I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

sabato 26 novembre 2011

Sigonella, capitale degli aerei senza pilota USA

Aerei senza pilota a gogò per la base Usa di Sigonella. Dopo l’utilizzo come avamposto per le missioni d’intelligence e bombardamento in Libia dei famigerati droni delle forze armate degli Stati Uniti d’America, dal prossimo anno l’infrastruttura siciliana sarà una dei principali centri al mondo per il comando, il controllo e la manutenzione dei velivoli telecomandati “Global Hawk”, “Predator” e “Reaper”.
È quanto rivelato dal programma delle costruzioni militari di US Air Force per l’anno fiscale 2012, in via d’approvazione dal Congresso. Con codice 141-454 UAS SATCOM Relay Pads and Facility, il piano prevede la spesa di 15 milioni di dollari per installare a Sigonella un sito fornito di antenna, ripetitori e generatori di potenza per supportare le telecomunicazioni via satellite (SATCOM) del Sistema degli aerei senza pilota (Unmanned Aircraft System - UAS) e assicurare “lo spazio per la gestione delle operazioni e delle attività di manutenzione” dei droni (una ventina solo del tipo “Global Hawk”). “Nel nuovo centro saranno installati dodici ripetitori UAS SATCCOM con antenne, attrezzature e macchinari con la possibilità di aggiungere altri otto ripetitori della stessa tipologia”, è riportato nella scheda progettuale fornita dal Dipartimento della difesa.Il progetto prevede inoltre tutti i sistemi infrastrutturali, meccanici, elettrici, stradali, di prevenzione incendi ed allarme per supportare il sito per le comunicazioni satellitari”.
“Il Sistema degli aerei senza pilota richiede un’ampia facility che assicuri la massime efficienza operativa durante le missioni di attacco armato e di riconoscimento a supporto dei war-fighters”, aggiunge il Pentagono. “La costruzione di una SATCOM Antenna Relay facility è necessaria per supportare i link di comando dei velivoli controllati a distanza, in modo da collegare le stazioni terrestre presenti negli Stati Uniti con gli aerei senza pilota operativi nella regione dell’Oceano atlantico. Con il completamento di questo progetto saranno soddisfatte le richieste a lungo termine di ripetitori SATCOM per i “Predator” (MQ-1), i “Reaper” (MQ-9) e i “Global Hawk” (RQ-4). Il nuovo sito supporterà inoltre il sistema si sorveglianza aeronavale con velivoli senza pilota UAV Broad Area Maritime Surveillance (BAMS) di US Navy e le missioni speciali del Big Safari di US Air Force”. Il BAMS prevede nello specifico l’acquisizione entro il 2015 di una quarantina di aerei del tipo “Global Hawk” da dislocare nelle stazioni aeronavali della Marina Usa di Jacksonville (Florida), Kadena (Giappone), Diego Garcia, Hawaii e Sigonella; il Big Safari è invece un articolato programma di potenziamento delle funzioni e delle capacità operative di alcuni velivoli strategici dell’Aeronautica statunitense, come i grandi aerei da trasporto C-130 e quelli da riconoscimento RC-135.
I “Predator”, i “Reaper” e i “Global Hawk” di Sigonella verranno utilizzati per le missioni pianificate nella Regione dell’Oceano Atlantico dai comandi strategici di Eucom, Africom e Centcom, in modo da fornire in tempo reale le “informazioni più aggiornate ai reparti combattenti”. “Il sito di Sigonella garantirà la metà delle trasmissioni del Sistema dei velivoli senza pilota UAS e opererà in appoggio al sito di Ramstein (Germania)”, aggiunge il Pentagono. “Senza questa facility, gli aerei senza pilota non saranno in grado di effettuare le loro missioni essenziali e non potranno essere sostenuti gli attacchi armati UAS. Senza l’UAS SATCOM Relay Site si verificherà una riduzione significativa delle capacità operative odierne e si avrà un serio impatto negativo sulle future missioni d’oltremare”.
A Sigonella è pure prevista la realizzazione di un’ampia area per la sosta dei velivoli e strade d’accesso al sito. “Il costo delle infrastrutture di supporto è superiore del 25% di quanto calcolato preventivamente perché la facility deve essere realizzata in un’area sottosviluppata e delicata dal punto di vista ecologico. La  SATCOM Communications Support Facility avrà un’estensione di 1.200 metri quadri e non potrà contare sull’apporto finanziario della Nato”. I lavori dovrebbero iniziare il 12 gennaio 2012 per concludersi entro il 13 settembre. Nel 2013 saranno poi acquistate alcune apparecchiature di comunicazione del Sistema di comando e controllo degli UAV per un valore stimato di 1.225.000 dollari. Quando la nuova stazione entrerà in funzione, verranno trasferiti a Sigonella 55 militari e 58 dipendenti civili dell’US Air Force.
In vista della trasformazione della base siciliana in capitale internazionale dei velivoli senza pilota, sono stati appaltati alla Cooperativa Muratori Cementisti - CMC di Ravenna (LegaCoop) i lavori per la realizzazione del “Global Hawk Aircraft Maintanance and Operations Complex”, un mega-hangar di 5.700 metri quadri per la manutenzione, la riparazione e le ispezioni dei droni-spia in dotazione all’Aeronautica militare e di quelli in via di acquisizione da Us Navy. A Sigonella è inoltre divenuto operativo uno dei tre terminali terresti della rete di telecomunicazione satellitare Global Broadcast Service – GBS (gli altri due sono stati realizzati a Norfolk, Virginia e Wahiawa, isole Hawaii). Dal marzo 2009 le stazioni di telecomunicazioni GBS sono passate sotto il comando e il controllo del 50th Space Communications Squadron, con sede nella base aerea di Schriever, Colorado. Lo squadrone sovrintende ai sistemi tecnologici e informatici dei programmi satellitari del Dipartimento della Difesa, garantendo il loro collegamento con più di 170 satelliti e i centri di comunicazione delle forze Nato e di altri alleati regionali degli Stati Uniti.
“Il GBS sostiene le operazioni di routine e le esercitazioni militari, le attività speciali, le risposte in caso di crisi, la predisposizione degli obiettivi degli attacchi”, recitano i manuali di guerra delle forze armate Usa. “Il GBS supporterà inoltre il passaggio e la conduzione di brevi operazioni di guerra nucleare”. Tempo fa si è conclusa la “seconda fase” di sviluppo del Global Broadcast Service, con la fornitura a Sigonella, Norfolk e Wahiawa delle tecnologie per ridurre la larghezza della banda di trasmissione degli impianti e renderli idonei a ricevere i dati audio e video raccolti dai “Global Hawk”. La tappa successiva prevede l’integrazione del GBS nel Defense Satellite Communications System, l’architettura delle telecomunicazioni satellitari per le future guerre planetarie Usa. Altro elemento chiave sarà il MUOS (Mobile User Objetive System), il sistema che vedrà operare in network cinque satelliti di ultima generazione e i quattro terminali terrestri in fase di costruzione a Niscemi (Caltanissetta), Kojarena-Geraldton (Australia) e nelle basi GBS di Norfolk e Wahiawa. La stazione di telecomunicazioni US Navy di Niscemi è stata scelta al posto di Sigonella dopo che uno studio sulle onde elettromagnetiche dell’antenna UHF del MUOS aveva determinato che esse potevano causare la detonazione dei sistemi d’arma e creare gravi pericoli al traffico aereo dello scalo militare siciliano.    
Il Comando di Us Navy ha intanto bandito una gara per la riparazione e l’ampliamento delle piste aeree di Nas II Sigonella, importo 3.606.000 euro. Verranno asfaltati oltre 25.000 metri quadri di piste e aree di sosta, mentre saranno rammodernati i sistemi di drenaggio e d’illuminazione dello scalo.

giovedì 24 novembre 2011

Il radar anti-migranti nell’inferno di Melilli-Augusta-Priolo

L’ultimo regalo della ex ministra Stefania Prestigiacomo agli abitanti del triangolo della morte Melilli-Augusta-Priolo, l’area a più alto rischio ambientale di tutto il Mediterraneo. Si tratta di uno dei radar acquistati dalla Guardia di finanza in Israele per far la guerra ai migranti, lo stesso che era stato installato nella riserva naturale del Plemmirio, Siracusa, e poi smantellato per non deludere i concittadini-elettori della prima donna dei berlusconiani doc di Sicilia, fortemente preoccupati per le sue potenti emissioni elettromagnetiche.

