<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430</id><updated>2012-03-07T04:35:55.311-08:00</updated><title type='text'>Antonio Mazzeo Blog</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>362</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-6026984247145034230</id><published>2012-03-07T04:35:00.002-08:00</published><updated>2012-03-07T04:35:55.317-08:00</updated><title type='text'>Il Da Vinci gemellato al MUOStro di Niscemi</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Come rafforzare l’alleanzapolitico-militare tra Italia e Stati Uniti e nel contempo indebolire il fronte delNo all’installazione del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazionisatellitari delle forze armate Usa? Per il Dipartimento di Stato basta gemellareun liceo siciliano con una&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; high school&lt;/i&gt;d’oltreoceano e il gioco è fatto. Così, lo scorso 15 febbraio, il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Public Affairs Office&lt;/i&gt; del Consolatogenerale degli Stati Uniti di Napoli ha inviato una lettera all’Associazioneamericana degli insegnanti d’italiano (AATI), istituzione fondata in Canada nel1924 per promuovere lo studio della lingua e della letteratura italiana neicollege e nelle università nordamericane. Oggetto, lo sviluppo di un &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Sister School Program&lt;/i&gt; a Niscemi, la cittadinain provincia di Caltanissetta dove sta per essere installato uno dei quattroterminali terrestri del famigerato MUOStro per le guerre stellari. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;“Il Dipartimento di Statodegli Stati Uniti d’America è interessato a stabilire un’interessanteopportunità di scambio educativo”, scrivono i funzionari del Consolato diNapoli. “Noi saremmo particolarmente grati di un vostro aiuto nell’identificazionedi una scuola superiore statunitense da gemellare con il Liceo scientificoLeonardo da Vinci di Niscemi. Questo legame ha la possibilità di fornire una fortebase per la programmazione culturale ed educativa di cui beneficeranno enormementele due istituzioni oltre a migliorarne la reciproca conoscenza. La cosa belladi questo programma è la sua flessibilità; voi potete modellarlo per adattarlo allenecessità della vostra scuola. Il vostro livello di comunicazione può andaredalla semplice spedizione di lettere alla sponsorizzazione di scambiinternazionali di studenti”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Il consolato Usa espone conchiarezza i fini e gli obiettivi perseguiti dal &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Sister School Program&lt;/i&gt;. “Si tratta di un’iniziativa individuale ediretta che è stata disegnata dal Dipartimento di Stato per migliorare leodierne relazioni USA-Italia riguardo a specifici sforzi militari e diplomatici”.In caso di successo del programma, si aggiunge, “non solo ci saranno importantibenefici dal punto di vista culturale ed accademico per ambo le parti, ma daquello diplomatico, gli interessi statunitensi ed italiani saranno favoritigrazie all’accresciuto contatto”. Le scuole dunque non solo come fabbriche diconsenso ma anche laboratorio per sviluppare &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;sforzi&lt;/i&gt; e &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;interessi&lt;/i&gt;politico-militari interalleati. All’ombra, magari, delle industrie di guerra edella armi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Ad una partnership pro-MUOS trascuole e studenti siculo-statunitensi ci avevano pensato in verità anche l’ex ministrodella difesa Ignazio La Russa e il governatore dell’isola Raffaele Lombardo. Trale effimere compensazioni previste dal protocollo d’intesa Governo-Regione per glienti locali che saranno investiti dalle emissioni elettromagnetiche del nuovo sistemasatellitare, compaiono infatti “la promozione e l’istituzione di &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;summer schools&lt;/i&gt; in gemellaggio con centrid’eccellenza americani” e “la costituzione di borse di studio per gli studentiniscemesi per lo svolgimento di attività di studio/ricerca presso gli Statiuniti d’America”. Adesso che le antenne del MUOS sono pronte, dalle parole si èpassati evidentemente ai fatti. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;A Niscemi, però, del gemellaggioin itinere e delle sue conclamate finalità diplomatico-militari sono all’oscuroproprio gli insegnanti e gli studenti dell’Istituto d’istruzione superiore “LeonardoDa Vinci”. Solo il dirigente, prof. Fernando Cannizzo, ammette che nel liceo “èin corso un’iniziativa, ancora allo stato embrionale, finalizzata a crearescambi di natura culturale con studenti statunitensi, assolutamente non collegatacon la vicenda del MUOS”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Il “Da Vinci” è una vera epropria spina nel fianco dei programmi di militarizzazione del territorio niscemese.Nell’istituto si sono formati molti dei giovani che animano le campagne dimobilitazione popolare contro il nuovo sistema di guerra Usa. Lo scorso anno, mentrele forze politiche locali capitolavano sotto l’offensiva pro-MUOS di RaffaeleLombardo e del governo italiano, erano gli studenti dell’istituto a mantenereviva l’attenzione &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;contro i lavori d’installazione delle antennesatellitari all’interno della riserva naturale “Sughereta” di contrada Ulmo. Il28 febbraio 2011, in particolare, essi si autoconvocavano in assemblea, dandovita ad incontri di approfondimento, seminari e proiezione di filmati e, il successivo12 marzo, ad un colorato corteo nelle vie cittadine. Le iniziative studenteschehanno consentito di riaccendere le proteste contro il MUOStro in Sicilia. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Perché allora l’interesse al &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Sister School Program&lt;/i&gt; da parte dei funzionari del Dipartimento diStato e del Consolato generale Usa di Napoli? Forse la risposta sta in unincidente di percorso, l’organizzazione da parte del liceo “Da Vinci” di&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; una“conferenza scientifica” in cui furono fortemente ridimensionati gli impattiambientali e sulla salute umane delle onde elettromagnetiche del MUOS. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: IT;"&gt;L’iniziativa fu duramentestigmatizzata dai no war. “Non ci risulta che la Conferenza sia mai statadeliberata da&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;l Collegio dei docenti né che esso sia stato mai chiamatoanche informalmente ad esprimersi sulla sua organizzazione”, denunciò il &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: IT;"&gt;Comitato No MUOS. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;“Cisembra poi scorretto che i volantini, consegnati solo ad una stretta elite diinvitati, siano stati stampati a colori all’interno ed a spese dell’istituto”. Ancorapiù infelice la decisione di affidare le relazioni “scientifiche” a tre docenti&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: IT;"&gt;della facoltà di Ingegneriadell’Università degli Studi di Catania, sin troppo “amica” &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;delleforze armate statunitensi ed italiane.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Negli anni fiscali 2001,2002 e 2005, il Dipartimento di ingegneria elettrica, elettronica e dei sistemi(DIEES) dell’ateneo catanese ha sottoscritto tre contratti con il Pentagono percomplessivi 118.750 dollari per non meglio specificati progetti di “ricerca”. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: IT;"&gt;Sempre il DIEES comparetra i partecipanti al &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Renewable HydrogenR&amp;amp;D Projects Lab&lt;/i&gt; (IDRILAB) per la realizzazione d’impianti digenerazione da fonti rinnovabili e produzione d’idrogeno, accanto ad Ecoenergy- LAGECO Costruzioni di Catania, società chiamata ad eseguire proprio i lavoridi realizzazione delle piattaforme delle antenne del MUOS. La LAGECO vanta tra &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;i principali committenti lo stesso DIEES, laMarina militare Usa e il 41° Stormo dell’Aeronautica militare italiana&lt;/span&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Nel novembre 2008, proprioil 41° Stormo Antisom di stanza nella grande stazione aeronavale di Sigonella èstato onorato della visita di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;unadelegazione ufficiale della facoltà d’Ingegneria meccanica dell’Università diCatania, composta dai professori Massimo Oliveri, Gabriele Fatuzzo e GaetanoSequenza. “Durante il colloquio con il comandante della base di Sigonella, colonnelloAntonio Di Fiore”, recita il dispaccio emesso dall’Aeronautica militare, “idocenti hanno inoltrato la richiesta di formalizzare un rapporto dicollaborazione fra le due istituzioni, con l’obiettivo precipuo di organizzaredegli stages di formazione per gli universitari presso le strutture della basee con la possibilità nel contempo di riconoscere dei crediti ad eventualistudenti militari”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;Negli ultimi due anniaccademici, l’Università di Catania è pure riuscita a strappare 475.000 dollariallo &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;SPAWAR -&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Space and Naval Warfare Systems CenterPacific&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;,&lt;/span&gt; il centro diricerca spaziale della Marina di guerra statunitense, per programmi top secretnel campo dell’elettronica e delle telecomunicazioni. E allo &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;SPAWAR&lt;/i&gt;, guarda caso, fa capo il miliardarioprogramma di realizzazione della rete MUOS…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-6026984247145034230?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/6026984247145034230/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/03/il-da-vinci-gemellato-al-muostro-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/6026984247145034230'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/6026984247145034230'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/03/il-da-vinci-gemellato-al-muostro-di.html' title='Il Da Vinci gemellato al MUOStro di Niscemi'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-8169351662743703851</id><published>2012-03-05T04:42:00.005-08:00</published><updated>2012-03-05T04:42:54.453-08:00</updated><title type='text'>L’eterno e immobile limbo del Cara di Mineo</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;È già trascorso un anno e l’emergenza si è fatta quotidianità. Un albergo-prigione trasformato in una trappola di precarietà. Spazio dove tutto è lento. Non luogo eterno. Ieri è oggi, oggi domani. Il Centro di accoglienza richiedenti asilo di Mineo è ancora lì, nella piana di Catania, l’Etna imbiancata lontana, un deserto di arance e relazioni sociali. Cinquemila persone, cinquemila vite, cinquemila storie di dolori, dubbi e speranze ci hanno trascorso interminabili mesi nell’attesa di un imperscrutabile giudizio divino. “Resti!” “Te ne vai!” “Dentro!” “Fuori!”. Mille e seicento ci stanno ancora. E tanti ci resteranno almeno sino alla fine dell’anno. Sì, perché, nell’assenza di un dibattito generale sul diritto d’asilo e su quale accoglienza, lo status emergenziale migranti e richiedenti è stato prorogato d’ufficio al 31 dicembre 2012. Ma le lobby del business migranti Spa sono fameliche e instancabili. Tramano già per il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;SuperCara&lt;/i&gt; 2013 e 2014. Meglio ancora se 2015. Sono il partito unico, coop e aziende di destra e di sinistra a dividersi la torta plurimilionaria della supervigilanza dei corpi-altri, donne, uomini, bambine, bambini.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Solo per l’affitto dell’ex villaggio di Mineo, la Pizzarotti Parma – proprietaria - riceverà qualcosa come sei milioni di euro all’anno. I dirigenti della grande società di costruzioni non lo ritengono un rimborso congruo, ma è il “valore di mercato” stimato dall’Ufficio tecnico erariale di Catania. Certo è meno di quanto pagavano i militari americani di Sigonella. Ma a fine 2010 i marines hanno preferito abbandonare la struttura per affittare alloggi più vicini alla grande stazione aeronavale. Comunque è tutto oro colato: senza i rifugiati d’oltre mediterraneo il residence sarebbe andato precipitosamente in rovina, le villette saccheggiate, il mobilio trafugato. Proprio come è accaduto a Comiso dopo lo smantellamento dei missili Cruise a testata nucleare, nel villaggio-fratello realizzato anche allora dagli operai di Pizzarotti, poi smilitarizzato e trasferito integralmente agli enti locali. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;C’è poi il mare di soldi versato per la gestione diretta del Cara, nutrizione, vestizione e scansione dei tempi vuoti degli ospiti-semidetenuti. Poco meno di un mese fa, la Provincia regionale di Catania, soggetto attuatore per decreto del governo, ha confermato l’affidamento della struttura al Consorzio siciliano di cooperative sociali Sisifo (LegaCoop), capofila di un raggruppamento composto pure da Sol.Co Calatino, pool di coop politicamente trasversali con sede a Caltagirone, la coop-azienda di ristorazione Cascina di Roma e Domus caritatis. Prenderanno 29,56 euro al giorno più Iva per ogni richiedente asilo per dieci mesi (sino ad oggi erano 24,69 euro), oltre a 30.450 euro “per oneri di sicurezza”. Con il Cara a pieno regime, duemila ospiti, fatturerebbero complessivamente 17.736.000 euro più Iva e oneri di security. Con i mille e seicento di oggi, un po’ più di 14 milioni di euro. Più le spese per la manutenzione generale del residence, acqua, luce, eventuali danni alle infrastrutture, i costi per le trasferte delle Commissioni territoriali per la concessione del diritto d’asilo e gli stipendi del personale della Croce rossa di guardia al presidio di salute. E gli stipendi e i benefit per lo spropositato numero di vigilantes, poliziotti, carabinieri, guardia di finanza ed esercito chiamati ad imporre l’ordine pubblico nel “campo d’accoglienza” di Mineo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Il capitolato di gara per l’affidamento è parecchio esigente. Sisifo e Soci dovranno predisporre cucine e celle frigorifere di dimensioni X e Y, tutte le attrezzature e gli utensili per fornire 2.000 pasti tre volte al giorno, banchi, panche e tavoli mensa. Ancora più minuzioso il menù, pasta o riso tutti i giorni, 100 o 150 grammi “secondo il condimento”, un secondo di “carne rossa o bianca”, max 200 grammi, contorno di verdura, un frutto. E un litro di acqua minerale al giorno. Ci sarà poi da consegnare ad ognuno un paio di scarpe, un pigiama, quattro slip, due magliette, pantaloni, giaccone, coperte, lenzuola e kit igienico-sanitario. Il personale delle coop dovrà poi garantire i servizi di “assistenza generica alla persona”, la mediazione linguistica-culturale, l’informazione sulle norme italiane in tema d’immigrazione, il sostegno socio-psicologico, l’organizzazione del tempo libero e l’insegnamento della lingua italiana. Anche il numero di operatori e assistenti-educatori dovrà rispondere ai parametri e alle tabelle predisposte dal soggetto attuatore. Per le assunzioni e i contratti è stata creata ad hoc la società cooperativa “CARA Mineo”. Centocinquanta i dipendenti, buona parte provenienti dal comprensorio del calatino, altri perfino da Catania, Acireale e Giarre. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Con l’arrivo dei nuovi gestori è stato finalmente attivato il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;pocket money&lt;/i&gt; del valore di 3,5 euro al giorno per l’acquisto nello spaccio interno al Cara di sigarette e schede telefoniche. Niente denaro in cash, ovviamente, ma solo una carta magnetica con nome, cognome e numero d’identificazione che sconta l’importo ad ogni acquisto e che vale anche per registrare ingressi e uscite dal campo e il consumo dei pasti in mensa. Dall’11 gennaio la &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;carta del grande fratello&lt;/i&gt; vale anche come “ticket restaurant” per acquistare beni di consumo (alcolici e alimenti da cucinare esclusi) in una quarantina di supermarket Despar e Sigma di Mineo, Caltagirone, Grammichele e Catania. Nel campo vige ancora il divieto di prepararsi i pasti da soli, per “motivi di sicurezza” si spiega. Per non indurre in tentazione si è pensato bene di smantellare cucine e fornelli dalle abitazioni. Ma in tanti, sia per rifiuto dell’omologazione e amore del gusto e dell’esistenza, sia per la scarsa qualità del cibo, preferiscono disertare le code alla mensa generale. E in qualche modo si arrangiano. E resistono.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Girare nel Cara è come muoversi in un limbo ovattato, asettico, distante. Come distanti e lontani sono le persone che lo abitano, che ci vivono. Corpi estranei. Barriere invisibili tra te e loro, noi e gli altri. Si ignorano. Superata l’ostilità e le diffidenze degli operatori, ne riconosci le enormi differenze per umanità e professionalità. I buoni, i brutti, i cattivi. Il paternalismo e la caritas di mediatori socio-culturali e psicologici, l’affabilità del manager che conosce da Lampedusa i drammi dell’esodo, l’indifferenza dei più, i pregiudizi razziali e razzisti di più di un kapò. E’ piovuto tantissimo, pozzanghere dappertutto, esprimiamo perplessità sul drenaggio del campo. “Il fango lo hanno fatto loro, perché gli piace stare nel fango”, commenta la nostra body guard. Meglio far finta di non sentire. E di non vedere le ronde armate degli agenti di Polizia in tenuta antisommossa e nuovo supergiubbotto antiproiettile con impresso gruppo sanguigno personale. Piombano come avvoltoi tutte le volte che si forma una fila, davanti all’infermeria, davanti alle convocazioni dei colloqui con le commissioni territoriali, davanti allo spaccio, davanti alla mensa, davanti al nulla. Accorrono nel loro cellulare blindato e schermato pure se dall’altra parte del viale, l’Intrepid Lane, c’è chi urla di gioia per avere ottenuto l’asilo. “Adesso sono molto meno invasivi”, ci dicono. “In passato era peggio. Ma abbiamo chiesto loro di lasciarci operare tranquillamente, che ci avremmo pensato noi a risolvere eventuali conflitti e discussioni interne”. Con l’avvento di Sisifo &amp;amp; C. l’obiettivo è quello di “aprire, per quanto possibile” il campo all’esterno. “Organizzeremo un torneo di calcio con squadre miste di tutte le nazionalità presenti e squadre dilettantistiche del calatino”, annuncia la direzione. “A Natale abbiamo lavorato ad un Presepe vivente a Mineo, realizzando qui i vestiti. Abbiamo moltiplicato i corsi d’italiano e vogliamo avere gruppi di cucina e di cucito e stage e tirocini professionali nelle aziende per favorire l’avviamento al lavoro. Stiamo pure raccogliendo i curricula degli ospiti per creare una banca dati con Italia Lavoro”. I bambini, finalmente, frequentano la scuola in paese. Ma è a più di dieci chilometri dal campo. Lontana. Tanto lontana. Come le case dei loro compagnetti. Lontane e inavvicinabili. Loro lì, noi qui. Meglio non farsi illusioni. Mai. Perché si è diversi. Perché a Catania, Roma o Bruxelles hanno deciso che si sarà diversi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;“Il territorio non è mai stato favorevole al Cara”, spiega il direttore di Sisifo, Ianni Maccarrone. “Da quando siamo qui non abbiamo mai ricevuto la vista di un esponente politico nazionale o locale, né da parte di alcun assessore o funzionario della regione Siciliana. Solo noi abbiamo richiesto a fine dicembre un incontro con le forze politiche del calatino per mostrare cosa stiamo facendo e ragionare su possibili collaborazioni future”. Tutti rivendicano, a parole, piena autonomia dalla politica. Ma al Cara di Mineo il cuore è saggiamente bipartisan. Quello di Sisifo batte per il variopinto arcipelago del Pd siciliano; quello di Sol.Co. Calatino per gli uomini di punta del Pdl. Macchine di voti, incarichi e prebende. Un gradino più in alto la figura di Giuseppe Castiglione, politico uno e trino: Presidente della Provincia di Catania, Soggetto attuatore del Centro d’accoglienza di Mineo, Portavoce siciliano del Popolo della Libertà. L’1 marzo 2012, giornata mondiale di mobilitazione e sciopero dei migranti, è lui a presentare l’esperienza del megacara al convegno su &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Multietnicità ed integrazione sociale&lt;/i&gt;, organizzato in pompa magna alle Ciminiere di Catania dal Pdl e dall’Associazione per lo sviluppo dell’imprenditorialità femminile immigrata (ASIFI). A condurre i lavori il suocero-senatore Giuseppe Firrarello.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;I gestori sono particolarmente orgogliosi di avere attivato nel campo la raccolta differenziata dei rifiuti. “Abbiamo abbattuto di più del 40% i costi della raccolta e sono già in tanti ad avvalersi economicamente dei materiali riciclabili”. Il verde tuttavia lascia parecchio a desiderare. Molte palme sono state irrimediabilmente segate. Chiediamo se anche qui c’è la piaga del punteruolo rosso. “No, sono state tagliate tempo fa per ragioni di sicurezza, lo ha chiesto la Polizia”. Forse anche le staccionate divisorie tra le villette sono state divelte per poter spiare chiunque dovunque. Ma il campo è come se restasse a compartimenti stagni, separato e separante. Loro, i “neri”, anche se neri non lo sono tutti. Che non fanno nulla, non possono far nulla, non devono far nulla. A tutto ci pensano gli altri, i “bianchi”, anche se bianchi non lo sono in tanti. Poliziotti, carabinieri, militari, medici, giardinieri, psicologi, sociologi, traduttori, avvocati, giudici, guardiani, cuochi, inservienti, operatori ecologici. “Facciamo il nostro meglio per farli stare meglio”. Sì sicuramente meglio di chi ha avuto la sfiga di finire nelle fauci di qualche pseudo-imprenditore che ha trasformato in “centro d’accoglienza” un appartamento condannato ad essere sfitto e che invece è profumatamente pagato dallo Stato in nome dell’emergenza migranti. Mini-mini Cara nascosti in campagna o nelle periferie dei centri siciliani, altra grande vergogna del sistema Italia dello spreco e dell’esclusione, su cui Prefetti e sindaci non esercitano alcun tipo di controllo. Perlomeno a Mineo, sulla carta, qualche regola c’è. E pure qualche vantaggio. Per questo c’è chi ha chiesto ed ottenuto di lasciare quegli appartamenti-ghetto per approdare nel grande villaggio-fantasma di Mineo. È per questo che quattrocento, forse cinquecento persone che hanno ottenuto il permesso di soggiorno hanno scelto di non lasciare Mineo. Avvalendosi della circolare ministeriale del 4 ottobre 2011 che allunga l’emergenza-sbarchi sino alla fine del 2012 e autorizza soggetti attuatori e gestori a consentire a tutti di permanere nei centri sino ad allora. Con spese aggiuntive per i contribuenti ma benefici aggiuntivi per i consorzi-coop dei soliti noti. Più l’effetto di doppie e triple dipendenze che, c’è da scommetterci, creeranno all’infinito ulteriore dipendenza. Moltiplicando il business. E gli appetiti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Ancora una volta a restar fuori dall’affaire Mineo, l’altro grande consorzio siciliano detieni-migranti, Connecting People di Castelvetrano (Tp). Alla gara del 3 febbraio aveva offerto un prezzo di 19,99 + Iva al giorno per richiedente asilo, con un ribasso del 41,21% sul valore base fissato nel bando. Insufficiente tuttavia a ribaltare il punteggio ottenuto da Sisifo con l’offerta tecnica e con l’aggravante di essere ritenuto “anormalmente basso” dalla Commissione aggiudicatrice. Connecting People però non demorde e minaccia di presentare ricorso, così come aveva fatto davanti al Tar di Catania lo scorso mese di ottobre dopo l’esito negativo della prima gara per la gestione del Cara. Allora, i responsabili del consorzio trapanese avevano denunciato “l’illegittimità” dei provvedimenti adottati dalla Provincia di Catania perché “gravemente lesivi” dei propri diritti ed interessi. In particolare si segnalava che “dopo aver fatto trascorrere oltre un mese dalla propria nomina”, il soggetto attuatore aveva invitato il Consorzio a partecipare alla gara solo il venerdì 12 agosto 2011, con termine ultimo per presentare l’offerta le ore 12 del 17 agosto. “Il Consorzio ha avuto a disposizione solo sabato 13, domenica 14, lunedì 15 (ferragosto) e martedì 16, un lasso di tempo così ristretto che risulta assolutamente ingiustificato e non motivato”, spiega l’esposto. E per poter permettere al soggetto attuatore (nominato il 28 giugno) di indire una regolare procedura ad evidenza pubblica e non con procedura d’urgenza, alla Croce Rossa era stato consentito di avere in gestione il Cara sino al successivo 30 settembre. Nel ricorso al Tar, Connecting People lamentava pure disparità di trattamento e la “violazione della par condicio” tra i concorrenti. “Mentre noi abbiamo ricevuto l’invito alla gara solo il 12, la ditta aggiudicataria lo ha ricevuto il 9 agosto, usufruendo così di un tempo quasi doppio del nostro”. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Infine, “nonostante Sisifo avesse ottenuto sia in&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;merito all’offerta economica, sia all’offerta tecnica un punteggio superiore ai 4/5 dei corrispondenti punteggi massimi previsti dalla &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;lex specialis&lt;/i&gt; la commissione non ha ritenuto anomala l’offerta”. Anomalia riscontrata invece nella recentissima offerta del potente consorzio coop siciliano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;&lt;span style="color: black; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;"Nulla lascia presagire qualcosa di buono per il futuro dei richiedenti asilo di Mineo”, commenta Alfonso Di Stefano della Rete Antirazzista Catanese “Da mesi la situazione langue nell’incertezza dei tempi di&amp;nbsp; definizione delle domande d’asilo. La Commissione territoriale, attivata più di due mesi dopo l’apertura del campo, esamina poche decine di casi a settimana. Per accelerare i procedimenti, era stata poi prevista la costituzione di una sub-commissione da affiancare a quella di Siracusa, ma dall’autunno scorso si è tornati ad una sola operativa, dimezzando i casi esaminati settimanalmente. Così vi sono richiedenti che attendono di essere sentiti &lt;/span&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;da oltre un anno. &lt;span style="color: black;"&gt;Mentre sono molte le testimonianze del pessimo servizio d’interpretariato convenzionato con il ministero degli Interni e aumentano le denunce di truffa contro gli interpreti che richiedono denaro per &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;ammorbidire&lt;/i&gt; la commissione. Intanto, per ottenere il permesso di soggiorno, ci volevano fino all’estate scorsa 20 giorni circa, adesso ci vogliono anche 2 mesi”.&lt;span style="background-color: white;"&gt;&lt;span style="background: yellow; mso-highlight: yellow;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;“Da tempo – aggiunge - denunciamo la disumana scelta di segregare migliaia di richiedenti asilo in aperta campagna, interrompendo così i percorsi d’inserimento sociale già avviati in precedenti Cara ubicati all’interno delle città.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt; Purtroppo però troppe associazioni del cosiddetto terzo settore non si fanno scappare il business sia che si tratti d’accoglienza sia che si tratti di detenzione di persone che hanno&amp;nbsp;il diritto ad una urgente soluzione per la costruzione del proprio futuro”. La Rete Antirazzista ha aderito alla campagna nazionale “Diritto di scelta” perché sia riconosciuto un titolo di soggiorno umanitario &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold; mso-font-kerning: 18.0pt;"&gt;ai richiedenti asilo provenienti dalla Libia.&lt;/span&gt; “Non possiamo permettere che nelle nostre città sia ancora una volta alimentato lo spazio d’ombra della clandestinità, consegnando migliaia di donne e uomini allo sfruttamento”, spiega Di Stefano. “È una sacrosanta questione di dignità, di democrazia e di giustizia”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-8169351662743703851?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/8169351662743703851/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/03/leterno-e-immobile-limbo-del-cara-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/8169351662743703851'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/8169351662743703851'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/03/leterno-e-immobile-limbo-del-cara-di.html' title='L’eterno e immobile limbo del Cara di Mineo'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-1612707177128975100</id><published>2012-02-24T06:29:00.002-08:00</published><updated>2012-02-24T06:29:53.984-08:00</updated><title type='text'>Un MUOStro di mafia a Niscemi</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Un’intera collina sventrata nel cuore della riserva naturale “Sughereta” di Niscemi. Centinaia di metri di terrazzamenti, la macchia mediterranea sradicata. In cima, gli scheletri delle future casermette e tre enormi basamenti di cemento. Mancano solo le parabole e l’installazione del terminal terrestre del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare della Marina militare Usa, sarà completo. I lavori, autorizzati nel giugno 2011 dalla giunta regionale di Raffaele Lombardo (unico politico filo-Muos di tutta la Sicilia), procedono con celerità sorprendente. Inesorabili. Laceranti. Sfidando le piogge e i rigori dell’inverno. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;L’immensa base di Niscemi, 144 ettari di terreni ricadenti in zona A e B della riserva, è attraversata da auto di servizio, camion pesanti, ruspe, betoniere. Nessun cartello segnaletico sulla tipologia dei lavori, l’importo, gli esecutori. Su un automezzo che impasta cemento è però ben impresso il logo della “Calcestruzzi Piazza Srl”. Più di due mesi fa, le amministrazioni locali sono state informate che la Prefettura di Caltanissetta ha negato all’azienda il certificato antimafia. Il sindaco di Niscemi, Giovanni Di Martino, l’ha già depennata dall’elenco delle imprese di fiducia del Comune, in ottemperanza alla circolare ministeriale sulla cosiddetta &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;white list&lt;/i&gt; che punta ad impedire l’infiltrazione criminale negli appalti pubblici. Ma per il MUOS e la stazione di telecomunicazione Usa più grande del Mediterraneo, le normative italiane antimafia sono invece carta straccia. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;I&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt; lavori di realizzazione del megaimpianto satellitare sono stati affidati dal comando US Navy ad un consorzio d’imprese denominato “Team MUOS Niscemi”, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;costituito dalla &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Gemmo S.p.A.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; di&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt; Arcugnano (Vicenza), società leader nella costruzione d’impianti elettrici e &lt;span style="color: black; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;dalla &lt;/span&gt;LAGECO (Lavori Generali Costruzioni) di Catania. Due aziende particolarmente attive nel business delle infrastrutture militari. La Gemmo, in associazione con un importante contractor statunitense, ha in affidamento il trasporto di armamenti, la gestione dei servizi ambientali e la raccolta dei rifiuti &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;n&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;ello scalo aereo di Sigonella e nella base navale di Augusta. L&lt;span style="color: black; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;a LAGECO, in passato, ha eseguito &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;i lavori di recinzione &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;e la bonifica ambientale dei terreni del centro di radiotrasmissione di Niscemi. