I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

lunedì 8 dicembre 2014

Altri droni italiani per i conflitti centrafricani



Prima l’Iraq e l’Afghanistan, poi la Libia, la Somalia, il Kuwait e la guerra ai migranti nel Mediterraneo. Adesso l’Africa sub-sahariana. Secondo quanto rivelato da RID, rivista italiana specializzata sulle tematiche della difesa, l’Aeronautica militare si appresta a dispiegare i velivoli senza pilota “Predator” del 32° Stormo di Amendola (Foggia) in un Paese appartenente alla fascia dell’Africa Centrale, per sostenere le operazioni occidentali contro le diverse milizie ribelli islamico radicali. Non è certo ancora dove i droni-spia italiani saranno rischierati, anche se è probabile che si tratti della martoriata Repubblica Centrafricana, dove da quest’estate opera un contingente di 50 uomini dell’8° Reggimento genio guastatori della Brigata paracadutisti “Folgore” di Legnago (Verona). Il personale italiano è integrato nella forza multinazionale dell’Unione Europea (EUFOR RCA) attivata a Bangui a giugno. Secondo quanto dichiarato dal Ministero della difesa, i parà nella RCA hanno il compito di “garantire il supporto della mobilità delle forze europee, la ricognizione e il mantenimento degli assi di comunicazione, la bonifica di residuati bellici e la realizzazione di lavori infrastrutturali in favore della popolazione e del governo locale”. Nei mesi scorsi, i militari hanno contribuito alla “protezione” delle imprese impegnate alla costruzione di un ponte tra due quartieri della capitale, in una delle aree più “sensibili” per la presenza di oltre 20.000 sfollati. Gli italiani partecipano insieme a un contingente delle forze speciali spagnole pure alle attività di vigilanza dello scalo aereo di Bangui. “L’aeroporto è l’unico terminal internazionale in Centrafrica”, spiega il portavoce della Difesa. “I genieri della brigata Folgore hanno migliorato la viabilità, realizzato le aree di controllo degli autoveicoli, controllato oltre 800 mezzi al giorno e rinforzato i checkpoint a protezione dello scalo”.
La componente militare dell’Unione Europea nella Repubblica Centrafricana (EUFOR RCA) è costituita da 750 unità di diverse nazioni e comprende anche una forza di polizia. Le attività vengono svolte nel quadro della risoluzione Onu n. 2134 del 28 gennaio 2014 e della decisione del Consiglio Europeo del 10 febbraio successivo, che autorizzano un’operazione militare transitoria di stabilizzazione interna in vista del pieno dispiegamento della missione delle Nazioni Unite denominata “MINUSCA” (Missione Multidimensionale Integrata per la Stabilizzazione nella Repubblica centrafricana). Dal 2013 ad oggi, Bruxelles ha stanziato più di 360 milioni di euro per finanziare gli interventi a favore delle autorità governative locali. Altri 5,7 milioni sono stati concessi il mese scorso per estendere le attività di EUFOR RCA sino al 15 marzo 2015 e “sostenere lo sforzo per un’effettiva transizione alla missione internazionale sotto l’egida dell’Onu”. MINUSCA ha preso il via ufficialmente il 15 settembre con il trasferimento a Bangui di 6.500 caschi blu e 1.000 poliziotti, cui si sono aggiunti i reparti francesi schierati nella RCA con l’operazione “Sangaris” e i 5.250 militai del contingente dell’Unione Africana “MISCA”, provenienti principalmente da Burundi, Camerun, Gabon e Repubblica del Congo. Di contro, 850 soldati del Ciad, inquadrati in MISCA, hanno dovuto lasciare il Paese perché accusati di violazioni e violenze ai danni della popolazione locale. Secondo gli accordi assunti internazionalmente, il governo di transizione della RCA dovrà fissare lo svolgimento di nuove elezioni politiche entro il febbraio 2015, mentre le Nazioni Unite garantiranno la presenza di un contingente di 12.000 effettivi con funzioni di ordine pubblico e “stabilizzazione”.
Stando a RID – Rivista italiana difesa anche il Ciad potrebbe essere uno dei candidati ad ospitare i “Predator” del 32° Stormo dell’Aeronautica militare italiana. “Un dispiegamento in Ciad, peraltro, permetterebbe anche di monitorare il vicino Niger e, soprattutto, il sud della Libia, aree estremamente sensibili anche per gli interessi italiani”, rivela RID. “A tal proposito, i Predator dell’Aeronautica potrebbero sostituire il Predator americano come del resto già accaduto a Gibuti”. Ad agosto, due droni italiani sono stati schierati nel piccolo paese del Corno d’Africa, nell’ambito della missione antipirateria dell’Unione Europea “Atalanta” e a supporto delle forze governative somale in lotta contro le milizie islamico-radicali di Al Shabab. In Ciad, invece, l’aeronautica militare degli Stati Uniti d’America dispiega un velivolo “Predator” e un contingente di 80 uomini per monitorare le attività del gruppo “terroristico” nigeriano Boko Haram. Altri aerei senza pilota Usa con funzioni d’intelligence, ricerca e riconoscimento sono stati dispiegati pure in Niger, mentre al controllo di una vasta area sub sahariana che dal Corno d’Africa si estende sino alle regioni settentrionali della Nigeria concorrono i “Global Hawk” statunitensi della stazione aeronavale siciliana di Sigonella.

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