“Lo trasferiremo da un’altra parte, lontano dai centri abitati”, aveva annunciato la Prestigiacomo. Detto e fatto. Adesso il radar anti-migranti si mostra in tutta la sua pericolosa grandezza puntando al Golfo di Augusta, in cima ad una collina calcarea di località Cugnicello Palombara, nel comune di Melilli, all’interno di quella che sino al 2000 era una delle più importanti stazioni per le telecomunicazioni della Marina militare e delle forze Usa e Nato. Peccato che il nuovo impianto della Gdf è tutt’altro che distante dalle popolazioni: a due passi c’è Melilli con i suoi 12.000 abitanti; più sotto i centri di Priolo Gargallo ed Augusta e chilometri e chilometri di raffinerie ed industrie petrolchimiche, interminabili file di camini, torri e ciminiere che avvelenano l’ambiente e il territorio. Un golfo, quello tra Augusta e Siracusa, che di sbarchi di migranti nell’ultimo secolo non è ha visti ancora, ma che invece è meta tutti i giorni, 365 giorni all’anno, delle soste di petroliere, navi portacontainer zeppe di sostanze altamente tossiche, finanche sottomarini e portaerei a propulsione nucleare. La più grande pattumiera d’Europa, esposta al rischio sismico e ai maremoti, dove la follia delle transnazionali dell’energia vorrebbe costruire perfino un immenso rigassificatore.

Con la stazione di telerilevamento delle fiamme gialle c’è da scommettere che l’inquinamento elettromagnetico toccherà livelli record. La baia è una selva di antenne a microonde: ci sono gli impianti del Centro telecomunicazioni secondario della Marina militare di Augusta, sede alternata al Centro di comando e controllo di Santa Rosa (Roma) per la gestione delle operazioni aeronavali nel Mediterraneo centrale. E la stazione del Fleet Logistic Support Site della US Navy di Augusta per i collegamenti Tlc con le basi di Sigonella e Niscemi e con le unità della VI Flotta in navigazione nel Mediterraneo.

“Il nuovo radar si configura come un grande mostro che irradierà con le sue onde buona parte del territorio della Sicilia sud/orientale”, scrive il Movimento per la difesa del cittadino di Melilli che chiede l’immediata rimozione dell’impianto. “Atteso che la sua irrazionale installazione può comportare rischi per la salute dei Cittadini, si vanno a creare servitù militari permanenti ed aggiuntive, in un’area che è stata oggetto di recupero urbanistico da parte del Comune, un non senso  giuridico e sostanziale”.

Il triangolo della morte petrolchimica e nucleare è una delle aree a più alta densità militare del paese. La città di Augusta ospita una delle maggiori basi della marina militare italiana, sede del Comando Marittimo Autonomo in Sicilia e dell’Arsenale navale in cui vengono riparate le grandi unità da guerra nazionali e Nato. Banchine e pontili consentono sino a 40 posti d’ormeggio, le fregate e le corvette dispiegate nel Canale di Sicilia per contrastare i flussi migratori e le imbarcazioni da guerra e i sottomarini di Stati Uniti e alleati atlantici. A Punta Cugno e San Cusumano sorgono due enormi depositi di combustibili, utilizzati anche in ambito Usa e Nato, mentre all’interno delle grotte carsiche di Cava Sorciaro (Melilli), vicino al nuovo radar anti-migranti, c’è uno dei più grandi depositi munizioni della Marina in Italia, anch’esso a disposizione delle forze armate degli Stati Uniti d’America e degli alleati atlantici. Un bunker dove è stipato qualsiasi strumento di morte, forse perfino le testate atomiche per i mezzi Usa. E, come denunciato dall’on. Francesco Rutelli (al tempo parlamentare radicale), magazzino utilizzato sino a qualche anno fa per lo stoccaggio di armi chimiche di produzione nazionale (“tavolette di difenilcloroarsina e fiale di fosgene ed acido cianidrico”), risalenti agli anni precedenti lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.  

Un mixer bellico micidiale arricchitosi oggi con l’Advanced Coastal Surveillance Radar (ACSR), modello EL/M-2226 ACSR, progettato e realizzato da Elta Systems, società controllata dal colosso industriale militare ed aerospaziale israeliano IAI. Un radar della famiglia di trasmettitori in X-band (dagli 8 ai 12.5 GHz di frequenza), che operano emettendo microonde continue, con frequenza e ampiezza variabili, pericolosissime per la salute dell’uomo e per le specie vegetali e animali. Un’insostenibilità ambientale talmente nota all’ex ministra Prestigiacomo che, grazie al pressing sui vertici della Guardia di finanza, è riuscita ad ottenere in tempi record il dirottamento del radar nel vicino inferno di Melilli. Una vittoria di Pirro, dato che adesso le emissioni coprono una vasta superficie che si estende da Carlentini sino alle porte del capoluogo. Diversamente è andata per gli altri siti destinati ad “accogliere” i radar delle fiamme gialle, tutti all’interno di aree naturali protette (Gagliano del Capo in Puglia, Flumininaggiore, Sant’Antioco e Tresnuraghes in Sardegna). Qui le mobilitazioni e le azioni dirette delle popolazioni e i motivati ricorsi ai tribunali amministrativi regionali hanno permesso di scongiurare sino ad oggi l’installazione dei sistemi di sorveglianza anti-migranti. Situazioni assai mal digerite dagli amministratori della società romana chiamata per trattativa diretta dalla Gdf a fissare tralicci e antenne, AlmavivA S.p.A., che teme di perdere un affare di 5.461.700 di euro (Iva esclusa), quasi un miliardo e 100milioni per cada installazione radar.

“Noi abbiamo bloccato i lavori prima dei pronunciamenti del Tar. Ma stiamo valutando anche altri siti, magari all’interno di esistenti zone militari in modo da vedere se riusciamo a venire a capo del problema…”, aveva annunciato in un’intervista radiofonica l’ingegnere Piero Rossini, responsabile sicurezza di AlmavivA. Importante contractor nel settore delle nuove tecnologie di Nato e forze armate italiane, il gruppo vanta un capitale sociale di 140 milioni di euro, fatturati annui per 865 milioni e un’inedita compagine di dirigenti e consiglieri di grande livello. Presidente è l’ingegnere Alberto Tripi, già manager IBM ed ex consigliere IRI, poi fondatore di COS S.p.A. (società leader nella fornitura di servizi informatici e call center) e attuale presidente di InItalia, il consorzio per l’informatica costituito da AlmavivA, Engineering ed Elsag Datamat (gruppo Finmeccanica). Amministratore delegato è il figlio Marco Tripi, ex dirigente della Banca nazionale del lavoro; vicepresidente Giuseppe Cuneo, sino al 2004 amministratore delegato di Elsag. Tra i membri del consiglio di amministrazione compaiono, tra gli altri, l’ex Ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, poi presidente dei collegi sindacali di Eni, Fintecna e Telespazio; Antonio Amati, già direttore generale Telecom e Ad di Voinoi (Gruppo Acea); l’ex direttore di Rai1 Maurizio Beretta, alla guida della Lega Calcio e nuovo responsabile della struttura Identity and Communications di UniCredit.