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Il subappalto relativo alla movimentazione terra e alla fornitura di cemento è stato affidato invece alla Calcestruzzi Piazza Srl. La commessa è trapelata sui mezzi d’informazione grazie al giornalista Giovanni Tizian. In un documentato articolo pubblicato il 2 novembre 2011 su &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;l’Espresso&lt;/i&gt;, Tizian ha denunciato che l’impresa che stava realizzando i basamenti per le antenne del MUOS era riconducibile all’imprenditore Vincenzo Piazza, “persona associata&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt; al boss Giancarlo Giugno, ritenuto dagli inquirenti il referente di Cosa Nostra a Niscemi”. “E il nome di Giugno – aggiungeva Tizan - compare persino nell’istruttoria sui telefonini usati per la strage di Capaci: fino al 2003 ha scontato una pena definitiva al carcere duro, poi è stato protagonista di un surreale caso di soggiorno obbligato nelle Marche&amp;nbsp;-&amp;nbsp;dove non è riuscito a trovare casa&amp;nbsp;-&amp;nbsp;e di un lungo divieto di soggiorno in Sicilia”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt; Nel 2009&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;, Piazza ha lasciato le cariche ricoperte nella società di calcestruzzi. “Al suo posto due donne: la più giovane è socia di Francesco Piazza, figlio di Vincenzo, in un’altra società di costruzioni”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Del titolare-ombra dell’azienda subappaltatrice del MUOS, &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;l’Espresso&lt;/i&gt; ricordava il &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;coinvolgimento nell’indagine “Atlantide-Mercurio” &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;della procura antimafia di Caltanissetta (gennaio 2009), relativa agli affari illegali della “famiglia” Madonia nel comprensorio Gela-Niscemi. L’inchiesta giornalistica destò parecchio scalpore. La Prefettura formalizzò la non concessione del certificato antimafia, ma come è stato possibile verificare, la Calcestruzzi Piazza Srl non si schioda dai lavori del MUOS all’interno della base Usa di Niscemi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Sulla vicenda, il 14 febbraio 2012, il senatore Giuseppe Lumia (Pd e sostenitore della giunta Lombardo) ha presentato un’interrogazione &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;ai Ministri della difesa e dell’interno. “Il Governo regionale ha più volte sollecitato le autorità americane a mettersi in relazione con le autorità italiane, in particolar modo con la Prefettura di Caltanissetta, per monitorare dettagliatamente la presenza di eventuali imprese mafiose in quest’importante opera, di fatto pubblica, e per far rispettare la normativa antimafia”, scrive Lumia.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt; “&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Risulta tuttavia che nei lavori sia coinvolta la Calcestruzzi Piazza Srl, con sede a Niscemi ed avente come amministratore unico Concetta Valenti, il cui marito convivente è Vincenzo Piazza, che, in base ad indagini della Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Caltanissetta nonché ad altri elementi info-investigativi segnalati dalle Forze dell’ordine, apparirebbe fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Il senatore Lumia rileva che nel corso di alcune indagini “sono emersi contatti del Piazza con esponenti mafiosi” che “evidenziano ingerenze e condizionamenti di Cosa nostra nell’appalto per i lavori di recupero, consolidamento e sistemazione a verde dell’area sottostante il Belvedere, commissionati dal Comune di Niscemi”. Vincenzo Piazza, insieme a Giancarlo Giugno, è stato inoltre denunciato per il reato di associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione “Triskelion”, eseguita nel febbraio 2010 dalla DDA e dal GICO della Guardia di finanza di Caltanissetta, contro una “cellula” &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;di Cosa nostra della provincia di Enna operante in Lombardia e in Belgio&lt;/span&gt;. “Nell’ambito della citata indagine - scrive il parlamentare - il monitoraggio dell’utenza in uso a Antonino Tramontana (soggetto affiliato al clan di Pietraperzia) dava modo di riscontrare plurimi contatti che costui intratteneva con alcuni personaggi pluripregiudicati, tra cui Giancarlo Giugno; quest’ultimo veniva contattato proprio tramite l’utenza in uso a Piazza. Sempre tramite Vincenzo Piazza, altro soggetto mafioso di Pietraperzia, tale Nino Tramontana, il 24 agosto 2006, incontrava Giancarlo Giugno ed era per mezzo del suo cellulare che parlava con Giugno quando si trovava presso l’impianto di calcestruzzo, il 3 settembre 2006, e rintracciava gli operai”. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-style: italic;"&gt;Agli atti dell’inchiesta “Atlantide-Mercurio”, pure la trascrizione di una successiva conversazione telefonica tra Piazza e Giugno, mentre quest’ultimo si trovava in Milano ancora in compagnia di Antonino Tramontana. L’imprenditore si era rivolto al boss per sapere la fine di un assegno di 3.500 euro. Giugno preferì glissare la domanda, riservandosi di parlarne al suo rientro a Niscemi.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Sono proprio le intercettazioni ambientali eseguite durante l’importante operazione antimafia a delineare l’intensità dei legami tra Vincenzo Piazza e Giancarlo Giugno. Quando nel 2006 il boss è in carcere a Tolmezzo, l’imprenditore è in contatto con la moglie Giuseppa Patti. In un’occasione i due parlano di un assegno che Piazza avrebbe dovuto ricevere da tale “Peppe”. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Ho parlato con lui, ma non l’ha ancora &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;posto all’incasso&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-style: italic;"&gt;, riferiva l’imprenditore. &lt;i&gt;Quindi ritarderò a recapitarle la somma di denaro di una settimana&lt;/i&gt;. Il 22 agosto 2006, Vincenzo è tra i pochissimi amici ad essere avvisato dalla Patti della scarcerazione del marito. “&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Il Piazza promette che il giorno seguente si sarebbe recato presso la sua abitazione sia per salutare Giancarlo Giugno, che per consegnarle qualcosa, verosimilmente la somma di denaro che le aveva promesso in precedenza”, scrivono gli inquirenti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-style: italic;"&gt;I contatti tra il boss e l’imprenditore si faranno sempre più frequenti. Il 23 ottobre, essi vengono intercettati mentre parlano di una gara d’appalto per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani nel territorio di Niscemi. &lt;i&gt;Per chi fa la gara per questa immondizia, si deve giocare la meglio si deve giocare!&lt;/i&gt;, commenta Piazza. &lt;i&gt;Puoi portare quaranta dipendenti Giancarlo, possono essere i più stupidi del mondo… E più stupidi sono meglio è!&lt;/i&gt; Giugno lo incalza: &lt;i&gt;Quaranta no, quaranta amici te li sei fatti, te li trovi quaranta famiglie, quando ci sono le elezioni o quando ci sarà qualche cosa te li trovi…&lt;/i&gt; Prima del commiato, il boss ricorda all’interlocutore che dovrà ritirare del denaro. Una parte, 15.000 euro, “sarà trattenuta per se stesso”, una quota sarà destinata al Piazza e i rimanenti 25.000 euro “saranno destinati ad altri”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-style: italic;"&gt;Il 5 novembre 2006, i due tornano ad incontrarsi per discutere dell’assunzione di due operai all’interno di un cantiere per la realizzazione di gallerie autostradali. &lt;i&gt;Io ho parlato con Michele, ma mi ha detto che può assumere solo le persone che hanno il patentino&lt;/i&gt;, spiega Giugno.&lt;i&gt; &lt;/i&gt;Il 13 novembre si torna a parlare di somme di denaro da riscuotere, presumibilmente riconducibili all’attività imprenditoriale del Piazza. “La conversazione in disamina evidenzia cointeressenze del Giugno nell’attività espletata dal Piazza: non a caso, infatti, egli utilizza il plurale nelle richieste che formula al Piazza, per il recupero dei crediti”, scrivono gli inquirenti.&lt;i&gt; Di circa quindicimila me ne ha dati tremila!...&lt;/i&gt; si duole Vincenzo.&lt;i&gt; Già deve dare ancora dodicimila!&lt;/i&gt; &lt;i&gt;Gli ho detto: male che vada, tu porta quegli assegni e ti do un paio di mila euro in contanti e quattro li diminuiamo, qualche altro lavoro te lo faccio fare! &lt;/i&gt;Meno di un mese dopo, Vincenzo Piazza comunica a Giugno di essere in possesso di due assegni, ma teme che siano scoperti. Inizialmente si pensa di versarli in banca per farli protestare, ma successivamente si opta per concedere al creditore il tempo necessario a recuperare il denaro. Il 27 dicembre 2006, Giugno e&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt; &lt;/b&gt;Piazza vengono intercettati mentre effettuano dei conteggi su alcuni assegni nella loro disponibilità. “Dal tenore del dialogo si ricavano cointeressenze tra i due”, ribadiscono gli inquirenti. &lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-style: italic;"&gt;Condividono pure un chiodo fisso i due, quello di avere i cellulari e perfino i computer sotto controllo. Quando un giorno si recano nell’impianto della Calcestruzzi Piazza Srl e notano qualcosa di anomalo all’ingresso, Piazza e Giugno si convincono che è stata installata una telecamera dalle forze di polizia. E il boss manifesta pure la preoccupazione per l’eventuale presenza di una microspia a bordo dell’autovettura del Piazza. I comportamenti dell’imprenditore non sono però del tutto lineari. Da una parte teme le indagini dell’autorità giudiziaria, dall’altra stringe relazioni confidenziali con un paio di agenti di Polizia di Stato niscemesi. A uno di essi, Marco Crescimone, Vincenzo Piazza rivela nell’ottobre 2006 che Giugno, preoccupato di essere nuovamente arrestato, evita di farsi notare in compagnia di altri pregiudicati proprio per timore dei controlli di polizia. &lt;i&gt;Lui se ne vuole andare… vuole squagliare di qua.. Dice &amp;lt;&amp;lt;perché… dicembre non passa… che mi attaccano a me!... me ne devo andare e basta!... ormai non è più terra per me qua!..&amp;gt;&amp;gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-style: italic;"&gt;Piazza e Crescimone si soffermano poi sui diversi atti intimidatori verificatisi negli ultimi tempi a Niscemi. I due “temono che la situazione possa ulteriormente aggravarsi”, scrivono gli inquirenti. “Il Piazza riferisce che Francesco Amato, alias &lt;i&gt;Ciccio Pistola&lt;/i&gt; e Salvatore Blanco, alias &lt;i&gt;Turi Paletta&lt;/i&gt; sono diventati oramai esponenti di spicco del sodalizio mafioso di Cosa Nostra; aggiunge che costoro sono entrati in contrasto con Giancarlo Giugno”. &lt;i&gt;Qualche giorno c’è il botto&amp;nbsp;Marco!... qualche giorno c’è il botto… perché non mi pare che questo Paletta &lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;e&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; il &lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Pistola,&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&amp;nbsp; troppo potere si sono presi…&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-style: italic;"&gt;Il &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;3 novembre 2006, è il poliziotto Nuccio Gallo a ricevere alcune confidenze dal Piazza. Oggetto, il danneggiamento del Ristorante “Green Hilly”, gestito dall’imprenditore del calcestruzzo. &lt;i&gt;Ieri sera... Hanno rotto i vetri, ho girato attorno, e ho visto la porta d’ingresso principale rotta pure, dei vetri con quella barra pure… Ho una collera che prenderei a qualche figlio di buttana, e trenta anni non me li toglierebbe nessuno…&lt;/i&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E meno male che sono appoggiato compare! ti&amp;nbsp;immagini se non sarei appoggiato!&lt;/i&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;Tanto ben &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;appoggiato&lt;/i&gt; e &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;protetto&lt;/i&gt; che la Piazza Srl &lt;span style="mso-bidi-font-style: italic;"&gt;continua ad essere un’ingombrante presenza nei lavori pro-MUOStro di Niscemi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-1612707177128975100?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/1612707177128975100/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/un-muostro-di-mafia-niscemi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/1612707177128975100'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/1612707177128975100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/un-muostro-di-mafia-niscemi.html' title='Un MUOStro di mafia a Niscemi'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-378586687900331059</id><published>2012-02-23T00:10:00.000-08:00</published><updated>2012-02-23T00:10:09.170-08:00</updated><title type='text'>Le guerre future con l’AGS e i droni di Sigonella</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;La Sicilia sacrificata sull’altare del dio di tutte le guerre. Quelle di oggi e quelle future. Negli oceani, in cielo, in terra. Guerre satellitari, spaziali, stellari. Disumanizzate e disumanizzanti. Da combattere su un monitor a migliaia di chilometri distanti. Con aerei senza pilota e bombe teleguidate. Ordigni di ogni tipo, forma e dimensione. Al laser o all’uranio impoverito, killer elettromagnetici o nucleari. Target “virtuali” ma terribilmente reali: bambini, donne, anziani di cui nessuno conoscerà mai volti e identità. Corpi da spezzare, stuprare, dilaniare. Continenti da affamare. Popoli da sterminare. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;I signori e i marcanti di morte hanno ipotecato ruolo e funzioni dell’isola: trampolino di guerra per colpire regimi disobbedienti e perpetuare ingiustizie e disuguaglianze planetarie; enorme centrale di spionaggio per incunearsi nelle vite di ognuno, dall’Atlantico agli Urali, dall’Africa all’estremo oriente. Il territorio siciliano è divorato dal cancro Sigonella, la più grande base militare Usa, Nato ed extra-Nato nel Mediterraneo. E le metastasi hanno pervaso Niscemi, Birgi, Augusta, Pantelleria, Lampedusa, Marsala, Noto-Mezzogregorio, Pachino, sedi di supersegrete installazioni militari e laboratori sperimentali dell’olocausto del terzo millennio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;A Bruxelles, l’ultimo summit dei ministri della difesa della &lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Nato ha ufficializzato la scelta di Sigonella come “principale base operativa” dell’AGS (&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Alliance Ground Surveillance&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;), il &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; font-weight: normal; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;nuovo sistema di sorveglianza terrestre dell’Alleanza: un Grande Orecchio per monitorare il globo 24 ore al giorno, individuare gli obiettivi e scatenare il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;first stike&lt;/i&gt;, &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;convenzionale o nucleare, in nome della guerra globale e permanente, preventiva e distruttiva. Entro cinque anni, nella grande stazione aereonavale saranno ospitati i sistemi di comando e di controllo dell’AGS che analizzeranno le informazioni intercettate da migliaia di sistemi radar satellitari, aerei, navali e terrestri. Per poter poi pianificare e ordinare gli attacchi, ovunque e comunque. Senza vincoli e regole morali. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Strumento cardine del nuovo sistema Nato, il più grande e sofisticato velivolo senza pilota mai progettato, l’RQ-4&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; “Global Hawk”, un &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;falco globale&lt;/i&gt; di 13 metri e mezzo di lunghezza e un’apertura alare di oltre 35, in grado di volare &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;a circa &lt;metricconverter productid="600 chilometri" w:st="on"&gt;600 chilometri&lt;/metricconverter&gt; all’ora a quote di oltre 20.000 metri. Con un’autonomia di 36 ore, è in grado di perlustrare un’area di 103.600 chilometri quadrati, in qualsiasi condizione meteorologica, grazie ad un potentissimo radar e all’utilizzo di telecamere a bande infrarosse. La sua rotta è fissata da mappe predeterminate, un po’ come accade con i famigerati missili da crociera “Cruise”, ma da terra gli operatori possono cambiare le missioni in qualsiasi momento. Un velivolo a tecnologia avanzata che tra ricerca, sviluppo e produzione comporta un costo unitario di 125 milioni, sperimentato proprio da Sigonella in occasione del recente conflitto alla Libia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Per gli strateghi del Pentagono, la Sicilia dovrà fare da vera e propria &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;caput mundi&lt;/i&gt; di falchi e predatori teleguidati: una decina i “Global Hawk” che l’aeronautica e la marina militare Usa si apprestano a dislocare; ancora più numerosi i “Predator” e i “Reaper” lanciamissili e lanciabombe. Per l’AGS di Sigonella, i “Global Hawk” dovrebbero essere ufficiosamente quattro, forse cinque e magari sei. O perfino otto, come riferì &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;in Parlamento il 12 giugno 2009 l’allora ministro della difesa Ignazio La Russa. “L’Alleanza atlantica acquisterà un sistema di sorveglianza aerea basato su una flotta di otto velivoli a pilotaggio remoto e un segmento terrestre di guida e controllo, da integrare nell’ambito del sistema C4ISTAR della Nato”, annunciò il ministro che più si è battuto per fare di Sigonella la centrale strategica del nuovo sistema di sorveglianza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Di otto &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;falchi globali&lt;/i&gt; ha parlato pure Ludwig Decamps, caposezione dei programmi di armamento della Nato. “Il sistema AGS sarà fondamentale per le missioni alleate nell’area mediterranea ed in Afghanistan, così come per assistere i compiti della coalizione navale contro la pirateria a largo delle coste della Somalia e nel Golfo di Aden”, ha dichiarato. “L’AGS fornirà un preciso quadro della situazione operativa soprattutto per tutti i responsabili della &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Nato Response Force&lt;/i&gt;, la forza d’intervento rapido alleata, accrescendo le capacità di sorveglianza aerea. Il sistema consentirà inoltre di supportare i crescenti requisiti operativi anche per la gestione delle crisi, la sicurezza nazionale e gli aiuti umanitari”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Per comprendere appieno la vocazione &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;umanitarista&lt;/i&gt; degli odierni apprendisti stregoni bisogna dare un’occhiata alla nuova dottrina strategica dell’Alleanza, denominata &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;NCW Network Centric Warfare&lt;/i&gt;. “L’AGS è un programma di vitale importanza per poter applicare sul campo la NCW e puntare all’integrazione in tempo reale delle forze militari in un’unica rete informativa globale”, spiegano a Bruxelles. “La NCW prevede un radicale cambiamento nei rapporti tra piano strategico, operativo e tattico e un diverso modo di comunicare, pianificare ed operare tra Comandi e forze militari”. Per farla breve, stabiliti gli obiettivi prioritari “senza limiti geografici”, gli interventi vengono demandati alle componenti spaziali, aeree, navali e terrestri che operano “in piena autonomia” nei teatri di guerra. Un network dunque che azzererà le tradizionali catene di comando-decisionali e impedirà qualsivoglia forma d’interferenza da parte delle autorità politiche sulle scelte e l’operato delle forze armate. Un modello ritenuto “indispensabile” perché “il campo di battaglia è ormai indefinito, la minaccia è asimmetrica e il nemico è invisibile, onnipresente e capace di colpire ovunque”. Un’orgia di follia, mentre cresce l’assuefazione dei giusti e dei pii all’odore acre della morte. Come in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Libia, Somalia. E il sonno della ragione genera nuovi e più terribili mostri.&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; font-weight: normal; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;AGS, affare Usa sulle tasche Nato &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; font-weight: normal; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Come dare torto al segretario della difesa USA, Leon Panetta. È sicuramente un “ottimo accordo” quello raggiunto tra i paesi Nato per l’AGS a Sigonella. Ottimo per i massimizzare i profitti delle industrie chiave del complesso militare industriale degli Stati Uniti d’America e trasferire ai partner europei gli oneri finanziari e gli insostenibili impatti ambientali e sociali.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; font-weight: normal; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Merita essere rammentata la storia che ha portato a fare della Sicilia la patria-colonia dei falchi globali per le missioni di guerra del XXI secolo. Maturata la decisione di dar vita a quello che per voce di Bruxelles è il più “ambizioso e costoso” programma della storia dell’alleanza atlantica, l’ultimo governo Prodi candidò l’Italia quale &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;main operating base&lt;/i&gt; del sistema AGS, negli stessi mesi in cui offriva segretamente l’ex scalo Dal Molin di Vicenza alle truppe aviotrasportate dell’esercito USA e la riserva naturale “Sughereta” di Niscemi al MUOStro per le telecomunicazioni spaziali della Us Navy.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Il 19 e 20 febbraio 2009, durante il vertice dei ministri della difesa Nato, venne raggiunto un accordo di massima per assegnare a Sigonella i comandi e gli aerei senza pilota AGS, dopo un&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;a lunga e lacerante trattativa che aveva visto ridurre progressivamente a 13 il numero dei paesi disposti a contribuire economicamente al programma (Stati Uniti, Italia, &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Romania, Slovacchia e Slovenia). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Originariamente, il piano di sviluppo del sistema di sorveglianza vedeva associate 23 nazioni. Tutte determinate a dividersi le ultramilionarie commesse per allestire aerei e centri d’intelligence. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;“C’erano in gara due consorzi d’industrie che proponevano piattaforme diverse, la &lt;i&gt;Transatlantic Industrial Proposed Solution &lt;/i&gt;(TIPS) ed il &lt;i&gt;Cooperative Transatlantic AGS System &lt;/i&gt;(CTAS)”, ha riferito l’esperto &lt;span style="mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;John Shimkus a&lt;/span&gt;ll’Assemblea Parlamentare della Nato. “Tutti e&lt;i&gt; &lt;/i&gt;due i consorzi proponevano di utilizzare lo stesso sistema radar di base. La principale differenza era il tipo di piattaforma aerea suggerita. TIPS prospettava una combinazione del velivolo europeo &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Airbus A321&lt;/i&gt; e dell’aereo senza pilota &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Global Hawk&lt;/i&gt; di produzione statunitense, mentre CTAS prevedeva un’associazione di piccoli aerei &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Bombardier &lt;/i&gt;e &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Predator&lt;/i&gt;. Quest’ultima proposta sarebbe risultata meno costosa per l’acquisto del velivolo, ma avrebbe presupposto il doppio di stazioni a terra rispetto al sistema TIPS (49 contro 24)”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Fu così che il vertice Nato di Istanbul dell’aprile 2004 &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;attribuì al consorzio TIPS la ricerca e la progettazione delle apparecchiature terrestri e aeree dell’AGS. La scelta accontentava quasi tutti i maggiori protagonisti dell’industria bellica transatlantica: dai colossi Usa Northrop Grumman e General Dynamics, al gruppo aerospaziale franco-tedesco-olandese EADS, ai francesi di Thales, agli spagnoli di Indra sino alle italiane Selex e Galileo (gruppo Finmeccanica). Nel novembre 2007, l’inatteso colpo di scena. Senza consultarsi con gli alleati, l’amministrazione degli Stati Uniti annunciò l’abbandono della soluzione “mista” e affidò in esclusiva la realizzazione dell’intero sistema AGS alla Northrop Grumman, produttrice dei “Global Hawk”. La delusione degli europei fu incontenibile e, uno dopo l’altro, Belgio, Francia, Ungheria, Olanda, Portogallo, Grecia e Spagna ritirarono il proprio appoggio finanziario ed industriale, con la conseguenza che aumentò l’onere a carico dell’Italia. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;In cambio di una subfornitura delle due aziende Finmeccanica di apparecchiature destinate alle stazioni terrestri e &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;alle comunicazioni e la trasmissione dei dati, il governo italiano si accollò una spesa di&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;177,23 milioni di euro&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;, pari al 12,26% del &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;costo globale del programma (stimato in 1.335 milioni di euro). Nel settembre 2009, il memorandum sottoscritto in sede Nato per definire il quadro giuridico, organizzativo e finanziario dell’AGS ha tuttavia stimato i costi finali del programma a non meno di 2 miliardi di euro. Ciò significherà per il nostro paese un esborso di 245 milioni circa, a cui si aggiungeranno i costi per le trasformazioni infrastrutturali necessarie ad ospitare a Sigonella il personale Nato preposto al funzionamento del sistema, 800 militari circa, secondo l’ex ministro La Russa. Con la conseguente spinta ad accrescere la già asfissiante pressione militare sui territori della regione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Le ombre più funeste riguardano però il futuro del traffico aereo in Sicilia. Quando &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;le autorità spagnole che in un primo tempo avevano candidato Zaragoza come base operativa dell’AGS decisero di ritirarsi, spiegarono che i velivoli senza pilota avrebbero pregiudicato il normale funzionamento del vicino aeroporto della città. “Dato che le aeronavi della Nato voleranno continuamente per catturare le informazioni, si potevano generare restrizioni al traffico aereo, saturazione nello spazio aereo e problemi durante gli atterraggi e i decolli”, dichiarò un portavoce dell’allora governo Zapatero. Una valutazione dei rischi per la sicurezza dei sei milioni e mezzo di passeggeri in transito annualmente dallo scalo di Catania-Fontanarossa che i governi Prodi, Berlusconi e Monti non si sono sentiti di dover fare. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Il 31 marzo 2008, l’allora comandante del 41° Stormo dell’Aeronautica militare italiana, colonnello Antonio Di Fiore, aveva assicurato un parlamentare e i rappresentante della &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella&lt;/i&gt; che mai sarebbero stati trasferiti nella base siciliana i &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Global Hawk&lt;/i&gt; in quanto “la gestione di quel tipo di aerei senza pilota non è compatibile col traffico civile del vicino aeroporto civile Fontanarossa”. Oggi, però, nella base ci sono attivi perlomeno tre falchi globali e il Congresso ha &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;approvato un piano di 15 milioni di dollari per installarvi una selva di antenne e generatori di potenza per supportare le telecomunicazioni via satellite dell’&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Unmanned Aircraft System&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt; (il &lt;/span&gt;sistema degli aerei senza pilota) e gestire le operazioni dei droni. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;“Nel nuovo centro &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;sorgeranno dodici ripetitori con antenne, attrezzature e macchinari, con la possibilità di aggiungere altri otto ripetitori della stessa tipologia&lt;/span&gt;”, è riportato nella scheda progettuale del Dipartimento della difesa. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Intanto procedono celermente i lavori di realizzazione del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Global Hawk Aircraft Maintanance and Operations Complex&lt;/i&gt;, il complesso che consentirà ai militari Usa di eseguire a Sigonella la manutenzione dell’intera flotta degli aerei senza pilota schierata in Europa e Medio oriente. L’appalto per 16 milioni e mezzo di euro è stato assegnato dal Pentagono alla CMC - Cooperativa Muratori Cementisti di Ravenna, società di costruzioni leader della “rossa” Lega Coop. Rossa di vergogna per aver disseminato l’Italia di basi e infrastrutture Usa e Nato. E gestire da mercenaria i centri-prigione per migranti, rifugiati e richiedenti asilo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 12pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;Articolo pubblicato in &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;I Siciliani giovani&lt;/i&gt;, n. 2, febbraio 2012&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-378586687900331059?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/378586687900331059/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/le-guerre-future-con-lags-e-i-droni-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/378586687900331059'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/378586687900331059'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/le-guerre-future-con-lags-e-i-droni-di.html' title='Le guerre future con l’AGS e i droni di Sigonella'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-8159750178617380653</id><published>2012-02-19T02:00:00.001-08:00</published><updated>2012-02-19T02:00:47.557-08:00</updated><title type='text'>Aeronautica in volo a Singapore per vendere caccia</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Sono decollati dall’aeroporto romano di Pratica di Mare lo scorso 8 febbraio. Uno scalo in Grecia, un altro in Egitto, poi gli Emirati Arabi, Oman, India e Thailandia. Infine, lunedì 13, sono atterrati a Singapore per fare da star al locale Air Show, il più prestigioso salone aeronautico dell’Estremo Oriente, meta dei mercanti e dei piazzisti d’armi mondiali. Si tratta dei due caccia addestratori T-346 di Alenia Aermacchi, da poco consegnati all’Aeronautica militare italiana per formare i piloti dei bombardieri di nuova e futura generazione, gli “Eurofighter”, i “Gripen”. i “Rafale”, gli F-22 e i supercostosi &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Joint Striker Fighter&lt;/i&gt; F-35. I velivoli ripartiranno da Singapore al termine della kermesse per rientrare in Italia non prima del 25 febbraio. Un lungo tour alla conquista di nuovi mercati per le produzioni belliche di Finmeccanica, tutto a spese dei contribuenti italiani, nonostante i “tagli” e i proclami anti-sprechi del governo Monti-Passera-Di Paola.