I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

venerdì 10 ottobre 2014

L’ingegnera pro MUOS perita-consulente per i fuochi di Caronia


Dalle padelle alle braci. Gli abitanti della frazione di Canneto, Caronia, potranno finalmente sapere la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità sui 10 anni di roghi misteriosi che hanno messo in ginocchio fior di tecnici e scienziati internazionali.

Il sindaco, Calogero Beringheli, che pur si dice sicuro che dietro gli incidenti è forte l'ipotesi della sperimentazione e uso di micidiali armi elettromagnetiche, ha deciso di nominare la ricercatrice Patrizia Livreri, della facoltà d'Ingegneria di Palermo, quale membra della Commissione d'inchiesta comunale sui misteriosi roghi di Caronia.

La Livreri, già candidata (non eletta) alle regionali del 2008 con l'Udc di don Totò Cuffaro e assessora in pectore alle elezioni di Palermo del 2012 con Massimo Costa sindaco Pdl-Udc-Grande Sud (trombati) è la principessa del Muos, l'ingegnera che ne ha tessuto le lodi spianando le autorizzazioni della regione siciliana ai lavori di Niscemi, prima con don Raffaele Lombardo e poi con don Sarino Crocetta. Peccato che i suoi studi siano stati sbugiardati prima dal Politecnico di Torino, poi dal prof. D'amore della Facoltà d'Ingegneria de La Sapienza di Roma, E che la sua audizione in Commissione ambiente e territorio e sanità dell'ARS sul MUOS abbia rasentato la farsa (o la tragedia).

La Livreri, per la cronaca, è stata pure nominata di recente consulente per il Comune di Furnari (Me) per valutare l'insostenibilità del deprecabile impianto di biomasse della COMET Messina. Insomma, più danni e figuracce fai, più consulenze ti prendi.

C'è da scommettere, che alla fine aveva ragione quel prete che alla tv affermò che dietro i roghi c'era lo zampino caprino di Satana. A futura memoria.

 

Da “Il MUOStro di Niscemi. Per le guerre globali del XXI secolo” (Antonio Mazzeo, Editpress, Firenze dicembre 2013)

Nel marzo 2010, alla vigilia di un vertice a Roma con il sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga, il governatore Raffaele Lombardo fece sapere al sindaco di Niscemi Giovanni Di Martino che la Regione era pronta a deliberare una serie di provvidenze a favore dello sviluppo economico e la valorizzazione del patrimonio naturalistico locale. Lombardo accennò pure alla possibilità di un centro di ricerca, diagnosi e cura delle patologie riconducibili alle emissioni elettromagnetiche. Il 16 febbraio 2011 il al MUOS diventò ufficialmente . Lombardo, alcuni dirigenti regionali, tre colonnelli delle forze armate e il parlamentare Alessandro Ruben (Fli), membro della commissione Difesa della Camera e delegato presso l’Assemblea Parlamentare della NATO, raggiunsero Niscemi per tentare di convincere amministratori e consiglieri comunali sulla non pericolosità del MUOS. «Le nuove antenne statunitensi da come espresso dai tecnici in materia fanno meno male rispetto a quelle che insistono già nel territorio di Niscemi», spiegò il presidente in Consiglio comunale.

Gli atenei siciliani indossano l’elmetto

Seguirono poi gli interventi di due docenti della facoltà d’Ingegneria di Palermo, Luigi Zanforlin e Patrizia Livreri, esperti della Regione «segnalati in maniera particolare dal Rettore dell’Università di Palermo», come chiarì lo stesso Lombardo. Secondo il professor Zanforlin, l’emissione delle antenne paraboliche ed elicoidali del MUOS avrebbe prodotto un campo elettrico «che si perde nel rumore di fondo, cioè a livello di 0,3/0,5% dei 6 V/m, il limite estremamente cautelativo previsto dalle norme italiane». «Per quanto riguarda i malfunzionamenti – aggiunse Zanforlin - anche se l’antenna viene diretta direttamente sul paese, dato che ci sono 1.750 metri di distanza tra le abitazioni e le antenne, il campo che investirebbe non supererebbe la soglia di sicurezza».

Per Patrizia Livreri, docente di Elettronica ed ex ricercatrice in aziende del gruppo Finmeccanica produttrici di apparati di contromisura elettronica (nonché candidata Udc alle elezioni regionali 2008), il MUOS è un’innovazione tecnologica a bassissimo impatto ambientale che non comporta condizioni di rischio per la salute dell’uomo. «Le tre antenne del sistema mandano il segnale al satellite ma non funzionano contemporaneamente», disse ai consiglieri di Niscemi. «Il loro scopo è di trasmettere i dati elaborati sulla stazione base e ovviamente il funzionamento è previsto per una, due antenne. Un’altra è sempre di riserva per dare continuità alla trasmissione. La ricezione è affidata alle altre due antenne elicoidali, ma una funziona e l’altra è da supporto e nel caso di guasto, subentra per continuità». Il successivo 22 febbraio 2011, su carta intestata del Dipartimento d’Ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni dell’Università di Palermo, i due docenti presentarono il MUOS come un sistema migliorativo poiché «presenta valori di campo elettromagnetico di gran lunga inferiori a quelli generati dal sistema di comunicazioni attualmente esistente nella base americana di Niscemi». Per i professori Livreri e Zanforlin, «la previsione di una non operatività di parte delle 27 antenne attualmente funzionanti, correlata all’installazione delle antenne paraboliche ed elicoidali, porterebbe ad un evidente abbassamento dei livelli di campo elettromagnetico».