Ancora più composito e per certi versi inquietante l’elenco delle società che detengono il pacchetto azionario di AlmavivA S.p.A.. Primo azionista AlmavivA Technologies Srl della famiglia Tripi; poi, in ordine, Ge Capital S.p.A. divisione finanziaria del Gruppo General Electric; la Rai Radio Televisione Italiana; la Confederazione Generale dell’Agricoltura Italiana; la C.I.A. Confederazione Italiana Agricoltori; la Confederazione nazionale dei coltivatori diretti; le immancabili Assicurazioni Generali; Visualnet Srl e Ligestra Srl (Gruppo Fintecna). Le associazioni di categoria degli agricoltori in combutta con l’azienda pubblica per i servizi radiotelevisivi e le holding private della finanza, delle assicurazioni e dei call center per brevettare tecnologie e sistemi informatici per il settore militare e l’ordine pubblico ed installare i radar israeliani contro i richiedenti asilo in fuga dall’Africa o il Medio oriente. È sempre più disumano il volto del capitalismo d’Italia.

martedì 22 novembre 2011

Selex Finmeccanica alla corte di Emiri e Sceicchi

Passano dal Qatar alcuni dei segreti della tangentopoli che ha travolto Selex Sistemi Integrati, la società di Finmeccanica che produce sistemi di controllo radar. Gli inquirenti che indagano sulle sovrafatturazioni che hanno consentito di accantonare le somme di denaro poi distribuite a funzionari e politici per ottenere in cambio appalti, ipotizzano che i lavori nello scalo aereo dell’emirato siano stati determinanti per i “fondi neri” di casa Selex.
In Qatar, nel 2009 l’azienda ha ottenuto un appalto per l’installazione dei sistemi di controllo meteorologico e del traffico aereo. Dopo aver subappaltato i lavori di allestimento delle strutture civili alla Renco S.p.a. di Pesaro, Selex le avrebbe affiancato, senza che ce ne fosse bisogno, la Print System di Tommaso Di Lernia. Attraverso un contratto del valore di un milione e 100mila euro, le fu affidata uno “studio di fattibilità” del progetto, comprensivo di sopralluoghi tecnici, studi geologici, carotaggi e perforazioni, rilievi delle falde acquifere, ecc.. Prestazioni che secondo i magistrati, non sarebbero state eseguite, consentendo la creazione di un surplus debitamente convertito in tangenti. Come ammesso dall’unica funzionaria della Print System impiegata in Qatar, Dominga Pascali, l’intervento si sarebbe limitato a qualche rilievo fotografico dei cantieri e alla pubblicazione di una brochure. Nei libri contabili, la Guardia di finanza avrebbe rintracciato solo una ventina di fatture relative alle spese di viaggio della donna in Qatar, per una spesa complessiva di cinquemila euro.
Grandi affari quelli di Selex Sistemi Integrati in Qatar e negli altri emirati del Golfo. Sbarcata a Doha alla fine degli anni ’80 per fornire due radar e un centro di controllo, Selex si è presto affermata come una delle aziende di fiducia delle autorità aeroportuali locali. Meno di tre anni fa ha sottoscritto due contratti, del valore complessivo di 130 milioni di dollari, riguardanti la progettazione e l’installazione dei sistemi per il controllo del traffico aereo e la loro manutenzione per un periodo di cinque anni. Nel luglio 2009 è stato siglato un ulteriore contratto di 2,6 milioni di euro per la fornitura di un sistema A-SMGCS (Advanced Surface Movement Guidance & Control System) per il miglioramento delle condizioni di sicurezza dei movimenti a terra nell’aeroscalo internazionale di Doha.
Commesse milionarie di guerra quelle di Selex Sistemi negli Emirati Arabi Uniti, dove l’azienda italiana è presente dal 2005 in joint venture con il cantiere Abu Dhabi Ship Building. Denominata Abu Dhabi Systems Integration (ADSI), la joint venture è impegnata nel programma “Baynunah” per lo sviluppo e la produzione di sei corvette da 70 metri per la Marina militare EAU. Selex, in particolare, cura la realizzazione del sistema di combattimento IPN-S/R e quello di controllo del tiro NA25XM.
Sempre attraverso ADSI, l’azienda italiana è stata chiamata nel febbraio 2009 ad equipaggiare i dodici pattugliatori veloci acquistati dalla Marina emiratina nell’ambito del programma “Ghannatha”. Il contratto prevede la fornitura dei sistemi di comando, controllo e combattimento e del sofisticato sensore elettro-ottico Medusa MK4/B. Valore della commessa, 70 milioni di euro. Selex è stata pure selezionata per il programma relativo alle corvette classe “Abu Dhabi”, a cui fornirà ancora i sistemi di combattimento IPN-S/R, quelli di controllo tiro NA30S, i radar multiruolo KRONOS e i sensori Medusa. All’equipaggiamento della imbarcazioni militari partecipano altre due aziende del gruppo Finmeccanica: Oto Melara (che fornirà i cannoni da 76/62 “Super Rapido”) e WASS (un sistema per la guerra anti-sottomarini). Il contratto per la nuova classe di corvette ammonta complessivamente a circa 45 milioni di euro, 15 dei quali di pertinenza Selex).
Nel 2010, la società ha ottenuto un ordine per i sistemi di combattimento navale destinati ai due pattugliatori stealth della classe “Falaj-2” che saranno consegnati alla Marina degli Emirati dall’italiana Fincantieri. A bordo delle unità verranno installati anche il sistema per le comunicazioni voce in banda HF e V/UHF prodotto dalla “sorella” Selex Elsag e i cannoni “Super Rapido” di Oto Melara. Selex Sistemi Integrati fornirà altri sei sensori Medusa MK4/B ai pattugliatori della Guardia costiera EAU.
Recentemente, l’azienda ha pure firmato due contratti per il valore complessivo di 31 milioni di dollari con le autorità del Bahrain e del Kuwait relativi alla fornitura di radar di sorveglianza e altri sistemi per il controllo del traffico aereo. In Yemen è stata avviata l’installazione di sei stazioni di sorveglianza costiera VTS (Vessel Traffic System) e la formazione del personale della Guardia costiera nazionale incaricato. Altri sistemi per il controllo dello spazio aereo sono stati installati da Selex Sistemi Integrati negli scali di Jeddah e Riyadh, in Arabia Saudita.
Top secret invece il nome del paese mediorientale con cui è stato siglato a fine gennaio 2011 un contratto di oltre 10 milioni di euro, che prevede la consegna all’Aeronautica militare locale di “stazioni di riparazione e collaudo per la manutenzione di componenti elettronici di radar ATCR e di radar di approccio PAR (Precision Approach Radar)”, come recita lo stringato comunicato emesso dall’azienda. “Il sistema permetterà alla forza aerea sia di accrescere le proprie capacità operative nella gestione dello spazio aereo, riducendo significativamente i tempi di riparazione dei componenti guasti, sia di rafforzare la propria capacità di autonomia nell’esercizio degli apparati”, aggiunge Selex. “La firma di questo contratto segue un precedente accordo siglato nel giugno del 2010, del valore di circa 10 milioni di euro, relativo alla fornitura di un set di radar ATCR e PAR”. Oscure (e sospette) le ragioni per cui amministratori e manager hanno scelto di non fornire l’identità del destinatario delle apparecchiature militari.