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;“Il trasferimento dei velivoli T-346”, spiega il comunicato dell’Aeronautica militare, “oltre a consentire di esporre presso un Paese di grande interesse aeronautico l’ultimo prodotto dell’industria italiana, ha permesso di valutare la capacità del velivolo di poter svolgere un’intensa attività di volo continuativa, contando solo sul supporto tecnico minimo fornito da una squadra tecnica imbarcata su un C-27 a seguito della missione”. Oltre ai caccia addestratori, dunque, al Singapore Air Show, l’AMI mette in mostra anche il grande aereo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; da trasporto prodotto da Alenia Aeronautica. “Il C-27 è un velivolo ottimale per efficienza, alta operatività, flessibilità, migliori performance in ogni condizione e interoperabilità con altri velivoli più pesanti”, spiega la brochure distribuita ai potenziali nuovi clienti. “Il C-27 è in grado di portare a termine molte missioni come il trasporto di truppe, equipaggiamenti e medicine, il lancio di paracadutisti, il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;search and rescue&lt;/i&gt; (SAR), il rifornimento logistico, l’assistenza umanitaria, il combattimento a fuoco e il supporto alla &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;homeland security&lt;/i&gt;”. In altre parole, fa la Guerra.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Proprio a Singapore, un anno e mezzo fa, era stato premiato il crescente impegno della partnership forze armate - aziende del sistema Italia. A&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;lenia Aermacchi si era &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;aggiudicata una commessa di 250 milioni di euro per la fornitura all’aeronautica singaporiana di 12 caccia addestratori dell’identico modello T-346 oggi in mostra all’Air Show. &lt;/span&gt;“Il successo del T-346 è anche il risultato di una stretta collaborazione tra il Governo italiano e l’industria della difesa”, fu il commento di Pier Francesco Guarguaglini, al tempo presidente e amministratore delegato di Finmeccanica. “La scelta del velivolo da parte di Singapore apre la strada a nuovi successi in altri mercati mondiali dove sono già in corso importanti campagne”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;In verità, il “successo” è stato solo in piccola parte italiano: la produzione degli aerei è in mano infatti ad &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;un c&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;onsorzio internazionale guidato da ST Aerospace &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Singapore Technologies Aerospace (società aerospaziale controllata della transnazionale ST Engineering)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;, con la compartecipazione de&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;lla statunitense Boeing e di Alenia-Aermacchi.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt; Il contratto, perfezionato solo nel giugno 2011, prevede la consegna dei primi esemplari entro il 2012 e la gestione dei servizi di assistenza tecnica, riparazione e revisione dei velivoli. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;L’addestratore sarà configurato anche per l’attacco grazie alla dotazione &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;di&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt; bombe e missili aria-terra o antinave.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Dopo l’assemblaggio &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;nello stabilimento Alenia di Venegono Superiore (Varese), &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;le aziende internazionali parteciperanno alle attività di addestramento integrato dei piloti. Nello specifico, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;i T-346 &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;saranno schierati sulla base francese di Cazaux, dove l’Aeronautica militare di Singapore addestra periodicamente il proprio personale. Le lezioni conclusive verranno espletate invece nella scuola volo dell’Aeronautica militare di Galatina (Lecce). &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Il consorzio sta inoltre negoziando &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;un pacchetto aggiuntivo che prevede di estendere per 20 anni l’addestramento, la manutenzione e il supporto logistico della flotta singaporiana, clausola che porterebbe il valore della commessa a 460 milioni di euro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;I tempi e le modalità di addestramento all’uso dei caccia sono stati discussi dall’Aeronautica militare italiana e dalla Republic Singapore Air Force (RSAF), in occasione di un &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;expert meeting&lt;/i&gt; tenutosi a Roma il 18 e 19 ottobre 2011. L’incontro tra le due delegazioni, spiega l’Ufficio stampa dell’AMI, “ha messo in luce la possibilità di perseguire molteplici interessi che porteranno a rafforzare la cooperazione tra l’Aeronautica Militare e l’aeronautica singaporiana sia nel campo dell’addestramento al volo, sia nell’ambito dello scambio di esperienze operative, il cui obiettivo è formare piloti che dovranno operare sui futuri velivolo da caccia di 4^ e 5^ generazione”. L’Aeronautica italiana, prosegue il comunicato ufficiale, “ha accolto la richiesta singaporiana di partecipare con proprio personale, in qualità di osservatore, alle attività &lt;i&gt;Initial Operational Test and Evaluation&lt;/i&gt; sul velivolo T-346A, che saranno svolte nei prossimi mesi a Pratica di Mare presso il Centro Sperimentale di Volo. Nell’ambito dell’addestramento al volo, sono state avviate e concordate le azioni per l’invio presso il 61° Stormo di Lecce di allievi piloti singaporiani per la relativa frequenza ai corsi di volo da svolgersi nell’anno 2012”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: IT; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;L’Italia ha ordinato un primo lotto di sei caccia addestratori T-346 alla fine del 2009 (costo complessivo 280 milioni di euro) e si è riservata l’opzione per ulteriori nove velivoli. Le consegne sono iniziate alla fine dello scorso anno e si completeranno entro il 2012. Alenia Aermacchi e soci devono assicurare altresì &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;il supporto logistico, l’addestramento del personale militare e la realizzazione di una parte della piattaforma logistico-infrastrutturale per l’addestramento e le operazioni di terra.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: IT; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt; Anche il ministero della difesa israeliano ha annunciato qualche giorno fa di aver scelto i T-346 per addestrare i piloti dei cacciabombardieri dell’Israel Air Force. La firma ufficiale del contratto è prevista per la metà del 2012 e i velivoli saranno consegnati a partire dalla metà del 2014. L’ordine riguarderebbe 30 velivoli per un valore record di un miliardo di dollari. A sovrintendere ai corsi di formazione e volo sarà chiamata ancora una volta l’Aeronautica militare italiana. I legami con le forze aeree israeliane sono già intensissimi: negli ultimi tre mesi, gruppi di cacciabombardieri dei due paesi hanno eseguito imponenti esercitazioni congiunte nei poligoni della Sardegna e del deserto del Negev.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-8159750178617380653?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/8159750178617380653/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/aeronautica-in-volo-singapore-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/8159750178617380653'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/8159750178617380653'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/aeronautica-in-volo-singapore-per.html' title='Aeronautica in volo a Singapore per vendere caccia'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-7273210848869409104</id><published>2012-02-17T06:45:00.002-08:00</published><updated>2012-02-17T06:45:14.663-08:00</updated><title type='text'>Noto Mezzogregorio, grande occhio Nato del Mediterraneo</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Panorami mozzafiato, a nord l’Etna innevata, da est a sud il mare azzurro smeraldo dello Ionio e del Canale di Sicilia. Intorno, le innumerevoli cave di calcare dell’altopiano ibleo, i voli dei falchi, i carrubi, i mandorli, gli ulivi. le antichissime necropoli lambite dai letti di fiumi e ruscelli. I ruderi di eremi e chiese bizantine, i resti di quella che fu l’antica Noto spazzata dal funesto terremoto del 1693. Più a valle, la Noto nuova, città-gioiello del barocco siciliano. Su per i tornanti, ad una decina di chilometri in direzione nord-ovest, contrada Mezzogregorio, 639 metri sul livello del mare. Un balcone con vista su mezza Sicilia e il Mediterraneo. Dalla fine del 1983, ospita una delle stazioni radar più importanti e meno conosciute dell’Alleanza Atlantica. Un enorme fungo-pallone bianco si erge a fianco di edifici e casermette. Più a lato, su una torretta, un radar che si muove incessante. Ad un centinaio di metri, separata da una stradina, una seconda area sottoposta a servitù militare, con sette alte antenne per le telecomunicazioni. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;E’ domenica, ma i camion e le ruspe si alternano all’ingresso dei cancelli della base del “34° Gruppo Radar GRAM dell’Aeronautica Militare di Siracusa”. Accanto al fungo-pallone, alcuni operai lavorano ad una nuova grande torre in cemento armato. Altri sono impegnati a scavare e posare lunghi cavi di acciaio. Le opere di ampliamento della telestazione di guerra sono iniziati qualche mese fa. “A Mezzogregorio è in atto l’ammodernamento delle strutture operative e tecniche nell’ambito del progetto &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Air Command and Control System&lt;/i&gt; (ACCS), che prevede il progressivo trasferimento delle funzioni di controllo radar presso un unico centro operativo nazionale”, spiegano i portavoce dell’Aeronautica militare. L’ACCS è uno dei più recenti programmi della Nato (2009), costo complessivo &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;due miliardi di euro&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;, per potenziare la rete strategica di comando e controllo alleato in Europa&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Nella grande torre in costruzione verrà installato uno dei dodici &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;sistemi &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Fixed Air Defence Radar (FADR) RAT31-DL&lt;/i&gt; commissionati dal ministero della Difesa italiano a Selex Sistemi Integrati, la società fino a poco tempo fa amministrata da &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;lady G,&lt;/i&gt; Marina Grossi, moglie dell’ex presidente ed ad Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini. Una supercommessa da 260 milioni di euro che interessa altri undici siti radar sparsi in tutto il territorio nazionale, a cui partecipa anche la Vitrociset S.p.A. di Roma, il cui presidente è il generale in pensione Mario Arpino, capo di Stato Maggiore della difesa fino al 2001.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;“Il FADR costituisce la struttura portante del programma con cui l’Aeronautica militare ha avviato la sostituzione dei propri sistemi di sorveglianza aerea per rendere disponibili le frequenze necessarie all’introduzione della nuova tecnologia Wi-MAX (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Worldwide Interoperability for Microwave Access&lt;/i&gt;) di accesso internet ad alta velocità in modalità wireless”, ha spiegato il generale Mario Renzo Ottone, comandante del Centro per le operazioni aeree nazionali e Nato (COA-CAOC) di Poggio Renatico (Ferrara).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; Per i manager &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;di Selex-Finmeccanica, il nuovo sistema radar “ha eccellenti capacità di scoprire e tracciare i segnali radio a bassa frequenza di aerei e missili balistici”, supportando diverse funzioni d’intelligence e guerra elettronica in ambito alleato. Il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Fixed Air Defence Radar &lt;/i&gt;appartiene all’ultima generazione dei sistemi 3D a lungo raggio: con una portata sino a 500 km di distanza e 30 km in altezza, opera in una frequenza compresa tra 1,2 e 1,4 GHz (L-band) e con una potenza media irradiante di 2,5 kW.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt; &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Il 34° GRAM concorre oggi alla sorveglianza dello spazio aereo italiano e di buona parte di quello della regione sud-europea della Nato, “funzione primaria del sistema di difesa aerea che vede operativi, 24 ore su 24, i caccia-intercettori dei gruppi di volo dell’Aeronautica ed i sistemi missilistici &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Spada&lt;/i&gt; ed &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Hawk&lt;/i&gt;”. “Il Gruppo radar di Mezzogregorio” – aggiunge il Comando dell’Aeronautica - è sottoposto ad una doppia dipendenza, una in linea gerarchica da parte del Comando di squadra aerea “Drago” di Milano, ed una operativa Nato/Nazionale, rappresentata dal CAOC 5 (per la parte Nato) e dal co-ubicato comando COFA (per la parte nazionale) di Poggio Renatico”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Al 34° GRAM convergono, per la loro elaborazione, le informazioni raccolte dalle due Squadriglie radar dell’AMI operanti in Sicilia, la 134^ di Lampedusa e la 135^ di Marsala. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Il centro assicura pure l’interscambio informativo con le unità navali Usa e Nato in navigazione nel Mediterraneo. “Il 34° Gruppo radar è uno dei due siti italiani in possesso del sistema SSSB (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Ship-Shore-Ship Buffer&lt;/i&gt;), attraverso il quale è possibile ricevere e trasmettere, in tempo reale, alle navi militari impegnate nelle attività di pattugliamento e sorveglianza marittima e dotate di particolari apparati elettronici, l’immagine della situazione aerea d’interesse”, aggiunge l’AMI. Anche l’SSSB è uno dei programmi più rilevanti dal punto di vista strategico avviati in sede Nato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;La stazione nel territorio di Noto (20 ettari di terreno espropriati a partire del 1977) fu inaugurata ufficialmente l’1 gennaio 1984,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;assorbendo le funzioni e parte dei sistemi di rilevamento dell’allora centro radar AMI di contrada Belvedere, nel comune di Siracusa. “Per l’assolvimento della missione assegnata, il 34° Gruppo radar si avvarrà di due distinte sedi, distanti tra loro circa 40 Km, la sede operativa di Mezzogregorio e la sede logistica di Siracusa che utilizza il sedime e parte delle strutture dell’ex-idroscalo militare “Arnaldo De Filippis” e dell’adiacente idroscalo civile che a partire dal 1955 furono restaurati e riconvertiti per divenire un’unica sede di supporto logistico”, spiegò l’Aeronautica. Nella base furono installati un radar 2D del modello “Argos 10” della Selenia e le apparecchiature “semiautomatizzate” integrate nel NADGE &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;(&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Nato Air Defence Ground Environment&lt;/i&gt;), il sistema di comando e controllo della difesa aerea che copre integralmente il territorio europeo della Nato, dalla Norvegia alla Turchia&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Nella seconda metà degli anni ’90, le apparecchiature furono ulteriormente potenziate: l’Argos 10 fu sostituito &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;dal radar 3D “multimissione e a lunga portata” AN/FPS-117 della Lockheed-Martin, in funzione in sedici paesi Nato ed extra-Nato. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Nel 2003, il 34° GRAM ricevette il “Multi AEGIS Site Emulator” (M.A.S.E.), sensore Nato per l’elaborazione dati, la gestione delle operazioni di difesa e attacco e il “mantenimento della superiorità aerea”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Nonostante la potenza dei trasmettitori e dei dispositivi radar ospitati, scarsissima attenzione è stata prestata dalle autorità civili e militari ai possibili effetti dell’inquinamento elettromagnetico sulla popolazione residente nella vicinissima frazione di Testa dell’Acqua. In passato, alcuni professionisti locali avevano denunciato “il cattivo funzionamento dei sistemi d’allarme, delle apparecchiature elettriche e degli elettrodomestici”. “Mi accorsi una volta che un giocattolo di mio figlio si accendeva improvvisamente nei pressi del radar”, racconta uno di loro. “Allertammo il sindaco di Noto e chiedemmo l’intervento dell’ARPA, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. Fu pure denunciato il caso di un bambino che abitava a poche centinaia di metri dalla base che si ammalò di leucemia. I vertici dell’Aeronautica militare ci assicurarono di aver preso le &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;dovute precauzioni&lt;/i&gt; schermando gli impianti. Questi fatti avvennero intorno al 1996, ma ad oggi non sappiamo ancora se sono stati eseguiti controlli sull’elettromagnetismo”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Negli stessi anni, a &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: IT;"&gt;Potenza Picena (Macerata), dove era in funzione un analogo sistema radar “Argos 10” dell’AMI, amministratori e gruppi ambientalisti denunciarono l’alta incidenza &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;di gravissime patologie e di decessi per particolari neoplasie “con una percentuale anche di 9-10 punti alla media nazionale”. Un’interrogazione parlamentare presentata nel novembre 1998 segnalò che nella cittadina si registravano “fenomeni inspiegabili, dall’accensione e dallo spegnimento improvvisi di TV e radio alla perdita del controllo delle auto da parte degli automobilisti”. Inoltre si erano moltiplicati &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: IT;"&gt;“i casi di tumori, le leucemie, gli aborti spontanei, i problemi al cristallino dell’occhio, i casi di vertigini, le convulsioni, le insonnie, l’ipertensione”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="PT" style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: PT; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;I&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;l 30 aprile 1999, fu l’allora sottosegretario di Stato alla sanità, Antonino Mangiacavallo, a negare in parlamento qualsivoglia responsabilità delle onde elettromagnetiche dell’impianto militare. &lt;i&gt;“&lt;/i&gt;In esito alle proprie indagini – riferì - sia l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro ISPESL sia l’Istituto superiore di sanità concordarono che i campi elettromagnetici irradiati a Potenza Picena non comportavano rischi per la popolazione, in quanto la loro intensità risultava, in qualunque condizione, inferiore ai limiti raccomandati dalle più autorevoli organizzazioni protezionistiche internazionali”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Due mesi prima, il diligente sottosegretario aveva preso carta e penna per rispondere al parlamentare Nicola Bono (An), che aveva ipotizzato possibili legami tra la stazione militare di Noto – Mezzogregorio e “l’aumento di neoplasie solide e liquide” in alcuni comuni della provincia di Siracusa. “I dati e le notizie raccolti dalle autorità sanitarie della regione Sicilia e, in particolare, dai competenti servizi dell’azienda USL n. 8 di Siracusa, non indicano alcun significativo aumento di patologie neoplastiche nei comuni circostanti l’area in cui è installato il radar”, scrisse Mangiacavallo. “L’USL aveva disposto un’indagine epidemiologica al fine di accertare l’eventuale relazione fra mortalità e morbosità per neoplasie ed inquinamento elettromagnetico nel territorio limitrofo al 34&lt;sup&gt;o&lt;/sup&gt; Gruppo Radar dell’Aeronautica militare. Tale indagine ha contemplato un arco temporale di incidenza delle patologie di dieci anni, così da poter verificare in maniera attendibile la linea di tendenza, in incremento o decremento, dei fenomeni indagati. Nel complesso, sono state individuate undici persone ammalate o diversi tipi di cancro. Tuttavia, veniva riscontrato, fra essi, un solo caso di leucemia infantile (in una bambina di 5 anni), mentre era considerato come “sospetto” caso di leucemia lo stato patologico osservato in una paziente adulta”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Nonostante l’ammissione che “taluni studi epidemiologici e sperimentali” avevano provato l’associazione tra l’esposizione ai campi elettromagnetici a bassa frequenza e l’insorgenza di patologie tumorali e leucemia infantile, il sottosegretario alla sanità giungeva ad affermare che “il nesso di causalità non viene tuttavia dimostrato, sia per la mancanza di un chiaro meccanismo d’azione dell’eventuale cancerogenicità dei campi magnetici di frequenza industriale, sia per le stesse carenze talvolta riscontrate negli studi in questione”. Infine, il membro dell’allora governo di centrosinistra sposava le conclusioni di un rapporto appena pubblicato dallo statunitense &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;National Research Council&lt;/i&gt;: “Dopo aver esaminato oltre 500 studi in tre anni, il prestigioso organismo afferma che le ricerche effettuate non hanno mostrato in alcun modo esauriente che i campi elettrici e magnetici comunemente riscontrabili negli ambienti residenziali possano causare problemi di salute”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;Tutto era sotto controllo dunque, e diveniva inutile qualsivoglia studio o valutazione della portata delle emissioni del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Grande occhio Nato del Mediterraneo&lt;/i&gt;. Adesso il 34° GRAM si fa ancora più importante e più potente. Con buona pace degli ignari abitanti di Testa dell’Acqua e Mezzogregorio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-7273210848869409104?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/7273210848869409104/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/noto-mezzogregorio-grande-occhio-nato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7273210848869409104'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7273210848869409104'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/noto-mezzogregorio-grande-occhio-nato.html' title='Noto Mezzogregorio, grande occhio Nato del Mediterraneo'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-9134527096205947367</id><published>2012-02-14T08:34:00.002-08:00</published><updated>2012-02-14T08:34:09.959-08:00</updated><title type='text'>Barack Obama al supermarket delle armi 2013</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Sacrifici e tagli per tutti ma non per i mercanti di morte. L’amministrazione Obama ha presentato al Congresso la proposta di bilancio 2013 per il comparto “difesa”: 613 miliardi di dollari, 525 per pagare stipendi e acquistare cacciabombardieri, missili, carri armati e bombe nucleari e 88 per le missioni di guerra d’oltremare. Meno di quanto chiedevano generali e ammiragli ma alla fine tutti sono rimasti contenti: la Marina confermerà i suoi undici gruppi navali guidati da portaerei a propulsione atomica, l’Aeronautica e i Marines avranno i nuovi caccia ed elicotteri multi-missione, l’Esercito si diletterà con superblindati, tank, radar e intercettori terra-aria. Grazie agli ordini Pentagono potranno brindare le borse e le aziende leader del complesso militare industriale Usa, le inossidabili Boeing, General Dynamics, Lockheed Martin, Northrop Grumman, Raytheon, ecc..&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Quasi un terzo delle spese andranno per l’acquisto e la modernizzazione dei sistemi di guerra più sofisticati, aerei con e senza pilota, navi e sottomarini d’attacco, missili a medio e lungo raggio, satelliti. Esattamente 179 milioni di dollari, il 7% in meno del bilancio di previsione 2012, ma con quasi 70 milioni da destinare alla ricerca e allo sviluppo di nuovi strumenti di morte. A fare la parte del leone saranno i famigerati cacciabombardieri F-35 “Joint Strike Fighters” di Lockheed Martin che piacciono tanto pure ai ministri-ammiragli di casa nostra. Il prossimo anno, il Dipartimento della difesa vorrebbe acquistarne 29, 19 da destinare a US Air Force e 10 a US Navy, per un valore complessivo di 9,2 miliardi di dollari. Il programma degli F-35 sarà comunque ridimensionato per poter risparmiare nei prossimi cinque anni almeno 15 miliardi.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;US Air Force e il Corpo dei marines potranno contare pure su 835 milioni di dollari per acquistare, sempre da Lockheed Martin, 7 grandi aerei tanker e da trasporto pesante HC/MC-130J “Hercules” per le operazioni speciali. In budget anche 21 bimotori a decollo verticale V-22 “Osprey”, il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;falco pescatore&lt;/i&gt; progettato dal consorzio Bell-Boeing &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;per il supporto alle missioni di guerra&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt; Importanti finanziamenti giungeranno poi all’Aeronautica per proseguire nei programmi di modernizzazione della flotta dei grandi velivoli da trasporto C-17 e C-16 e per il rifornimento in volo KC-10 e KC-135 e di acquisizione di nuovi radar per i caccia F-15C/D ed F-16. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Helvetica&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Il Pentagono ha poi richiesto 1,3 miliardi di dollari per potenziare la flotta dei cargo C-5 “Galaxy”, i fondi per migliorare i sistemi di comunicazione dei bombardieri strategici stealth (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;invisibili&lt;/i&gt;) B-2, potenziare le armi di precisione dei vecchi B-52 e modernizzare il sistema missilistico intercontinentale “Minuteman III” ICBM. In budget anche 1,8 miliardi di dollari per finanziare la ricerca e lo sviluppo del KC-46, futuro velivolo tanker di US Air Force, 808 milioni per migliorare le componenti del supercaccia F-22A “Raptor” e 292 milioni per la progettazione di un nuovo cacciabombardiere strategico stealth&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Tranche miliardaria pure per i grandi e piccoli velivoli senza pilota UAV per lo spionaggio e il lancio di bombe e missili, già ampiamente impiegati in Afghanistan, Iraq, Libia, Pakistan, Somalia e Yemen. Il budget 2013 prevede una spesa di 1,2 miliardi di dollari per 6 nuovi RQ-4 “Global Hawk”, i &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;falchi globali&lt;/i&gt; di Northrop Grumman, 3 da assegnare alla Marina nell’ambito del programma &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Broad Area Maritime Surveillance&lt;/i&gt; e 3 alla Nato per l’AGS (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Alliance Ground Surveillance&lt;/i&gt;), il nuovo programma di sorveglianza terrestre dell’alleanza atlantica, il cui centro di comando e controllo verrà installato nella base siciliana di Sigonella.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Il Dipartimento della difesa ha chiesto inoltre al Congresso l’autorizzazione ad acquistare 43 droni &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;hunter-killer&lt;/i&gt; con missili “Hellfire” prodotti da General Atomics, costo complessivo 1,9 miliardi. Ventiquattro saranno del tipo MQ-9 “Reaper” (sino a 28 ore di autonomia e la possibilità di trasportare bombe GBU-Paverway), i restanti 19 nella versione più avanzata MQ-1C “Grey Eagle” (36 ore di autonomia). US Army riceverà invece 234 mini-aerei senza pilota RQ-11 “Raven” prodotti da AeroVironment (valore 184 milioni).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;L’esercito avrà la possibilità di potenziare il proprio parco elicotteri grazie al finanziamento di tre programmi distinti per un costo complessivo di 3,6 miliardi. Il primo riguarderà l’acquisizione di 10 nuovi velivoli d’attacco Boeing AH-64 “Apache” e l’ammodernamento di altri 40 già in dotazione dello stesso modello (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;prime contractor&lt;/i&gt; Northrop Grumman e Lockheed Martin). Il secondo vedrà l’acquisto di 25 nuovi mezzi da trasporto Boeing CH-47 “Chinooks” e l’ammodernamento di altri 19. Il terzo l’acquisto di 59 elicotteri multiruolo UH-60 “Black Hawks” (produttore Sikorsky). Altri 272 milioni verranno utilizzati per acquisire 34 elicotteri leggeri UH-72 prodotti da EADS North America. “Specie in Afghanistan, per le sue particolari condizioni ambientali, c’è una tremenda domanda di elicotteri da parte delle forze di terra”, ha spiegato il generale Peter Chiarelli di US Army. In programma pure la fornitura di 28 elicotteri d’attacco Bell H-1 al Corpo dei marines (852 milioni).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Quasi undici miliardi di dollari sono stati richiesti dal Pentagono per finanziare l’acquisizione o la ricerca e sviluppo di nuovi sistemi di guerra terrestri. Si tratta nello specifico del “Joint Light Tactical Vehicle”, velivolo leggero per il pattugliamento e la scorta convogli per scenari come quelli dell’Afghanistan e che sarà prodotto a partire dalla fine di quest’anno da General Dynamics (116.8 milioni); del camion da trasporto mezzi tattici “MTV” della Oshkosh&lt;span style="background: yellow; mso-highlight: yellow;"&gt; &lt;/span&gt;Corporation (1.471 unità per un costo complessivo di 377,4 milioni); del mezzo pesante M1135 &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Stryker Nuclear, Biological and Chemical Reconnaissance Vehicle&lt;/i&gt; (NBCRV) di General Dynamics per la sorveglianza e il rilevamento rischi NBC (58 unità per una spesa di 332 milioni). A General Dynamics potrebbero andare pure 74 milioni per ammodernare i tank M1 “Abrams”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;La percentuale maggiore delle spese di guerra per il 2013 è tuttavia destinata alla Marina militare (156 miliardi di dollari). Tra i programmi più importanti, l’acquisto di 5 bimotori Northrop Grumman E-2D “Hawkeyes” per la sorveglianza marittima e la difesa delle unità di superficie (1,2 miliardi); di 26 caccia imbarcati Boeing F/A-18E/F “Super Hornets” (2,2 miliardi); di 12 velivoli per la guerra elettronica Boeing EA-18 “Growler” con decollo dalle portaerei. US Navy acquisirà anche 33 nuovi caccia-addestratori (si tratta dei cosiddetti “T-6” a cui concorre pure l’italiana Alenia Aermacchi, importo 286 milioni) e 37 elicotteri multi-missione Sikorsky MH-60 “Seahawk” (1,33 miliardi). Tre miliardi e 200 milioni di dollari andranno invece per i primi 13 pattugliatori marittimi di ultima generazione P-8 “Poseidon” destinati a sostituire progressivamente i vecchi P-3C “Orion”. Anche i “Poseidon”, come i “Global Hawk” e i “Reaper” troveranno ospitalità nella base di Sigonella. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Oltre 22 miliardi e mezzo di dollari saranno spesi per il varo di nuove unità navali e sottomarini. In particolare, US Navy acquisterà 2 cacciatorpediniere della classe “Arleigh Burke” (3,5 miliardi) e 4 navi da combattimento di superficie “LCS” (Littoral Combat Ship). Alla realizzazione di queste ultime, concorrono due consorzi “internazionali” guidati rispettivamente da Lockheed Martin (con possibili sub commesse per l’italiana Fincantieri) e General Dynamics-&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Northrop Grumman. In programma pure il completamento di un’unità navale &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;veloce per il trasporto truppe e mezzi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; “&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Joint High Speed Vessel” (191 milioni) e &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;della portaerei &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;CVN 21 della nuova classe “Gerald R. Ford” (966 milioni), gigante di 320 metri e &lt;/span&gt;&lt;span class="googqs-tidbit1"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;104.000 tonnellate azionato da due reattori nucleari A1B 320, che potrà imbarcare sino a 75 caccia. