I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

lunedì 22 ottobre 2012

Sughereta e MUOS? Eco-incompatibile


Avevano deciso, lì avrebbero fatto il MUOS. Ma è un Sic (Sito Interesse Comunitario) Non importa. Oggi, la foto è eloquente.“La collina sventrata, voragini ampie come i crateri di un vulcano, il terreno lacerato dal transito dei mezzi pesanti, ruspe, betoniere, camion. Recinzioni di filo spinato, tralicci di acciaio. Una selva di antenne, terrazzamenti, gli uni sugli altri, per centinaia e centinaia di metri. In cima, tre piattaforme in cemento armato… (denuncia Italia Nostra). La Marina militare statunitense non si è preoccupata nemmeno di presentare una benché minima, seria, valutazione degli impatti… Ma si sa gli americani qui da noi in Sicilia in particolare, possono fare quello che vogliono. Distruggere l’ambiente, fare affari, fregarsene delle nostre regole… Non tener conto del certificato antimafia. Tutto ciò che hanno fatto nella sughereta di Niscemi è contro legge, ma il governatore Lombardo ha autorizzato! Le leggi? L’impatto ambientale? Il rischio per le persone, le piante, gli animali? Chi se ne f...

 

Come una favola di altri tempi. Un don Chisciotte di provincia che con il fedele scudiero si lancia contro il gigante che imperversa nei boschi millenari, l’EcoMUOStro di Niscemi, lo chiamano. Una lotta impari, ma alla fine il cavaliere innamorato di principessa Natura disarciona l’essere repellente. Poi lo impacchetta, lo sigilla e lo rispedisce al mittente. Al di là dell’Atlantico, in Virginia, Stati Uniti d’America.

Nella realtà tutto è accaduto in poche d’ore. A Caltagirone, la sera del 5 ottobre, il consiglio comunale vota un ordine del giorno contro l’installazione all’interno della riserva naturale “Sughereta” di Niscemi del terminale terrestre del Muos, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della marina militare Usa. Per il giorno successivo, sabato 6, il coordinamento dei comitati siciliani No Muos ha convocato la prima manifestazione nazionale per chiedere la revoca delle autorizzazioni ai lavori e lo smantellamento delle antenne esistenti a Niscemi da oltre vent’anni. Sarà un chiassoso serpentone di due chilometri dalle mille bandiere e striscioni colorati. Nessuno ancora immagina il successo straordinario di quell’evento. E nemmeno che nelle stesse ore i cantieri del Muos sono stati raggiunti dai carabinieri e dagli agenti di polizia chiamati ad eseguire l’ordine di sequestro preventivo e l’apposizione dei sigilli ai manufatti per violazione delle leggi di tutela ambientale.

A emettere il provvedimento, il primo nella storia ai danni di un’arma strategica delle forze armate statunitensi in territorio italiano, il Gip presso il Tribunale di Caltagirone, Salvatore Acquilino, su richiesta del procuratore Paolo Giordano. “Attraverso consulenze tecniche e documenti sono state accertate violazioni delle prescrizioni riguardanti il decreto istitutivo dell’area protetta e il relativo regolamento”, ha spiegato il dottor Giordano. La Procura ha anche emesso cinque avvisi di garanzia – ancora top secret i nomi – contestando la violazione dell’art. 181 del testo unico sui beni culturali del gennaio 2004 che sanzionachiunque, senza la prescritta autorizzazione o in difformità di essa, esegue lavori di qualsiasi genere su beni paesaggistici”. Le indagini erano state avviate nel luglio del 2011 a seguito di un esposto del Comune di Niscemi e si sono avvalse delle perizie e delle testimonianze di tecnici e ambientalisti.