lunedì 21 novembre 2011

I radar con tangente di Selex Sistemi Integrati

Bufera giudiziaria su Selex Sistemi Integrati, l’azienda leader nella produzione di sistemi radar civili e militari, guidata da Marina Grossi, moglie del presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini. La Procura della repubblica di Roma ha ordinato l’arresto del direttore tecnico Manlio Fiore, nell’ambito dell’inchiesta su una decina di appalti assegnati a Selex dall’Enav, l’ente nazionale di assistenza al volo. In carcere è finito pure il commercialista Marco Iannilli, mentre sono stati ordinati gli arresti domiciliari per l’amministratore delegato dell’Enav Guido Pugliesi.
Al vaglio del pubblico ministero Paolo Ielo l’ipotesi che i lavori assegnati dal 2005 al 2010 a Selex (e poi subappaltati ad altre società come Print System, Arc Trade, Techno Sky, ecc.) siano stati sovrafatturati per creare un fondo “nero” da cui attingere per le tangenti e le regalie da distribuire a consulenti, amministratori pubblici e cassieri di partiti politici. L’inchiesta vede indagati, tra gli altri, la stessa amministratrice Marina Grossi, per reati fiscali e corruzione, Pier Francesco Guarguaglini per “dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture” e Lorenzo Borgogni, responsabile delle relazioni esterne del gruppo Finmeccanica, per il reato di illecito finanziamento ai partiti. Al direttore dell’aerea vendite di Selex Sistemi Integrati, Manlio Fiore, viene contestato invece di essere stato lo “snodo operativo” per la costituzione del cosiddetto sistema Enav, il meccanismo di attribuzione di commesse che “attraverso illeciti rapporti personali con i poteri pubblici e privati” garantiva “contribuzioni illecite” di denaro con l’uso delle sovrafatturazioni. Secondo gli inquirenti, Fiore sarebbe intervenuto pure per dirimere una controversia tra Selex Sistemi Integrati e l’onnipotente holding statunitense Lockheed Martin a cui l’Enav ha affidato l’installazione di un radar passivo nell’aeroporto di Trieste. La commessa “contrastava gli interessi della Selex che tale radar aveva in sperimentazione con un programma finanziato dall’Aeronautica militare”, scrivono i magistrati romani. “Per tale ragione intervenne personalmente Manlio Fiore sia pure dovendo sopportare, secondo quanto riferì allo stesso Tommaso Di Lernia della Print System, l’onere di 300.000 euro per “consulenze” che aveva dovuto promettere a tale Di Nardo, rappresentante italiano della Lockheed”.
Le “false” fatture sarebbero state emesse, in particolare, in occasione dell’ammodernamento degli impianti radar dell’aeroporto di Palermo Punta Raisi. Il commercialista Marco Iannilli (collaboratore dell’ex consulente globale di Finmeccanica, Lorenzo Cola, già condannato per l’affare Digint, un colossale giro di denaro riciclato nelle banche di Hong Kong e Singapore), ha ammesso che per i lavori nello scalo siciliano, nel 2009 “Selex emise nei confronti di Enav fatture per circa 10 milioni di euro per lavori non eseguiti”. “Enav aveva necessità di implementare i costi e Selex di fare fatturato e anche qui sono intervenuti i consueti rapporti di pagamento tra Tommaso Di Lernia e l’amministratore delegato dell’Enav Pugliesi”, ha verbalizzato Iannilli. Gli inquirenti sospettano che i surplus delle operazioni Selex-Enav siano finiti pure in mano ad alcuni partiti politici. A fine gennaio 2010, Di Lernia avrebbe prelevato 206 mila euro da un conto in una banca di San Marino per consegnarli successivamente al tesoriere dell’Udc Pippo Naro, parlamentare originario di Militello Rosmarino (Messina) e stretto collaboratore di Gianpiero D’Alia, presidente del Gruppo Udc al Senato. Naro ha respinto ogni addebito anche se ha ammesso che in un incontro con l’amministratore di Print System, questi gli avrebbe promesso un contributo finanziario in vista di una competizione elettorale. Lernia, però, non avrebbe mantenuto l’impegno.
Sul sistema creato all’interno di Finmeccanica per “retribuire” amministratori pubblici e partiti ha parlato in particolare il superconsulente Lorenzo Cola. Nel corso di due interrogatori in carcere, il 19 novembre e il 22 dicembre del 2010, Cola ha indicato come dispensatore di tangenti, il dirigente della holding Lorenzo Borgogni. “Il suo lavoro era quello di tenere i contatti con i politici che avevano i rapporti con le società del Gruppo”, ha dichiarato. “Borgogni era a conoscenza, fin da epoca remota, del sistema di pagamento delle tangenti da parte dei fornitori di Selex Sistemi Integrati. Lui stesso era beneficiario di una parte di queste tangenti”. Interrogato, Lorenzo Borgogni ha ammesso la “contropartita” che l’azienda assicurava alle personalità politiche che agevolavano l’assegnazione di un appalto. Soldi e non solo. “Chiedevano incarichi di consulenza per familiari o persone di fiducia e anche assunzioni per i figli o per altri familiari”.
Negli atti della procura di Roma c’è un passaggio che riguarda uno dei ministri più potenti dell’ultimo governo Berlusconi. “Nella vicenda Optomatica, società che ha ottenuto commesse dall’Enav senza gara, vi era l’interesse del ministro dei Trasporti Altero Matteoli”, scrive il Gip. “Tale società avrebbe finanziato una fondazione che faceva capo a Matteoli”. Per una strana coincidenza del destino, proprio nei giorni in cui esplodeva l’inchiesta Selex-Enav, il ministro Matteoli e l’ad Marina Grossi inauguravano nella base della Marina militare di Messina il centro di formazione nazionale per il Vessel Traffic Management and Information System (VTMIS), il nuovo sistema di sorveglianza marittima realizzato dalla Selex Sistemi. Il VTMS è la rete radar più estesa al mondo: un centinaio d’impianti per la copertura di 7.500 km di coste italiane, come dire un impianto ogni 75 km. Costo complessivo, 400 milioni di euro. Sviluppato per conto del ministero dei Trasporti e della Guardia costiera, il sistema è stato cofinanziato con i fondi “PON Trasporti” dell’Unione europea, nonostante abbia scopi prevalentemente militari ed integri i centri di comando, controllo, comunicazioni e intelligence delle forze armate italiane e Nato.
Gli affari più recenti di Selex Sistemi Integrati non riguardano solo le forniture all’ENAV o alla Guardia costiera. In occasione del Vertice G8 tenutosi a L’Aquila dall’8 al 10 luglio 2009, l’azienda è stata contrattata dal Dipartimento della Protezione civile per la progettazione e l’implementazione del “sistema integrato” tra i sensori C3 impiegati dai ministeri della difesa e dell’interno e dall’Arma dei Carabinieri per la sicurezza dell’evento. “La tecnologia made in Italy di Finmeccanica rappresenta un supporto di straordinario valore a sostegno di attività fondamentali per la buona riuscita del G8 de L’Aquila”, fu il commento di Guido Bertolaso, al tempo gran capo della Protezione Civile. “La diversità dei servizi che Finmeccanica ha messo a disposizione è un contributo di grande importanza per l’intero sistema della protezione civile italiana, impegnata sia nella gestione del summit, sia nelle attività di assistenza alla popolazione della provincia de L’Aquila colpita dal terremoto”.
Lunga la lista delle commesse ottenute dalle forze armate italiane. Nel marzo 2009, Selex ha firmato con la Direzione generale delle telecomunicazioni, dell’informatica e delle tecnologie avanzate della difesa (Teledife) un contratto di oltre 260 milioni di euro per la consegna, entro il 2014, di dodici radar RAT 31 DL per la sorveglianza aerea a lunga portata (dieci in configurazioni fissa FADR e due in quella mobile DADR). “Il sistema ha eccellenti capacità di scoprire e tracciare i segnali radio a bassa frequenza di aerei e missili”, spiegano i manager di Selex. “In Italia, i radar consentiranno di controllare anche la presenza di missili balistici, comunicheranno con gli altri punti di controllo nazionali e della Nato, riducendo la necessità di personale e quindi dei costi di gestione”. Il primo impianto è entrato in funzione presso la 112^ Squadriglia Radar Remota di Mortara (Pavia). Gli altri undici saranno installati nei centri dell’Aeronautica militare di Borgo Sabotino (Latina), Capo Mele (Savona), Crotone, Jacotenente (Foggia), Lame di Concordia (Venezia), Lampedusa, Marsala, Mezzogregorio (Siracusa), Otranto, Poggio Renatico (Ferrara) e Potenza Picena (Massa Carrara).  
In qualità di team leader dell’associazione temporanea con la SAAB Microwave SA, Selex Sistemi Integrati consegnerà a Teledife pure cinque sistemi radar controfuoco per la “sorveglianza del campo di battaglia” e la “localizzazione delle sorgenti di fuoco avversarie”. Il contratto ha un valore di 83 milioni di euro e prevede pure la gestione di attività di formazione agli operatori, il supporto all’installazione del sistema e la sua integrazione con i centri di comando e controllo SIACCON, precedentemente forniti all’Esercito. I radar potranno cooperare con i velivoli non pilotati (UAV) e i sistemi di comando e controllo della Nato. A 238 milioni di euro ammonta invece l’ordine della Direzione generale armamenti terrestri (giugno 2010) per dotare le forze armate italiane del sistema digitalizzato Forza NEC (Network Enabled Capability) che consentirà il “massimo scambio di informazioni operative, tattiche e logistiche da ogni veicolo e da ogni singolo uomo dislocato sul terreno”. Il programma è gestito con altre società di Finmeccanica (Selex Elsag, Selex Galileo, Oto Melara, MBDA Italia ed AgustaWestland) e prevede in particolare, la “realizzazione e integrazione di posti comando su shelter e veicoli, apparati di comunicazione, comando e controllo per soldati, veicoli e velivoli non pilotati, sistemi per l’interoperabilità completa in ambito Nato e UE, con particolari vantaggi nelle operazioni fuori area”.
A Selex Sistemi Intergrati andranno infine 5,1 milioni di euro per l’aggiornamento dei sistemi di pianificazione di missione volo IAF-MSS (Italian Air Force Mission Support System) da installare a bordo dei cacciabombardieri “Tornado” dell’Aeronautica. Il sistema Italia rischia la bancarotta ma guai a tagliare i sistemi di guerra.

