I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

domenica 16 gennaio 2011

I siciliani si mobilitano contro l’ecomostro di Niscemi

Nonostante quanto affermi il Ministro della difesa La Russa, non sono pochi coloro che in Sicilia si oppongono alla dilagante militarizzazione del territorio. Accanto ai coordinamenti “no-war” che dal tempo dei missili nucleari a Comiso denunciano la trasformazione dell’isola in una portaerei per le operazioni di guerra USA e NATO, ci sono ambientalisti, comitati spontanei di cittadini, organizzazioni sindacali di base, testate giornalistiche ed emittenti radio, ed adesso, timidamente, persino alcune amministrazioni locali. I gravissimi impatti socio-ambientali di alcune delle maggiori installazioni, la base aeronavale di Sigonella e la stazione d’intelligence di Niscemi in testa, hanno contribuito a dar vita a nuove campagne di mobilitazione e di lotta.

Un importante momento di confronto fra le differenti anime del movimento contro le basi è previsto per giovedì 19 febbraio a Caltagirone, città a metà strada tra Sigonella - dove sta per essere installato il sistema di sorveglianza terreste AGS della NATO, più una decina di aerei senza pilota USA Global Hawks - e Niscemi, che ospiterà la stazione di controllo terrestre del sistema satellitare MUOS (Mobile User Objective System), elemento chiave dei nuovi programmi di guerre stellari.
 
I pericoli della militarizzazione sarà il tema centrale del dibattito organizzato, tra gli altri, da Attac, Cobas, Patto permanente contro la guerra, Rifondazione Comunista. “L’ampliamento di Sigonella comporta la cementificazione di fertili terreni agricoli, mentre vincoli ambientali ed archeologici vengono eliminati nei paesi limitrofi per meglio servire le esigenze strategiche della Marina USA”, denuncia Alfonso Di Stefano della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella. “Ancora più pericolosi gli effetti del MUOS, un sofisticato sistema di comunicazione che integrerà comandi, centri d’intelligence, radar, cacciabombardieri, missili da crociera, velivoli senza pilota, ecc.. Questo micidiale sistema è basato su onde elettromagnetiche ad altissima frequenza e l’estrema vicinanza ai centri abitati di Niscemi e Caltagirone avrebbe dovuto destare maggiori preoccupazioni fra gli amministratori locali prima d’assecondare le priorità militari a scapito della verifica d’impatto ambientale e della minaccia alla salute dei concittadini”. Gli studi sulle possibili conseguenze delle emissioni elettromagnetiche del MUOS hanno talmente impressionato i Comandi USA da convincerli a trasferire la stazione terrestre da Sigonella a Niscemi, per allontanarla dalle piste di volo in cui decollano e atterrano i cacciabombardieri e, soprattutto, dai numerosi depositi di munizioni ed armi presenti nella base aeronavale. Due società statunitensi, Agi e Maxim Systems, appositamente contattate dalla US Navy, hanno infatti accertato che le emissioni elettromagnetiche possono innescare la detonazione degli ordigni.
 
“Il sistema MUOS opera nel range delle ultra alte frequenze (300 MHz-3GHz) e delle alte frequenze (1-10 MHz)”, spiega Simona Carrubba, ricercatrice presso l’Health Sciences Center di Shreveport, Louisiana. “Possibili rischi per la salute della popolazione? Nessuno al di fuori del settore militare ha accesso a queste tecnologie e non credo che siano state fatte ricerche per verificare eventuali possibili effetti sulla salute. Tuttavia la questione può essere facilmente assimilata al problema delle onde elettromagnetiche (OEM) generate dai telefoni cellulari che operano a 900 Mhz-2 GHz, praticamente lo stesso range del sistema MUOS. È assolutamente certo che queste radiazioni interagiscano con i sistemi biologici tramite un meccanismo riconosciuto da tutti gli scienziati e che consiste nel deposito di energia nei tessuti col risultato di un aumento della temperatura. Si pensi poi a quanto descritto dalla Commissione Internazionale di Scienziati per la Sicurezza ElettroMagnetica (ICEMS), riunitasi nel 2006 a Benevento. L’esposizione a specifici campi EM a bassa frequenza può aumentare il rischio di cancro nei bambini ed indurre altri problemi di salute sia nei bambini che negli adulti”.
“Sul potenziale danno biologico del MUOS c’è poco da dubitare”, afferma Corrado Penna, docente di fisica ed animatore del blog Lascienzamarcia. “A Niscemi si sta mettendo insieme un sistema integrato di comunicazioni con frequenze elevatissime e fotoni molto energetici, del tutto simile a quanto accade nei forni a microonde. Frequenze intorno ai 2,5 GHz provocano il surriscaldamento fino a “cuocere” i tessuti. Le cellule muoiono per ipertermia o degenerano trasformandosi in neoplasie tumorali. Le microonde sono caratterizzate da una pericolosità latente, intrinseca alle caratteristiche fisiche del tipo di emissione elettromagnetica”.
 