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;US Navy ha poi chiesto 4,3 miliardi per acquistare 2 modernissimi sottomarini nucleari &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;hunter-killer&lt;/i&gt; della classe “Virginia” (contractor General Dynamics e Northrop Grumman) e 1,6 miliardi per riparare la portaerei USS “Abraham Lincoln”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Otto i miliardi previsti per i programmi di ipermilitarizzazione dello spazio, quasi tutti a firma Lockheed Martin, i più rilevanti dei quali riguardano lo sviluppo del sistema a raggi infrarossi “Space Based Infrared System” (950 milioni) e di quello satellitare “Advanced Extremely High Frequency” (786 milioni, compresa l’installazione della stazione MUOS a Niscemi); o l’acquisto di 4 sistemi di lancio “United Launch Alliance Evolved Expendable Vehicles” (1,7 miliardi) e di 2 satelliti GPS III (1,3 miliardi). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Grazie al bilancio 2013, il Dipartimento della difesa potrà dare un forte impulso allo sviluppo dei cosiddetti piani nazionali di “difesa dai missili balistici”. La spesa prevista è di 9,7 miliardi di dollari, di cui 1,3 per completare la produzione di 29 intercettori SM-3 Block 1B “Standard-Missile” di Raytheon; 777,7 milioni per lo sviluppo del programma “THAAD” (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Terminal High Altitude Area Defens&lt;/i&gt;) per l’intercettazione nello spazio di “possibili minacce missilistiche contro le truppe Usa, le forze alleate, la popolazione civile e le infrastrutture critiche”; 763 milioni per acquisire da Raytheon 84 intercettori terra-aria “Patriot” PAC-3; 401 milioni per avviare la sostituzione del sistema anti-missile “Patriot” con il nuovo sistema di difesa aerea a medio raggio “Medium Extended Air Defense System”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; (&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;MEADS&lt;/span&gt;) da realizzare in ambito Nato (ad oggi solo Italia e Germania si sono dichiarate disponibili alla partnership con gli Stati Uniti)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;. Dulcis in fundo, il Pentagono ha richiesto 903 milioni di dollari per sviluppare il sistema di difesa con base terrestre “Ground-Based Midcourse Defense” della Boeing, che verrà amministrato dall’agenzia militare missilistica nazionale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Per il munizionamento e i missili a corto e medio raggio, il Pentagono prevede di spendere sino a 10,2 miliardi. Le principali commesse riguarderanno le nuove bombe di piccolo diametro (216 milioni); 180 missili aria-aria a guida radar AI-120 AMRAAM di Raytheon (423 milioni); 314 missili all’infrarosso AIM-9X ancora di Raytheon (200 milioni); 157 missili aria-superficie “Joint Standoff” della Lockheed (248 milioni); 4.678 munizioni Raytheon per l’attacco diretto (133 milioni).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Con l’approvazione del bilancio, US Army potrà acquistare invece 400 missili terra-aria a corto raggio “Javelin” di produzione britannica (86 milioni) e 1.794 sistemi lanciarazzi “Guided Multiple Launch Rocket Systems” di Lockheed Martin (382 milioni), mentre la Marina potrà dotarsi di 192 nuovi missili da crociera “Tomahawh” di Raytheon (valore 320 milioni di dollari) e del sistema di missili balistici “Trident II” di Lockheed Martin (1,5 miliardi). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Per tagliare davvero le spese militari, secondo l’amministrazione Obama, bisognerà attendere i prossimi cinque anni, anche se è presumibile che ci si limiterà ancora ad aggiustamenti e spostamenti tra le singole voci di bilancio, evitando il più possibile d’intaccare le risorse per i sistemi d’armi. Le nuove linee guida del Pentagono, presentate all’inizio di gennaio, delineano queste prospettive di revisione dei budget, privilegiando in particolare gli interventi strategici di Marina e Aeronautica in Medio oriente ed oceano Pacifico. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: IT; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;“Le forze militari saranno meno numerose ma più agili, flessibili, pronte e tecnicamente avanzate”, ha spiegato il segretario della difesa, Leon Panetta, in occasione della presentazione del bilancio di previsione 2013. Sempre per Panetta, “entro il 2017, US Army vedrà una riduzione da 547.000 a 490.000 uomini, mentre il Corpo dei marines subirà un taglio di 182.000 unità”. Alla fine saranno eliminate otto brigate di pronto intervento, due delle quali oggi ospitate in Germania, mentre di contro raddoppierà il numero dei militari dell’esercito di stanza a Vicenza. Ma aldilà dei “buoni” propositi dell’amministrazione Usa, il prossimo anno il personale a disposizione delle quattro forze armate subirà una riduzione di appena l’1,5%. Resteranno comunque operativi &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;1,4 milioni di militari, sempre di più di quanti erano nel 2001 prima degli attentati dell’11 settembre e della dichiarazione di guerra globale al “terrorismo” internazionale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-9134527096205947367?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/9134527096205947367/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/barack-obama-al-supermarket-delle-armi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/9134527096205947367'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/9134527096205947367'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/barack-obama-al-supermarket-delle-armi.html' title='Barack Obama al supermarket delle armi 2013'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-3150829805861567935</id><published>2012-02-11T01:53:00.000-08:00</published><updated>2012-02-11T01:53:16.297-08:00</updated><title type='text'>Marines USA in Afghanistan con le bandiere delle SS</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Dieci marines in posa, sorridenti, in tenuta d’assalto con tanto di fucile-mitragliatore al braccio. Tutti tiratori scelti, cecchini di un reparto speciale inviato nell’inferno afgano. Al centro, in alto, la bandiera a stelle e strisce degli Stati Uniti d’America. Sotto, più grande, una bandiera blu con in mezzo le SS stilizzate della famigerata &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Schutzstaffel, la polizia segreta militare nazista. La foto è apparsa nei giorni scorsi sul sito internet della Knight’s Armament, azienda produttrice di armi di Titusville, Florida.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; Per mostrare i sistemi bellici e i servizi offerti, spiegano i general manager. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;La foto con i nazi-marines è stata scattata nel settembre 2010 nel distretto di Sangin, provincia di Helmand, una delle aree più pericolose dell’Afghanistan. Gli uomini sono in forza alla compagnia “Charlie” del &lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;1st Reconnaissance Battalion&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt; di Camp Pendleton, San Diego (California).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Scout snipers&lt;/i&gt; li chiamano. &lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: EN-US;"&gt;Scrutano, spiano, intercettano, sparano, uccidono. Un solo colpo. Preventivo. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Contro il nemico onnipresente, invisibile. Lo spirito di corpo è sempre quello di &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Full metal jacket&lt;/i&gt;. Ma con in più le icone della Germania hitleriana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;“Alcuni &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;scout snipers&lt;/i&gt; hanno utilizzato sfortunatamente il vecchio simbolo delle SS per la loro organizzazione d’élite, ma non avevano intenti di connotazioni o discriminazioni razziste”, ha ammesso candidamente il colonnello &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;John Guthrie del Corpo dei marines Usa. “L’ufficio del nostro ispettorato generale è venuto a conoscenza della foto lo scorso mese di novembre e abbiamo avuto conferma da un comando in Afghanistan che il personale ritratto faceva parte della compagnia “Charlie”. Usare il simbolo nazista è inaccettabile ma possiamo assicurare che si è trattato solo di un’ingenuità”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Problema di assai poca rilevanza pure secondo il portavoce del battaglione di stanza a Camp Pendleton, maggiore Gabrielle Chapin. “La bandiera con le SS non ha niente a che fare con noi marines e con la nostra storia”, ha dichiarato. “Io non credo tuttavia che gli uomini coinvolti nella vicenda abbiano mai voluto utilizzare alcun tipo di simbolo legato all’organizzazione militare criminale della Germania nazista che ha commesso tante atrocità durante la Seconda Guerra mondiale. Non sappiamo da dove sia spuntata la bandiera anche se pensiamo che era di proprietà di uno dei marines della foto. Nessuno sarà comunque punito perché quello dei ragazzi è stato un gesto di ignoranza e di stupidità, piuttosto che una proclamazione volontaria e cosciente”. Per il maggiore è inutile eseguire ulteriori indagini per individuare e punire i responsabili anche perché “nessuno è più in servizio con l’unità”. “Non è escluso che qualcuno possa essere comunque rimasto nel Corpo dei marines”, ha tuttavia ammesso Chapin.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;L’atteggiamento ambiguo ed omissivo dei vertici del battaglione d’élite è stato duramente stigmatizzato dalle organizzazioni antirazziste e dai rappresentanti delle più note associazioni ebraiche statunitensi. Per il rabbino Marvin Hier, fondatore del Centro “Simon Wiesenthal” di Los Angeles, non è assolutamente credibile che “il mettersi in posa con la bandiera nazista sia stato un semplice disguido”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;“Si tratta di un crimine atroce”, ha commentato Michael Weinstein della Military Religious Freedom Foundation di Albuquerque, New Mexico. “In questi anni abbiamo visto di tutto ma questa cosa ci ha letteralmente lasciato attoniti. &lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: EN-US; mso-fareast-language: IT;"&gt;Questa fotografia è realmente orribile. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Se l’uso dei simboli nazisti viene in ogni caso condonato o tollerato dal Corpo dei Marines, ci sono implicazioni disgustose per tutti coloro che stanno combattendo per il nostro paese o credono nei principi costituzionali”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;La fondazione ha inviato una lettera aperta al Segretario della difesa Leon Panetta e al comandante in capo dei marines, generale James Amos, chiedendo d’intervenire e punire i militari ritratti sotto la bandiera delle SS. “Non si tratta di un fatto isolato, anzi temiamo che l’utilizzo di simboli nazisti sia stato praticato per anni all’interno del Corpo”, ha dichiarato Michael Weinstein all’agenzia &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Associated Press&lt;/i&gt;. La Military Religious Freedom Foundation ha prodotto una seconda foto, scattata nel 2004 all’interno del &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Marine Corps Air Ground Combat Center di Twentynine Palms, California, che ritrae due marines armati di fucili di precisione 7.62mm M40 con alle spalle ancora una bandiera con le svastiche. “Pure quei due uomini erano in forza al plotone di &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;scout snipers&lt;/i&gt; del 1st Battalion del 7° Marines”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Il&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt; segretario Leon Panetta ha fatto sapere di avere già incontrato il comandante dei marines, generale Amos, per chiedere la riapertura delle indagini su quanto accaduto in Afghanistan e l’assunzione di “un’azione appropriata contro i responsabili”. Un alto ufficiale Usa ha dichiarato ad &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Associated Press&lt;/i&gt; che Panetta “avrebbe espresso apprezzamento per le azioni intraprese dal generale Amos” e che quest’ultimo “avrebbe ordinato ai suoi comandanti di fare accertamenti su tutti i simboli utilizzati dai tiratori scelti del Corpo dei marines, assicurandosi che essi siano istruiti su quelli che sono inappropriati”. Inappropriati, appunto, non immorali, illegittimi o illegali. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;Con le foto dei cecchini con tanto di bandiere delle SS, il Corpo dei Marines si trova per la seconda volta in meno di un mese al centro delle polemiche dei media. In un video postato su youtube, erano stati immortalati alcuni uomini in forza ad un reparto di base a&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: IT; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt; Camp Lejeune (North Caroline) che urinavano sui cadaveri di alcuni combattenti afgani dopo un conflitto a fuoco. Corpi oltraggiati, straziati, dilaniati, stuprati. Immagini emblematiche di ciò che è la guerra in Afghanistan. E dei “valori militari” che alimentano i protagonisti-killer.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-3150829805861567935?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/3150829805861567935/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/marines-usa-in-afghanistan-con-le.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/3150829805861567935'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/3150829805861567935'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/marines-usa-in-afghanistan-con-le.html' title='Marines USA in Afghanistan con le bandiere delle SS'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-1881993265951767985</id><published>2012-02-08T01:51:00.001-08:00</published><updated>2012-02-08T01:51:57.392-08:00</updated><title type='text'>Eldorado Afghanistan per Finmeccanica</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Il Ministero della difesa ha scelto alcune società del gruppo Finmeccanica per potenziare il livello di protezione delle basi operative e di supporto dei militari italiani in Afghanistan. Il contratto, per un valore poco inferiore ai cento milioni di euro, prevede la fornitura di apparecchiature di sorveglianza che includono i radar &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;uomo-trasportabile&lt;/i&gt; “Lyra 10” prodotti da Selex Sistemi Integrati (già acquistati dalla Guardia costiera italiana per la vigilanza a corto raggio dei mari anche in funzione anti-migranti)&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; &lt;/i&gt;e diversi sensori elettro-ottici ed acustici di Selex Galileo per la localizzazione delle sorgenti di fuoco.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Le aziende di Finmeccanica garantiranno pure l’installazione di telecamere, posti comando e di guardia per la gestione dei sistemi di sorveglianza di aeroporti e basi e “sistemi robotizzati in versione da combattimento” di Oto Melara. Responsabile del trasporto, installazione, integrazione e gestione di tutti i sistemi sarà Selex Sistemi Integrati. All’azienda di elettronica militare sarà anche affidato il potenziamento del sistema di comando e controllo &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;SIACCON2&lt;/i&gt; dell’Esercito italiano e “dell’infrastruttura connettiva attualmente utilizzata in Afghanistan per ottenere una maggiore efficacia ed interoperabilità”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;A riprova che il sanguinoso conflitto afgano è sempre più un buon affare per il complesso militare industriale italiano, a fine gennaio è giunta la notizia che US Air Force ha aggiudicato un contratto di 12 milioni di dollari a DRS Defense Solutions (gruppo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt; DRS Technologies Inc.), società Finmeccanica con sede in Maryland, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;per l’installazione del sistema &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Improved Altitude Hold and Hover Stabilization&lt;/i&gt; a bordo degli elicotteri Sikorsky HH-60G “Pave Hawk” utilizzati particolarmente in Afghanistan e Iraq. Drs Defense Solutions &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;fornirà anche l’integrazione delle piattaforme, i programmi di sviluppo dei dati tecnici, i pezzi di ricambio e l’assistenza per la flotta di elicotteri. “Gran parte delle perdite dei Sikorsky HH-60G in Iraq ed in Afghanistan possono essere attribuite a problemi legati alle condizioni atmosferiche come le tempeste di sabbia e ai rischi di quando si vola su terreni sconosciuti”, ha commentato il presidente di DRS, Logen Thiran. “La nostra tecnologia di stabilizzazione &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;IAHHS&lt;/i&gt; avrà un ruolo fondamentale nel garantire la sicurezza delle persone dentro ed intorno all’aeromobile quando operano in queste condizioni sfavorevoli. Apporteremo miglioramenti che consentiranno agli elicotteri una maggiore capacità di librarsi in volo e di navigazione e migliori sistemi di discesa ed atterraggio automatico”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Lo scorso anno, DRS Defense Solutions si era aggiudicata un contratto del valore di 23 milioni e mezzo di dollari per la fornitura dei servizi di supporto informatico della base aerea di Bagram, una delle principali infrastrutture delle forze armate Usa in Afghanistan. Nello specifico, la società italo-statunitense deve assicurare la “piena interoperabilità dei sistemi C4I (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Command, Control, Communications and Computer Information&lt;/i&gt;) impiegati per la pianificazione, la gestione e l’integrazione delle operazioni nel campo di battaglia congiuntamente ai militari della coalizione alleata”. La base di Bagram è nota come la &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Guantanamo afgana&lt;/i&gt;: ospita infatti il maggiore centro di detenzione di cittadini afgani sospettati di “terrorismo”, vittime di gravi maltrattamenti, torture e violazioni dei diritti umani.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;A fine 2008, Alenia North America, altra società controllata da Finmeccanica con sede negli Stati uniti d’America, aveva sottoscritto con US Air Force un contratto di vendita di 18 aerei da trasporto tattico C-27A, nient’altro che i vecchi G.222 in uso all’aeronautica militare italiana, successivamente dismessi e riammodernati negli stabilimenti Alenia di Napoli Capodichino. La transazione ha sollevato più di un dubbio dal punto di vista della legittimità e della trasparenza: i velivoli, infatti, sono stati ordinati dal &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Combined Security Transition Command&lt;/i&gt;, il comando per le operazioni Usa in Afghanistan, per essere poi rivenduti all’Afganistan National Army Air Force (ANAAF), la ricostituita aeronautica militare afgana. L’ammontare della commessa, comprensiva della fornitura dei velivoli, delle parti di ricambio e del supporto logistico in Italia e in Afghanistan, è stato di 287 milioni di dollari. Due anni più tardi il Pentagono ha ordinato a Finmeccanica altri due G.222 da consegnare - via Washington - alle forze afgane. Con un contratto aggiuntivo di 30 milioni di dollari, Alenia North America dovrà modificare i velivoli addizionali in funzione “trasporto VIP”, dotandoli di un nuovo sistema autopilota e delle protezioni balistiche. La società ha pure ricevuto da US Air Force altri 20 milioni di dollari per ulteriori lavori di riparazione e manutenzione degli aerei a Madison (Stati Uniti) e in Italia. A fine 2011 erano già stati consegnati&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt; all’aeronautica afgana quattordici C-27A.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;“Grazie ai G-222, Alenia North America supporterà ancora una volta le forze armate Usa nella lotta globale al terrorismo”, ha commentato&lt;span&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;Giuseppe Giordo&lt;/span&gt;, presidente ed amministratore delegato della società del gruppo Finmeccanica. “I velivoli sono ideali per consentire al governo di Kabul di fornire assistenza umanitaria, evacuazione feriti e supporto logistico in tutto il paese, in special modo nelle aree più remote non facilmente accessibili o isolate a causa delle condizioni del terreno”. I tecnici di Alenia North America curano pure la formazione dei piloti afgani e statunitensi e del personale addetto alla manutenzione dei velivoli. I corsi vengono tenuti presso lo stabilimento Alenia di Capodichino e nella base aerea di San Antonio (Texas). Le operazioni di supporto logistico nello scalo aereo di Kabul sono state affidate invece alla società “L-3 Vertex Aerospace”, uno dei maggiori contractor Usa nel settore aerospaziale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;I manager di Finmeccanica nutrono ancora qualche speranza di assicurarsi un’altra grossa triangolazione con destinazione finale l’Afghanistan. Due anni fa hanno proposto ad US Air Force l’acquisto di una ventina di cacciabombardieri AMX in via di dismissione dall’Aeronautica militare italiana, da trasferire in seguito alle forze aeree afgane. “I velivoli, ottimali per gli attacchi contro obiettivi terrestri, potrebbero essere migliorati nella versione ATOL, acronimo che sta per &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;potenziamento delle capacità operative e logistiche&lt;/i&gt;”, hanno spiegato ad Alenia. Inizialmente, il Dipartimento della difesa si era dichiarato interessato alla commessa, ma dopo i tagli al budget della difesa e i diktat di Obama a &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;comprare americano&lt;/i&gt; è facile supporre che alla fine i “nuovi” caccia per gli afgani saranno ordinati alle holding belliche a denominazione d’origine controllata &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;U.S.A.&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-1881993265951767985?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/1881993265951767985/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/eldorado-afghanistan-per-finmeccanica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/1881993265951767985'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/1881993265951767985'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/eldorado-afghanistan-per-finmeccanica.html' title='Eldorado Afghanistan per Finmeccanica'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-7281269737722581528</id><published>2012-02-06T09:23:00.000-08:00</published><updated>2012-02-06T09:23:00.696-08:00</updated><title type='text'>Gli insospettabili amici dell’avvocato Rosario C.</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Biografia non autorizzata del vero dominus dell’affaire Parco commerciale di Barcellona Pozzo di Gotto che tanto inquieta il vicepresidente del Senato Domenico Nania e l’intera amministrazione comunale a rischio di scioglimento per infiltrazione mafiosa.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;“Rosario Pio Cattafi è inserito a pieno titolo, in una posizione di preminenza rispetto a quello dei singoli affiliati, in alcune organizzazioni criminali di tipo mafioso, quali la &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;famiglia &lt;/i&gt;di Benedetto Santapaola e la &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;famiglia &lt;/i&gt;di Barcellona Pozzo di Gotto”. Il 21 luglio del 2000, il Tribunale di Messina delineava il profilo criminale di quello che da lì a poco sarebbe divenuto l’ideatore-tessitore del grande affaire del parco commerciale del Longano. Una “persona socialmente pericolosa”, contro cui veniva emessa la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza con obbligo di soggiorno nel Comune di Barcellona, per la durata di cinque anni. “Numerosi collaboratori di giustizia, tra i quali spiccano Angelo Epaminonda e Maurizio Avola hanno indicato Cattafi come personaggio inserito in importanti operazioni finanziarie illecite e di numerosi traffici di armi, in cui sono emersi gli interessi di importanti organizzazioni mafiose quali, oltre alla cosca Santapaola, le famiglie Carollo, Fidanzati, Ciulla e Bono”, aggiungevano i giudici peloritani. Sei anni più tardi i membri della commissione prefettizia inviata per indagare sulle infiltrazioni mafiose al Comune, avrebbero descritto il Cattafi come “una delle figure più emblematiche mediante il quale la città di Barcellona diventa il crocevia, snodo nevralgico e luogo di convergenza ove si intersecano gli interessi della mafia catanese e palermitana, intrecciandosi con imponenti operazioni finanziarie e di illeciti traffici che portano fino alla lontana Milano”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Da giovanissimo aveva militato nelle file della destra eversiva “rendendosi protagonista nell’ambiente universitario messinese di alcuni pestaggi (unitamente al mistrettese Pietro Rampulla, l’esperto artificiere della strage di Capaci), risse aggravate, danneggiamento, detenzione illegale di armi”. Erano gli anni in cui si stringeva nel capoluogo dello Stretto un’inedita alleanza tra neofascisti, ‘ndrangheta, massoneria deviata e misteriose organizzazioni paramilitari. “L’Italia come il Portogallo di Salazar, la Spagna di Franco e la Grecia dei colonnelli” era la parola d’ordine. Tra i protagonisti dei raid nelle aule accademiche e alla casa dello Studente spiccavano alcuni militanti di Ordine Nuovo, “movimento culturale” che a Messina era ospitato nella sede del Msi-Dn. Vicereggente provinciale del Fuan, l’organizzazione universitaria del partito di Almirante, era al tempo Rosario Cattafi. “Questo personaggio ha origini ordinoviste”, spiegò nel 1995 l’allora Procuratore della Repubblica di Firenze Pierluigi Vigna ai membri della Commissione parlamentare antimafia presieduta dall’onorevole Parenti. Ancora più netti i militari del Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata (GICO) della Guardia di finanza di Firenze. “Prima di far parte di Cosa Nostra, al tempo in cui frequentava l’Università di Messina, Cattafi era un terrorista”, scrissero il 3 aprile 1996 in un’informativa su un presunto traffico di armi a livello internazionale. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoPlainText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoPlainText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Trasferitosi in Lombardia a metà degli anni ’70, Cattafi fu sospettato di essere stato uno dei capi di una presunta associazione operante a Milano, responsabile del sequestro, nel gennaio 1975, dell’imprenditore Giuseppe Agrati, rilasciato dopo il pagamento di un riscatto miliardario. All’organizzazione fu anche contestata la compartecipazione nei traffici di stupefacenti e nella gestione delle case da gioco per conto delle famiglie mafiose siciliane. Nei primi anni ’80, il barcellonese si sarebbe attivato in vista del trasferimento di una partita di cannoni “Oerlikon” a favore dell’emirato di Abu Dhabi. I documenti sulla transazione di materiale bellico furono scoperti nel corso di un’inchiesta della procura meneghina interessata a verificare se dietro un suo viaggio a Saint Raffael c’era l’obiettivo di “stipulare per conto della famiglia Santapaola un accordo con i Greco per la distribuzione internazionale di stupefacenti”. Le indagini consentirono di accertare che il Cattafi aveva avuto accesso a numerosi e cospicui conti correnti in Svizzera e che aveva tenuto “non meglio chiariti rapporti” con presunti appartenenti ai servizi segreti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoPlainText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoPlainText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Nell’agosto del 1993 fu indicato in una nota della Squadra Mobile di Messina quale fornitore di materiale esplodente e di armi ai sicari della cosca barcellonese ed “uno dei maggiori esponenti del clan”. L’1 settembre dello stesso anno la sua abitazione fu oggetto di perquisizione su decreto emesso dalla Procura di Messina nell’ambito di un procedimento penale per traffico internazionale di armi, associazione per delinquere, truffa e corruzione, nel quale egli risultava coindagato unitamente al re dei casinò delle Antille olandesi Saro Spadaro e al faccendiere italo-peruviano Filippo Battaglia. Il procedimento fu avocato dalla Procura di Catania che rinviò a giudizio il solo Battaglia (poi assolto). Rosario Cattafi fu invece tratto in arresto il 9 ottobre &lt;metricconverter productid="1993 in" w:st="on"&gt;1993 in&lt;/metricconverter&gt; esecuzione di un ordine di cattura emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, nell’ambito dell’inchiesta sull’autoparco della mafia di via Salomone a Milano. Dopo una condanna in primo grado a 11 anni e 8 mesi per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti (4 anni scontati nel carcere di Opera), la sentenza fu annullata per un vizio procedurale. Rifatto il processo, Cattafi venne assolto perché in sede dibattimentale furono dichiarate inutilizzabili le intercettazioni ambientali che avevano documentato le sue frequentazioni dell’autoparco. In una delle intercettazioni, il 16 settembre 1992, Cattafi si vantava di avere avuto modo di assistere ad un importantissimo summit mafioso, tenutosi probabilmente ad Erice, durante il quale venne deliberato un patto chiamato &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;accordo delle cinque monete&lt;/i&gt;. “Sembra che il Cattafi voglia riferirsi a quanto raccontato a suo tempo anche a Franco Carlo Mariani e cioè di aver assistito ad un convegno a cui avevano partecipato gli esponenti di cinque mafie mondiali (siciliana, marsigliese, nordamericana, sudamericana e cinese)”, spiegano gli uomini del GICO.