martedì 15 novembre 2011

Contratti NATO per l’italiana Selex Elsag

Affari atlantici per Selex Elsag, la società del gruppo Finmeccanica specializzata nella progettazione e nello sviluppo dei sistemi di comunicazione per la difesa. Con un contratto che secondo il sito web specializzato Dedalonews sarebbe nell’ordine di decine di milioni di euro, Selex Elsag è stata chiamata a gestire l’ammodernamento dei centri di telecomunicazioni satellitari della NATO e delle infrastrutture collegate. Il contratto prevede una serie di attività che vanno dalla costruzione di una nuova installazione per le comunicazioni via satellite in Belgio, l’ammodernamento delle stazioni di terra ad antenna multipla di Kester (Belgio) e Lughezzano (Verona) e dei siti ad antenna singola di Oglaganasi (Turchia) e Atalanti (Grecia). I tecnici dell’azienda italiana cureranno inoltre la formazione e l’addestramento del personale militare dell’Alleanza atlantica presso la NATO Communications & Information Systems School di Borgo Piave, Latina. Gli interventi di Selex Elsag saranno coordinati dalla propria filiale di Basildon, in Gran Bretagna.
La società ha sede generale a Genova e si è affermata a livello internazionale nello sviluppo e nella fornitura di reti di comunicazione militari e di polizia per applicazioni terrestri, navali e satellitari. Selex Elsag è nata l’1 giugno 2011 dalla fusione tra le aziende Selex Communications ed Elsag Datamat. L’operazione è stata voluta dai manager di Finmeccanica per riorganizzare il settore dell’elettronica per la difesa in tre grandi poli strategici: oltre a quello delle telecomunicazioni satellitari di Selex Elsag, quello relativo ai grandi sistemi per la difesa e ai radar di superficie di Selex Sistemi Integrati e il polo per l’avionica e le componenti elettro-ottiche di Selex Galileo. A presiedere il gruppo genovese l’immancabile generale in pensione, Nazzareno Cardinali, già ispettore capo del Genio aeronautico.
Poco prima della fusione, Selex Communications ha firmato un altro importante contratto con l’Agenzia della NATO NACMA - NATO Air Command and Control System Management, del valore di circa 30 milioni di euro, per la fornitura e l’installazione di sistemi di comunicazione in diversi siti terrestri, nell’ambito della cosiddetta “Rete Link 16” che consentirà lo scambio di dati con vettori aerei a 29.000 piedi di altitudine nello spazio aereo europeo. Questi sistemi includono tra l’altro i terminali MIDS LVT (Multifunctional Information Distribution System Low Volume Terminal) e saranno consegnati a partire del 2012 a quattordici paesi NATO (Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Turchia e Ungheria). “Il progetto contribuirà ad apportare dei miglioramenti di grande valore nel Sistema di difesa missilistica della NATO”, ha commentato il general manager di NACMA, Gerhard van der Giet, in occasione della firma del contratto con l’azienda del gruppo Finmeccanica.
Altri importanti contratti in ambito militare sono stati sottoscritti da Selex Communications tra la fine del 2009 e i primi mesi del 2011. In particolare, la società dovrà fornire all’esercito italiano ventitré stazioni radio a banda larga per il Sistema automatizzato contro-aerei, destinate agli shelter di comando e controllo (C2) dei principali reparti di terra. Selex Elsag è stata poi selezionata dalle autorità scozzesi per fornire di sistemi di comunicazioni satellitari voce e dati a supporto delle attività di pubblica sicurezza nelle isole Shetland, Orkney e Lewis e nella città di Edimburgo.
Alla Marina militare britannica saranno invece consegnati i sistemi di comunicazione “Tetra” che supporteranno le comunicazioni tra le squadre d’aviazione e il personale imbarcato. I “Tetra” saranno montati a bordo delle due portaerei della classe Queen Elizabeth di circa 65.000 tonnellate e 280 metri di lunghezza che la Royal Navy varerà entro il 2018 e che saranno in grado di trasportare sino a 40 nuovi cacciabombardieri F-35 “Joint Striker Fighter”, prodotti dal colosso USA Lockeed Martin. Quest’ultimo è partner di Selex dal 2005 nella produzione dei sistemi “Loam” per il rilevamento della presenza di ostacoli lungo la rotta di volo a bassa quota degli elicotteri da guerra UH-60 “Blackhawk” in dotazione a US Army.
Importanti commesse sono state acquisite dalla società genovese anche in paesi extra-NATO, primo fra tutti il Brasile. Selex Elsag sta sviluppando e ammodernando il sistema per le comunicazioni tattiche “SISTAC” dell’esercito brasiliano, prodotto una quindicina di anni fa da Marconi Communications (poi Selex Communications). Esso consiste in un network di comunicazioni digitale integrato, basato su shelter, in grado di fornire servizi voce e dati e di interfacciarsi anche con la rete telefonica e con i sistemi radio pubblici. Il SISTAC è utilizzato dal 1° Battaglione di Comunicazioni di Santo Angelo nello stato di Rio Grande do Sul in appoggio alla 3^ Divisione terrestre. La società del gruppo Finmeccanica è presente in Brasile dalla fine degli anni ‘90 attraverso la controllata Selex do Brasil, fornisce all’esercito altri sistemi per le comunicazioni tattiche e supporta le trasmissioni radio a corto raggio delle forze speciali dell’esercito e della marina militare. Un’altra controllata, Sirio Panel, collabora con il colosso industriale brasiliano “Embraer” nei principali programmi per velivoli militari e civili, fornendo pannelli di controllo e sistemi d’illuminazione.
L’azienda ha consolidato la propria presenza pure in Russia nel settore delle comunicazioni radio di pronto intervento e sicurezza. Qualche mese fa sono stati firmati contratti per un valore complessivo di circa 4,5 milioni di euro per la fornitura di apparati “Tetra” ai servizi speciali russi e alle autorità chiamate a “difendere” i Giochi Olimpici Invernali del 2014 a Sochi. A queste ultime Selex Communications aveva già fornito, nel corso del 2010, una cinquantina di stazioni radio con software di gestione per i servizi di telecomunicazione nella regione di Krasnodar e di altre aree della costa russa sul Mar Nero. Una boccata d’ossigeno in un momento di forte crisi per la holding Finmeccanica: l’ultimo consiglio d’amministrazione ha registrato 4,66 miliardi di euro d’indebitamento e una riduzione degli ordini del 21% nei primi nove mesi del 2011.

