I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

venerdì 15 luglio 2011

L’Egitto in fiamme acquista elicotteri made in Italy

Nuovi affari in Egitto per i piazzisti d’armi mentre le forze armate continuano a reprimere brutalmente le manifestazioni per il pane, la libertà e la democrazia. Due elicotteri AW139 in configurazione ricerca e soccorso SAR della società AgustaWestland (gruppo Finmeccanica) saranno trasferiti all’aeronautica militare egiziana via Stati Uniti d’America. Il contratto, per un valore di 37,8 milioni di dollari, è stato sottoscritto dall’azienda italiana con U.S. Army Aviation and Missile Command (AMCOM), il comando aereo e missilistico dell’esercito USA che poi girerà all’Egitto i due mezzi attraverso il programma Foreign Military Sales (FMS). Una triangolazione per certi versi incomprensibile (e dunque sospetta) che ricalca quanto avvenuto un paio di anni fa con il trasferimento all’aeronautica militare afghana di 20 aerei da trasporto C-27A “Spartan” prodotti da Alenia Aeronautica (altra società Finmeccanica) e venduti in prima battuta all’US Air Force. Sempre Alenia Aeronautica aveva tentato inutilmente di ricorrere alle forze armate statunitensi per trasferire altri cargo “Spartan” a Ghana e Taiwan.

Con una velocità massima di crociera di 165 nodi (306 km/h) e un’autonomia superiore alle 570 miglia nautiche (1.060 km), gli elicotteri AW139 dispongono di una bassa traccia acustica e possono operare in tutte le condizioni meteo. Sono inoltre configurabili per il trasporto da 8 a 15 soldati e le grandi porte scorrevoli dell’abitacolo permettono di caricare e scaricare rapidamente truppe e materiali. Gli elicotteri destinati alle forze armate egiziane saranno prodotti negli stabilimenti di Philadelphia di AgustaWestland North America e saranno consegnati entro il novembre 2012. Il contratto prevede anche l’addestramento dei piloti e del personale di terra e la fornitura delle attrezzature e dei ricambi necessari per la messa in servizio e la manutenzione dei velivoli.

L’Egitto è il maggiore recettore al mondo degli aiuti militari USA dopo Israele. Nel 2010 il valore delle armi fornite da Washington è stato di 1,3 miliardi di dollari (più 250 milioni in non meglio specificati “aiuti economici”). Il bilancio di previsione dell’anno fiscale 2011 assegna all’Egitto un identico apporto finanziario in armamenti e apparecchiature strategiche. Tra le principali forniture di sistemi d’arma spicca in particolare quella di 20 cacciabombardieri F-16 (16 nella versione C e 4 in quella D) e di 10 elicotteri d’attacco “Apache”. E tra le beneficiarie dei principali contratti sottoscritti dal Pentagono negli ultimi due anni a favore del paese nordafricano compaiono proprio due aziende italiane del gruppo Finmeccanica: DRS C3 and Aviation Company (sede a Horsham, Pennsylvania) che nel dicembre 2010 ha venduto all’U.S. Army Communications and Electronics Command veicoli, hardware e servizi per la “sorveglianza delle frontiere egiziane” (valore della commessa 65,7 milioni di dollari); e AgustaWestland North America che nel novembre 2009 è stata chiamata da US Navy a riparare e potenziare le apparecchiature di tre elicotteri Mk-2 “Sea King” in dotazione al 7° squadrone dell’aeronautica militare di stanza a Borg El Arab (valore 17,35 milioni di dollari). Sei mesi prima, la stessa azienda elicotteristica aveva firmato un contratto con il ministero della difesa dell’Egitto per la forniture di tre velivoli AW109 “Power” da utilizzare in campo medico-militare (importo 24 milioni di euro), mentre un elicottero nella versione AW139 veniva venduto alla società petrolifera statale egiziana per consentire il trasporto del personale alle piattaforme offshore nel Mediterraneo e nel Mar Rosso.

Per il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs, la grave crisi politica e sociale scoppiata quest’anno in Egitto non comporterà alcuna riduzione negli aiuti militari USA. Non sembrano impensierire l’amministrazione Obama e i contractor statunitensi e internazionali le sempre più numerose denunce sulle violazioni dei diritti umani commesse dalla polizia e dai militari egiziani nel “nuovo corso” post-Mubarak. Secondo il quotidiano britannico The Guardian, dallo scoppio delle proteste di massa contro l’ex presidente ad oggi “le forze armate egiziane congiuntamente ai servizi d’intelligence hanno detenuto segretamente centinaia e forse migliaia di oppositori e molti di essi sono stati pure torturati”. Le organizzazioni non goverantive hanno documentato l’uso di scariche elettriche su alcuni dei detenuti, mentre Hossam Bahgat, direttore dell’Egyptian Initiative for Personal Rights del Cairo, denuncia la “sparizione” di decine di arrestati dopo il loro trasferimento in alcune strutture militari del paese. “Capita sempre più spesso – aggiunge Bahgat - che i partecipanti alle proteste in piazza Tahrir vengano condotti con la forza all’interno del vicino Museo dell’Antico Egitto e sottoposti ad abusi fisici da parte dei soldati che li accusano di essere agenti di gruppi o potenze stranieri come Hamas ed Israele”.

Amnesty International ha raccolto le testimonianze di persone arrestate che hanno denunciato di essere state torturate con vari metodi tra cui le frustate e costretti a fornire informazioni sulle proteste in programma. Due rappresentanti dell’organizzazione internazionale sono stati arrestati (e poi rilasciati) il 4 febbraio nel corso di un blitz delle forze dell’ordine negli uffici del Centro di studi giuridici Hishan Mubarak, al Cairo, insieme a 35 persone che si trovavano riunite (difensori dei diritti umani, avvocati e giornalisti). In un recente report sulle conseguenze della repressione contro il movimento popolare di Piazza Tahir, Amnesty International stima in 840 le persone rimaste uccise durante le rivolte, oltre a migliaia di feriti. “Molti civili sarebbero stati arrestati durante le proteste e processati da tribunali militari, una pratica che viola i diritti fondamentali della persona, primo fra tutto quello a ricevere un giusto ed equo processo”. Tra le pratiche più efferate quella di sottoporre le giovani donne arrestate a “test di verginità”. “Li abbiamo effettuati per proteggere l’esercito da possibili denunce di stupro”, l’allucinante ammissione del generale dell’esercito Abdel Fattah al-Sisi di fronte ai delegati di Amnesty International.

Nel tentativo di mitigare le accuse delle organizzazioni non governative, l’esecutivo egiziano ha deciso l’allontanamento o il pre-pensionamento di 699 tra funzionari di polizia e militari (compresi 505 generali). Secondo la tv di stato, 37 di essi sarebbero direttamente implicati nella morte di alcuni dei manifestanti di piazza Tahir. Per Magda Boutros, una delle attiviste del forum che ha lanciato la campagna per la riforma democratica dei corpi di polizia, si tratta però di una misura meramente simbolica. “Il nostro gruppo stima che siano almeno 200 gli ufficiali responsabili dei massacri di manifestanti”, spiega Boutros. “E comunque non basta rimuoverli dai loro incarichi se essi non vengono poi processati”.

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