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Del barcellonese si occupò poi &lt;personname productid="la Procura" w:st="on"&gt;la Procura&lt;/personname&gt; di &lt;personname productid="La Spezia" w:st="on"&gt;La Spezia&lt;/personname&gt; nell’ambito dell’inchiesta su un grosso traffico di armi delle società Oto Melara, Breda ed Augusta con paesi sottoposti ad embargo. Nel 1998 fu invece sottoposto ad indagini (anch’esse poi archiviate) da parte delle Procure di Caltanissetta e Palermo sui cosiddetti “mandanti occulti” della strategia stragista del 1992-93. Nel procedimento (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Sistemi Criminali&lt;/i&gt;), il nome di Cattafi comparve accanto ai boss mafiosi Salvatore Riina e Nitto Santapaola, al patron della P2 Licio Gelli, all’ordinovista Stefano Delle Chiaie e a Filippo Battaglia. Sugli indagati, &lt;span style="layout-grid-mode: line;"&gt;il sospetto di&lt;/span&gt; &lt;span style="layout-grid-mode: line;"&gt;“avere, con condotte causali diverse ma convergenti, promosso, costituito, organizzato, diretto e/o partecipato ad un’associazione avente ad oggetto il compimento di atti di violenza con fini di eversione dell’ordine costituzionale, allo scopo - tra l’altro - di determinare le condizioni per la secessione politica della Sicilia e di altre regioni meridionali dal resto d’Italia…”. &lt;/span&gt;Un rapporto della D.I.A. (1994) aveva segnalato contatti telefonici fra le utenze utilizzate dal Cattafi &lt;span style="layout-grid-mode: line;"&gt;“&lt;/span&gt;con soggetti riconducibili a Licio Gelli e Stefano Delle Chiaie, fra la fine del 1991 e gli inizi del 1992&lt;span style="layout-grid-mode: line;"&gt;”&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;A rafforzare l’immagine e il potere del presunto “capo dei capi” della mafia messinese, le amicizie con politici, parlamentari, giudici e imprenditori. È stato ancora il GICO di Firenze ad abbozzare la lista dei contatti “eccellenti”. “Sulla base degli elementi desumibili dalla documentazione sequestrata, Cattafi frequentava circoli e club sia a Milano che a Barcellona, potendo così incrementare il numero delle conoscenze utili... Risultava interessato in particolare all’attività del “Circolo Corda Fratres” di Barcellona, il cui rappresentante, Antonio Franco Cassata, risulta rappresentante anche della “Ouverture–Associazione Italia-Benelux” e del “Comitato Organizzativo Premio Letterario Nazionale Bartolo Cattafi”. “In merito all’attività di tali associazioni e circoli – aggiungevano gli inquirenti - apparirebbe opportuno maggiormente indagare essendo tali attività, sovente, mezzo di copertura a congreghe massoniche coperte, atteso anche che notizie informative indicano il Cattafi appartenere a tali consorterie”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Venivano inoltre segnalati i legami con l’on. Dino Madaudo (Psdi), al tempo sottosegretario al Ministero delle Finanze e successivamente sottosegretario alla Difesa con delega all’Arma dei Carabinieri. “Rapporti del Cattafi con amministratori pubblici sono evidenziati dai contatti telefonici peraltro frequenti con utenze intestate all’Assemblea Regionale Siciliana alla Presidenza della Regione Sicilia e Assessorato Industria. Persone legate al Cattafi sono Domenico Caliri, antiquario di Barcellona Pozzo di Gotto, l’attore Gianfranco Jannuzzo e l’avvocato Francesco Sciotto, all’epoca assessore all’Industria e appartenente allo stesso partito del Madaudo (…) Conoscenze e rapporti del Cattafi non si limitano a ciò ma spaziano da un viceprefetto di Messina (Giuseppe Rizzo) con scambi augurali attestanti &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;fraterna amicizia&lt;/i&gt;, a non meglio definite conoscenze all’interno della Questura di Messina che gli avevano addirittura consentito di locare un immobile di sua proprietà in Barcellona al Ministero della Pubblica Sicurezza: difatti nell’immobile si era insediato il locale Commissariato di P.S.”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Nella sua informativa, il GICO annotava che sulle agende del Cattafi comparivano le voci “Franco Cassata”, “Dott. Franco Cassata A.–Procura”; “Corda Fratres–Circolo”. “La prima utenza corrisponde a quella dell’abitazione del dottor Antonio Franco Cassata; la seconda agli Uffici Giudiziari di Messina e la terza all’associazione culturale di cui il Cassata risulta rappresentante legale…”. Anch’egli barcellonese, Cassata è l’odierno Procuratore generale di Messina. Secondo &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Il Fatto Quotidiano&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt; del 21 settembre 2011, sarebbe&lt;/span&gt; finito sotto indagine a Reggio Calabria per concorso esterno in associazione mafiosa. A dicembre, il Tribunale di Reggio ne ha invece ordinato il rinvio a giudizio per “diffamazione aggravata in concorso con ignoti”. Vittima, il professore Adolfo Parmaliana, morto suicida l’1 ottobre 2008 dopo aver inutilmente lottato, in solitudine, contro le tante illegalità nella vita politico-amministrativa del Comune di Terme Vigliatore.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Articolo pubblicato su &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;I Siciliani giovani&lt;/i&gt;, n. 1, gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-7281269737722581528?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/7281269737722581528/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/gli-insospettabili-amici-dellavvocato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7281269737722581528'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7281269737722581528'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/gli-insospettabili-amici-dellavvocato.html' title='Gli insospettabili amici dell’avvocato Rosario C.'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-7334567154218646079</id><published>2012-02-03T23:21:00.001-08:00</published><updated>2012-02-04T09:13:48.520-08:00</updated><title type='text'>Accordo Nato: Sigonella sarà “capitale mondiale dei droni”</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; font-weight: normal; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; font-weight: normal; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-weight: bold; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;&lt;em&gt;Per future «guerre preventive» in Medio Oriente, Africa, Est Europa, gli Usa e la Nato varano uno dei più costosi programmi nella storia dell’alleanza. Solo 13 paesi contribuiranno, Francia e Gran Bretagna restano ai margini, Spagna e Polonia si tirano fuori. L’Italia al centro del progetto. Altro che rinunciare agli F35...&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; font-weight: normal; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;“E’ un buon accordo, un grande accordo, un accordo ben fatto”. Non nasconde la sua soddisfazione il segretario della difesa Leon Panetta: la NATO si doterà entro il 2017 di un nuovo sistema di sorveglianza terrestre, l’AGS &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;(Alliance Ground Surveillance)&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; font-weight: normal; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt; e il suo centro di comando e di controllo verrà installato nella base siciliana di Sigonella. La lunga ed estenuante trattativa tra i partner ha visto però ridurre progressivamente a 13 il numero di paesi che contribuiranno a quello che si preannuncia come uno dei più costosi programmi della storia dell’Alleanza atlantica. Oltre a Stati Uniti e Italia, &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Romania, Slovacchia e Slovenia. Un contributo operativo specifico verrà comunque da Francia e Gran Bretagna che metteranno a disposizione i propri sistemi &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;French Heron Tp&lt;/i&gt; (coprodotti con Israele) e &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Uk Sentinel&lt;/i&gt;. Restano fuori Spagna e Polonia, candidatesi inizialmente con l’Italia per ospitare l’AGS con i cinque velivoli senza pilota del tipo “Global Hawk” che la Nato acquisterà d&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;alla &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;statunitense &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Northrop Grumman&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;“L’accordo &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;è un passo fondamentale verso un sistema di sorveglianza dell’Alleanza &lt;/span&gt;in grado di dare ai comandanti una fotografia precisa di qual è la situazione sul terreno”, ha dichiarato il segretario generale Nato, Anders Fogh Rasmussen. “E la recente operazione in Libia ha dimostrato quanto importante sia questa capacità”. Durante i mesi del conflitto libico, proprio a Sigonella l’US Air Force aveva schierato due “Global Hawk” e un imprecisato numero di droni &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; font-weight: normal; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;MQ-1 Predator&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; font-weight: normal; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;, utilizzati in particolare per individuare gli obiettivi e dirigere i bombardamenti dei caccia della coalizione a guida Nato.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; font-weight: normal; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt; Nei programmi del Pentagono, la base siciliana è destinata a fare da vera e propria capitale mondiale dei velivoli senza pilota: entro il 2015 dovrà ospitare un reparto di Us Air Force con 4-5 “Global Hawk”, più altri 4 droni in via di acquisizione della Marina Usa.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Un accordo di massima per la trasformazione di Sigonella in “principale base operativa” del sistema AGS era stato raggiunto a Cracovia il 19 e 20 febbraio 2009, durante il vertice dei ministri della difesa della NATO. “Abbiamo scelto questa struttura dopo un’attenta valutazione e per la sua centralità strategica nel Mediterraneo che le consentirà di concentrare in quella zona le forze d’intelligence italiane, della NATO e internazionali”, dichiarò a margine dell’incontro l’allora Capo di Stato Maggiore della difesa, generale Vincenzo Camporini. Ancora più esplicito il vicesegretario generale per gli investimenti alla difesa dell’Alleanza, Peter C. W. Flory: “L’AGS è essenziale per accrescere la capacità di pronto intervento in supporto delle forze NATO per tutta le loro possibili future operazioni”. Un sistema dunque destinato non solo alle attività d’intelligence o alla raccolta ed elaborazione dati, ma che consentirà la realizzazione dei futuri piani di “guerra preventiva” e di &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;first strike&lt;/i&gt; in Africa, est Europa e Medio oriente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;Articolo pubblicato su &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Il Manifesto&lt;/i&gt;, 4 febbraio 2012&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-7334567154218646079?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/7334567154218646079/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/accordo-nato-sigonella-sara-capitale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7334567154218646079'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7334567154218646079'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/accordo-nato-sigonella-sara-capitale.html' title='Accordo Nato: Sigonella sarà “capitale mondiale dei droni”'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-1806207497992637930</id><published>2012-02-03T04:39:00.000-08:00</published><updated>2012-02-03T04:39:02.714-08:00</updated><title type='text'>Da falco del Pentagono a supermanager di Finmeccanica</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Finmeccanica, holding a capo del complesso militare industriale nazionale, ha scelto l’ex viceministro della Difesa degli Stati Uniti d’America, William J. Lynn, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;come nuovo presidente e amministratore delegato della controllata DRS Technologies, società produttrice di sistemi elettronici avanzati con sede in New Jersey. Secondo il general manager di &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Finmeccanica Giuseppe Orsi, la nomina di Lynn è “fondamentale” per rafforzare il ruolo del gruppo nel mercato USA della difesa e della sicurezza e conseguire “un’organizzazione ed una struttura di management più efficienti e competitive”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;A Lynn saranno attribuiti pure i compiti di supervisione delle attività delle altre società di Finmeccanica operanti in nord America (AgustaWestland, OTO Melara, AleniaAermacchi e Selex). Incerto a questo punto il futuro di DRS Technologies. Un anno fa, il consiglio d’amministrazione di Finmeccanica retto da Pier Francesco Guarguaglini era intenzionato a vendere la società e ridurre il deficit della holding valutato intorno ai 4,6 miliardi di euro. Anche il neoamministratore delegato Orsi ha fatto accenno a un piano di ristrutturazione aziendale con la dismissione di comparti “non strategici” per più di un&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;miliardo di euro. Ma con un manager d’eccellenza come mister Lynn, l’azienda statunitense sarebbe tutt’altro che secondaria per i progetti di rilancio di Finmeccanica ed è dunque improbabile una sua cessione a breve termine. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Si è svolta dentro le mura del Pentagono buona parte della vita e della carriera professionale di William J. Lynn. &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Viceministro di Obama &lt;/span&gt;dal febbraio 2009 all’ottobre 2011, egli ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo delle nuove concezioni strategiche del Dipartimento della difesa nel settore nucleare, aerospaziale e della &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;cybersicurity&lt;/i&gt;. Molto tempo prima (dal 1982 al 1985) Lynn aveva ricoperto il ruolo di direttore esecutivo per i progetti della difesa dell’ultraconservatore &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Center for Strategic and International Studies – CSIS&lt;/i&gt; e di ricercatore sulle “forze strategiche nucleari e il controllo delle armi” della &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;National Defense University&lt;/i&gt;. Successivamente Lynn passò a fare da consigliere militare del senatore democratico Edward Kennedy, per essere poi nominato dal presidente Bill Clinton, sottosegretario alla Difesa e responsabile dei programmi di analisi e valutazione militari.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;A partire dell’agosto 2002, William Lynn scelse di dedicarsi direttamente al più redditizio business delle armi, assumendo l’incarico di vicepresidente della Raytheon Company, colosso statunitense nella produzione di sistemi missilistici e nucleari. Nove anni più tardi la contestata nomina a viceministro della Difesa: senatori repubblicani e alcune associazioni politiche denunciarono la violazione della “regola etica” promulgata da Obama secondo cui, per i nuovi membri dell’amministrazione, dovevano trascorrere almeno due anni di tempo dalla conclusione delle attività di lobbying all’assunzione di un incarico ministeriale nell’ambito dello stesso settore. Lynn, invece, si era dimesso da Raytheon solo alla vigilia di giurare fedeltà alla Costituzione. Perché Obama chiudesse un occhio fu sufficiente che il neo viceministro alienasse il pacchetto di azioni dell’industria militare di cui era entrato in possesso. Per le dimissioni bisognerà attendere la nomina di Leon Panetta a segretario del Dipartimento della difesa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;William J. Lynn sostituirà alla guida di DRS Technology l’anziano &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Mark Newman&lt;/span&gt;, figlio di Leonard Newman, fondatore nel 1968 della società di elettronica. Nel 2008 fu proprio Mark a vendere DRS agli italiani, ricevendo in cambio la cifra record di 5,2 miliardi di dollari e riuscendo pure a mantenerne la presidenza e l’amministrazione. L’acquisizione dell’azienda comportò per Finmeccanica l’assunzione di 1,2 miliardi di dollari di indebitamento netto con tre grandi istituti di credito italiani (Mediobanca, Intesa Sanpaolo e UniCredit) e con la statunitense Goldman Sachs International. Ogni singola azione venne rastrellata meticolosamente a 81 dollari, quando in Borsa era stata quotata un mese prima a 63. Alla spericolata operazione finanziaria, secondo &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;IlSole24 Ore&lt;/i&gt;, partecipò come intermediario Lorenzo Cola detto “Lollo”, recentemente condannato a tre anni e quattro mesi per riciclaggio internazionale nell’ambito dell’inchiesta sull’affaire Telecom Sparkle-Fastweb. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;A incaricare Cola fu l’allora amministratore delegato di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini. “Fu Cola a rappresentare Finmeccanica nei confronti di Jeffrey Smith, l’avvocato dello studio legale di Washington &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Arnold&amp;amp; Porter&lt;/i&gt; ed ex direttore generale della Cia che si occupò degli aspetti legali dell’acquisizione per contro del gruppo italiano”, ha scritto il giornalista Claudio Gatti. Il 19 marzo del 2009, Guarguaglini e Cola parteciparono congiuntamente al ricevimento ufficiale organizzato dall’ambasciatore italiano a Washington, Giovanni Castellaneta, oggi presidente di Sace S.p.A. e membro del consiglio d’amministrazione di Finmeccanica. Ospite d’onore del sontuoso party diplomatico, l’allora vicesegretario alla difesa William Lynn.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Con oltre diecimila dipendenti e un fatturato annuo che sfiora i tre miliardi di dollari, DRS Technologies è uno dei maggiori fornitori delle forze armate USA di apparecchiature e programmi di comando, controllo e comunicazione, computer, sistemi d’intelligence e sorveglianza, centri di elaborazione dati “AEGIS” per unità navali, componenti varie per carri armati e &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;cacciabombardieri&lt;/span&gt;. A fine 2008, DRS Technologies ha venduto sistemi elettronici e di visione “JV-5” per 531 milioni di dollari, destinati ad oltre quaranta tipi di veicoli ruotati e cingolati dell’US Army e dei Marines. Nell’estate del 2009, l’azienda si è invece aggiudicata contratti per il valore complessivo di 143,9 milioni di dollari per la produzione di “addestratori P5” per i caccia F-15 ed -16 dell’aeronautica e della marina militare statunitense, e di 270 rimorchi “M1000” (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Heavy Equipment Transporter&lt;/i&gt;) per il trasporto su strada e terreni accidentati dei carri armati M1 “Abrams”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Due importanti contratti sono stati firmati alla fine dello scorso anno, il primo con Lockheed Martin per la fornitura alla Marina militare USA di sistemi di combattimento e sonar per i sottomarini nucleari delle classi “Los Angeles”, “Seawolf” e “Virginia” (valore 400 milioni di dollari circa); il secondo direttamente con US Army per &lt;span style="color: black;"&gt;la fornitura di servizi di supporto per l’&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Improved Bradley Acquisition Subsystem&lt;/i&gt; (IBAS) e di rimessa a punto dei sistemi M1200 “Armored Knight” destinati alle unità di artiglieria campale (47,3 milioni di dollari). Anche il 2012 promette bene per DRS Technologies: il 16 gennaio la società ha ottenuto commesse per 63 milioni di dollari relative all’ammodernamento dei sistemi &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Improved Altitude Hold and Hover Stabilization&lt;/i&gt; (IAHHS) della flotta di elicotteri HH-60G “Pave Hawk” dell’US Air Force e alla fornitura di sistemi GEDMS (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Gigabit Ethernet Multiples System&lt;/i&gt;) e dei servizi di supporto logistico ai velivoli E-6B “Tacamo” di US Navy. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Non altrettanto fortunata l’altra azienda di punta di Finmeccanica, Alenia North America, che potrebbe perdere la multimilionaria fornitura ad US Air Force di 38 aerei per il trasporto tattico C-27J. Il Dipartimento della difesa ha fatto sapere lo scorso 26 gennaio di essere intenzionato a sospenderne l’acquisto in conseguenza dei tagli previsti al bilancio, nonostante l’azienda italiana abbia già consegnato 13 velivoli e stia completando la costruzione di altre unità. L’holding di Giuseppe Orsi spera ancora di ribaltare la decisione del Pentagono e, qualche giorno fa, ha nominato amministratore delegato di Alenia North America, l’ex ad di Ansaldo STS USA, Alan Calegari. Prima di fare il manager industriale, mister Calegari ha prestato servizio come ufficiale aviatore nel Corpo dei marines.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-1806207497992637930?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/1806207497992637930/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/da-falco-del-pentagono-supermanager-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/1806207497992637930'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/1806207497992637930'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/da-falco-del-pentagono-supermanager-di.html' title='Da falco del Pentagono a supermanager di Finmeccanica'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-4841617786089373681</id><published>2012-02-02T00:46:00.001-08:00</published><updated>2012-02-02T00:46:39.513-08:00</updated><title type='text'>Il caso Barcellona. Una capitale di Cosa Nostra</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none; text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: CenturyOldStyleStdBold; font-size: 15pt; mso-bidi-font-family: CenturyOldStyleStdBold; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Verrà sciolto per mafia il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto? Il Ministero ha incaricato una commissione che riferirà fra poco. Qualcuno pensa che sarebbe ora...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Una fine annunciata. Quella di una classe politica inetta ed arrogante e di una borghesia mafiosa e paramassonica. I membri, affamati tutti degli stessi sporchi affari. Miracolosamente scampato al fango di un disastro anch’esso annunciato, trema il partito unico locale. Dopo le alluvioni autunnali, si profila un forte terremoto a primavera. Che potrebbe demolire &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;l’ancien régime&lt;/i&gt; e ridare speranza, democrazia e voglia di partecipazione a migliaia di donne e uomini spogliati dei diritti di cittadinanza. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;A fine novembre 2011, la ministra dell’Interno Annamaria Cancellieri e il prefetto di Messina Francesco Alecci hanno firmato un decreto che istituisce una commissione d’indagine che dovrà “esperire accertamenti mirati” nell’ambito dei settori della gestione amministrativa del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto per “verificare l’eventuale esistenza di forme di condizionamento della criminalità organizzata”. Novanta giorni per riscrivere la storia di una delle capitali dei poteri occulti e deviati, poi la corsa contro il tempo perché Roma decreti lo scioglimento per mafia e il commissariamento della grande palude del Longano. Prima che l’amministrazione Pdl dei cugini Domenico e Candeloro Nania concluda l’ennesimo mandato quinquennale. Centinaia di atti e delibere da esaminare, una delle quali, approvata il 16 novembre 2009 in Consiglio comunale, sotto indagine della Procura della Repubblica dopo un esposto delle associazioni “Rita Atria” di Milazzo e “Città Aperta” di Barcellona e un’interrogazione fiume del parlamentare Pd Giuseppe Lumia. Oggetto, il Piano particolareggiato di un mega parco commerciale di 18,4 ettari in contrada Siena. Un’area a vocazione agricola trasformata d’incanto in cittadella dorata ove insediare molteplici &lt;span style="color: black;"&gt;infrastrutture per la grande distribuzione, alberghi, ristoranti e locali di dubbio divertimento. Una devastante colata di cemento che non ha uguali nel panorama siciliano dove il territorio è depredato da super e ipermercati. Il progetto di Barcellona prevede costruzioni &lt;/span&gt;per 398.414,45 metri cubi, contro un volume esistente di appena 23.164,68, mentre il sistema di viabilità da 5.052 metri quadri si svilupperà a sei sezioni stradali per ulteriori 35.714 m².&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;“Nella storia del parco commerciale di contrada Siena si sono verificate problematicità nell’ambito della procedura adottata dall’Amministrazione Comunale di Barcellona”, ammonisce il decreto ministeriale sui “presunti” condizionamenti criminali della vita politica nel Longano. Assai poco “presunti” in verità, dato che la società committente della redazione del piano commerciale è &lt;personname productid="la DIBECA Sas" w:st="on"&gt;la Dibeca Sas&lt;/personname&gt;, proprietaria di 5,97 ettari di terreni, già attenzionata dalla commissione prefettizia che nel 2006 aveva chiesto senza successo lo scioglimento del Comune. Motivo, il contratto di affitto sottoscritto con gli amministratori barcellonesi per un palazzo di Via Operai destinato a uffici pubblici. Un accordo che da più di dieci anni consente di rimpinguare le casse di una società notoriamente nella disponibilità dell’avvocato Rosario Pio Cattafi, ritenuto un personaggio di vertice della famiglia mafiosa locale. “Il capo dei capi di Cosa nostra messinese”, lo ha definito il collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano, già a capo del feroce clan di Mazzarrà Sant’Andrea. E qualche mese fa, su ordine del Tribunale di Messina, i Cattafi hanno pure subito il sequestro di beni e conti bancari per un valore di sette milioni di euro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; tab-stops: -3.0cm 2.0cm right 177.2pt left 361.5pt 609.55pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;“Numerose anomalie hanno condizionato l’iter progettuale del Parco di contrada Siena”, denunciano le associazioni antimafia “Rita Atria” e “Città Aperta”. “L’approvazione è avvenuta in violazione delle norme vigenti in materia urbanistica ed è per questo che chiediamo l’annullamento del provvedimento. La Dibeca, con il totale assenso degli organi comunali, si è appropriata di un settore di attività che vuole essere espressione del potere di supremazia. Nel predisporre e redigere il piano del Parco commerciale, la società di Cattafi non ha inteso soltanto condizionare l’attività del Comune, ma si erge a forza egemonica, a &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;dominus&lt;/i&gt; estraneo all’ente locale che fa sentire il suo peso su tutti i suoi organi istituzionali e burocratici. È la negazione dell’esistenza stessa dello Stato di diritto&lt;span style="layout-grid-mode: line;"&gt;”&lt;/span&gt;. Il condizionamento della pubblica amministrazione e le “pressioni esterne all’interesse generale&lt;span style="layout-grid-mode: line;"&gt;”,&lt;/span&gt; sono provati, secondo gli estensori dell’esposto, da una serie di “atti, comportamenti ed elementi sintomatici &lt;span style="layout-grid-mode: line;"&gt;che s’&lt;/span&gt;inseriscono all’interno di un pesante quadro politico rappresentato dall’approvazione del nuovo PRG di Barcellona, caratterizzata da gravi sospetti d’illegittimità&lt;span style="layout-grid-mode: line;"&gt;”&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;L’affaire di contrada Siena ha già consentito una miracolosa rivalutazione dei terreni, stimati nel luglio 2007 in 28 euro al mq. e - diciannove mesi dopo - in 85 euro al mq.. “L’approvazione del Piano particolareggiato ha innescato un meccanismo di supervalutazione dei terreni di quasi il 300% del valore venale originariamente indicato, con tutto quanto ne consegue in termini di distorsione delle regole che presiedono ad una compravendita libera e legittima e ciò sia che si realizzi o meno il Parco commerciale&lt;span style="layout-grid-mode: line;"&gt;”, &lt;/span&gt;commentano le associazioni antimafia. &lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Conti alla mano, la Dibeca di Cattafi &amp;amp; C. si è trovata proprietaria di un patrimonio fondiario stimato in 5.074.500 euro, otto volte in più di quanto aveva versato per la sua acquisizione il 7 aprile 2005.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt; &lt;/b&gt;La società aveva rilevato i terreni dall’Opera San Giovanni Bosco dei Salesiani di Barcellona che, a sua volta, li aveva ricevuti in donazione testamentaria da uno stretto congiunto di Rosario Pio Cattafi. Costo dell’operazione 619.800 euro (394.800 per i terreni agricoli e 225.000 euro per i fabbricati ospitati). Il pagamento con assegni circolari a firma &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: TimesNewRomanPS-ItalicMT; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: TimesNewRomanPS-ItalicMT; mso-bidi-font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;GDM &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;- Grande Distribuzione Meridionale, la società per azioni di Campo Calabro (Reggio Calabria) che nella primavera del 2005, previa stipula con &lt;personname productid="la Dibeca" w:st="on"&gt;la Dibeca&lt;/personname&gt; di un contratto di comodato d’uso e relativa promessa di acquisto dei terreni, aveva avviato l’iter per ottenere l’OK del Comune al megaparco commerciale. Ciononostante, la GDM poi deciderà di defilarsi dal progetto lasciando ai Cattafi l’onere e gli onori di concludere l’affare. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Resta difficile da capire come mai i Salesiani si siano convinti ad alienare i terreni a prezzi di saldo di fine stagione. Nel 1979 i Cattafi avevano avviato un tormentato contenzioso legale invocando la “risoluzione delle disposizioni testamentarie” perché i religiosi non avrebbero destinato “a scopi sociali benefici” i terreni ottenuti dal progenitore, ma il Tribunale di Messina si era opposto il 6 dicembre 1989. La sentenza fu appellata, ma prima che fosse emesso il giudizio di secondo grado, i Salesiani decisero di capitolare. Uno dei tanti misteri che le indagini dovranno chiarire.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;Articolo pubblicato in &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;I Siciliani giovani&lt;/i&gt;, n. 1, Gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-4841617786089373681?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/4841617786089373681/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/il-caso-barcellona-una-capitale-di-cosa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/4841617786089373681'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/4841617786089373681'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/02/il-caso-barcellona-una-capitale-di-cosa.html' title='Il caso Barcellona. Una capitale di Cosa Nostra'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-7662246943204570158</id><published>2012-01-24T03:48:00.001-08:00</published><updated>2012-01-24T03:48:39.835-08:00</updated><title type='text'>Israele si addestrerà alla guerra con i caccia italiani</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Saranno molto probabilmente gli M-346 “Master” di Alenia Aermacchi i nuovi aerei d’addestramento dei piloti israeliani. Mentre è in atto una pericolosissima escalation militare nelle acque del Golfo Persico e Washington e Tel Aviv preparano congiuntamente la prossima guerra (Iran o Siria?), il quotidiano “Haaretz” rivela che le forze armate israeliane starebbero per assegnare all’industria bellica italiana la commessa di oltre un miliardo di dollari per la fornitura di 25-30 caccia-addestratori “avanzati”. Gli M-346 sostituiranno i vecchi &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;A-4 “Skyhawk” della statunitense McDonnell Douglas, utilizzati dalle &lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;“Tigri volanti” del 102° squadrone dell’aeronautica israeliana come velivolo per formare i nuovi piloti dei cacciabombardieri e come mezzo di supporto alla guerra elettronica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;La comunicazione ufficiale del ministero della Difesa è attesa per i prossimi giorni, ma il direttore generale, &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Udi Shadi, avrebbe già firmato un accordo preliminare con i manager di Alenia Aermacchi durante una sua recente visita in Italia. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Dopo l’acquisizione, le attività di addestramento e la manutenzione dei velivoli saranno affidate &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;ad una società privata (“Tor”), di proprietà dei due colossi Elbit Systems Ltd. e Israel Aerospace Industries Ltd.. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;I velivoli dovrebbero essere&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt; schierati nelle basi aeree di Hatzerim e Ovda.