lunedì 14 novembre 2011

L’Italia è sempre più Predator

Borse in picchiata, tagli draconiani a istruzione, sanità, pensioni e stipendi, ma intanto crescono a dismisura e segretamente le spese per l’acquisto di nuovi sistemi di guerra da destinare alle nostre forze armate. Gli ultimi gioielli di morte vengono dagli Stati Uniti d’America: due velivoli senza pilota UAV Predator, nella versione B “MQ-9 Reaper” per il bombardamento teleguidato contro obiettivi terrestri. A darne notizia non è il ministro della difesa italiano, come ci si aspetterebbe, ma il Dipartimento della difesa USA. “Il contratto, per un valore di 15 milioni di dollari, è stato sottoscritto dall’Aeronautica Militare italiana e prevede pure la fornitura di tre radar LYNX Block 30 e un motore di ricambio”, annuncia Washington. L’acquisizione rientra all’interno del cosiddetto Foreign Military Sales (FMS), il programma per la vendita a paesi terzi di sistemi d’arma prodotti negli Stati Uniti con l’interposizione del Pentagono. In sostanza l’Aeronautica non potrà acquistare direttamente gli UAV dall’industria produttrice (la General Atomics Aeronautical Systems di San Diego, California) ma dovrà affidarsi agli intermediari della Defense Security Cooperation Agency.
Subito dopo la consegna, i due velivoli “MQ-9 Reaper” saranno trasferiti al 28° Gruppo Velivoli Teleguidati “Le Streghe” di Amendola (Foggia), l’unico reparto italiano dotato di velivoli senza pilota, il primo in Europa a fornirsi di sistemi UAV. Il gruppo ha già a disposizione sei “Predator” nella versione ARQ-1B” (per le missioni d’intelligence, sorveglianza, riconoscimento degli obiettivi e per la lotta all’immigrazione “clandestina”) e due nella versione “MQ-9 Reaper”. Si tratta di strumenti militari sofisticatissimi e particolarmente costosi. Per l’acquisto (nel 2004) dei primi cinque sistemi Predator, l’Italia ha speso 47,8 milioni di dollari; due anni più tardi è arrivato un secondo lotto di due velivoli e relativi mezzi di supporto per 16 milioni di dollari (un UAV era intanto precipitato in fase di addestramento). Dopo aver utilizzato i Predator in missioni di guerra in Iraq ed Afghanistan, l’Aeronautica militare ha chiesto di acquistare pure il modello “Reaper” che può essere armato con missili e bombe a guida laser. Il 12 febbraio 2008, la Commissione difesa della Camera ha autorizzato la spesa sino a 80 milioni di euro per l’acquisizione di quattro Predator B e relativi sensori, sistemi di controllo a terra e supporti logistici, con termine il 2011. Per ottenere il consenso unanime al nuovo sistema d’attacco, l’allora sottosegretario ulivista Giovanni Lorenzo Forcieri assicurò che i “Reaper” avrebbero avuto il ruolo di meri ricognitori e che non sarebbero stati armati. “L’opzione di dotare i Predator di armamenti potrà avvenire solo dopo un’eventuale autorizzazione del Parlamento”, spiegò Forcieri. Il contratto con la General Atomics Aeronautical Systems fu sottoscritto nel febbraio 2009 e i velivoli divennero operativi ad Amendola nell’estate 2010. Glissando il dibattito alle Camere, il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha autorizzato l’uso dei “Reaper” contro obiettivi in Libia a partire dello scorso 10 agosto, nell’ambito dell’operazione Unified Protector. Stando all’Aeronautica, i velivoli sono stati impegnati “senza armi” in “attività di ricognizione e sorveglianza durate all’incirca 12 ore ciascuna”. È forte il sospetto, tuttavia, che i Predator italiani siano stati impiegati anche in vere e proprie operazioni di strike.  
Con una lunghezza di undici metri e un’apertura alare di venti, il “Reaper” assicura maggiori prestazioni dei Predator A in termini di raggio d’azione (3,200 miglia nautiche), altitudine di crociera (15.000 metri), autonomia di volo (tra le 24 e le 40 ore), velocità (440 Km/h) e carico trasportabile (quasi 1.800 kg). A differenza della prima versione per la “ricognizione”, il nuovo UAV può essere armato con missili “Hellfire”, bombe a guida laser Gbu-12 “Paveway II” e Gbu-38 “Jdam” (Joint direct attack munition) a guida Gps. La postazione standard consiste in una stazione di controllo a terra che, grazie al data-link satellitare, può guidare il velivolo anche oltre la linea dell’orizzonte. Il Predator B può essere trasportato a bordo di un aereo C-130 ed essere reso operativo in meno di dodici ore.
Il 28° Gruppo Velivoli Teleguidati “Le Streghe” è alle dipendenze del 32° Stormo AMI “Armando Boetto” di Amendola, uno dei reparti più importanti dal punto di vista operativo e strategico delle forze armate italiane. Oltre al gruppo di controllo degli sistemi UAV, il 32° Stormo sovrintende alle attività del 13° Gruppo, dotato di cacciabombardieri AM-X, già impegnato a fine anni ’90 nelle operazioni di guerra in Bosnia e Kosovo, successivamente in Afghanistan e più recentemente in Libia. Gli AM-X di Amendola hanno funzioni di routine nell’interdizione e nel supporto aereo alle forze terrestri e navali e partecipano periodicamente a importanti esercitazioni militari in Canada, Stati Uniti, Francia, Germania, Spagna, Egitto ed Israele.
Amendola è destinata a divenire entro un paio d’anni la prima base italiana per i nuovi cacciabombardieri Lockheed Martin F-35 (Joint Strike Fighter) che nelle intenzioni del ministero della Difesa sostituiranno prima gli AM-X e poi i Tornado. l’Italia si è impegnata ad acquisire 131 velivoli per la folle spesa di 16 miliardi di euro. Sempre che i prototipi riescano a superare i test di volo e si risolvano i numerosi problemi tecnici e progettuali di quello che è ormai il programma più controverso e più costoso della storia dell’aviazione militare mondiale.

