I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

giovedì 16 maggio 2013

Cresce la base Muos fra ipocrisie siciliane e ricatti romani


A parole, tutte le forze politiche sono contrarie, in Sicilia, alle pericolosissime installazioni Muos di Niscemi. Però a contrastarle lasciano solo i ragazzi dei movimenti: difendono la terra e la pace coi loro corpi e con le loro vite. E sono soli

 

 Ci hanno messo di tutto. Il cuore. La rabbia. Mille speranze. Le illusioni. Gli splendidi volti segnati dai tanti sorrisi e pure dalle lacrime. Ma soprattutto ci hanno messo i corpi. Corpi che gli apparati repressivi dello Stato hanno violato, ferito, sradicato dalla Madre Terra che loro, i No MUOS di Niscemi, difendono dall’ultimo mostro della guerra e della morte. Un’orgia di violenze, menzogne, tradimenti. Ministri, politici e funzionari dalla lingua biforcuta. Promettono sospensioni ai lavori illegittimi ma intanto alle imprese in odor di mafia assicurano il pass nella riserva naturale convertita in base di distruzione di massa. Un territorio stuprato, desertificato, avvelenato da un quarto di secolo dalle invisibili microonde. Mentre intanto tanti altri corpi si piegano per le mutazioni genetiche e il cancro infestante.

Un gelido inverno insonne. Presidi no stop, sit-in, blocchi stradali, sabotaggi e invasioni simboliche. L’azione diretta e la disobbedienza civile per testimoniare antiche verità. Per invocare diritti e libertà. Per rifiutare l’inesorabilità della guerra globale e permanente. Per riappropriarsi della sovranità della terra e dell’acqua, delle cento specie della flora e della fauna che i superguerrieri del XXI secolo vorrebbero estinte. Per costruire nuove soggettività e sperimentare pratiche politiche dal basso, l’autogestione e il rifiuto delle deleghe in bianco. Per costruire solidarietà, radicalità, percorsi e progetti di antimafia sociale. Migliaia di giovani, donne, disoccupati e lavoratori precari che tornano nelle piazze a chiedere pace, lavoro e giustizia.

I governi accecati dall’arroganza e dallo stillicidio dei golpe bianchi dell’Italietta contemporanea sono inamovibili. Il MUOS s’ha da fare, in nome della vecchia amicizia con l’Impero a stelle e strisce e degli affari del complesso militare-industriale-finanziario di casa nostra. Stracciando quel poco che resta della Costituzione antifascista, negando il diritto alla vita, alla salute, alla difesa del territorio e dell’ambiente. Violando leggi, decreti, regolamenti, i principi di cittadinanza e perfino le fondamenta stessa della democrazia formale.

Adesso a Roma non si può più far finta che a Niscemi si è consumato l’ultimo strappo reazionario. Per i parlamentari non ci sono più alibi: il Governo dei poteri forti ha la fiducia delle grandi intese mentre il sommo presidente vigila a vita sul rispetto degli accordi della Guerra fredda con il grande fratello d’oltreoceano.  Eppure, paradossalmente, le partite sul MUOS, i droni, gli F-35 e le famigerate basi USA e NATO, sono tutt’altro che definite. I movimenti di opposizione alla militarizzazione crescono dalla Val di Susa al Nord-est e alla Sicilia, mobilitando altri corpi e altri volti. Che allora ci mettano almeno la faccia e un po’ più di coraggio quelle forze politiche che si dicono vicine ai bisogni di cambiamento e partecipazione della maggior parte degli italiani. Aprendo lo scontro nelle legittime sedi istituzionali, le Camere, dove prima possibile devono essere imposti le discussioni e il voto contro i nuovi programmi di morte, a partire appunto dal MUOS, il sistema di telecomunicazioni satellitari che sancirà la trasformazione della Sicilia in piattaforma avanzata per le guerre iper-tecnologiche - disumanizzate e disumanizzanti - delle forze armate degli Stati Uniti d’America.

All’Assemblea Regionale Siciliana, il fronte politico-istituzionale anti-MUOS è stato unanime. La mozione per imporre all’esecutivo la revoca a delle autorizzazioni ai lavori è stata votata da tutti quei gruppi che oggi siedono al Governo nazionale o tra i banchi dell’opposizione in Parlamento. Ci mettano la faccia allora e dicano se e perché quello che si fa a Roma può essere il contrario di quello che si è fatto a Palermo. I No MUOS non sono certo ingenui, sanno benissimo con chi hanno a che fare. Lo hanno pagato a suon di manganellate e denunce. Ma hanno il sacrosanto diritto a una risposta chiara. Non fosse altro per capire come e dove estendere le pratiche di lotta e, in comunione con i movimenti sociali del pianeta, continuare a difendere l’umanità dall’Olocausto finale.

 
Articolo pubblicato in I Siciliani giovani, n. 14, maggio 2013.

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