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;L’M-346 “Master” è u&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold; mso-fareast-language: IT;"&gt;n addestratore al &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;combattimento aereo con licenza d’uccidere: può essere armato infatti con due missili AIM-9L “Sidewinder” e con un cannone da 30 mm ed è configurabile per attacchi al suolo con bombe e missili aria-terra o antinave.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt; Per le sue caratteristiche tecnico-belliche, il velivolo sarebbe stato preferito ai caccia T-50 “Golden Eagle” prodotti dall’industria sudcoreana. In un primo momento, le autorità di Tel Aviv si erano indirizzate verso il paese asiatico e avevano firmato un accordo di cooperazione per la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie militari del valore di 280 milioni di dollari. L’annuncio del possibile contratto con Alenia Aermacchi ha ovviamente irritato Seul che adesso minaccia di rivedere la propria politica commerciale con Israele. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Alcuni analisti internazionali sostengono tuttavia che la Corea del Sud avrebbe ancora qualche possibilità di soffiare l’importante commessa all’industria italiana. &lt;span style="color: black;"&gt;A ritenere che la competizione tra il “Master” e il “Golden Eagle” sia ancora aperta è in particolare il quotidiano on line statunitense &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Defense Industry Daily News&lt;/i&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, &amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 12pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Militarmente parlando – scrive - per performance e capacità di trasporto delle munizioni, l’M-346 ha caratteristiche più vicine allo “Skyhawk”. Per vincere la commessa, Finmeccanica dovrà però fornire garanzie sulla stabilità politica a lungo termine dell’Italia come fornitore, e la sua stabilità economica a lungo temine come acquirente. Il velivolo supersonico T-50 della Corea del Sud offre più alte performance aerodinamiche, e l’esistente integrazione dei sistemi d’armi consentono di operare come un cacciabombardiere del tipo F-16 oltre che da addestratore”. Tel Aviv, in realtà, punta ad avere un velivolo che, in caso di necessità belliche, possa ripetere le prestazioni del vecchio aereo di produzione USA (gli A-4 sono stati utilizzati massicciamente durante la guerra del Kippur nel 1973 e per l’invasione del Libano nel 1982).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Per la scelta del nuovo “addestratore”, Tel Aviv si baserà però principalmente su valutazioni geo-strategiche ed economiche. “&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Le imprese israeliane hanno fatto ingresso nel mercato coreano con i loro velivoli senza pilota UAV e con gli aerei radar e un ordine dei T-50 potrebbe rappresentare il prossimo passo per rafforzare l’interscambio tra i due paesi”, scrive il quotidiano USA. L’Italia però, potrebbe essere il trampolino per un maggiore posizionamento israeliano sui mercati europei. “&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Sotto il Primo ministro Berlusconi, le relazioni sono state amichevoli, e l’Italia è stato un alleato di supporto. Israele ha bisogno di lei in Europa, che non è un grande mercato per il settore della difesa, ma è il suo principale mercato per le esportazioni in genere. L’Europa diventa ancora più importante a seguito della scoperta di enormi riserve di gas a largo delle coste israeliane nel Mediterraneo. Quel gas dovrà essere esportato e l’Europa dovrebbe essere la sua area di destinazione”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Per&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt; Defense Industry Daily News,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; Israele starebbe seguendo con particolare attenzione l’evolversi della situazione politica in Italia dopo la caduta del governo Berlusconi. “Anche se spodestato, l’ex premier manterrà un’influenza significativa attraverso i media italiani. Israele desidererà che le relazioni a lungo termine con Berlusconi, e l’Italia, rimangano buone. Ciò potrebbe essere difficoltoso, date le crescenti ostilità delle sinistre europee contro Israele e gli Ebrei. Ma non impossibile”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;La stipula del contratto con Alenia Aermacchi potrebbe consentire lo sviluppo di “più stretti legami in ambito economico e della difesa” e d’Israele diventerebbe sia “un cliente d’alto profilo per le esportazioni italiane”, che un “fornitore di importanti componenti militari strategiche”. All’orizzonte, infatti, ci sarebbero multimilionarie commesse per il complesso militare industriale israeliano, a partire dalla fornitura di sistemi per le telecomunicazioni satellitari e di aerei senza pilota. &lt;span style="color: black;"&gt;Secondo la stampa israeliana, in cambio degli M-346 “Master”, l’Italia si sarebbe impegnata ad acquistare in particolare due aerei AWACS del tipo “Gulfstream 550” CAEW (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Conformal Aerial Early Warning&lt;/i&gt;) con relativi centri di comando e controllo. Prodotti da Elta e Israel Aerospace Industries, i velivoli sono già operativi con le forze armate d’Israele e Singapore; una variante dell’aereo radar è stato pure fornito a Cile ed India. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;In vista dell’affaire, Alenia avrebbe siglato con Israele un accordo preliminare per lo sviluppo di velivoli a pilotaggio remoto e dell’aereo “multi-sensore e multi-missione JAMMS (&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Joint airborne multisensor multimission system)&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;, approvato già due anni fa. Il “JAMMS” è un altro dei costosissimi programmi militari approvati dal Parlamento italiano, con voto bipartisan di centrodestra e centrosinistra. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Il 10 marzo 2009, il Ministero della difesa italiano ha spiegato ai parlamentari che il “programma pluriannuale” di acquisizione di due velivoli “JAMMS” “risponde alla necessità operativa di &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;sostituire il velivolo SIGINT&lt;/span&gt; G-222VS (G222 Versione Speciale), ancora in servizio ma destinato ad essere prossimamente dismesso, nonché all’esigenza di supportare le operazioni delle forze nazionali e alleate impegnate in operazioni militari in Patria e fuori dai confini nazionali nel&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt; controllo &lt;/span&gt;e nella&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt; sorveglianza dello spazio multidimensionale&lt;/span&gt; del conflitto”. I velivoli, caratterizzati “da avanzate capacità di ricognizione”, incrementeranno “i &lt;i&gt;database&lt;/i&gt; delle forze nazionali con i relativi ordini di battaglia elettronici dei paesi di interesse” e supporteranno “la predisposizione delle librerie degli apparati di guerra elettronica”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;&amp;nbsp;Lo “JAMMS” è composto dalla piattaforma aerea, dal sistema di comunicazione e raccolta informazioni SIGINT-ESM &lt;i&gt;(Signal Intelligence – Electronic Support Measures)&lt;/i&gt;, dai &lt;i&gt;radar &lt;/i&gt;di osservazione ad alta quota per l’individuazione di oggetti in movimento e dal segmento di terra per il processamento e l’analisi dei dati. L’integrazione delle differenti componenti consente di “operare nei tre domini del campo di battaglia: &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;aereo, navale e terrestre”&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Nel valutare le possibili soluzioni esistenti sul mercato internazionale, più di tre anni fa gli esperti del Ministero della difesa indicavano il “&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Gulfstream G550” come il “velivolo più idoneo al soddisfacimento del requisito operativo”. “&lt;/span&gt;Il coinvolgimento di industrie nazionali, allo stato non ancora definito, è previsto per i diversi sottosistemi di bordo”, aggiungeva il report della Difesa.&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;“Il costo stimato del programma ammonta a &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;280 milioni di euro&lt;/span&gt; a valere sul bilancio ordinario della difesa e avrà durata di &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;sette anni&lt;/span&gt;, con avvio pianificato a partire dal 2009”. La &lt;span style="mso-bidi-font-style: italic;"&gt;nota aggiuntiva allo stato di previsione del bilancio della Difesa per l’anno 2009 non indicò però lo stanziamento finalizzato all’acquisizione del sistema “JAMMS”, limitandosi a specificare che esso “sarà oggetto di successiva valutazione di compatibilità/percorribilità”. Che nelle intenzioni dello Stato maggiore e del governo ci fosse già l’intenzione di subordinare l’acquisto degli aerei radar alla vendita dei caccia–addestratori di Alenia Aermacchi ad Israele?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;Intanto le aeronautiche militari dei due paesi sembrano aver stretto la più solida delle alleanze. Lo scorso mese di ottobre, gli israeliani hanno inviato i propri caccia F-15 ed F-16 a cannoneggiare e bombardare i grandi poligoni terrestri della Sardegna, nel quadro dell’esercitazione multinazionale “Vega 2011”. Due mesi più tardi è stata la volta dei caccia “Tornado” ed “Amx” dell’Aereonautica italiana a sorvolare il deserto del Negev per partecipare ai &lt;i&gt;war games&lt;/i&gt; con la forza aerea partner (&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: IT; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;“Desert Dusk 2011”). E&lt;/span&gt;&lt;span class="newsparagrof1nomargin1"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;ntro la fine del 2013, inoltre, i grandi aerei da trasporto della nostra aeronautica C27J e C130 e gli elicotteri Eh101 cominceranno ad essere equipaggiati con il sistema di contromisure a raggi infrarossi “Dircm” (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Directional infrared countermeasures&lt;/i&gt;) co-prodotto dalla italiana “Elettronica” e dalla israeliana “Elbit”. Il contratto avrà durata triennale e comporterà una spesa di 25,4 milioni di euro. L’Aeronautica italiana sarà così la prima forza armata europea a dotarsi di un sistema con tecnologia non americana per la difesa dai &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Manpads&lt;/i&gt; (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Man-portable air-defense systems&lt;/i&gt;), i missili che possono essere lanciati con sistemi a spalla. A danno dei contribuenti e a beneficio dei piazzisti di morte.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-7662246943204570158?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/7662246943204570158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/israele-si-addestrera-alla-guerra-con-i.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7662246943204570158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7662246943204570158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/israele-si-addestrera-alla-guerra-con-i.html' title='Israele si addestrerà alla guerra con i caccia italiani'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-7697873305992257218</id><published>2012-01-21T14:29:00.000-08:00</published><updated>2012-01-21T14:29:52.170-08:00</updated><title type='text'>Contrats OTAN pour la firme italienne Selex Elbag et corruption politique</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin-right: 2.85pt; mso-layout-grid-align: none; mso-pagination: none; tab-stops: 28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; mso-ascii-font-family: Cambria; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: Courier; mso-bidi-font-size: 14.0pt; mso-hansi-font-family: Cambria; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Avec un contrat qui se monterait à plusieurs dizaines de millions d'Euro, selon le site spécialisé italien &lt;span class="SpellE"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Dedalonews&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;, la société &lt;span class="SpellE"&gt;Selex&lt;/span&gt; &lt;span class="SpellE"&gt;Elsag&lt;/span&gt; est chargée de gérer la &lt;span class="SpellE"&gt;modernisatppion&lt;/span&gt; des centres de télécommunication satellitaires de l'OTAN et des infrastructures qui&amp;nbsp; leur sont liées. Le contrat prévoit une série d'activités qui vont de la construction d'une nouvelle installation pour les communications via satellites&amp;nbsp;: la modernisation&amp;nbsp; des stations terrestres&amp;nbsp; à antennes multiples situées à &lt;span class="SpellE"&gt;Kester&lt;/span&gt; (Belgique ) et à&amp;nbsp; &lt;span class="SpellE"&gt;Lunghezzano&lt;/span&gt; (Vérone, Italie)&amp;nbsp; et les sites à antenne unique&amp;nbsp; d'&lt;span class="SpellE"&gt;Oglaganasi&lt;/span&gt; (Turquie) et &lt;span class="SpellE"&gt;Atalanti&lt;/span&gt; (Grèce). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-right: 2.85pt; mso-layout-grid-align: none; mso-pagination: none; tab-stops: 28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-right: 2.85pt; mso-layout-grid-align: none; mso-pagination: none; tab-stops: 28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; mso-ascii-font-family: Cambria; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: Courier; mso-bidi-font-size: 14.0pt; mso-hansi-font-family: Cambria; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Les techniciens de la firme italienne ont en outre la charge de&amp;nbsp; de la formation&amp;nbsp; et de l'entraînement du personnel militaire de l'Alliance Atlantique à l'école&amp;nbsp; de communication et systèmes d'information de l'OTAN (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;NATO Communications &amp;amp; Information Systems &lt;span class="SpellE"&gt;School&lt;/span&gt; &lt;/i&gt;) située à &lt;span class="SpellE"&gt;Borgho&lt;/span&gt; Piave (Italie)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-right: 2.85pt; mso-layout-grid-align: none; mso-pagination: none; tab-stops: 28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-right: 2.85pt; mso-layout-grid-align: none; mso-pagination: none; tab-stops: 28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; mso-ascii-font-family: Cambria; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: Courier; mso-bidi-font-size: 14.0pt; mso-hansi-font-family: Cambria; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Cette société a son siège central à Gènes et s'est affirmée au niveau international&amp;nbsp; dans le &lt;span class="SpellE"&gt;développpement&lt;/span&gt; et les fournitures&amp;nbsp; de réseaux de communication militaires et policières, dans des applications terrestres, navales et satellitaires. &lt;span class="SpellE"&gt;Seleg&lt;/span&gt; &lt;span class="SpellE"&gt;Elsag&lt;/span&gt; est née d'une fusion récente (juin 2011) entre &lt;span class="SpellE"&gt;Seleg&lt;/span&gt; Communications et &lt;span class="SpellE"&gt;Elsag&lt;/span&gt; &lt;span class="SpellE"&gt;Datamat&lt;/span&gt; dans le cadre de la réorganisation&amp;nbsp; par le groupe&amp;nbsp; FINMECCANICA du secteur de l'électronique de défense, autour de trois grands pôles stratégiques : télécommunication satellitaires (&lt;span class="SpellE"&gt;Selex-Elsag-&lt;/span&gt;) grands systèmes de défense et radars de surface (&lt;span class="SpellE"&gt;Selex-Sistemi&lt;/span&gt; &lt;span class="SpellE"&gt;Integrati&lt;/span&gt;) et le pole de l'avionique et des composantes &lt;span class="SpellE"&gt;electro-optiques&lt;/span&gt; (&lt;span class="SpellE"&gt;Selex-Galileo&lt;/span&gt;). Préside ce groupe génois le général (R)&amp;nbsp; &lt;span class="SpellE"&gt;Nazzarenoi&lt;/span&gt; Cardinale , inspecteur en chef du Génie aéronautique.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-right: 2.85pt; mso-layout-grid-align: none; mso-pagination: none; tab-stops: 28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-right: 2.85pt; mso-layout-grid-align: none; mso-pagination: none; tab-stops: 28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; mso-ascii-font-family: Cambria; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: Courier; mso-bidi-font-size: 14.0pt; mso-hansi-font-family: Cambria; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Peu avant la fusion , la filiale &lt;span class="SpellE"&gt;Selex&lt;/span&gt; communications avait signé un autre contrat important avec l'Agence de l'OTAN "NACMA NATO Air Command and Control System Management"&amp;nbsp; d'un&amp;nbsp; montant d'environs 30 millions d'euros pour la fourniture et l'&lt;span class="SpellE"&gt;installationn&lt;/span&gt; de systèmes de communication sur divers sites terrestres, dans le cadre du projet &lt;span class="SpellE"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Rete&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; Link 16, &lt;/i&gt;qui rendra possible l'échange de données entre le sol et &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;des vecteurs aériens&amp;nbsp; situés jusqu'à 29.000 pieds d'altitude dans l'espace aérien européen, système qui comporte des terminaux à terre (MIDS LVT : &lt;span class="SpellE"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Multifunctional&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; Information Distribution System - &lt;span class="SpellE"&gt;Low&lt;/span&gt; Volume Terminal&lt;/i&gt;) qui seront confiés à partir de 2012 à 14 pays de l'OTAN : Danemark, France Allemagne, Grande Bretagne, Grèce, Italie, Norvège,&amp;nbsp; Hollande, Pologne , Portugal, Tchéquie, Espagne, Turquie, Hongrie) et contribueront a améliorer le système de défense anti-missile de l'OTAN.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-right: 2.85pt; mso-layout-grid-align: none; mso-pagination: none; tab-stops: 28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-right: 2.85pt; mso-layout-grid-align: none; mso-pagination: none; tab-stops: 28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; mso-ascii-font-family: Cambria; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: Courier; mso-bidi-font-size: 14.0pt; mso-hansi-font-family: Cambria; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;/span&gt;C'est ce &lt;span class="SpellE"&gt;conglomerat&lt;/span&gt; qui est touché soudain par une affaire de corruption qui conduit à plusieurs mise en examens de certains de ses responsables.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-right: 2.85pt; mso-layout-grid-align: none; mso-pagination: none; tab-stops: 28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-right: 2.85pt; mso-layout-grid-align: none; mso-pagination: none; tab-stops: 28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-right: 2.85pt; mso-layout-grid-align: none; mso-pagination: none; tab-stops: 28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; mso-ascii-font-family: Cambria; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: Courier; mso-bidi-font-size: 14.0pt; mso-hansi-font-family: Cambria; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Pubblicato in: &lt;span&gt;&lt;strong&gt;Le débat stratégique, &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial Narrow&amp;quot;; font-size: 10pt; mso-bidi-font-family: Verdana; mso-bidi-font-size: 18.0pt; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;n°&amp;nbsp;114 - automne&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;2011, Blog trimestriel&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;du Collectif Interdisciplinaire de Recherches sur la Paix et d'Etudes Stratégiques&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #fc8900; font-family: Verdana; font-size: 11pt; mso-bidi-font-family: Verdana; mso-bidi-font-size: 18.0pt;"&gt;&lt;span style="mso-tab-count: 1;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: #d95004; font-family: Calibri; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-font-size: 36.0pt; mso-bidi-theme-font: major-bidi; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-theme-font: major-fareast; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-no-proof: yes;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-right: 2.85pt; mso-layout-grid-align: none; mso-pagination: none; tab-stops: 28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #fc8900; font-family: Verdana; font-size: 11pt; mso-ansi-language: FR; mso-bidi-font-family: Verdana; mso-bidi-font-size: 18.0pt; mso-fareast-font-family: Cambria; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;&lt;a href="http://www.cirpes.net/IMG/html/Le_debat_strategique114_quater_-_copie.html"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;http://www.cirpes.net/IMG/html/Le_debat_strategique114_quater_-_copie.html&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Section2"&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 18pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-7697873305992257218?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/7697873305992257218/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/contrats-otan-pour-la-firme-italienne.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7697873305992257218'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7697873305992257218'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/contrats-otan-pour-la-firme-italienne.html' title='Contrats OTAN pour la firme italienne Selex Elbag et corruption politique'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-3570064386582870672</id><published>2012-01-20T06:21:00.000-08:00</published><updated>2012-01-20T06:24:52.139-08:00</updated><title type='text'>Sciogliere il Comune di Barcellona PG, imprescindibile per la democrazia</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;COMUNICATO IN OCCASIONE DELLA CONFERENZA STAMPA CONTRO IL MEGAPARCO COMMERCIALE DELLA FAMIGLIA DEL PREGIUDICATO ROSARIO PIO CATTAFI, BARCELLONA POZZO DI GOTTO (Me)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Carissimi, purtroppo non posso essere con voi a condividere ancora una volta la lotta per la legalità in una provincia dove colui che viene indicato da anni - da organi inquirenti e collaboratori di giustizia - come uno dei “capi” della criminalità organizzata, può intestarsi impunemente un dissennato progetto pseudo “economico” che ha ottenuto prima il voto unanime (e un’astensione) del Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, poi la difesa d’ufficio di amministratori e forze politiche e finanche la discesa in campo del locale senatore della repubblica. A ciò, avrei oggi voluto segnalare di persona, si aggiunge il silenzio complice delle forze politiche, sociali e sindacali che per patrimonio storico e dichiarazioni di principi, dovrebbero fare della lotta alla mafia, al malaffare, al dissesto dei territori e dell’ambiente, la loro costante pratica di azione. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;La vicenda del Parco commerciale di Contrada Siena è sicuramente una delle pagine più nere della recente storia politica del messinese e della Sicilia. Tuttavia, l’inchiesta avviata lo scorso anno dalla Procura della repubblica di Barcellona e l’indagine conoscitiva recentemente decretata dal Ministero dell’interno per valutare le possibili infiltrazioni criminali nella vita amministrativa del Comune, vengono viste con fastidio o volutamente ignorate dalle stesse forze d’opposizione. La stessa ipotesi di scioglimento del Consiglio Comunale e il conseguente commissariamento, invece di essere ritenuti necessari e imprescindibili per azzerare una classe politica inetta, incapace e pericolosamente contigua ai poteri forti, viene vissuta con malcelato fastidio. A Barcellona Pozzo di Gotto, la democrazia formale e sostanziale è valore del tutto inesistente e solo un terremoto politico e giudiziario potrà dare fievoli speranze di cambiamento a tutti coloro che per decenni sono stati de-privati dei diritti di cittadinanza e partecipazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Per questo, nell’esprimere piena solidarietà alle associazioni antimafia di Barcellona e Milazzo che continuano coraggiosamente e in solitudine a rivendicare verità e giustizia, non posso che augurarmi che le forze e i soggetti sani della città non perdano quest’ultima opportunità per impedire, innanzitutto, lo scempio che ne deriverà per l’intero territorio provinciale dal Piano di lottizzazione del parco di Cosa Nostra. Auspico altresì un fronte comune per chiedere con forza che la Commissione prefettizia concluda serenamente e prima possibile il proprio lavoro e che il Governo Monti non ripeta quanto accaduto con l’ultimo governo di centro-sinistra, quando vennero ignorati i contenuti di una relazione che stigmatizzava i comportamenti e i legami di quei soggetti politico-sociali ed economici ancora al governo della città e della provincia.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;E se alla fine, per meri problemi tecnico-temporali, non si riuscisse a giungere allo scioglimento per mafia del Comune, credo che sarà doveroso che la sinistra realmente etica e radicale e la società civile aprano un confronto comune sull’ipotesi di un aperto boicottaggio della tornata elettorale: essa rischierebbe, infatti, di legittimare l’arroganza dei potenti e dei vecchi e nuovi boss di mafia. Sarebbe un modo autorevole e nonviolento di porre regionalmente e nazionalmente la centralità criminale della città-Corleone del XXI secolo. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Buon lavoro, con la stima di sempre&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Antonio Mazzeo&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Messina, 20 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-3570064386582870672?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/3570064386582870672/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/sciogliere-il-comune-di-barcellona-pg.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/3570064386582870672'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/3570064386582870672'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/sciogliere-il-comune-di-barcellona-pg.html' title='Sciogliere il Comune di Barcellona PG, imprescindibile per la democrazia'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-7741555695752804830</id><published>2012-01-20T05:06:00.001-08:00</published><updated>2012-01-20T05:06:11.069-08:00</updated><title type='text'>La sospensione dell’esistenza nel Campo di Mineo</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Inferno a cinque stelle. Prigione dorata. Lager di lusso. Un non luogo per annullare identità, annientare speranze, perpetuare dipendenze e sofferenze. Lo hanno descritto così gli attivisti dei diritti umani e alcuni giornalisti. Il prossimo mese di marzo, il Centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) di Mineo, elaborazione neorazzista e segregazionista del governo Berlusconi-Maroni, supererà il primo anno di vita. Oltre cinquemila persone, cinquemila volti, cinquemila corpi, cinquemila vissuti di donne, uomini, bambine e bambini, hanno già attraversato i suoi cancelli. Diritti negati. Diritti violati. Per tutti loro, il CARA è solo &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;il campo&lt;/i&gt;, il loro campo. Un’immagine riproduttrice di precarietà e sospensione delle esistenze. La peggiore esperienza di “accoglienza” della storia d’Italia. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Scelgono di parlare di “vite-da-campo” o “prison yard”, le ricercatrici Glenda Garelli e Martina Tazzioli, autrici del rapporto &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Esistenze sospese e resistenze al CARA di Mineo,&lt;/i&gt; appena pubblicato da “Storie Migranti”, il sito-archivio &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;sulla migrazione coordinato da Federica Sossi, docente di Estetica all’Università degli studi di Bergamo. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Quello che Mineo ha prodotto è un regime al tempo stesso di sospensione e fissazione allo spazio”, scrivono Garelli e Tazzioli. “Un lavoro istituzionale e gestionale che blocca la vita delle persone nell’attesa e nell’isolamento: i tempi eterni di lavoro delle commissioni territoriali per valutare la domanda di protezione internazionale, l’isolamento geografico del mega-CARA, la scarsità di collegamenti con le cittadine limitrofe, l’assenza di programmi di seconda accoglienza e inserimento sociale, sono alcuni degli elementi che hanno organizzato la &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;sospensione&lt;/i&gt; delle vite delle persone che vi sono passate o che tuttora vi abitano”.&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Per le due ricercatrici di “Storie Migranti”, vanno però riconosciute e legittimate le “strategie di resistenza” al regime di sospensione dell’esistenza, messe in atto all’interno del campo siciliano. “Gli abitanti del CARA – scrivono - hanno improvvisato reti di sostegno e commerci informali, talvolta contestando frontalmente la gestione delle loro vite: blocchi stradali contro l’inerzia di questura e commissioni territoriali, internet caffè improvvisati per comunicare con l’esterno, reti di rivendita e smercio dei prodotti passati dalla gestione del CARA, controllo dei circuiti di distribuzione dei vestiti, ecc.”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Quelle degli abitanti del campo di Mineo sono giornate scandite da pratiche di identificazione e registrazione. “Sono minimo sette le volte al giorno, in cui i migranti devono mostrare la carta di identificazione (per i tre pasti, in uscita e in entrata, per ricevere credito, per acquistare prodotti al bazar e, una volta al mese, per ricevere vestiti e il kit di prodotti per l’igiene personale e la casa), in un mix in cui le funzioni di accoglienza, monetarizzazione, e di controllo sfumano l’una nell’altra rafforzandosi a vicenda”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;“Storie Migranti” ricorda come dall’istituzione del CARA sino all’ottobre 2011, ai richiedenti asilo sia stato negato il “contributo per piccole spese personali” che la Protezione Civile istituisce come obbligatorio nel Piano nazionale per la gestione della cosiddetta “emergenza umanitaria Nord Africa”. Si è dovuto attendere l’arrivo del nuovo ente gestore (un’associazione temporanea di &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;consorzi di cooperative più una srl, capofila la siciliana “Sisifo” di LegaCoop) perché venisse introdotto un &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;pocket&lt;/i&gt; &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;money&lt;/i&gt; giornaliero del valore di 3,5 euro. Ma, sottolineano &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Glenda Garelli e Martina Tazzioli,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; “la somma non viene corrisposta in contante ma attraverso un credito caricato sulla carta di identificazione”. Il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;denaro virtuale&lt;/i&gt; può essere speso solo all’interno del bazar del CARA, collocato vicino alla mensa collettiva e all’ufficio dell’ente gestore. Uno spaccio aperto appena tre ore al giorno: per le donne dalle 10 alle 11,30 del mattino; per gli uomini dalle 3 alle 5,30. Possono sfruttare entrambe le fasce orarie solo le persone in possesso della “carta famiglia”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;In verità al bazar c’è veramente poco da acquistare. Sigarette “Marlboro” a 4,9 euro a pacchetto, carte telefoniche “Telecom Welcome” per chiamate all’estero del valore di 5 euro, marche da bollo per documenti. “Il sistema del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;credito&lt;/i&gt; caricato sul tesserino di identificazione produce una vero e proprio circuito di economia informale”, spiegano le ricercatrici. “Sigarette e schede telefoniche vengono rivendute all’interno o all’esterno del CARA per produrre contante, con una conseguente diminuzione del valore reale del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;pocket money&lt;/i&gt; giornaliero. Le “Marlboro” vengono rivendute per un valore di 2,5-3 euro, con una perdita di 2,4-1,9 euro a pacchetto; le schede non producono mai più di 2 euro. Proprio queste ultime rappresentano motivo di frustrazione: la maggior parte dei richiedenti asilo a Mineo possiede un telefono cellulare con contratto “Wind”, mentre le carte “Welcome” funzionano da cellulare “Tim”, da telefono fisso, o da cabina telefonica (solo quattro telefoni pubblici nel CARA per più di 1.600 persone)”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;A concorrere al drammatico logoramento psicologico dei richiedenti asilo, la segregazione e l’isolamento del centro rispetto alla realtà urbana di Catania (distante oltre 40 Km) e al piccolo comune collinare di Mineo (a 11 km). Il bus che collegava gratuitamente il campo al paese, solo una volta al giorno, è stato sospeso per le vacanze natalizie e non è stato ancora ripreso. Agli “ospiti” non resta che un “paesaggio che immobilizza e svuota le esistenze”, “una &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;prigione di arance&lt;/i&gt; che circonda il campo e in un certo modo rimarca la sua distanza da ogni altro luogo”, scrivono Garelli e Tazzioli. “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Arance, arance e ancora arance, ti senti dentro una prigione di arance&lt;/i&gt;”, il lamento e l’angoscia di alcune donne intervistate.