venerdì 11 novembre 2011

La Russa e Lombardo al cospetto del MUOStro di Niscemi

Testa a testa tra il ministro della Difesa (uscente), Ignazio la Russa, e il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, a chi la spara più grossa sul MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari che le forze armate degli Stati Uniti d’America stanno per installare a Niscemi (Caltanissetta). Se per il primo si tratta di un sistema che emette microonde del tutto innocue per l’uomo e per l’ambiente, il secondo giura che le potentissime antenne mitigheranno miracolosamente l’impatto elettromagnetico generato dalla stazione di trasmissione che l’US Navy possiede all’interno della Riserva naturale orientata “Sughereta” del comune siciliano. Su una cosa però concordano perfettamente: questo MUOS si ha da fare con o senza il consenso popolare, perché allo zio Sam e ai mercanti di morte non si può dire “no”, anche quando benefici e guadagni restano a Washington e per la Sicilia ci sono solo i danni e poi le beffe.
A Vicenza, Aviano, Napoli e Sigonella con i militari USA arrivano sempre un bel po’ di dollari da investire in infrastrutture e alloggi e qualche briciola finisce pure a costruttori e faccendieri locali. Per il MUOS, un progetto che arriverà a costare oltre 6 miliardi di dollari, nulla da fare. L’asso pigliatutto lo fa Lockheed Martin, corporation USA. Per Niscemi, una delle quattro sedi planetarie per i terminali del sistema satellitare, non ci sarà neanche qualche spicciolo per le opere complementari o compensative anche perché, assicurano La Russa e Lombardo, non c’è nulla da compensare.
Salvo, i due, incontrarsi segretamente a Roma l’1 giugno 2011 per firmare un “protocollo d’intesa” con cui ministero e governo siciliano “definiscono termini, modalità e impegni volti a garantire che l’installazione delle antenne del MUOS avvenga nel rispetto irrinunciabile della salvaguardia della salute della popolazione, della sicurezza dell’area, della tutela dell’ambiente, della conversazione della biocenesi e della fruizione e della valorizzazione della Riserva Naturale di Niscemi”.
Sembra il gioco delle parti. Lombardo s’impegna a “concludere positivamente” l’iter di approvazione dei lavori per il MUOS (con inusuale e sorprendente velocità lo fa lo stesso giorno della firma del protocollo grazie ad un’autorizzazione del dirigente generale dell’assessorato regionale al territorio e ambiente, Giovanni Arnone); il ministro La Russa, promette in cambio di adottare le “necessarie misure di mitigazione, a breve termine, dell’esposizione ai campi elettromagnetici generati dagli apparati di trasmissione già esistenti”. In che modo? Installando “entro tre mesi” a Niscemi un sistema interrato a fibre ottiche che “ridurrà le emissioni a radiofrequenza”. Peccato che una linea a fibre ottiche era stata installata un paio d’anni fa da Telecom, previa autorizzazione del Comune di Niscemi e della provincia di Caltanissetta. E certamente non aveva contribuito a ridurre i livelli d’inquinamento elettromagnetico all’interno della zona protetta e nelle aree abitate confinanti con la base militare. Stavolta però c’è un piano B di mitigazione, nel medio e lungo termine, “ricorrendo, ove possibile, alla eliminazione degli apparati trasmittenti esistenti non più necessari e/o privilegiando tecnologie di trasmissione alternative ed innovative e tali da ridurre i consumi energetici e le emissioni”.
Una vocazione verde-ambientalista quella del ministro della Difesa che si scontra però con il dettato dei trattati bilaterali Italia-USA sulle installazioni militari. La stazione di telecomunicazioni dell’US Navy di Niscemi, nonostante per La Russa ospiti “numerosi impianti con lo scopo di fornire un servizio a supporto delle attività militari NATO in Europa e nel Mediterraneo”, è un’infrastruttura ad uso esclusivo delle forze armate statunitensi, su cui non c’è modo di esercitare la sovranità e alcun controllo da parte delle autorità nazionali. È scritto nero su bianco nell’Accordo tecnico tra il Ministero della Difesa italiano e il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d’America riguardante le installazioni in uso alle forze USA di Sigonella, firmato a Roma il 6 aprile del 2006 dall’ammiraglio N. G. Preston, comandante US Navy per la regione europea e dal generale Mario Marioli dell’esercito italiano. L’“uso esclusivo” ricade su un’area di 1.660.000 metri quadri e, come si legge nell’accordo, “significa l’utilizzazione dell’infrastruttura da parte della forza armata di una singola Nazione, per la realizzazione di attività relative alla missione e/o a compiti assegnati a detta forza dallo Stato che l’ha inviata”.         A esplicitare ulteriormente la piena sovranità di Washington, la tabella annessa all’accordo con le facility di “proprietà ed uso esclusivo” USA a Niscemi: “il sito di trasmissione e l’antenna a microonde; l’Helix House e l’antenna a bassa frequenza LF; un magazzino di stoccaggio; un edificio per la protezione antincendio; un serbatoio d’acqua; un’officina di manutenzione elettronica; 37 antenne ad alta frequenza HF”. Proprio quei trasmettitori che La Russa dice di voler smantellare.
Fortunatamente il ministro prometta ben più colorati e realistici interventi di “mitigazione”. Come ad esempio la mimetizzazione delle nuove installazioni del MUOS (tre grandi antenne circolari di 18,4 metri di diametro e due torri radio di 149 metri d’altezza), mediante “una opportuna verniciatura delle superfici e l’impianto di alberi” o la fornitura della strumentazione necessaria ad effettuare il “monitoraggio continuo” dei campi elettromagnetici, da integrare nella rete regionale dell’ARPA Sicilia che ne “curerà la gestione  e l’elaborazione dei dati”. Il generoso La Russa s’impegna pure ad attrezzare l’area naturalistica della Sughereta, “entro sei mesi dall’inizio dei lavori del MUOS”, con una “infrastruttura ecocompatibile per il controllo, la gestione ed accoglienza della Riserva, adeguata a supportare l’attività di unità ippomontate e di sistemi per la vivibilità del parco”. In concorso con la Presidenza del consiglio dei ministri (quella di Berlusconi, dimissionario), la Difesa supporterà le azioni per la “promozione del prodotto agro-alimentare dell’area di Niscemi sul territorio nazionale ed internazionale” (forse è pronta l’etichettatura per il carciofo con le stellette dop o, per lo status giuridico USA dell’area, a stelle e strisce).
Onde sigillare l’americanizzazione del comprensorio niscemese, vengono promessi “rapporti diretti di collaborazione, anche attraverso specifici gemellaggi, con gli Enti gestori di uno o più parchi naturali degli Stati Uniti d’America”; scambi culturali “continui” tra i giovani locali e i coetanei fruitori delle aree protette degli States; l’istituzione di summer schools con centri d’eccellenza americani e borse di studio e di ricerca all’estero; l’“attrazione” di esperti USA per “supportare il territorio nella fase di avvio della gestione innovativa del Parco della Sughereta, anche attraverso specifiche azioni innovative”.
Dulcis in fundo l’immancabile bufala dell’occupazione per tutti: con il protocollo con la Regione siciliana, La Russa impegna il dicastero a promuove “ogni iniziativa diplomatica necessaria a favorire l’inserimento lavorativo della popolazione locale nel personale amministrativo in carico presso al base USA di Sigonella nel caso di nuove assunzioni”. Solo che nella stazione aeronavale siciliana si susseguono i licenziamenti dei dipendenti italiani, prontamente sostituiti da personale e contractor statunitensi. Ma forse questo La Russa non lo sa.
Null’altro per una popolazione che subirà uno dei più costosi e devastanti processi di riarmo e militarizzazione delle forze armate USA. Nemmeno lo sforzo a rivedere il piano sanitario della Regione Siciliana che ha imposto la chiusura del punto nascite dell’ospedale di Niscemi, costringendo le donne in gravidanza a faticosi pellegrinaggi per la provincia di Caltanissetta e di Catania. O a sbloccare i fondi FAS per realizzare le strade provinciali dissestate. Eppure queste erano due “compensazioni” che il presidente Lombardo aveva timidamente prospettato agli amministratori locali in cambio di una loro disponibilità ad accogliere senza troppi indugi il nuovo MUOStro di Niscemi. La Regione non farà comunque mancare il suo apporto alla grande sagra del nulla: bilancio permettendo, potrebbero essere effettuate campagne di monitoraggio delle emissioni elettromagnetiche “con cadenze almeno quadrimestrale, mediante mezzi mobili di ultima generazione allestite per misure georiferite” o indagini di natura epidemiologica e in “tema di emissioni tossiche” nel comprensorio Gela-Niscemi. Forse perfino l’invio della polizia forestale a cavallo presso l’area naturalistica della Sughereta.   
“In considerazione della riduzione del numero di impianti trasmittenti conseguenti all’attivazione del sistema MUOS è ragionevole attendersi una riduzione degli attuali valori di campo elettromagnetico di fondo nelle aree circostanti la stazione NRTF”, annuncia trionfale il protocollo d’intesa Lombardo – La Russa. Come si faccia a dirlo è un mistero, considerato che in nessun documento ufficiale delle Marina militare USA si afferma che l’installazione del nuovo sistema satellitare comporterà tagli alle emissioni delle antenne a bassa ed alta frequenza della stazione di Niscemi. C’è invece da supporre che il MUOS si sommerà agli impianti esistenti. Nel bilancio di previsione per il 2012 del Dipartimento della difesa è previsto un finanziamento di 280.000 dollari (NCTS Sicily Microwave), per “progettare, realizzare, installare e testare le componenti elettroniche necessarie all’interconnessione con le principali installazioni di NAS Sigonella, in modo di assicurare circuiti affidabili a supporto VLF, HF, MUOS e di altre missioni tattiche strategiche operate da NCTS Sicily”.
Ministro della difesa e presidente della regione confidano nella bontà del MUOS forti del parere “scientifico” di due esperti della facoltà d’Ingegneria dell’Università degli Studi di Palermo. Secondo loro “il sistema presenta, nelle aree antropizzate, valori di scambio elettromagnetico di gran lunga inferiori a quelli generati dal sistema di comunicazioni attualmente esistente”. Per gli ingegneri, il MUOS sarebbe quindi “migliorativo sia dal punto di vista di progetto elettronico sia in termini di valore di campo elettromagnetico cui può essere sottoposta la popolazione e non comporta condizioni di rischio per la salute dell’uomo”.
Conclusioni respinte dal professore Massimo Zucchetti, ordinario di Impianti nucleari del Politecnico di Torino e dal dottore Massimo Coraddu, consulente esterno del dipartimento di Energetica del Politecnico. In una recentissima “analisi dei rischi” del sistema satellitare USA, i due studiosi rilevano che con la realizzazione delle nuove antenne “si verificherà un incremento medio dell’intensità del campo in prossimità delle abitazioni più vicine pari a qualche volt per metro rispetto al livello esistente, con la possibilità del verificarsi di punti caldi, con un incremento del campo nettamente superiore”. Con il rapporto del Politecnico, a disposizione dell’amministrazione comunale di Niscemi, si spera di ribaltare la sentenza del Tar di Palermo che, un mese fa, ha legittimato la Marina degli Stati Uniti a continuare i lavori d’installazione del terminale terrestre.
“Siamo venuti a conoscenza del protocollo d’intesa tra la regione e il ministero della Difesa molto tempo dopo la sua firma”, commenta il sindaco del centro siciliano, Giovanni Di Martino. “Nessuno ha sentito il dovere di consultare preventivamente questa amministrazione. Abbiamo scelto di non entrare in merito sui contenuti dell’accordo, almeno fino a quando non si concluderà l’iter dei lavori alla stazione militare che vedono l’opposizione nostra e quella dei cittadini”. I No MUOS però non demordono. Venerdì 25 novembre si daranno appuntamento davanti alla sede del governo regionale a Palermo. Per essere finalmente ascoltati da un presidente che parla di “autonomismo” da Roma forse perché sogna una Sicilia colonia nordamericana.

mercoledì 9 novembre 2011

MUOS business miliardario per i mercanti di morte

L’elemento strategico per le telecomunicazioni tra i centri di comando, direzione, controllo ed esecuzione delle guerre del XXI secolo. Viene presentato così il MUOS (Mobile User Objective System), il sofisticato sistema di comunicazioni satellitari che la marina militare degli Stati Uniti d’America intende realizzare entro la fine del 2015. Una rete di satelliti e terminali terrestri che consentirà di decuplicare la velocità e la quantità delle informazioni da trasmettere tra gli strateghi del Pentagono, i reparti impegnati negli scenari bellici e gli sterminati arsenali di morte sparsi nel pianeta. Strikes preventivi sempre più disumanizzati e disumanizzanti, bombardamenti con caccia invisibili e velivoli senza pilota, finanche l’uso di testate nucleari a bassissima intensità nella convinzione che gli olocausti possano essere giustificati e limitati.