Le conclusioni dei docenti palermitani furono respinte integralmente da diversi studiosi, in particolare dal professore Massimo Zucchetti, ordinario di Impianti nucleari del Politecnico di Torino e dal dottore Massimo Coraddu, consulente esterno del dipartimento di Energetica del Politecnico. «Con la realizzazione delle nuove antenne si verificherà un incremento medio dell’intensità del campo in prossimità delle abitazioni più vicine pari a qualche volt per metro rispetto al livello esistente, con la possibilità del verificarsi di punti caldi», rilevarono Zucchetti e Coraddu in un rapporto consegnato al Comune di Niscemi e alla Regione siciliana dove si evidenziarono le incongruenze dello studio Livreri-Zanforlin. I rilievi del Politecnico furono però ignorati dalla giunta Lombardo: ottenuti i pareri favorevoli alla realizzazione degli impianti da parte di ARPA Sicilia e del Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale (rispettivamente nel marzo e nel maggio 2011), la Regione diede l’ok al MUOS. . L’1 giugno 2011 fu rilasciata dall’allora dirigente generale dell’Assessorato Territorio e Ambiente, Giovanni Arnone, la valutazione d’incidenza che autorizzava i lavori all’interno della riserva naturale. L’atto fu notificato al Dipartimento di US Navy il successivo 28 giugno.

Si dovette attendere il 5 febbraio 2013 perché fosse palese la scarsa oggettività del rapporto dei docenti dell’Università di Palermo che legittimò il voltafaccia di Raffaele Lombardo. Durante l’audizione pubblica convocata dalle Commissioni Territorio e Ambiente e Sanità dell’Assemblea Regionale Siciliana, i professori Livreri e Zanforlin ammisero che lo studio pro-MUOS era stato loro commissionato e remunerato dalla Marina USA, tramite un’azienda privata. I due chiarirono inoltre di non poter fornire a terzi i dati tecnici ricevuti dalle forze armate statunitensi perché coperti da segreto militare. «Sono stata contattata dalla società d’ingegneria e consulenza ambientale URS di Milano e ho preso a riferimento i dati relativi alle emissioni elettromagnetiche registrate in un’analoga postazione di antenne MUOS operante nelle isole Hawaii», affermò Patrizia Livreri. 
L’URS di Milano è interamente controllata dalla URS Corporation, holding internazionale con sede a San Francisco (California) operante nel campo dell’ingegneria militare, nucleare, spaziale, ecc. La filiale italiana fornisce di norma la propria consulenza al Dipartimento della Difesa sull’applicabilità delle normative ambientali e tecniche nazionali alle basi USA in Italia. Negli ultimi cinque anni URS Milano ha sottoscritto con il Pentagono contratti per un ammontare di 400.000 dollari per non meglio specificati servizi di ingegneria e valutazione di impatto ambientale. Anche la facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo ha coltivato ottime relazioni con i militari statunitensi. Recentemente ha pure sottoscritto due contratti per un valore complessivo di 70.000 dollari con il laboratorio di Ricerca dell’esercito USA per la produzione elettro-chimica di «materiali nano-strutturati per applicazioni di conversione energetica». Ancora peggio ha fatto l’Università di Catania. Negli anni fiscali 2001, 2002 e 2005, il Dipartimento d’Ingegneria elettrica, elettronica e dei sistemi (DIEES) ha sottoscritto con il Pentagono tre contratti per complessivi 118.750 dollari per non meglio specificati «progetti di ricerca». Tra il 2010 e il 2011 l’Ateneo di Catania ha strappato 475.000 dollari pure allo SPAWAR - Space and Naval Warfare Systems Center Pacific, il centro spaziale della Marina statunitense a cui fa capo la rete MUOS. Il DIEES di Catania compare infine tra i partecipanti all’IDRILAB (Renewable Hydrogen R&D Projects Lab), il laboratorio di ricerca sugli impianti di generazione da fonti rinnovabili non programmabili (solare ed eolica) e per la produzione d’idrogeno, insieme con “Ecoenergy”, la divisione ricerca e sviluppo di LAGECO, società che per conto di US Navy ha costruito il terminale terrestre MUOS a Niscemi.

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