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Secondo i richiedenti asilo, gli alimenti distribuiti continuano ad essere di pessima qualità. “Molti raccontano di avvelenamenti da cibo (con ricoveri ospedalieri a Caltagirone) o di problemi all’apparato digestivo dovuti alla tipologia di dieta somministrata, agli ingredienti o alle precarie tecniche di conservazione del cibo. Si mangia tre volte al giorno, colazione dalle ore 7 alle 9, pranzo 12-14, cena 18-20. Sotto la gestione della Croce Rossa, i richiedenti asilo mangiavano sempre pasta e solo una volta la settimana un piatto a base di pollo. Ora il pollo viene servito il mercoledì e la domenica; oltre la pasta viene offerto anche il riso; continuano però a scarseggiare frutta e verdura fresche”. Per sopravvivere alle file estenuanti in mensa e alla routine alimentare, molte persone si sono organizzate con fornelli elettrici in casa e cucinano autonomamente. “Per quanto vietato dalle regole formali del centro di Mineo, non è difficile far entrare generi alimentari deperibili e anche vino”, scrivono le ricercatrici. “I richiedenti asilo denunciano altresì la scarsità dei prodotti per l’igiene personale. Le donne lamentano la parca fornitura di assorbenti igienici (una confezione da 12 assorbenti al mese), un problema che diventa critico anche perché molte intervistate raccontano di cicli prolungati, di 6-8 giorni. Gli uomini, d’altra parte, sottolineano che una sola lametta &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Bic&lt;/i&gt; usa e getta al mese non è sufficiente e alcuni chiedono anche creme idratanti”. Inutilmente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Il report di “Storie Migranti” conferma poi quanto già denunciato dagli avvocati e dai giuristi delle associazioni di volontariato e antirazziste: l’estrema lentezza del lavoro delle Commissioni territoriali chiamate a valutare le richieste d’asilo. Ritardi che, l’estate e l’autunno scorso, hanno costretto i rifugiati a inscenare manifestazioni di protesta e bloccare le grandi arterie stradali che scorrono accanto al CARA. “La maggior parte delle persone con cui abbiamo parlato aveva sostenuto l’audizione per la richiesta di protezione internazionale, incontrando commissioni composte da un solo commissario e da un traduttore e trovandosi di fronte a continue interruzioni per pause sigaretta, telefonata o per andare in bagno che il commissario e il traduttore imponevano alle storie che i richiedenti tentavano di articolare”, scrivono le ricercatrici. “La scarsa attenzione riservata alla singolarità delle storie, funziona come chiave di volta del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;regime di scarto&lt;/i&gt; messo in atto dalle commissioni, che incuranti delle storie e dei vissuti di guerra, fanno in ultima analisi del Paese di nascita la discriminante principale della concessione di protezione internazionale”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;I richiedenti asilo lamentano la “scarsa professionalità della commissione” e il “non essere in linea con gli standard” di competenza richiesti dal loro ruolo. “Vengono fatte le domande sbagliate”, ripetono. I commissari insisterebbero solo sui motivi per cui le persone hanno abbandonato i paesi di origine, non solo ignorando il fenomeno delle migrazioni intra-africane ma anche rifiutando esplicitamente di sentire le ragioni per cui coloro che si trovava per lavoro in Libia hanno dovuto lasciare il paese”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;“L’attenzione della commissione tende a concentrarsi sulle date e a tralasciare il contenuto delle storie”, aggiungono Glenda Garelli e Tiziana Tazzioli. “Vengono commessi errori di trascrizione (in particolare rispetto ai nomi delle persone) che risultano incontestabili: quando i richiedenti asilo suggeriscono la giusta trascrizione del loro nome non vengono ascoltati. Una persona ha raccontato addirittura di dinieghi avvenuti perché il nome dato dalle persone sarebbe diverso da quello registrato a terminale”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;Richiedenti asilo e difensori dei diritti umani mettono profondamente in discussione anche la professionalità di certi traduttori. L’impressione generale è che “venga tradotta in italiano solo una minima parte di quello che i richiedenti raccontano, che alcuni traduttori siano razzisti e re-interpretino le storie delle persone, e che ci siano problemi di comprensione anche in inglese e francese (mancano mediatori per le lingue native). La sensazione degli intervistati è che il grande numero di dinieghi sia dovuto al fatto che le loro storie non sono state tradotte adeguatamente e/o ascoltate con attenzione”. E così migliaia di donne e uomini continuano ad essere detenuti nella &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;prigione di arance, arance e solo arance&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-7741555695752804830?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/7741555695752804830/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/la-sospensione-dellesistenza-nel-campo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7741555695752804830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7741555695752804830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/la-sospensione-dellesistenza-nel-campo.html' title='La sospensione dell’esistenza nel Campo di Mineo'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-7934658659676033399</id><published>2012-01-19T06:12:00.001-08:00</published><updated>2012-01-19T06:12:26.639-08:00</updated><title type='text'>A Messina è di scuola l’impunità</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Condannata per truffa aggravata ai danni dello Stato, la dirigente scolastica resta inchiodata al posto di lavoro. Intoccabile. Gli insegnanti che hanno collaborato alle indagini e testimoniato al processo, devono chiedere invece il trasferimento ad altra sede. Tre mesi fa, il Tribunale di Messina ha condannato a dieci mesi e 400 euro di multa Anna Maria Gammeri, preside del Liceo “Felice Bisazza” (reato condonato per l’applicazione dell’indulto). Secondo l’accusa, “con più azioni esecutive di medesimo disegno criminoso” e “con artifizi e raggiri” avrebbe consentito che il collaboratore scolastico Nicola Gennaro (condannato contestualmente a sette mesi e 300 euro di multa) “fuoriuscisse dal luogo di lavoro, senza avere chiesto ed ottenuto alcun atto autorizzativo e senza essere in congedo”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;A seguito di un esposto anonimo, nel 2005 i militari della Guardia di finanza avevano pedinato il Gennaro durante le sue uscite da scuola: l’uomo, con la propria auto, faceva da autista alla dirigente, accompagnandola da casa a scuola e da scuola a casa. In un’occasione, i militari accertarono perfino la consegna di buste della spesa, mentre una docente riferì di aver notato una mattina la Gammeri “accompagnata dal Gennaro in una profumeria del centro di Messina”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Secondo il giudice monocratico del Tribunale di Messina, Bruno Sagone, “è emersa una situazione di sostanziale sviamento dei poteri e delle funzioni da parte del Gennaro, a ciò determinato dalla Gammeri; ed in particolare come quel vincolo fiduciario, dalla stessa addotto a fondamento dell’individuazione del Gennaro quale ausiliario deputato ai servizi esterni, trasmodasse di fatto in un sostanziale asservimento del primo alle esigenze personali della seconda”. In altri termini, “molteplici risconti dimostrano che la permanenza di Gennaro all’esterno dell’istituto, lungi dal trovare giustificazione nell’espletamento dei servizi affidati, si dovesse piuttosto all’esigenza di curare prevalentemente (se non esclusivamente) gli interessi personali propri della dirigente scolastica, secondo una prassi non circoscritta ai tre episodi acclarati dai servizi di appostamento della polizia giudiziaria, se non addirittura pressoché costante nel tempo”. Il Tribunale di Messina ha infine stigmatizzato la “fidelizzazione del dipendente mediante la conferma annuale negli incarichi con retribuzione aggiuntiva”. Il collaboratore scolastico avrebbe così conseguito un “ingiusto profitto” a danno della pubblica amministrazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;L’iter processuale è stato di lunghezza estenuante. I due dipendenti sono stati rinviati a giudizio il 31 ottobre 2006, ma per la prima udienza dibattimentale, dopo ben sette rinvii, si è dovuto attendere il 19 novembre 2010. Nonostante le gravi accuse (oltre alla truffa, gli imputati dovevano rispondere di falso ma per questo reato sono stati poi assolti “perché il fatto non sussiste”), il Ministero della Pubblica istruzione non riteneva doveroso costituirsi parte civile. Il 24 ottobre 2011 la sentenza, depositata in cancelleria il successivo 1 dicembre. La cosiddetta “legge Brunetta” prevede che in caso di condanna penale di un lavoratore del settore pubblico, il dispositivo venga trasmesso all’amministrazione d’appartenenza con “modalità telematiche”, entro trenta giorni dalla data del deposito. Dal nuovo anno, ministero e organi periferici dell’Istruzione dovrebbero essere al corrente della condanna della dottoressa Gammeri e del collaboratore Gennaro. Ad oggi, però, non è stato preso alcun provvedimento nei loro confronti. Il sindacato della Gilda-insegnanti aveva inutilmente richiesto nel febbraio 2007 la “sospensione cautelare” dei due dipendenti rinviati a giudizio. In una nota, l’allora ministro Fioroni aveva fatto sapere che “il direttore regionale ha disposto accertamenti in relazione alla natura dei fatti contestati alla dirigente”. Fatti ora provati processualmente, ma nessuno ordina perlomeno il loro trasferimento d’ufficio ad altra sede. Hanno invece dovuto chiedere il trasferimento in altre scuole i sei insegnanti e il collaboratore scolastico che hanno deposto come testi al processo. Una di loro, rappresentante sindacale della Gilda, dopo aver ricevuto dalla dirigente cinque contestazioni di addebito con relative sanzioni disciplinari (attualmente in discussione davanti al Giudice del lavoro), si è dovuta rivolgere all’Ufficio Scolastico Regionale per essere utilizzata “eccezionalmente” negli ultimi due anni in un altro istituto di Messina “per l’impossibilità a svolgere serenamente e proficuamente la propria attività di docente”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Secondo i delegati sindacali FLC Cgil e Gilda del “Felice Bisazza”, il clima all’interno dell’istituto era divenuto “intollerabile” ed “invivibile”. “Mentre buona parte dei docenti esprimeva per iscritto “solidarietà e rinnovata stima e fiducia” alla dirigente rinviata a giudizio, noi eravamo vittime di numerose e gravi azioni vessatorie”, raccontano. “Nel gennaio 2007 ci siamo rivolti direttamente al Ministro dell’Istruzione raccontando come uno di noi fosse stato oggetto di lettere riservate per motivi evidentemente pretestuosi (mancata sorveglianza durante una ipotetica manomissione della macchinetta distributrice di bibite, mancato controllo degli odori de bagno, ecc.). O che un docente del liceo fosse stato intimidito dal collaboratore scolastico in questione, tanto da spingerlo a cautelarsi con apposito esposto all’autorità giudiziaria”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Il conflitto tra la dirigenza e l’RSU era scoppiato dopo l’installazione di un sistema di videosorveglianza all’interno dell’istituto “composto da 26 telecamere posizionate lungo il perimetro esterno dell’edificio, negli ingressi, nei corridoi interni ed anche in un’aula di informatica e nel laboratorio linguistico”. L’acquisto, per un importo di 18.960 euro, era stato deliberato il 6 settembre 2004 dal Consiglio d’Istituto per garantire la sicurezza del plesso. “Non si erano però mai manifestati atti di teppismo, spaccio di stupefacenti o ripetuti vandalismi in genere”, affermano i delegati RSU. “Non essendoci stato un accordo preventivo con le rappresentanze sindacali e ritenuto che l’impianto potesse consentire il controllo a distanza dei lavoratori impegnati in attività, ci siamo rivolti all’Ispettorato del lavoro della Regione Siciliana. Con nota del 16 maggio 2005, l’Ispettorato ha imposto alla dirigenza la rimozione delle telecamere posizionate all’interno dei laboratori e la disattivazione di quelle posizionate nei corridoi durante il normale orario di servizio”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Dirigente scolastica dalle poliedriche attività, la professoressa Anna Maria Gammeri. Socia dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti (classe Lettere, Filosofia e Belle Arti), dal 2006 ricopre l’incarico di docente del master di 1° livello (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;on line&lt;/i&gt;) in “Metodi formativi e strumenti informatici per la didattica” dell’Università degli Studi di Teramo. Per l’Università di Messina, la dirigente è stata invece “incaricata per la progettazione e pianificazione dell’attività &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Diffusione e potenziamento della cultura scientifica nelle scuole superiori Icaro 2&lt;/i&gt;” (anno accademico 2006-07) e docente SSIS in “Profilo giuridico dell’insegnante specializzato per le attività di sostegno” (2007-08).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Anna Maria Gammeri vanta inoltre la pubblicazione di diversi articoli scientifici, alcuni dei quali pubblicati in &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Acadèmia&lt;/i&gt;, “quadrimestrale di cultura” del Supremo Consiglio d’Italia e San Marino del 33° ed Ultimo Grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato. Con sede a Bologna, il Supremo Consiglio dei Trentatré d’Italia e San Marino dichiara di far parte della “grande famiglia della Massoneria Universale, codificata nelle Costituzioni di Losanna del 1762 e nelle Grandi Costituzioni di Federico II di Prussia del 1786”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; “La &lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; segue e percorre l’ininterrotto, universale flusso di quel Pensiero che riporta al Rosacrucianesimo, alla Qabbalah, al Neoplatonismo, al Templarismo, alla Alchimia araba, all’Ermetismo, al Pitagorismo, ai Culti misterici egizi e sumerici”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt; Sovrano Gran Commendatore dell’&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Académia&lt;/i&gt;, il commercialista Renzo Canova, iniziato in massoneria nel 1966 nella loggia “Hiram” di Bologna e Gran maestro della Gran Loggia d’Italia (Obbedienza di Piazza del Gesù - Palazzo Vitelleschi) dal 1987 al 1995. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;“Contenuti esoterici nel Rito dell’Iniziazione”, il titolo di un singolare saggio pubblicato nel febbraio 2009 su &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Académia&lt;/i&gt; dalla dirigente del liceo messinese. Allo stesso anno risale pure “&lt;span style="mso-bidi-font-style: italic;"&gt;Il demoniaco femminile&lt;/span&gt;”, da lei scritto per &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Sanctorum Quatuor Coronatorum (&lt;/i&gt;Acadèmia editrice d’Italia e San Marino, Bologna), volume di “studi e ricerche” uscito per la “ricorrenza dei Santi Quattro Coronati, patroni delle corporazioni dei lapicidi, scalpellini e marmorarii e a cui la Loggia è consacrata”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Anna Maria Gammeri è stata inoltre relatrice in importanti convegni nazionali della famiglia massonica del Supremo Consiglio d’Italia e San Marino: a Riccione (il 20 e 21 maggio 2006); a Lecce (l’1 e il 2 maggio 2009); a Cosenza (il 31 ottobre 2009), dove i lavori, organizzati dalla locale &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;loggia “Sfinge”, si sono aperti con la &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;deposizione di una corona sulla tomba del “Massone ignoto”. Il &lt;/span&gt;&lt;span class="yshortcuts"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;17 aprile 2010, in qualità di Commendatore del Sovrano Ordine Imperiale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; Bizantino di &lt;span class="yshortcuts"&gt;San Costantino&lt;/span&gt; il Grande, la dirigente scolastica ha presieduto il convegno su “La storia degli ordini cavallereschi”, relatore il professore Giuliano Di Bernardo, Supremo Gran Priore&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt; dell’Ordine ed ex Gran maestro del Grande Oriente d’Italia e della Gran Loggia Regolare d’Italia.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; Internazionalmente, il &lt;span class="yshortcuts"&gt;Sovrano Ordine Imperiale&lt;/span&gt; Bizantino di &lt;span class="yshortcuts"&gt;San Costantino&lt;/span&gt; il Grande è rappresentato dal principe spagnolo Sergio Jesus I° de San Marcelo Vassallo y Paleologo de Plast y Montefalco, “discendente dell’imperatore bizantino”. “Si tratta di un’organizzazione cristiana, indipendente, neutrale, apolitica il cui intento è l’aiuto umanitario, la protezione e l’assistenza alle vittime di guerra e della violenza in genere”, spiegano gli adepti. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Otto mesi più tardi, il professore Giuliano Di Bernardo, in qualità di Presidente dell’Accademia Internazionale degli Illuminati (da lui fondata nel 2002), ha voluto accanto a sé la professoressa Gammeri per presentare a Messina il suo volume su “La conoscenza umana”. A portare i saluti del Presidente della provincia, l’assessore all’attuazione del programma, Michele Bisignano, ex militante di estrema destra, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;poi d&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;irigente provinciale del Pri e poi ancora di Forza Italia, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;affiliato nei primi anni ’80 alla loggia “Sicilia Normanna” del Centro Attività Massoniche Esoteriche Accettate CAMEA.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;“Da segnalare infine il proclamato impegno della prof.ssa Anna Maria Gammeri, dirigente scolastico dell’istituto superiore “Bisazza”, a coordinare, insieme a &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Il Circolo di Messina&lt;/i&gt; e alle istituzioni, progetti scolastici di recupero memoriale e riqualificazione del territorio”, scrive il 7 febbraio 2011 l’ufficio stampa dell’associazione culturale fondata e diretta dal senatore Marcello dell’Utri, una condanna in appello &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa e un patteggiamento a due anni e tre mesi per false fatture e frode fiscale nell’ambito della gestione di Publitalia. Dell’Utri è oggi indagato per la superloggia P3, organizzazione massonica occulta che avrebbe svolto “in maniera sistematica e pianificata un’intensa, riservata ed indebita attività di interferenza sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, allo scopo di ottenere vantaggi economici o di altro tipo”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: IT; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;Il 15 gennaio 2012, &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Il Circolo di Messina&lt;/i&gt; ha voluto la Gammeri come co-relatrice al dibattito su “Periferie, tradizioni e vita quotidiana”. Il presidente, per le cronache, è Angelo Caristi, responsabile provinciale di Forza Italia a fine anni ’90 e prima ancora socio dell’In.Im. di Milano, insieme &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;al finanziere Filippo Alberto Rapisarda e all’ex consigliere comunale Dc di Palermo, Paolo Alamia&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: IT; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;. Dell’In.Im. di Caristi &amp;amp; C, dal 1976 al 1979, fu dipendente il signor &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Marcello dell’Utri…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-7934658659676033399?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/7934658659676033399/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/messina-e-di-scuola-limpunita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7934658659676033399'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7934658659676033399'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/messina-e-di-scuola-limpunita.html' title='A Messina è di scuola l’impunità'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-6967242130710648342</id><published>2012-01-16T23:20:00.000-08:00</published><updated>2012-01-16T23:20:35.315-08:00</updated><title type='text'>Le mafie nel mondo. Lo stretto di Hormuz, quello di Messina e la Libia</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Fusiorari intervista Antonio Mazzeo, giornalista impegnato negli ambiti dell’antimilitarismo e dell’ecopacifismo ed esperto di temi come il commercio internazionale d’armi. Ai nostri microfoni Mazzeo ha parlato delle spese militari dell’Italia, del silenzio dei media, delle ingerenze dei colossi industriali e finanziari nelle scelte di politica estera e del controverso intervento in Libia.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&amp;nbsp;&lt;b&gt;In questi giorni il nostro Paese è alle prese con una crisi economico-finanziaria che ha richiesto dei sacrifici ai cittadini italiani. Eppure le spese relative agli armamenti continuano a essere cospicue. Proprio lei nel suo &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;&lt;a href="http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: windowtext; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;blog&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt; informava che nel mese di novembre l’Italia ha siglato con il Dipartimento della Difesa Usa un contratto da 15 milioni di dollari per l’acquisto di due Predator, ossia due velivoli senza pilota (transazione poi negata dal Congresso per timore della diffusione di informazioni sulla tecnologia utilizzata, nda). Inoltre le missioni italiane all’estero sono costate nel 2011 un miliardo e mezzo di euro. Perché non sono stati effettuati dei tagli anche su questo fronte?&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;L’elemento più preoccupante di questo governo è la continuità con il precedente di centro-destra, che nel corso di quattro anni ha aumentato in termini reali la spesa militare e la percentuale di uscite destinate alle operazioni militari all’estero e all’acquisto di armi. Per’altro non si tratta soltanto dei Predator, ma soprattutto degli F35, i cacciabombardieri prodotti dalla statunitense Lockheed Martin, il cui acquisto potrebbe richiedere una spesa che si aggira intorno ai 15, 16 miliardi di euro. Inoltre la nomina a Ministro della Difesa dell’ammiraglio Giampaolo Di Paola, già capo di Stato maggiore della difesa, che ha seguito direttamente e indirettamente la vicenda degli F35 e di altre armi che dovevano essere acquistate, è la prova che non ci si può aspettare nessun cambiamento di rotta dal nuovo governo. Nonostante gli enormi tagli alle spese sociali nulla si dice e nulla si è fatto a proposito delle spese militari. Continuare a pensare di potersi ritagliare un ruolo da potenza mondiale, anche se la nostra economia viene scavalcata giorno dopo giorno da Paesi del sud del mondo come Brasile e Argentina, comporta il continuare a considerare un tabù l’abbassamento delle spese militari.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Perché i mezzi di informazione nazionale si interessano così poco al tema del commercio internazionale d’armi e soprattutto a quello delle spese che lo Stato destina ogni anno all’acquisto di mezzi bellici e al sostegno delle missioni all’estero? &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;L’inchiesta della Procura di Roma su alcune società del gruppo Finmeccanica ha dimostrato che i fondi neri da esse creati, oltre a nutrire un sistema di corruzione politica, hanno finanziato anche fondazioni e un’enorme quantità di testate giornalistiche e scientifiche: Finmeccanica si è dunque assicurata un controllo diretto sui mezzi di informazione. Controllo diretto che viene esercitato anche da parte delle banche, che sono le principali fonti di finanziamento dei più importanti quotidiani italiani. Fin tanto che i mezzi di informazione saranno controllati da colossi industriali e banche e fin tanto che il governo italiano sarà il governo dei banchieri, purtroppo dobbiamo aspettarci pochi cambiamenti. Un esempio concreto? Io sono rimasto sconvolto nell’occuparmi delle vicende relative all’installazione dei cosiddetti radar anti-migranti. Prodotti in Israele, hanno come rappresentante italiana l’AlmavivA Spa di Roma che vede tra i propri azionisti la Rai. Ebbene, nessuno ha saputo nulla di queste vicende. Se la Rai, che dovrebbe fare informazione, di fatto è un’impresa che controlla società che hanno interessi enormi nei complessi industriali militari, mi pare evidente che ci sia poco da aspettarsi dal punto di vista dell’informazione su questi temi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;L’Eni coinvolto negli affari libici, la Finmeccanica che sigla contratti con Paesi come Qatar, Bahrein, Kuwait, Algeria, Kenya, Pakistan: quanto le scelte della politica estera italiana sono influenzate da questi grandi colossi industriali?&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Credo sia possibile affermare che nonostante l’Italia sia un Paese democratico, dotato di una Costituzione che prevede ruoli specifici per le grandi scelte della politica nazionale ed estera, sono sempre state le grandi industrie, le grandi holding ad avere deciso. Storicamente l’Eni, negli ultimi anni anche Finmeccanica. La vicenda libica ne è una grande conferma: l’Italia aveva firmato un trattato internazionale con la Libia e aveva in ballo grandi interessi con lo stesso Gheddafi. Ma l’amministratore delegato Eni (Paolo Scaroni, &lt;i&gt;nda&lt;/i&gt;), che ha intelligentemente individuato in anticipo i vincitori di questa guerra, ha fatto sì che l’Italia si schierasse contro il regime, demonizzando l’ex alleato Gheddafi per dittatura. Tutto a vantaggio dell’Eni e a svantaggio dell’Italia, che ha perso l’occasione di giocare un naturale e importante ruolo di mediazione, prima per evitare il conflitto, poi per risolverlo nel modo più indolore per le popolazioni civili Oggi abbiamo riconosciuto il nuovo governo, nuovo partner dell’Eni, nonostante non abbia ancora una Costituzione e non abbia ancora firmato nessun trattato internazionale in difesa dei diritti umani.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Perché la comunità internazionale è intervenuta tempestivamente in Libia e non ancora in Siria? E soprattutto, perché i massacri dei civili, che per settimane hanno giustamente occupato le copertine dei giornali e dei tg ai tempi della Libia, ricevono sensibilmente meno attenzione oggi nel caso della Siria?&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Interessi. Questo vale per tutti i Paesi africani, perché la guerra non è solo a Damasco, ma in tutto il Medio Oriente, nel Corno d’Africa, in Somalia, con la presenza di Paesi stranieri come gli Stati Uniti, in Kenya; è in corso una guerra nell’area dei Grandi Laghi, una guerra si sta scatenando in alcuni Stati della Nigeria. Di ciò non si parla. Anche perché lì sono enormi gli interessi di gruppi petroliferi come l’Eni. Penso però che intorno alla Siria orbitino anche altre questioni. Innanzitutto la Siria è un protettorato dell’Iran, un Paese con il quale l’Italia continua ad avere grossi interessi economici, principalmente l’Eni, ma anche il complesso militare-industriale: ricordo per esempio che alcuni anni fa delle testate sarde denunciarono l’addestramento di caccia militari iraniani nei poligoni sardi. Insomma, l’Iran è un Paese nei confronti del quale non conviene innalzare il rischio di scontro e questa problematica si riflette sull’atteggiamento dell’Italia e di tutta la comunità internazionale nei confronti della Siria.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;In effetti proprio in questi giorni il premier italiano Mario Monti nella conferenza stampa di fine anno apriva all’intenzione dell’Unione Europea di praticare l’embargo nei confronti del petrolio iraniano a eccezione delle forniture di greggio che l’Eni importa a titolo di pagamento di crediti della National Iranian Oil Company, che pare ammontino a due miliardi di dollari. Forse è anche alla luce di questi interessi che si può spiegare il non intervento italiano in Siria…&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Certamente, ma l’esperienza libica indica quanto i grandi gruppi economici italiani abbiano la capacità di mutare alleanze quando fiutano che stanno cambiando i rapporti di forza. Questo dimostra ancora una volta come non sia il Parlamento, o non solo il Parlamento, e in esso le forze politiche, a confrontarsi sulle scelte e sul ruolo internazionale che dovrebbe assumere l’Italia. Sono invece i grandi manager con i loro interessi a poter imporre che quello che oggi è un nostro alleato principale, l’Iran, diventi domani un nemico. Questo potrebbe portare l’Italia a una scelta scellerata perché aprire oggi un contenzioso con l’Iran significherebbe rischiare la terza guerra mondiale L’Iran non è né l’Iraq, né l’Afghanistan: l’Iran è una potenza con capacità nucleari, è una potenza che gode del riconoscimento religioso datogli dai gruppi sciiti. Oggi uno scontro con l’Iran potrebbe avere un effetto domino devastante su tutto il Medio Oriente, dal Nord Africa, sino al Sud-Est Asiatico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Proprio l’attualità, e in particolare il braccio di ferro fra Iran e Stati Uniti intorno allo stretto di Hornuz, ha reso in questi giorni più che mai possibile lo scoppio di un nuovo conflitto. La situazione si fa ancora più pericolosa se collegata alla notizia, pubblicata da The Guardian e mai smentita, secondo la quale fonti ufficiali britanniche avrebbero dichiarato che nel caso di attacco statunitense all’Iran la Gran Bretagna fornirebbe il suo pieno sostegno. Attacco all’Iran che, pare, coinvolgerebbe come partner anche Israele e Turchia…&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Aggiungerei anche l’Arabia Saudita, che ha firmato qualche giorno fa un ricco contratto con gli Stati Uniti d’America&amp;nbsp; per la fornitura d’armi. Gli Americani ritengono che nell’ambito del processo di accerchiamento dell’Iran si possa chiudere un occhio con un Paese come l’Arabia Saudita, che senza dubbio ha avuto delle responsabilità colossali nell’11 settembre e nella protezione di gruppi politico-militari afferenti alla cosiddetta costellazione di Al Qaeda.