Mega Centro dati dell’Università di Palermo con la multinazionale contractor del Pentagono ed Israele
Lunedì 20 luglio è stato inaugurato il nuovo Data Center dell’Università degli Studi di Palermo e la piattaforma HPE Private Cloud AI.
“Si
tratta di una delle infrastrutture
universitarie più avanzate in Italia e tra le più significative nel panorama
europeo”, scrive l’ufficio stampa dell’ateneo siciliano. “Un
investimento complessivo di 3
milioni di euro che rafforza la capacità di UNIPA di sviluppare
ricerca, innovazione e servizi basati sull'intelligenza artificiale, garantendo al tempo stesso
autonomia tecnologica, sicurezza dei dati e pieno controllo delle informazioni”.
Il
nuovo Data Center ospita circa quaranta rack
(armadi tecnologici) che contengono i server e gli apparati informatici dell’Ateneo
(comprese le piattaforme dedicate ai progetti di ricerca) ed è dotato di
sistemi di alimentazione e di emergenza che ne dovrebbero assicurare il
funzionamento anche in caso di blackout o guasti.
“Il
cuore tecnologico del nuovo ecosistema è rappresentato dalla HPE
Private Cloud AI, una piattaforma progettata per sviluppare e
gestire applicazioni di intelligenza artificiale in modo semplice e sicuro”,
aggiunge l’ufficio stampa di UNIPA. “La nuova infrastruttura è equipaggiata con
16 GPU NVIDIA H200, tra i processori più avanzati oggi disponibili per l’intelligenza
artificiale, ma è predisposta per crescere fino a 64 GPU, quadruplicando la
capacità di calcolo. Essa garantirà
di sviluppare ed eseguire interamente i servizi dell’Ateneo senza
dipendere da piattaforme esterne, garantendo la piena sovranità del dato e la
tutela della riservatezza delle informazioni”.
L’Università
di Palermo punta ad impiegare il Data Center e la piattaforma AI anche a
sostegno di progetti di innovazione per
imprese, pubbliche amministrazioni e altri enti, comprese forze armate e di sicurezza.
E’ stato avviato il percorso di qualificazione presso l’Agenzia per la
Cybersicurezza Nazionale con l’obiettivo di conseguire una certificazione Tier III, tra i più elevati per questo
tipo di infrastrutture.
Per la
realizzazione del nuovo Data Center sono stati spesi un milione di euro mentre
gli altri due milioni sono stati utilizzati per la piattaforma HPE Private Cloud AI, di cui 1,65 milioni finanziati dal
progetto “ITSERR – Italian
Strengthening of the ESFRI RI Resilience”, sostenuto dai fondi PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza),
e 350 mila euro con fondi propri dall’Università.
L’Ateneo
palermitano sta inoltre valutando un nuovo investimento di circa 2,5 milioni di euro per
realizzare due ulteriori sale computazionali predisposte per il raffreddamento
a liquido. Sarà possibile così ospitare fino a 4000 GPU di ultima generazione, raggiungendo una capacità
computazionale complessiva paragonabile a quella del supercomputer “Leonardo” operativo presso il Consorzio
interuniversitario CINECA di Bologna per finalità di ricerca “duale”,
civile e militare.
Ovviamente
anche il Data Center di Palermo pone profonde criticità etiche e politiche. L’enorme
mole dei dati che vi possono essere elaborati esercita non potrà non esercitare
una forte attrazione sul comparto militare-industriale, sulle forze armate e le
grandi agenzie militari internazionali, NATO in testa. Anche dal punto di vista
della “sovranità” tecnologica, del controllo dei dati e della loro privacy sono
forti le preoccupazioni, considerato soprattutto che per i programmi del Data
Center l’Ateno di Palermo ha scelto come partner strategico una delle principali
multinazionali dell’informatica, con quartier generale negli Stati Uniti d’America
e contratti ultramilionari con il Pentagono, il governo e le forze armate di
Israele e le stesse forze armate italiane.
L’identità
della società USA è venuta fuori durante la conferenza dal titolo “Sovranità digitale e intelligenza artificiale”,
organizzata nell’Ateneo palermitano, presenti il rettore Massimo Midiri e l’assessore comunale all’Innovazione
digitale Fabrizio Ferrandelli. Relatori
i docenti universitari Pietro Paolo Corso, Fabrizio D'Avenia e Riccardo Uccello che
hanno presentato la piattaforma HPE
Private Cloud AI “assieme a Mauro Colombo, Alessandro Lasagni e Alessandro Moriondo di HPE”. L’acronimo HPE? Si tratta del noto colosso mondiale dell’informatica
Hewlett Packard Enterprise Company (sede centrale a Spring, Texas), attivo sia nel mercato dell’hardware che in quello del software
e dei relativi servizi collegati per le aziende e gli
alti comandi militari. Ergo, l’HPE Private Cloud AI è un prodotto della società statunitense. La
conferenza stessa è stata organizzata dal
Dipartimento di scienze Umanistiche in collaborazione con HPE e con la società HS Sistemi di Torino, tra i leader nazionali nella fornitura di
soluzioni e servizi per l’infrastruttura IT.
La
netta vocazione di HPE - Hewlett
Packard Enterprise Company verso la ricerca e la produzione a fini bellico-militari è
confermata da quanto riportato nella pagina web istituzionale da HPE Italia
S.r.l., la controllata italiana con sede a Milano e fatturato annuo superiore
ai 540 milioni di euro. “Offriamo soluzioni e tecnologie IT che consentono alle organizzazioni nei settori
della difesa e della sicurezza nazionale di operare in modo più rapido,
efficiente e resiliente”, vi si legge. “Dalle piattaforme per l’edge sicure
fino all’AI e all’analisi data-first, contribuiamo a modernizzare il
comando, il supporto logistico e la preparazione, fornendo soluzioni che
proteggono le persone, preservano il vantaggio e accelerano il raggiungimento degli
obiettivi della missione (…) Le nostre soluzioni trasformano i dati di origine
in informazioni fruibili, per decisioni più rapide e consapevoli lungo l’intera
supply chain militare, in modo che le
risorse appropriate vengano distribuite al momento giusto, con risultati
migliori sia per il personale sia per i civili”. Cloud e AI per le guerre globali moderne,
sempre più disumanizzate e disumane.
Una ingente documentazione è
stata prodotta per denunciare inoltre il coinvolgimento diretto delle aziende e
dei prodotti a marchio HPE nelle campagne di sterminio del popolo palestinese
da parte delle autorità israeliane. “HPE è complice dell’occupazione
israeliana, dell’apartheid e del regime coloniale di insediamento a Gaza e in
West Bank”, denuncia BDS Italia, organizzazione a guida palestinese per il
boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele. “HPE fornisce servizi alla polizia israeliana e ai servizi carcerari.
HP Inc. è stata coinvolta nella fornitura di computer alle forze di occupazione
israeliane (…) Dopo la campagna BDS, molti contratti tra le aziende a
marchio HP e il regime israeliano di apartheid si sono conclusi. Ciò include i
contratti con la Marina israeliana che mantiene l’assedio di Gaza, il contratto che riguarda il Sistema Basel per l’identificazione biometrica utilizzata
ai posti di blocco militari israeliani e, più recentemente, il contratto che
riguarda il Sistema Aviv tra HPE
e l’Autorità israeliana per la
popolazione e l’immigrazione. HPE continua però a
fornire servizi alle carceri e alla polizia israeliane nonostante sia
pienamente consapevole delle gravi violazioni dei diritti umani perpetrate da
entrambi”.



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