Questo sulla carta, perché sino ad oggi del rivoluzionario sistema satellitare si è visto ben poco. Il Dipartimento della difesa aveva annunciato che il lancio in orbita del primo satellite MUOS sarebbe avvenuto il prossimo mese di dicembre. Qualche settimana fa, però, il lancio è stato posticipato al maggio 2012, ventisei mesi in ritardo rispetto alla prima tabella progettuale. Secondo quel cronogramma, entro la fine di quest’anno dovevano essere in funzione i quattro terminali a terra: uno alle Hawaii; uno a Norfolk, Virginia; uno in Australia e il quarto a Niscemi, in Sicilia. E le gigantesche antenne dovevano essere puntate e comunicanti con due dei quattro satelliti geostazionari programmati. Via via che il progetto è andato avanti, sono però esplosi gli imprevisti e gli errori tecnici, sono falliti numerosi test, sono state proposte soluzioni alternative per le apparecchiature terrestri e spaziali ed è stato modificato il link con la più potente centrale di spionaggio planetario, la NSA - National Security Agency Usa. Alla fine si è pure scoperto un macroscopico deficit progettuale: i quattro satelliti del sistema previsti in origine, sarebbero insufficienti a garantire la copertura di tutti i continenti. I produttori si sono dovuti presentare al Congresso per chiedere un finanziamento straordinario di 340 milioni di dollari per realizzarne un quinto. No problem. Denaro accordato.

Secondo i programmi rivisti e corretti, le infrastrutture terrestri saranno pienamente funzionanti solo entro il primo trimestre 2013, mentre i satelliti verranno lanciati in ordine uno all’anno, il primo e il secondo entro la fine del 2012, il terzo nel 2013, il quarto nel 2014, l’ultimo entro l’ottobre del 2015. Ma stando a come sono andate le cose c’è da scommettere che i tempi per la piena operatività del MUOS si dilateranno ulteriormente, come cresceranno ancora i costi per la progettazione e la realizzazione del sistema. Con gran gioia dei signori del complesso militare-industriale statunitense, unici beneficiari di un programma la cui utilità e sempre più messa in dubbio da congressisti e analisti militari.   

Sotto la direzione dello US Navy’s PEO Space Systems di Chantilly (Virginia) e dal Navy Communications Satellite Program Office P-146 di San Diego (California), il programma MUOS è stato affidato nel 2002 alla Lockheed Martin, la più potente delle compagnie del comparto difesa degli Stati Uniti d’America, oltre 126.000 dipendenti e un fatturato annuo da capogiro per 45,8 miliardi di dollari. In qualità di prime contractor, la controllata Lockheed Martin Space Systems di Sunnyvale (California) ha il compito di progettare e realizzare quasi tutte le componenti e le apparecchiature dei sistemi terrestri e satellitari. Qualche briciola dell’affare MUOS va anche ad altre importanti società del mercato degli armamenti: General Dynamics C4 Systems (Scottsdale, Arizona), chiamata ad installare le antenne satellitari di 18,4 metri di diametro e a curare il collegamento tra i quattro distinti segmenti terrestri; Boeing Defense Space and Security (El Segundo, California), per la messa in funzione e la verifica di compatibilità del sistema; Harris Corporation (Melbourne, Florida) per la fornitura della rete dei riflettori; la filiale texana della svedese Ericsson per la costruzione di alcune porzioni del segmento integrato terrestre.
Il costo complessivo del MUOS? Ancora un mistero anche perché nei bilanci del Dipartimento della difesa le voci destinate al sistema di telecomunicazioni satellitari si moltiplicano con gli anni e fare ordine tra i numeri è fatica di Sisifo. In buona parte dei documenti ufficiali si fa riferimento a una spesa complessiva di 3,26 miliardi di dollari, ma il valore è sottostimato. Da solo, il rendiconto dei bilanci annuali 2008-2013 attribuisce al MUOS 2.261.647.000 dollari. Restano fuori dal computo, dunque, i costi di progettazione e sperimentazione dal 2002 al 2007 e le spese post 2014. Se poi si guarda alla tabella allegata all’ultimo bilancio di previsione della Difesa Usa, relativa ai contratti sottoscritti con le industrie private per la ricerca, lo sviluppo, i test e la valutazione del programma MUOS, il valore riportato raggiunge i 3.831.959.000 dollari (3.398.168.000 appannaggio della Lockheed Martin). È comunque la società di consulting Accenture (ex Anderson) a stimare più realisticamente i costi finali del MUOStro mangiasoldi: 6,2 miliardi di dollari, salvo i prevedibili imprevisti.
Per il prossimo anno il presidente Obama ha richiesto al Congresso l’autorizzazione a spendere 482,4 milioni di dollari per il sistema satellitare. Tra le azioni in programma il completamento dei test per la preparazione al lancio del secondo satellite; l’installazione e le prove di funzionamento dei software dei terminali terrestri a Wahiawa (Hawaii) e in Virginia; la progettazione del sistema di lancio del quarto satellite; l’“avvio dell’installazione e i test del software finale del sito in Sicilia”.
C’è poi un’altra voce MUOS in bilancio, codificata come WPN/2433, nel capitolo relativo ai “programmi di acquisizione dei sistemi d’arma”, da cui si apprende che nel biennio 2001-11 è stato speso per il sistema satellitare un altro miliardo e 15.596.000 dollari, più i 484.155.000 previsti nei prossimi cinque anni. Altri sei milioni e mezzo di dollari sono invece destinati al Joint Tactical Radio System, MUOS Software e 29.074.000 per l’UHF Hosted Payload che “accrescerà la funzionalità delle componenti del sistema e accelererà l’utilizzabilità dei terminali MUOS”. Conti alla mano per il sistema che ancora non c’è, i contribuenti statunitensi spenderanno il prossimo anno 518,5 milioni di dollari.  
Come se non bastasse, nel capitolo “altre forniture, attività 5-7” del bilancio di previsione 2012 per la Marina Usa c’è pure un finanziamento di 280.000 dollari destinato alla stazione di Niscemi (NCTS Sicily Microwave), per “progettare, realizzare, installare e testare le componenti elettroniche necessarie all’interconnessione con le principali installazioni di NAS Sigonella, in modo di assicurare circuiti affidabili a supporto VLF, HF, MUOS e di altre missioni tattiche strategiche operate da NCTS Sicily”. Questo programma ha il pregio di sbugiardare i politici e i militari che avevano assicurato che con l’entrata in funzione del MUOS sarebbero state disattivate le 41 antenne a microonde della stazione US Navy, con conseguente riduzione delle pericolosissime emissioni elettromagnetiche a Niscemi. Contractor è SPAWAR - Space and Naval Warfare Systems Center Pacific, il centro di ricerca spaziale della Marina con sede a San Diego, California. Sarà una coincidenza, ma proprio SPAWAR ha elargito negli ultimi due anni all’Università degli Studi di Catania 475.000 dollari per programmi top secret nel campo dell’elettronica e delle telecomunicazioni. Il MUOS è sempre più una vacca da mungere e una fabbrica del consenso.