Numerosi ricercatori hanno documentato, nel caso di elevate e prolungate esposizioni ai campi elettromagnetici, l’insorgenza di gravi lesioni agli organi più sensibili all’ipertermia, come il cristallino dell’occhio e i testicoli. Sono stati osservati, inoltre, effetti delle microonde su mutazioni nelle cellule, sia somatiche sia germinali, così come effetti sulle funzioni del sistema nervoso centrale e di quello cardiovascolare. Associazioni di veterani dell’US Navy denunciano come siano frequenti i casi di leucemie, linfomi e altri tipi di tumori tra i militari che sono rimasti esposti per lunghi periodi alle frequenze HF e UHF dei sistemi radar e di telecomunicazione. Nel 2001, l’allora ministro alla difesa tedesco, Rudolf Scharping, ha reso pubblici i risultati di una ricerca effettuata su un campione di 900 addetti ai più comuni sistemi radar militari, analoghi a quelli utilizzati in altri paesi NATO. Ventiquattro militari erano già morti di cancro (leucemia, tumori cerebrali, polmonari e ai nodi linfatici), mentre altri 45 risultavano gravemente malati.
 
In Italia, il caso più emblematico è quello relativo ai radar di grandissima potenza installati in Sardegna nel poligono missilistico di Salto di Quirra-Perdasdefogu. Una campagna di misurazioni effettuata nel maggio 2007 da alcuni scienziati sardi (il fisico Massimo Coraddu, l’ingegnere Basilio Littarru e il biologo Andrea Tosciri) ha rilevato emissioni elettromagnetiche al di sopra dei limiti di legge in un’area geografica dove imperversa la cosiddetta “sindrome di Quirra”: 17 casi di cancro tra i militari che hanno prestato servizio nel poligono, 20 abitanti dell’omonima frazione di Quirra colpiti da linfomi, 14 bambini nati con gravi malformazioni nel vicino paese di Escalaplano, ecc..
 
Gli studi sugli effetti associati all’esposizione umana ai campi di radiofrequenza nell’installazione militare di Wahiana Coast, una stazione di telecomunicazioni dell’US Navy identica a quella oggi esistente a Niscemi, hanno evidenziato ben 12 casi di leucemia tra i bambini nel periodo 1979-1990. Sette di questi casi sono stati definiti “inusuali in termini di sesso, età e tipo di leucemia”. I rischi di esposizione sono stati definiti “altissimi per i bambini residenti in un raggio di 2,8 miglia intorno ai trasmettitori”.
 
E in Sicilia? Si è dovuto attendere l’ottobre 2008 perché il governo regionale si attivasse per svolgere una prima indagine di tipo ambientale sulla base di Niscemi. A seguito delle rivelazioni stampa sul rischio elettromagnetico del MUOS, l’assessore al turismo e ambiente, Giuseppe Sorbello, ha sollecitato il Consiglio siciliano per la protezione del patrimonio naturale (CRPPN) a fornire “chiarimenti e un supplemento di istruttoria” in relazione al progetto della stazione satellitare. Due mesi più tardi, è stato organizzato un incontro a cui hanno partecipato i tecnici dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA), i responsabili del Comune di Niscemi e alcuni militari delle basi USA di Sigonella e Napoli. “In quella sede, l’ARPA ha richiesto i dati di monitoraggio interno alla stazione di telecomunicazione che i militari statunitensi devono fare per legge ma che non erano mai stati comunicati alle autorità civili locali e della regione”, racconta Luca De Caro, giovane consigliere comunale di Caltagirone. “Il Comando USA ha ovviamente affermato che i valori delle emissioni sono entro i limiti. L’ARPA, che ha collocato da metà dicembre, attorno alla base e in prossimità delle abitazioni adiacenti, quattro centraline mobili per il rilevamento dei campi elettromagnetici, avrebbe riscontrato invece qualcosa di diverso. Durante le prime analisi, due delle quattro centraline avrebbero fornito dati “al limite della soglia”. Ciò avrebbe convinto l’ARPA a mantenere in funzione queste due colonnine per continuare il monitoraggio.Il problema è che tale monitoraggio non riguarda il sistema MUOS che sarà operativo solo nel 2010, ma solo le emissioni dei sistemi di telecomunicazione oggi presenti. Dal 1991, data d’installazione dell’impianto, nessun organo civile aveva sentito il dovere di monitorare le emissioni elettromagnetiche delle oltre 40 antenne della stazione USA che sorge a meno di due chilometri dall’abitato di Niscemi. Per quanto accaduto in questi 18 anni, l’ARPA sarà costretta a prendere per buone le rassicurazioni dei militari”.
I fondati timori della popolazione hanno spinto il sindaco di Niscemi, Giovanni Di Martino (Pd), a prendere posizione contro l’impianto militare. In una lettera aperta al ministro della difesa, Di Martino ha chiesto la “sospensione dell’iter istruttorio per il rilascio dell’autorizzazione per l’inizio dei lavori, fino a quando non avremo certezze sui rischi per la salute degli abitanti”. “Chiedo, inoltre, la possibilità di entrare all’interno del sito per verificare di persona che il sistema non è in fase di costruzione. E che vi sia una forma di risarcimento per la penalizzazione che il comune di Niscemi ha avuto in seguito all’installazione della base”, conclude il sindaco nella sua missiva.
 