Dal punto di vista formale, l’installazione del terminale Muos (3 antenne paraboliche di 18,4 metri di diametro e 2 torri radio di 149 metri d’altezza) era stata autorizzata, l’1 giugno 2011, dall’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione siciliana, in palese violazione delle norme di attuazione previste dal Piano territoriale paesistico della Provincia di Caltanissetta per la riserva di Niscemi, approvato dalla stessa Regione nel maggio 2008. Il Piano aveva inserito l’area naturalistica all’interno del cosiddetto “livello di tutela 3”, limitando gli interventi alla mera conservazione del patrimonio naturale esistente, alla “rinaturalizzazione” e alla “sostituzione delle specie vegetali alloctone con specie autoctone” ai fini del potenziamento della biodiversità e della salvaguardia idrogeologica. Il Piano territoriale vietava invece espressamente la “realizzazione di infrastrutture e reti, tralicci, antenne per telecomunicazioni, impianti per la produzione di energia, nuove costruzioni e l’apertura di strade e piste”. Proprio quanto autorizzato dalla Regione dopo la repentina conversione pro-Muos del governatore Raffaele Lombardo.

La riserva naturale “Sughereta” è un Sito di Interesse Comunitario di Natura 2000 (SIC) ed è il residuo una vasta area boschiva (sugheri e lecci) che copre le ultime propaggini collinari dei monti Iblei, degradanti verso la costa della piana di Gela. Comprende un’area complessiva di quasi 3.000 ettari, di cui 1179 in zona A (riserva propriamente detta) e il resto in zona B (preriserva). Dichiarata area naturale protetta con il Decreto Assessoriale n. 475 del 25 luglio 1997, è stata affidata in gestione all’Azienda Regionale Foreste Demaniali.

La riserva di Niscemi costituisce un biotopo di notevole interesse naturalistico e scientifico, ed è stata designata per la presenza di quattro habitat, di cui uno prioritario. Ricca e di amplia distribuzione la flora esistente nell’area interessata dal nuovo programma militare. Si tratta di circa 200-250 specie diverse, il 40% delle quali esclusive del bacino del Mediterraneo, con alcune già sottoposte a tutela internazionale (orchidacee, liliacee, iridacee e cistacee). L’area si trova lungo le linee di migrazione dell’ornitofauna ed ospita ben 122 specie diverse di uccelli, 8 delle quali tutelate da direttive e convenzioni internazionali, 3 classificate come “vulnerabili” e 2 “minacciate”. Delle 11 specie di anfibi e 27 di rettili che vivono in Sicilia, sono presenti nel SIC di Niscemi, rispettivamente, 4 e 14 specie. Nella riserva s’incontrano infine 16 specie di mammiferi, 5 delle quali a rischio di estinzione.

Uno straordinario patrimonio di flora e fauna che non è stato preso in considerazione né dai progettisti dell’impianto Usa né dai funzionari della Regione siciliana, che pure erano in possesso di uno studio sui possibili impatti del Muos sull’habitat a firma di tre professionisti siciliani, Donato La Mela Veca, Tommaso La Mantia e Salvatore Pasta. La relazione, acquisita dal Comune di Niscemi il 10 ottobre 2009, documentava in particolare l’“inadeguatezza” e la “scarsa attendibilità” della valutazione d’incidenza ambientale presentata dalla Marina militare statunitense. Manca una benché minima valutazione degli impatti che l’infrastruttura avrà sulla fauna in fase d’esercizio e le considerazioni sugli impatti su flora e vegetazione in fase di cantiere sono a dir poco scorrette e inconsistenti, scrivono gli esperti. “Relativamente allo studio della vegetazione, sono stati del tutto trascurati gli elementi di maggiore pregio. Eppure nell’area destinata ai lavori resta appurata la presenza di lembi sensibili di habitat d’interesse comunitario e prioritario e la potenziale presenza di specie tutelate dalle normative vigenti a livello nazionale ed internazionale”.

