I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

martedì 25 gennaio 2011

La Russa impone l’AGS della Nato a Sigonella

È una scelta che ha diviso i principali partner Nato quella d’installare a Sigonella il centro di comando del programma AGS (Alliance Ground Station) per la sorveglianza della superficie terrestre e l’elaborazione delle informazioni raccolte dalla decina di velivoli senza pilota Global ed Euro Hawk che opereranno dalla stessa base siciliana.
Alla candidatura dell’Italia, maturata durante il governo Prodi e rilanciata nel luglio 2008 dal ministro della difesa Ignazio La Russa, si sono contrapposte Germania, Polonia e Spagna, anch’esse interessate ad ospitare quello che è stato presentato per lungo tempo come il più grande programma di sviluppo di tecnologie di guerra nella storia dell’Alleanza Atlantica. Questi tre paesi però, si sono ritirati uno dopo l’altro, e il 16 gennaio 2009, in un summit nel quartier generale Nato di Bruxelles, i vertici militari USA hanno imposto agli alleati la base di Sigonella.
 
A mettere fuori gioco Varsavia, l’inatteso risultato delle elezioni politiche dell’ottobre 2007, quando furono pesantemente sconfitti i gemelli Kaczynski, partner di ferro delle avventure belliciste dell’amministrazione Bush. Per la Germania, che aveva candidato la base di Geilenkirchen (quartier generale degli aerei radar Awacs della Nato), deve aver pesato la distanza geografica dalle aree prioritarie per le attività di sorveglianza del sistema AGS (Mediterraneo, continente africano e Medio Oriente). Molto più complesse invece, le ragioni della “sconfitta” della base aerea di Zaragoza (Spagna), la candidata più accreditata ad ospitare il centro di controllo e gli aerei spia. Le polemiche esplose nel paese iberico dopo l’ufficializzazione della scelta di Sigonella, consentono tuttavia di farsi un’idea delle lacerazioni all’interno dell’Alleanza Atlantica e del peso specifico delle rispettive industrie belliche nazionali. E si può perfino apprendere come le dichiarazioni del ministro La Russa sulle “positive ricadute economiche e sociali dell’AGS” siano del tutto false.
 
La candidatura di Zaragoza fu presentata nel 2005 dall’allora ministro della difesa José Antonio Alonso, convinto del “potenziamento straordinario dell’industria nazionale” che l’AGS avrebbe generato. A sponsorizzare la capitale d’Aragona nelle sedi atlantiche ci pensò l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera e la sicurezza comune, Javier Solana, Segretario generale della Nato dal 1995 al 1999, anni dei bombardamenti alleati in Serbia e Kosovo. Il pressing del governo Zapatero si protrasse per il biennio 2006-2007, ma dopo la nomina al dicastero della difesa di Carme Chacón, gli entusiasmi spagnoli per la Stazione di Sorveglianza sembrarono sopirsi. Le manifestazioni di massa organizzate a Zaragoza da un vasto fronte d’opposizione che comprendeva Izquierda Unida, associazioni pacifiste, collettivi antimilitaristi, anarchici e la “Piattaforma contro l’Installazione della Base Nato”, furono certamente causa d’imbarazzo tra l’establishment socialista spagnolo. Il cambio di rotta di Madrid fu evidente il 12 giugno 2008, quando il segretario generale per le politiche della difesa, Luis Cuesta, ammise l’esistenza di “alcune difficoltà ed incertezze” sul Sistema di vigilanza terrestre AGS. “Ciò ha fatto sì – aggiungeva Cuesta - che la Spagna guardi ad esso con minore interesse. Si tratta di un programma che ha perso parte della rilevanza che aveva inizialmente”.
 
Reso pubblico il dirottamento a Sigonella di AGS, Global ed Euro Hawk, il governo Zapatero ha ritenuto di dover spiegare le ragioni del progressivo disimpegno dal sistema interalleato, che aveva presentato come la più ghiotta delle opportunità di sviluppo per l’industria militare nazionale.
 