Le tardive dichiarazioni del primo cittadino non hanno tuttavia soddisfatto il “Comitato per la verità e la giustizia sociale - Uniti per Niscemi”, attore locale della campagna contro la stazione militare. “Le carte in possesso dell’Assessorato Regionale rilevano che l’Amministrazione comunale era da tempo a conoscenza del progetto MUOS, al punto di aver rilasciato il nulla osta alla valutazione di incidenza ambientale”, dichiara il suo portavoce, Giovanni Panebianco. Il Comitato esprime poi forte preoccupazione per le modalità di gestione ambientale interne alla stazione di telecomunicazione, tema che non ha mai preoccupato gli amministratori locali. “Qual è il numero di serbatoi di stoccaggio gasolio ed altri chemicals in dotazione alla base?”, chiede Panebianco. “Come è gestito lo smaltimento delle enormi quantità di olio dielettrico per i trasformatori, che come noto, durante il funzionamento si arricchisce del famigerato e cancerogeno PCB? E lo smaltimento di oli lubrificanti esausti, di batterie al piombo, di filtri, ecc.? Quanta acqua prelevano dalle falde acquifere sotterranee, sottraendola, di fatto, ai niscemesi? Dove scaricano le acque reflue prodotte dall’insediamento?”.
La stazione di Niscemi inquina ma con l’arrivo del MUOS, essa assumerà pienamente le sembianze di un grande Ecomostro. Come evidenziato dal capogruppo del Pd al consiglio provinciale di Caltanissetta, Alfonso Cirrone Cipolla, la nuova stazione terrestre sarà installata all’interno di una Riserva Naturale Orientata istituita nel luglio 1997. “Essa rappresenta assieme al Bosco di Santo Pietro (Caltagirone), il residuo di quella che un tempo era la più grande sughereta della Sicilia centro-meridionale”, aggiunge Cirrone Cipolla. “Nella riserva che si estende per quasi 3.000 ettari è stato realizzato un complesso di sentieri didattici e aree pubbliche, denominato “Aula verde”, in cui si recano scolaresche da altre parti della Sicilia”.
 
Dell’assalto militare ad uno dei siti siciliani d’importanza comunitaria (SIC) si è occupata pure la Commissione dell’Unione Europea. Rispondendo all’europarlamentare Giusto Catania (Prc), che aveva richiesto di “verificare l’osservanza delle prescrizioni della Raccomandazione 1999/519/CE del Consiglio, del 12 luglio 1999, relativa alla limitazione dell’esposizione ai campi elettromagnetici”, il Commissario Androulla Vassiliou ha ricordato che “spetta alle autorità nazionali degli Stati membri tutelare la popolazione contro gli effetti potenziali sulla salute dei campi elettromagnetici”. “Per quanto concerne l’incidenza del sistema di trasmissione all’interno del SIC “Sughereta di Niscemi” – ha aggiunto il rappresentante della Commissione UE - si applicano le disposizioni dell’articolo 6 della direttiva sugli habitat che prevede che i progetti che rischiano di avere un impatto significativo sui siti Natura 2000 siano sottoposti ad una procedura di valutazione. I sistemi di telecomunicazione e antenne non sono disciplinati dalle disposizioni della direttiva 85/337/CEE sulla valutazione dell’impatto ambientale. Tuttavia, le autorità nazionali possono decidere di sottoporre alla procedura VIA altri progetti…”.
 
Suggerimenti che i governanti italiani avrebbero fatto bene a prendere sul serio, invece di autorizzare rapidamente e segretamente tutti i capricci di guerra dell’amministrazione USA. Paradossalmente, è Washington a tentare di raffreddare le polemiche che divampano in Sicilia contro il nuovo programma satellitare. In un’intervista all’agenzia Apcom del 31 gennaio scorso, Paul Quintal, funzionario dell’ODC (Office of Defese Corporation), l’ufficio per la collaborazione in materia di difesa dell’ambasciata USA di Roma, ha dichiarato che “il sistema radar MUOS è stato approvato dal Ministero della difesa italiano, ma deve essere ancora deciso, definitivamente, dove realizzarlo”. “Quando verrà istallato – ha aggiunto Quintal - verranno effettuati dei test insieme ad esperti di telecomunicazioni americani e italiani per assicurarsi del corretto rispetto degli standard di sicurezza prima dell’entrata in funzione”.
 
Il Comitato per la verità e la giustizia di Niscemi non crede però al rappresentante USA: “È completamente falso affermare che non si è ancora deciso. Chiunque può facilmente constatare che nelle ore notturne la zona è interessata da tremori e rumori provenienti dal sottosuolo, segno tangibile di attività di scavo all’interno della base”. In realtà, per ammissione diretta del Comando US Navy della Stazione di Niscemi, l’avvio dei lavori per il MUOS risalirebbe al 19 febbraio 2008. Presidente del Consiglio era al tempo Romano Prodi.

Articolo pubblicato in Agoravox.it il 19 febbraio 2009

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