Le opere eseguite dalle imprese aggiudicatrici hanno però avuto effetti ancora più devastanti di quanto era possibile prevedere in fase progettuale. “L’area in cui è in corso l’installazione del Muos si presenta come un paesaggio da incubo”, scrive Italia Nostra nel dossier Paesaggi sensibili 2012, dove la “Sughereta” di Niscemi compare tra le 10 aree protette nazionali in serissimo pericolo di sopravvivenza. “La collina sventrata, voragini ampie come i crateri di un vulcano, il terreno lacerato dal transito dei mezzi pesanti, ruspe, betoniere, camion”, denuncia Italia Nostra. “Recinzioni di filo spinato, tralicci di acciaio. Una selva di antenne, terrazzamenti, gli uni sugli altri, per centinaia e centinaia di metri. In cima, tre piattaforme in cemento armato… Una storia che viene da lontano, dove insipienza e superficialità hanno permesso di infierire ancora sulla Sicilia e il suo corredo di basi americane, dove lo Stato Italiano cede sovranità di pezzi di territorio, addirittura in aree protette. Dove le leggi di tutela ambientale non hanno più efficacia e non si rispetta il principio di precauzione che il danno alla salute dei cittadini può provocare con la presenza di potentissimi radar, con onde nocive che nessuno potrà misurare quando l’impianto sarà terminato”.

“Sughereta e Muos rappresentano un binomio eco-incompatibile”, commenta lapidario il professore Salvatore Zafarana, presidente del Centro di Educazione e formazione Ambientale di Niscemi. “In passato si era riusciti a ridare continuità alle aree boschive mediante la rinaturalizzazione delle aree degradate, l’acquisizione al demanio di terreni privati e di 150 ettari di bosco gravato da servitù militare. In direzione opposta va, purtroppo, la costruzione del famigerato nuovo sistema satellitare. È stato stroncato un processo di successione ecologica positivo che aveva portato alla colonizzazione dei suoli sabbiosi e steppici con specie cespugliose di gariga mediterranea. La superficie destinata ad accogliere il Muos, unita a quella occupata dalle 41 antenne di telecomunicazioni Usa erette a partire dagli anni ‘90, hanno vanificato ogni possibilità di collegamento delle aree boscate più meridionali con quelle più a nord e con il residuo bosco ad est. Ad essere compromessi sono dei lotti già degradati come quelli di Mortelluzzo e Valle Porco di limitate estensioni, ma di indiscusso pregio naturalistico e paesaggistico”.

Zafarana lamenta infine che gli interventi autorizzati dalla Regione erano “assolutamente stridenti” con gli strumenti di tutela della riserva. “Durante i lavori del Muos si è assistito a ingenti movimenti di terra e ad enormi colate di cemento. All’occhio esperto non sfugge che l’entità delle trasformazioni in atto travalica quanto espressamente previsto dal progetto originario, denotando una gravissima manomissione dell’ambiente con l’aggravante di esplicarsi a danno di un’area protetta di interesse internazionale”. Adesso però i rilievi degli ambientalisti sugli scempi causati dal nuovo sistema militare, inascoltati o disattesi in sede politica-amministrativa, approdano negli uffici di una procura.

“Il sequestro preventivo attuato dai magistrati di Caltagirone è il primo grande risultato, che non deve fare cantare vittoria, ma che invece deve servire a dare ancora più forza a tutte le azioni che d’ora in poi seguiranno, e che non si fermeranno fino a quando non saremo sicuri che il Muos non si farà”, dichiara l’avvocata Paola Ottaviano, esponente No Muos di Modica. “La grande manifestazione del 6 ottobre a Niscemi ha dimostrato che anche in Sicilia è possibile mettere in atto delle lotte che partono dal basso, in difesa del territorio, dell’ambiente, della salute, contro l’imposizione folle di strumenti di morte. La nascita dei comitati rappresenta la volontà di tanta gente a non piegarsi alla rassegnazione, davanti a fatti che riguardano tutti noi e il futuro. Futuro di cui la classe politica attuale, gretta e corrotta, non ha alcuna considerazione e cura”.

La fiaba sull’incontro-scontro tra gli ultimi eredi dei cavalieri erranti e il mostro-strumento delle future guerre planetarie è appena all’inizio.

 
Articolo pubblicato in Casablanca, n. 26, ottobre-novembre 2012.

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