“La candidatura di Zaragoza per il centro di comando e controllo del sistema di vigilanza terrestre, fu voluta perché esso era uno dei programmi più ambiziosi della Nato, con un costo di circa 4.000 milioni di euro, poi ridottisi a 1.560”, ha spiegato il delegato del governo spagnolo in Aragona, Javier Fernández. “Una volta che l’Alleanza atlantica ha deciso di prescindere dall’utilizzo dei velivoli Airbus 321 come aerei spia, per puntare esclusivamente sull’utilizzo dei velivoli senza pilota Global Hawk della statunitense Northrop Grumman, la Spagna ha perso ogni interesse economico per l’AGS. Si trattava infatti di comprare aerei e radar negli Stati Uniti senza benefici per l’industria del nostro paese”. Per essere chiari, del consorzio europeo EADS, produttrice degli Airbus, fa parte INDA, società iberica che partecipa pure, con Francia e Germania, al progetto “Advanced UAV” per un nuovo aereo senza pilota.
 
Comprensibile il disappunto di Madrid per un’opzione che ha favorito esclusivamente i colossi del comparto militare industriale statunitense; incomprensibile è invece cosa ci guadagnerà l’industria italiana con un sistema di spionaggio made in USA che è stato bocciato da Spagna, Francia, Gran Bretagna, Belgio ed Olanda. Per non parlare delle stime dei costi che verranno a pesare sui contribuenti del nostro paese. Secondo il governo Zapatero, con l’AGS a Zaragoza la Spagna avrebbe dovuto contribuire con 90 milioni di euro, il 5,8% del budget previsto per il sistema. Ignazio La Russa fa invece fa riferimento ad un contributo italiano per Sigonella di 150 milioni di euro, il 10% cioè del costo del programma. Come fa l’Italia a giudicare attrattivo l’AGS quando spenderà quasi il doppio di quanto avrebbe speso Madrid, che però si è ritirata per la scarsa sostenibilità di quell’investimento?
 
Ma non è ancora finita. Il rappresentante del governo, Javier Fernández, ha infatti spiegato ai giornalisti che l’AGS a Zaragoza “presentava molti inconvenienti perché, dovendo essere implementato nei pressi dell’aeroporto della città, poteva generare restrizioni al traffico aereo, saturazione nello spazio aereo e problemi durante gli atterraggi e i decolli. Proprio per questo l’uso di aerei senza pilota non è stato ancora regolato in Spagna”. Prima il governo Prodi, poi quello Berlusconi, devono probabilmente aver dimenticato che a Sigonella operano quotidianamente centinaia di cacciabombardieri, aerei cargo e cisterna di Stati Uniti, Italia e alleati Nato, e che a meno di una ventina di chilometri sorge lo scalo di Catania-Fontanarossa, più di due milioni di passeggeri all’anno, il cui traffico è regolato da due impianti radar di Sigonella, gestiti da personale dell’Aeronautica militare italiana.
 
A credere alle promesse di ricaduta economica e occupazionale dell’AGS c’è comunque il quotidiano La Sicilia di Catania che ha ottenuto dal ministro La Russa una lunga intervista. “Sigonella diventerà ancora di più un punto nevralgico della sicurezza dove si concentreranno le forze di intelligence dell’Italia e della Nato, e questo non solo aumenterà il ruolo italiano nella Nato, ma sul piano sociale darà posti di lavoro con l’arrivo di alcune migliaia di americani, cioè le 800 famiglie dei militari, che diventeranno piccoli ambasciatori della Sicilia”, ha spiegato La Russa. “Sigonella aveva il vantaggio di trovarsi geograficamente in posizione ottimale per il controllo sia dello spazio aereo europeo e sia di quello dell’Africa e del Medio Oriente, mentre se fosse stata scelta una base tedesca il controllo della zona sud sarebbe stato difficoltoso. Sono lieto di aver portato questa iniziativa nella mia Sicilia, contribuendo in questo modo anche allo sviluppo del territorio”.
 
Sarà opportuno non dimenticare che a capo dello storico quotidiano siciliano c’è l’editore-industriale-costruttore Mario Ciancio, proprietario di un immenso aranceto nel territorio di Lentini che, provvidenzialmente, l’amministrazione comunale ha autorizzato a variarne la destinazione d’uso. Vi potranno essere costruite più di mille villette unifamiliari per il personale USA di Sigonella. Per il progetto esecutivo e i futuri lavori esiste già una società, la Scirumi Srl. I soci? La Maltauro di Vicenza e la famiglia Ciancio, naturalmente.

Articolo pubblicato in Agoravox.it il 6 febbraio 2009

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