I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

lunedì 27 settembre 2010

Aerei P-3 Orion USA contro i pirati. Li controlla Sigonella

L’amministrazione Obama potenzia ulteriormente il dispositivo militare per combattere la pirateria marittima a largo delle coste dell’Africa orientale. Tre aerei P-3 Orion e 112 militari in forza al VP-26 "Tridents", lo squadrone dell’US Navy con base a Maine, sono stati trasferiti nell’aeroporto internazionale di Mahe, Seychelles.
Gli Orion opereranno congiuntamente ai velivoli senza pilota UAV “MQ-9 Reaper” che il Comando navale statunitense per l’Europa e l’Africa NAVEUR NAVAF (con sede a Napoli) ha trasferito nell’arcipelago qualche mese per eseguire missioni d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento delle imbarcazioni dei pirati.
 
I velivoli P-3 Orion sono stati messi a disposizione di Africom, il Comando delle forze armate statunitensi per il continente africano, ma la pianificazione e il coordinamento delle operazioni sono stati assegnati alla Combined Task Force (CTF) 67 di Sigonella (Sicilia) che dirige le forze aeree della Marina USA nel Mediterraneo.
 
L’utilizzo in Corno d’Africa degli aerei da pattugliamento dell’US Navy è stato pianificato dal Pentagono da diverso tempo. Nell’agosto del 2009, un P-3 Orion di stanza nella grande base aeronavale siciliana aveva effettuato dei test operativi a Mahe, congiuntamente al dislocamento degli UAV “Reaper” e di 75 tra tecnici e militari preposti al loro funzionamento. “I velivoli P-3 Orion alle Seychelles possono assicurare la copertura di una vasta aerea marittima”, ha dichiarato John Moore, comandante del CTF-67. “Hanno un’autonomia di volo che può arrivare alle otto ore e saranno utilizzati a tempo indeterminato ed esclusivamente per missioni anti-pirateria”.
 
Per l’occasione, il VP-26 “Tridents” dell’US Navy ha modificato le insegne degli aerei rischiarati nell’Oceano indiano: i tradizionali siluri che sormontano l’emblema del gruppo di volo sono stati sovrapposti a forma di X, assumendo il tetro aspetto della bandiera con il teschio degli antichi pirati dei Carabi.
 
Gli aerei P-3 Orion, progettati e prodotti dall’industria Lockheed per pattugliare i mari ed intervenire nella guerra contro navi e sottomarini, a partire dagli anni ‘90 sono stati orientati sempre più alle attività d’intelligence e riconoscimento e alla cosiddetta “lotta al terrorismo”. Per la loro versatilità, sono usati a supporto delle forze terrestri USA e NATO in Iraq ed Afghanistan e in missioni di “sorveglianza” del Mediterraneo, del Golfo Persico e dell’Africa orientale, sempre sotto il controllo del CTF-67 di Sigonella.
 
La definizione di “aerei-spia” non è però del tutto appropriata per gli Orion. Essi sono infatti veri e propri famigerati strumenti di guerra e con duplice capacità, convenzionale e nucleare. Possono imbarcare siluri “Mark 46” e “Mark 50”, missili AGM-84 “Harpoon” e AGM-65 “Maverick”, cannoni da 127 mm, mine antinavali, bombe a caduta libera.
 
L’utilizzo di questi aerei per contenere i tentativi di sequestro di unità mercantili e petroliere in rotta nel Golfo di Aden e nell’Oceano indiano, non è nuovo. A partire dell’autunno 2008, l’aeronautica militare spagnola ha dislocato un imprecisato numero di P-3 Orion a sostegno della crociata internazionale contro la pirateria che vede impegnate una trentina di navi da guerra di Stati Uniti, NATO, Unione europea, Cina, Russia, India, Giappone e di alcuni paesi mediorientali. Una dispendiosissima campagna autorizzata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che non è stata in grado però di ridurre gli assalti. Al contrario, il 2009 si è concluso registrando un nel numero degli arrembaggi e dei sequestri navali nelle acque dell’Africa orientale.
 
Secondo il Centro di studio sulla pirateria dell’International Maritime Bureau, lo scorso anno sono state attaccate 214 grandi imbarcazioni, 47 delle quali sono finite in mano agli assalitori. L’anno prima, sempre secondo l’International Maritime Buerau, gli assalti erano stati 111, il 200% in più del 2007. Una evidente escalation, dunque, che testimonia il fallimento delle strategie d’interventismo militare contro un fenomeno dalle profonde radici sociali, politiche ed economiche. Washington però non sembra aver compreso la lezione e rilancia l’offensiva anti-pirati a suon di P-3 Orion e velivoli senza pilota.
 
Articolo pubblicato in Agoravox.it il 9 febbraio 2010

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