I Padrini del Ponte

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martedì 20 gennaio 2015

Riparte il MUOS tra sviste ed errori tecnici


Nella stazione di Cape Canaveral, Florida, le forze armate Usa e i tecnici di Lockheed Martin stanno per avviare il count down per il lancio del vettore spaziale Atlas 5-551 con a bordo il terzo satellite del MUOS (Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari che conterà su cinque satelliti geostazionari e quattro terminali terrestri, uno dei quali in via di completamento a Niscemi, Caltanissetta. Il conto alla rovescia prenderà il via la notte del 19 gennaio, mentre il lancio è programmato, salvo imprevisti dell’ultima ora, per martedì 20 tra le 19.42 e le 20.26 locali, dal complesso n. 41 della grande base aerospaziale. L’Atlas 5 condurrà il MUOS 3 nell’orbita prefissata tre ore dopo il lancio; subito dopo il satellite di Lockheed Martin inizierà una serie di manovre indipendenti che lo posizioneranno nell’orbita geostazionaria finale a 22.300 miglia dalla terra. “Questo terzo lancio del MUOS segna un ulteriore passo per raggiungere la completa funzionalità del sistema satellitare entro il 2016”, ha dichiarato il capitano Joseph Kan, direttore del programma MUOS di US Navy. “La Marina, in stretta collaborazione con l’Esercito e l’Aeronautica e le nostre industrie partner, sta creando il futuro delle comunicazioni satellitari mondiali per gli Stati Uniti e, potenzialmente, per le nazioni alleate”.

Per Iris Bombelyn, vice presidente per le comunicazioni in banda larga di Lockheed Martin, con il terzo satellite si espanderà notevolmente la copertura della nuova rete mobile satellitare. “La costellazione del MUOS supporterà le comunicazioni in voce e video e lo scambio di dati tra le unità da guerra”, ha spiegato Bombelyn. “Le antenne del MUOS sono state progettate per facilitare le comunicazioni in UHF (Ultra High Frequency) e quando il sistema satellitare sarà operativo, tutti gli utenti potranno mettersi in rete, in modo sicuro, grazie a una tecnologia basata sul Protocollo Internet per trasmettere e ricevere da qualsiasi parte del mondo essi si trovino”.

A fine dicembre, Lochkeed Martin ha reso noto di aver completato all’interno dei propri stabilimenti di Sunnyvale, California, la costruzione di un mega terminare radio che consentirà di velocizzare le comunicazioni tra le unità e i sistemi di guerra “utenti” del MUOS (cacciabombardieri, sottomarini, unità navali, droni, ecc.). La Test Radio Access Facility (TRAF) di Lockheed Martin, costata più di 6,5 milioni di dollari, consentirà la connessione ultra-veloce tra più di 55.000 terminali, utilizzando il codice d’accesso per le trasmissioni in banda larga del MUOS Wideband Code Division Multiple Access. “La nuova Test Radio Access Facility accrescerà le capacità sperimentali e operative dell’azienda e ci consentirà di sviluppare nuovi software, hardware e ulteriori applicazioni utilizzando i segmenti e i simulatori satellitari”, ha dichiarato Glenn Ladue, manager del programma MUOS TRAF.

Il via al satellite numero 3 e la realizzazione dei nuovi impianti in California non hanno tuttavia placato le polemiche sulla dubbia funzionalità del multimiliardario sistema satellitare. Una serie interminabile di errori progettuali hanno causato rilevanti ritardi all’intero programma. Il lancio del terzo vettore Atlas era stato previsto entro l’autunno 2014, ma un “inatteso” problema rilevato nella primavera 2013, ha costretto a rinviarlo al 20 gennaio 2015. Nello specifico, i tecnici di Lockheed Martin avevano scoperto un insufficiente adattamento dei sistemi di comunicazione UHF nel satellite agli enormi sbalzi di temperatura che si registrano nello spazio.

“Il ritardo per il terzo satellite MUOS non comporterà costi aggiuntivi al programma”, ha dichiarato John Zangardi, vicesegretario di US Navy, nel corso di una sua recente audizione davanti al Sottocomitato per le Forze armate del Senato. La direttrice per la gestione degli acquisti governativi dell’U.S. Government Accountability Office (GAO), la Corte dei Conti statunitense, Cristina Chaplain, ha però pubblicamente criticato l’operato dei militari e delle aziende contractor. “Attualmente più del 90% delle funzioni del primo satellite MUOS messo in orbita sono sottoutilizzate a causa dei ritardi registrati per portare a termine il programma”, afferma Cristina Chaplain in un report pubblicato nel marzo 2014. “Le forze armate fanno affidamento sulle connessioni dei terminali ma non sono in grado di avvantaggiarsi delle maggiori funzioni offerte dal nuovo sistema satellitare”. L’ennesima doccia fredda è giunta nell’ottobre scorso, quando il Comando di US Navy ha reso pubblico che il cosiddetto “test di valutazione operativo multifunzione” del MUOS - previsto inizialmente nell’aprile 2014 e poi rinviato a giugno - è stato posticipato al dicembre 2015 “a causa dei problemi d’integrazione della nuova frequenza radio del sistema con i quattro terminali terrestri”.
I primi due satelliti del MUOS sono stati lanciati, rispettivamente, nel febbraio 2012 e nel luglio 2013. Il lancio del quarto satellite, pianificato per il gennaio 2015, non avverrà prima della fine della prossima estate mentre il quinto e ultimo satellite dovrebbe essere lanciato da Cape Canaveral nel luglio 2016, anche se non è stato ancora scelto il tipo di vettore che lo trasporterà. Se il cronogramma sarà rispettato, la rete tra terminali terrestri e satelliti sarà pienamente operativa a partire del 2017, mentre nel biennio 2018-19 diverranno compatibili con il sistema MUOS i primi 12.000 terminali-utenti. I circa 53.000 terminali finali saranno in rete solo alla fine del 2025.

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