l’organizzazione di un incontro di orientamento scolastico con gli ufficiali
del 24° Reggimento “Peloritani” di Messina, reparto della Brigata meccanizzata
“Aosta” dell’Esercito italiano.
“Mercoledì 26 marzo 2025 il
24° Reggimento “Peloritani” incontrerà gli studenti del Liceo, in presenza e da
remoto”, riporta la circolare della dirigente, la professoressa Maria Larissa
Bollaci. “Gli alunni del biennio parteciperanno alla conferenza con le Forze
Armate, durante la quale verranno presentate le scuole di alta formazione
culturale e militare, la Nunziatella
di Napoli e la Teulié di Milano”. A
seguire l’incontro con gli alunni delle classi V, “durante il quale saranno
fornite informazioni riguardanti la storia e le attività delle Forze Armate, i
possibili sbocchi occupazionali nonché tutte le indicazioni relative al
concorso per l’accesso all’Accademia Militare di Modena”.
Alla vigilia della visita del
24° “Peloritani” al liceo orlandino, alcuni genitori degli alunni partecipanti
hanno inviato una bellissima lettera alla dirigente “nella speranza di
stimolare, anche tra i docenti, una seria riflessione sull’urgenza della pace e
sulla necessità di lasciare la guerra fuori dalla scuola”.
“Pensiamo che sia inopportuno
che la scuola, che è il luogo in cui si formano le coscienze, si coltivano i
valori e si costruisce il futuro, venga trasformata in terreno fertile per la
diffusione di ideologie militariste e per l’orientamento dei giovani alla guerra”,
scrivono i genitori. “Nell’attuale scenario sociale e politico stiamo
assistendo alla normalizzazione dell’educazione alla guerra in un clima sempre
più preoccupante. Il generale Masiello ha recentemente affermato che l’esercito è fatto per prepararsi alla
guerra. Parole che risuonano come un monito inquietante. Se questa è la
prospettiva delle istituzioni militari, quale messaggio viene trasmesso ai
giovani attraverso progetti di orientamento scolastico a cura delle forze
armate?”.
“Ogni guerra è una sconfitta
per l’umanità”, si legge ancora nella lettera inviata alla dirigente del liceo
“Piccolo”. “La guerra è morte, distruzione, sofferenza indicibile e non può mai
essere presentata come una soluzione ai conflitti. La scuola ha il compito di
insegnare ai giovani l’arte del confronto, del dialogo e della comprensione
reciproca. Dovrebbe essere un ambiente in cui si promuove la cultura della
pace, della diplomazia e del rispetto delle differenze. Ogni tentativo di
introdurre attività dal sapore militarista rischia di minare questi obiettivi
fondamentali”.
“Non si può permettere che
scuole e studenti diventino un bacino di reclutamento o un veicolo di consenso
per attività militari. La Costituzione italiana all’art. 11 afferma chiaramente
che l’Italia ripudia la guerra come
strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione
delle controversie internazionali. Questa non è una frase vuota ma un
principio fondamentale che deve guidare ogni scelta educativa. Ogni studente ha
diritto ad un’educazione che lo formi come cittadino consapevole, critico e
capace di contribuire ad un mondo migliore. Non come futuro soldato di
conflitti che arricchiscono pochi e distruggono le vite di molti. La scuola è
il cuore pulsante della società e deve restare uno spazio di pace”.
Il liceo “Piccolo” di Capo
d’Orlando aveva ospitato una conferenza degli ufficiali del 24° Reggimento
“Peloritani” di Messina pure il 22 febbraio 2024. Anche in quell’occasione erano
state presentate agli studenti le scuole militari “Nunziatella” e “Teulié” ed erano
state fornite “informazioni” sulla storia dei reparti e sulle possibilità
occupazionali nell’Esercito italiano.
Il passato del 24° Reggimento “Peloritani” di Messina
è tutt’altro che glorioso. Dopo la sua costituzione, nel 1935 fu inviato dal
governo fascista di Benito Mussolini in Africa Orientale per combattere sul
fronte somalo a Neghelli e Ogaden e sferrare poi l’attacco da sud contro
l’Etiopia. Durante la Seconda guerra mondiale, i reparti del 24° furono trasferiti
sul fronte greco-albanese per poi “presidiare” la sanguinosa occupazione
nazifascista della Grecia. Dopo l’8 settembre 1943 il Reggimento fu sciolto nel
Peloponneso. Ricostituito nell’Italia Repubblicana, il 24° è stato impegnato
nelle controverse missioni delle forze armate italiane in Libano e Kosovo e,
negli ultimi due anni, in due campagne militari in Ungheria. Queste ultime sono
state effettuate nell’ambito dell’Operazione Forward Land Forces promossa
dalla NATO in funzione anti-russa: i militari del Reggimento peloritano hanno
operato - e operano attualmente - in territorio ungherese in uno dei quattro
nuovi Gruppi di Battaglia multinazionali che l’Alleanza Atlantica ha costituito
in Europa orientale dopo lo scoppio del conflitto russo-ucraino, insieme alle
forze armate di Croazia, Ungheria e Stati Uniti d’America.
Le
preoccupazioni espresse dai genitori degli studenti del Liceo “Piccolo”
appaiono più che legittime e giustificate anche alla luce delle dichiarazioni
espresse dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito italiano, il generale Carmine
Masiello, nelle stesse ore in cui gli ufficiali del 24° Reggimento promuovevano
la carriera militare tra i giovani di Capo d’Orlando.
Intervenendo
alla conferenza “Uno sguardo verso l’alto. Nel campo di battaglia del
Futuro”, promossa dall’Esercito a Roma con lo scopo di “approfondire le
esigenze trasformative del settore militare-industriale, alla luce delle
lezioni apprese dai conflitti russo-ucraino e mediorientale”, il generale
Masiello ha lanciato un “accorato appello” sottolineando “l’urgente necessità
di un programma di riarmo consistente per colmare le lacune delle forze armate
italiane”.
Il Capo di Stato Maggiore ha lanciato un monito sulla
gravità dell’odierna situazione internazionale: “Non possono rischiare solo
soldati, piloti e marinai. Perché semmai si andasse in guerra, non solo le forze
armate vanno in guerra, ma l’Italia intera (…) Dobbiamo modernizzare le forze
armate, dotandole di tecnologie all’avanguardia per affrontare le sfide del
futuro. In quest’ottica invito l’industria e il mondo accademico a collaborare
strettamente con l’Esercito, promuovendo una rivoluzione culturale che favorisca l’innovazione e l’efficienza”.
L’Italia va alla guerra, dunque, e servono
urgentemente armi, mezzi e carne da cannone. Scuole e università vanno
convertite – rapidamente - in centri di formazione e consenso della “cultura
della guerra” tra le nuove generazioni…
Articolo pubblicato su Stampalibera.it il 27 marzo 2025, https://www.stampalibera.it/2025/03/27/orientamento-alla-guerra-in-un-liceo-di-capo-dorlando-messina-ma-i-genitori-dicono-no/?fbclid=IwY2xjawJYcOZleHRuA2FlbQIxMQABHVzjIM_L2hkho0UWSXdi2ipRIb-vevVTjrWP14v94sFaY3gtdcf-PmaFmQ_aem_BBsvGUXIK6IIBap8JoqDVg
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