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Quanto è alto il rischio dello scoppio di una guerra oggi? &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Purtroppo la mia generazione si sta abituando a pensare che la follia umana non conosca limiti. La razionalità spingerebbe a pensare che si voglia fare soltanto un gioco di muscoli per innalzare il livello di tensione e che nessuno abbia intenzione di andare oltre. Io credo che le esperienze delle guerre in Iraq e Afghanistan, insieme alla follia di quella in Libia, possano dimostrare da un lato la totale inopportunità di un nuovo conflitto, ma dall’altro che, di fronte a quello che è accaduto in questi anni, purtroppo dobbiamo abituarci ad aspettarci il peggio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Qual è il possibile ruolo dell’Italia in questo scenario?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Se l’Italia fosse un Paese governato da intelligenza e razionalità, potrebbe giocare un grande ruolo di mediazione internazionale, per gli interessi economici che la legano all’Iran, per il riconoscimento di cui gode da Paesi nemici dell’Iran, come l’Arabia Saudita, Israele e Stati Uniti. Dal momento che invece è stata governata per anni dal folle superomismo di Berlusconi e oggi dalle banche con l’enorme pressione di Eni e Finmeccanica, dubito che avrà realmente la capacità di giocare questo ruolo. E stesso discorso vale per Germania, Francia e in primis Gran Bretagna, che appunto ha già dichiarato la disponibilità a scendere in campo a fianco degli Stati Uniti nel caso di un attacco all’Iran. E sarà l’ennesima occasione sprecata per l’Europa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Tra i principali acquirenti delle armi made in Italy figurava la Libia. Ciò è avvenuto anche durante i primi giorni del conflitto, prima della risoluzione 1970 dell’Onu che ha introdotto l’embargo, in violazione della legge 185 del 1990 che vieta la vendita di armi a Paesi belligeranti. Inoltre all’inizio delle ostilità le truppe ghedaffiane imbracciavano armi italiane…&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Pecunia non olet. La Libia è l’unico Paese al quale non dovevamo vendere armi e con il quale non dovevamo firmare un contratto bilaterale di quel tipo (il trattato di Bengasi, nda), a cui si lasciava il lavoro sporco che la Marina Militare non voleva fare, ossia quello di tenere distanti dalle nostre coste i migranti africani. A costo che essi venissero rinchiusi, affamati e assetati, come effettivamente è successo nei lager aperti nel deserto meridionale della Libia. L’Italia continua a esportare armi in buona parte dei Paesi americani e si avvale di triangolazioni a mio parere illegali per far giungere aerei, per esempio in Afghanistan. A Vicenza, nell’Istituto CoESPU, addestriamo le forze armate di Paesi africani o del Medio Oriente che sono all’indice per la violazione dei diritti umani presso Amnesty International e Human Rights Watch. A questo proposito reputo che la vera vergogna sia costituita dalla totale assenza di attenzione e interesse da parte dei media: sono solo i blog, le testate di movimento, i piccoli ricercatori a occuparsi e denunciare costantemente queste situazioni. Inoltre trovo veramente grave che simili temi non vengano discussi nel luogo che la Costituzione prevede come sede sovrana, ossia il Parlamento.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Recentemente Fusiorari ha intervistato il professor Carlo Tombola, coordinatore scientifico di OPAL (Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere). Il professore ha esposto una tesi molto interessante secondo la quale la maggior parte dei conflitti in corso, concentrati nel Sud del mondo, sarebbero fomentati e scatenati dai governi dei Paesi più sviluppati come una sorta di misura di protezione dalla pressione demografica che dal Mediterraneo meridionale e dall’America Latina preme oggi sull’Occidente. Lei cosa ne pensa?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Io credo ancora che le guerre vengano fatte scatenare per interessi economici rispetto allo sfruttamento delle risorse, il controllo delle fonti idriche, l’export delle armi ecc. Sicuramente ci sono tra i gruppi di estrema destra americani o internazionali coloro che ritengono necessario colpire il Sud del mondo per il pericolo di grandi invasioni: credo però che non siano queste le ragioni che portano i grandi Paesi a spingere sui confini. Sicuramente le guerre, insieme allo sfruttamento dissennato dei territori, hanno l’effetto di provocare il flusso di milioni di persone, che dal sud sono costrette, per problemi climatici, per fame, per sfuggire alla distruzione, a spostarsi vero il nord. Pertanto, se davvero ci fossero queste logiche, sarebbero perdenti, perché provocherebbero proprio l’effetto di investire il nord del mondo di grandi quantità di rifugiati. E a queste masse, che noi stessi abbiamo messo in movimento con dissennate scelte politiche, economiche e ambientali, non siamo in grado di rispondere altrimenti se non attraverso la militarizzazione delle coste e i respingimenti…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Restiamo in Italia, ma cambiamo argomento. Ad aprile del 2010 ha pubblicato “I padrini del ponte”, in cui parlava del coinvolgimento delle cosche mafiose nel progetto di costruzione del ponte sullo Stretto di Messina e in particolare di quello dei Rizzuto, una delle più potenti famiglie mafiose del Nord America. A più di un anno di distanza dalla pubblicazione del suo lavoro (per cui ha già rilasciato un’intervista a Fusiorari) a che punto è il progetto? &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Innanzitutto ritengo opportuno parlare, per il ponte di Messina, di non-progetto. Esiste un progetto definitivo, una montagna di cartacce, che dovrebbe andare in discussione al CIPE, il quale appunto dovrebbe prendere la decisione definitiva. Questo non-progetto il mese scorso è stato distrutto a 360 gradi dalle organizzazioni ambientaliste che hanno presentato migliaia di motivazioni circa l’insostenibilità del ponte dal punto di vista tecnico-ingegneristico, ambientale, economico, sociale. Il governo dovrebbe mettere una pietra tombale su questo progetto, che già è costato tra i 400 e i 500 milioni di euro solo per tenere in vita la società Stretto di Messina. Non nutro però grandi speranze nel governo: il Ministro Passera e Monti continuano a rinviare di giorno in giorno la decisione definitiva. Quello che mi preoccupa è la nomina a viceministro allo Sviluppo Economico con delega alle Infrastrutture&amp;nbsp; di Mario Ciaccia, già amministratore delegato di Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo del gruppo San Paolo, che ha fornito le fidejussioni al general contractor del ponte sullo stretto di Messina. Senza dimenticare che i grandi gruppi bancari sono quelli che hanno garantito la copertura dei buchi finanziari di grandi società di costruzioni, Impregilo in testa. Se perdesse il grande affare del ponte sullo stretto, credo che Impregilo resterebbe con uno scoperto di 500 milioni di euro, che significherebbe il tracollo. Credo dunque che i grandi gruppi bancari, ben rappresentati al governo, non abbiano intenzione di lasciar fallire le imprese di costruzioni per paura di perdere gli enormi crediti concessi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Si intravede l’infiltrazione di altre organizzazioni criminali, soprattutto internazionali?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background: #f8f5f5; mso-line-height-alt: 8.65pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;La manifesta insostenibilità del ponte e le inchieste giudiziarie che hanno praticamente decapitato e decimato la famiglia dei Rizzuto sembrano aver allontanato l’interesse delle organizzazioni criminali, anche se le cosche mafiose siciliane e calabresi continuano a scommettere sulla grande opera. Nel caso in cui essa venisse realizzata, il suo alto valore simbolico attrarrebbe indubbiamente i capitali finanziati delle mafie internazionali&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, &amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Intervista a cura di Federica Casarsa pubblicata in &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;FusiOrari.org International Weekly Magazine&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 12pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Parte 1, Martedì 10 Gennaio 2012, &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 12pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;a href="http://www.fusiorari.org/interviews/interviste/743-le-mafie-nel-mondo-lo-stretto-di-hormuz-quello-di-messina-e-la-libia-parla-antonio-mazzeo-pt-1.html"&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;http://www.fusiorari.org/interviews/interviste/743-le-mafie-nel-mondo-lo-stretto-di-hormuz-quello-di-messina-e-la-libia-parla-antonio-mazzeo-pt-1.html&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="modifydate1"&gt;&lt;span style="color: windowtext; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 12pt; line-height: 115%;"&gt;Parte 2, Lunedì 16 Gennaio 2012,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 12pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;&lt;a href="http://www.fusiorari.org/interviews/interviste/744-le-mafie-nel-mondo-parla-antonio-mazzeo-pt-2.html"&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;http://www.fusiorari.org/interviews/interviste/744-le-mafie-nel-mondo-parla-antonio-mazzeo-pt-2.html&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-6967242130710648342?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/6967242130710648342/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/le-mafie-nel-mondo-lo-stretto-di-hormuz.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/6967242130710648342'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/6967242130710648342'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/le-mafie-nel-mondo-lo-stretto-di-hormuz.html' title='Le mafie nel mondo. Lo stretto di Hormuz, quello di Messina e la Libia'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-7230242478865762000</id><published>2012-01-13T05:08:00.001-08:00</published><updated>2012-01-13T05:12:03.762-08:00</updated><title type='text'>Come e perché l’Italia addestra gli afgani alla guerra</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Mai così tanti i militari italiani in missione di guerra in Afghanistan. Quattromiladuecentodieci e solo a metà anno i primi uomini faranno rientro a casa. Per completare il ritiro del contingente nazionale, secondo il ministro della Difesa Di Paola, bisognerà attendere invece la fine del 2014. Un conflitto in nome degli interessi geostrategici delle transnazionali dell’energia, per cui è stato versato un alto tributo in vite umane: per il sito della Camera dei Deputati sono già 42 i militari caduti in territorio afgano “di cui 28 &lt;span sth_x="in"&gt;in seguito ad attentati o conflitti armati”. Top secret il numero di feriti e traumatizzati, ma sarebbero centinaia. Dal primo gennaio 2002 al dicembre del 2011, dispiegamenti di reparti, caccia, elicotteri e tank, blitz e bombardamenti aerei, esercitazioni a fuoco hanno comportato una spesa per i contribuenti italiani di circa 3 miliardi e 800 milioni di euro. E le operazioni tricolori in Afghanistan assorbiranno più della metà delle spese previste per pagare le missioni all’estero nel 2012 (complessivamente 1,4 miliardi di euro). &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;“A Kabul il nostro contingente opera nell’ambito del Quartier Generale di ISAF, della &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;NATO Training Mission - Afghanistan&lt;/i&gt; e di Italfor&amp;nbsp;Kabul con circa 210 uomini mentre ad Herat siamo presenti con circa 4.000 uomini, principalmente appartenenti alla Brigata paracadutisti Folgore”, spiegano i portavoce dello Stato maggiore della difesa. “Per le esigenze connesse con le missioni in Afghanistan&amp;nbsp; ed in Iraq, inoltre, ci sono 125 persone tra Al Bateen, Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti), dove sono dislocati alcuni velivoli che assicurano il sostegno logistico, a Tampa (Stati Uniti d’America) presso il Comando USA dell’intera operazione e in Bahrein quale personale di collegamento con le forze USA”. Nel teatro di guerra afgano, il contingente dispone dei più moderni sistemi d’attacco, batterie missilistiche, bombardieri, elicotteri, aerei da trasporto, velivoli per missioni di sorveglianza e ricognizione. La componente aerea è stata rafforzata a partire del 2007 con &lt;span sth_x="in"&gt;l’arrivo dei caccia &lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;AMX&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, dei velivoli senza pilota “&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Predator”&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; e degli elicotteri d’attacco &lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;A129 “Mangusta”&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt; Oltre una trentina sono i velivoli schierati ad Herat, il terzo contribuito aeronautico alleato in Afghanistan dopo USA e Gran Bretagna.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;“ISAF – spiega il Ministero della difesa - ha il compito di condurre operazioni militari &lt;span sth_x="in"&gt;secondo il mandato ricevuto, &lt;span sth_x="in"&gt;in cooperazione e coordinazione con le forze di sicurezza afgane ed &lt;span sth_x="in"&gt;in coordinamento con le forze della Coalizione, al fine di assistere il Governo afgano nel mantenimento della sicurezza, favorire lo sviluppo delle strutture, estendere il controllo su tutto il Paese ed assistere gli sforzi umanitari e di ricostruzione”. In vista del progressivo sganciamento dall’Afghanistan, gli alleati stanno operando per “incrementare le capacità, l’autonomia e le competenze” delle ricostituite forze armate locali. L’Italia ha assunto un ruolo centrale nelle attività di formazione e addestramento dell’esercito (ANA) e della polizia (ANP) afgani, un impegno oneroso dal punto di vista organizzativo e finanziario e che presuppone pure il loro accompagnamento materiale in vere e proprie azioni di combattimento. L’esercito italiano impiega sul campo i cosiddetti OMLT (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Operational Mentoring Liason Teams&lt;/i&gt;), team composti da 20-30 consiglieri ed addestratori “a livello di Corpo d’Armata, di Brigata e di &lt;i&gt;Kandak &lt;/i&gt;(battaglione)”. I cicli addestrativi hanno una durata di almeno sei mesi e spaziano dalle procedure tecnico-tattiche di fanteria, all’uso di armi leggere e pesanti, ecc. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Nel 2008, si è pure tenuto un lungo addestramento sulle tecniche di “ambientamento e movimento in montagna”, destinato all’Afghan National Army, articolatosi in lezioni teoriche a Camp Invicta, sede del contingente italiano a Kabul e in attività pratiche in Italia, presso il 6° reggimento Alpini di Brunico (Bolzano).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;La formazione di piloti e tecnici dell’Afghan Air Force viene effettuata invece &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;nella base aerea di Shindand da personale dell’Aeronautica militare. Per i training, avviati il 2 novembre 2010, sono a disposizione due gruppi di consiglieri-addestratori accanto ai militari afgani destinati alla guida degli elicotteri Mi.17 di fabbricazione russa. Gli italiani hanno pure istituito corsi di specializzazione nel campo delle comunicazioni radio e radar, del&lt;/span&gt;&lt;span class="newsparagrof1nomargin1"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;la gestione delle reti e depositi POL (petrolio, olio e lubrificanti), della manutenzione e del rifornimento dei velivoli, del supporto medico, ecc.. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;I voli addestrativi vengono svolti in cooperazione con l’Aeronautica militare ungherese che utilizza da diversi anni la stessa tipologia di elicotteri e con l’838th Air Expeditionary Advisory Group (AEAG) delle forze aeree degli Stati Uniti. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Ad Alenia North America, società controllata da Alenia Aeronautica (gruppo Finmeccanica), è stata affidata la formazione dei piloti e del personale addetto alla manutenzione dei velivoli da trasporto tattico C-27/G.222, la cui consegna all’aeronautica afgana è in fase di completamento da parte di US Air Force. Il contratto, del valore di oltre 4 milioni di dollari, prevede un anno di lezioni teoriche, la formazione pratica e l’addestramento in volo nello stabilimento Alenia di Napoli-Capodichino dei piloti afgani e degli &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;advisor&lt;/i&gt; statunitensi che sono poi inviati a Kabul per operare con il personale dell’Afganistan National Army Air Corps (ANAAC). Nell’ottobre 2008, Alenia North America era stata protagonista di una strana triangolazione Italia - Stati Uniti – Afghanistan: &lt;span style="color: black;"&gt;la società aveva venduto ad US Air Force diciotto aerei da trasporto G.222 (già in uso all’aeronautica militare italiana), che dopo essere stati riammodernati erano stati trasferiti alle forze aeree &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;afgane.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Imponente anche l’impegno addestrativo degli italiani a favore delle forze di polizia. Ad Adraskan ed Herat&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; due team di carabinieri provenienti dall’organizzazione Territoriale dell’Arma e dai paracadutisti del 1° Reggimento “Tuscania”&lt;span style="color: black;"&gt; contribuiscono alla formazione &lt;/span&gt;di alcune unità del Comando Regionale dell’Afghan Uniform Police e dell’Afghan National Civil Order Police. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Militari dell’Arma e della Guardia di finanza partecipano anche alla missione di polizia&amp;nbsp;“Eupol Afghanistan” dell’Unione Europea, nell’ambito dell’iniziativa di Politica Europea di Sicurezza e Difesa (PESD). La missione, iniziata il 15 giugno 2007, ha lo scopo di “sviluppare le attività di training, &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;advising&lt;/i&gt; e &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;mentoring&lt;/i&gt; del personale afgano destinato alla Polizia nazionale e alla Polizia di frontiera”. Grazie a un accordo bilaterale Italia-Afghanistan, carabinieri e fiamme gialle sono pure impegnati ad Herat nell’addestramento della polizia di frontiera e doganale, collaborando con il personale USA del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Combined Security Transition Command Afghanistan&lt;/i&gt; (CSTC-A). Sempre ad Herat, Il Ministero della difesa italiano ha recentemente contribuito con 100.000 euro alla realizzazione di una nuova &lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;stazione della polizia afgana. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Un colonnello del 3° Reggimento Bersaglieri è alla guida del PRT- Provincial Reconstruction Team che ha il “compito di supporto alla governance e di sostenere il processo di ricostruzione e sviluppo”, congiuntamente ad una componente civile rappresentata da un Consigliere del Ministero Affari esteri. La struttura controlla e gestisce buona parte degli interventi in Afghanistan finanziati con denaro della Cooperazione allo sviluppo. Negli ultimi cinque anni, PRT dichiara di aver costruito nel distretto di Herat “scuole, ospedali, carceri, strade e ponti” per il valore complessivo di 30 milioni di euro, 5,6 dei quali nel solo 2011. Entro la fine di gennaio sarà completata la prima tranche dei lavori di ampliamento del terminal del locale aeroporto (250.000 euro). Per lo scalo di Herat, i progettisti del Provincial Recontruction Team hanno predisposto un &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;masterplan&lt;/i&gt; del valore di oltre 137 milioni di euro per realizzare un nuovo terminal, piste aeree e opere viarie di collegamento. Lo scorso 17 dicembre, il programma è stato presentato alle autorità nazionali afgane dall’ex ministro allo Sviluppo economico, Paolo Romani, neo-rappresentante dell’esecutivo Monti per lo “sviluppo economico dell’Afghanistan e del’Iraq”.&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #004523; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;Dal 2001 al 31 dicembre 2010, la Cooperazione italiana ha erogato 516 milioni di euro per finanziare “iniziative bilaterali e multilaterali” nel “settore infrastrutturale e degli aiuti umanitari” (103 milioni solo per il collegamento stradale Bamyan-Maidan Shar). Ventinove i milioni stanziati lo scorso anno per “progetti nel settore della &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;governance&lt;/i&gt;, dello sviluppo rurale e agricolo e delle infrastrutture stradali”. L’Afghanistan è proprio la gallina d’oro di mercanti d’ami e grandi società di costruzioni. Nel 2012 potrebbero partire i lavori di ristrutturazione della strada Herat–Chishet Sharif. Prima beneficiaria, spiega &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Il Sole24Ore&lt;/i&gt;, la grande cava di proprietà del magnate statunitense Adam Doost (alla guida dell’&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;American Chamber in Afghanistan&lt;/i&gt;),&lt;span style="color: #333333;"&gt; &lt;/span&gt;“che di recente ha chiuso un accordo di partnership con la Margraf di Vicenza per commercializzare in Italia e in Europa blocchi di marmo inizialmente per 5 milioni di dollari”. La guerra in Afghanistan si combatte per il gas e il petrolio ma anche in nome e per conto dei pescecani dei mercati finanziari planetari.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-7230242478865762000?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/7230242478865762000/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/come-e-perche-litalia-addestra-gli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7230242478865762000'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7230242478865762000'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/come-e-perche-litalia-addestra-gli.html' title='Come e perché l’Italia addestra gli afgani alla guerra'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-9160647659735144013</id><published>2012-01-11T03:19:00.001-08:00</published><updated>2012-01-11T04:22:21.528-08:00</updated><title type='text'>Elogio Pd dei lager modello di Lampedusa</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;A Lampedusa i due fatiscenti centri di “soccorso e prima assistenza” per migranti sono vuoti dal 28 settembre 2011, quando &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;manu militari&lt;/i&gt; vennero deportati in Tunisia o nei grandi CIE d’Italia gli ultimi ospiti-detenuti. Un indegno modello di accoglienza, fatto di quotidiane sopraffazioni e scientifica deprivazione di identità e soggettività, che adesso i deputati del Partito democratico chiedono di rilanciare, riaprendo le strutture-ghetto per affidarle all’ente gestore del passato, fiore all’occhiello di Lega Coop Sicilia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Con un’&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;i&lt;/span&gt;nterrogazione indirizzata al Ministro dell’Interno, sette parlamentari siciliani del Pd (primo firmatario l’on. Angelo Capodicasa, ex Presidente della Regione ed ex viceministro all’Infrastrutture dell’ultimo governo Prodi), sostengono che la chiusura del centro potrebbe “causare anche un problema di carattere internazionale in vista di ulteriori sbarchi che potrebbero interessare l’isola delle Pelagie”. “Lampedusa – aggiungono i sette - è divenuta di fatto, anche per l’abnegazione e la sensibilità&amp;nbsp;dei suoi &lt;span class="yshortcuts"&gt;abitanti&lt;/span&gt;, e sopportando oneri sociali e d’immagine non indifferenti, &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;area di prima accoglienza&lt;/i&gt; pronta ad ospitare le decine di migliaia di disperati che attraversano il Canale di Sicilia”. All’uopo, era stata destinata una &lt;span class="yshortcuts"&gt;struttura&lt;/span&gt; (&lt;span class="yshortcuts"&gt;CSPA&lt;/span&gt;), gestita “egregiamente” ed ininterrottamente dal giugno 2007 da LampedusAccoglienza, società nella disponibilità del consorzio di cooperative siciliane “Sisifo”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Nell’interrogazione vengono elencati alcuni gravi atti intimidatori verificatisi recentemente a Lampedusa ai danni del centro di primo soccorso e dell’ente gestore. “In data 20 settembre 2011, quando già da tempo sull’isola si respirava un’&lt;span class="yshortcuts"&gt;aria&lt;/span&gt; pesante per effetto dei mancati trasferimenti degli immigrati, è stato incendiato un &lt;span class="yshortcuts"&gt;padiglione&lt;/span&gt; del CSPA mentre erano presenti oltre 1.500 ospiti; nonostante &lt;span class="yshortcuts"&gt;fosse&lt;/span&gt; andato distrutto ciò non ha pregiudicato lo &lt;span class="yshortcuts"&gt;svolgimento&lt;/span&gt; dell’attività, in quanto i luoghi sono stati messi in sicurezza e recintati; inspiegabilmente i lavori sono stati interrotti, pregiudicando, stavolta sì, l’accoglienza anche se limitata a 440 posti”. Tre giorni dopo veniva incendiata l’auto dell’amministratore delegato di &lt;span class="yshortcuts"&gt;LampedusAccoglienza, Cono Galipò. Tra l’11 e il 13 novembre veniva appiccato il fuoco ad un furgone ed un pullman della società, mentre il 2 dicembre veniva distrutto &lt;/span&gt;un magazzino di oltre 500 &lt;span class="yshortcuts"&gt;mq&lt;/span&gt; dove &lt;span class="yshortcuts"&gt;LampedusAccoglienza&lt;/span&gt; aveva stipato “indumenti e materiale di cucina per un &lt;span class="yshortcuts"&gt;valore&lt;/span&gt; stimabile in circa 300.000 euro”. Il 18 dicembre, infine, veniva danneggiata l’auto del direttore del &lt;span class="yshortcuts"&gt;centro&lt;/span&gt;. “La situazione riguardante l’ordine pubblico a Lampedusa è grave”, scrivono i parlamentari, invocando l’intervento del Governo per “garantire lo svolgimento sereno dell’attività di chi ha espletato con impegno e dedizione il proprio lavoro, a volte in condizioni proibitive, nell’esclusivo interesse del popolo Italiano”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Attentati di matrice razzista, riconducibili al clima di caccia al migrante e &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;limpieza social&lt;/i&gt; scatenati con la compiacenza di imprenditori e politici xenofobi, utilizzati però dal Pd siciliano per elogiare un modello di gestione dell’“accoglienza” stigmatizzato da più parti per la sua disumanità, le sue caratteristiche repressive e i suoi insostenibili costi umani e finanziari. “N&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;ell’interrogazione non si parla invece delle pesanti e pubbliche responsabilità del sindaco De Rubeis, che andrebbe perseguito per istigazione all’odio razziale per le ronde e le aggressioni contro i migranti”, commenta Alfonso Di Stefano della Rete antirazzista catanese. “Ancora più gravi le responsabilità dell’ex ministro Maroni, che con premeditazione ha costruito nel febbraio scorso l’emergenza Lampedusa, allarmando l’opinione pubblica sull’invasione di 1.500.000 migranti, quando in sei mesi ne sono arrivati 50.000. Se un’interrogazione andava fatta era per revocare la delirante scelta del precedente governo di dichiarare l’isola &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;porto non sicuro &lt;/i&gt;o per denunciare le vergognose condizioni di segregazione dei richiedenti asilo nel megaCara di Mineo, il cui ente gestore è lo stesso consorzio di cooperative interessato al megabusiness di Lampedusa”.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, &amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;“Il CPSA aveva come suo principale scopo quello di assistere le persone appena arrivate e trasferirle nell’arco di 48 ore sul territorio italiano”, ricordano gli operatori volontari dell’ARCI che hanno potuto fare ingresso nel centro di Lampedusa solo dopo il giugno 2011. “In realtà è stata una struttura di reclusione, dove non era consentita l’uscita e l’entrata libera, i migranti non potevano spostarsi liberamente, confinati in parti &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;residenziali&lt;/i&gt; chiuse da inferriate e cancelli&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; e da filo spinato&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;. Le forze di polizia si muovevano all’interno armate e in casi di tensione in tenuta anti sommossa. I trasferimenti in altri centri avvenivano lentamente, obbligando i migranti a permanenze che variavano, per i maggiorenni da 15 giorni a un mese e per i minorenni per periodi ancora più lunghi, fino a un mese e mezzo”. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;La privazione della libertà personale &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;dei migranti in quello che è stato a tutti gli effetti un centro d’identificazione ed espulsione, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;non era legittimata da &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;provvedimenti giurisdizionali&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;, né giustificata da &lt;/span&gt;situazioni di emergenza&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;. “Coloro che sono stati detenuti e&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt; respinti in Tunisia, a partire dal 6 aprile 2011, per quanto risulta da numerose testimonianze e notizie di stampa, non hanno mai potuto comunicare con un avvocato o con un giudice, né tantomeno con un membro della commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato, né hanno ricevuto alcun tipo di comunicazione scritta sui motivi del loro trattenimento né sulla durata dello stesso o sulle possibilità di difesa o di esercizio dei propri diritti”, ha denunciato il prof. Fulvio Vassallo Paleologo dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;“A&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; Lampedusa il Governo ha violato l’art. 13 della Costituzione italiana e l’art. 5 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;”, incalza &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;l’avvocata Carmen Cordaro, referente &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;CIE e frontiere&lt;/i&gt; dell’ARCI&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;.&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt; “Si tratta di macroscopiche violazioni del &lt;/span&gt;diritto fondamentale alla libertà personale. Nei fatti sono rimasti inattuati &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;il diritto a ricevere assistenza legale e, più in generale, il diritto di difesa di cui all’art. 24 della Costituzione”. È un report di tre esperti volontari legali dell’associazione, &lt;/span&gt;Francesca Cancellaro, Luca Masera e Stefano Zirulia, a descrivere le disumane condizioni di vita all’interno del centro di contrada Imbriacola. &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;“Nella zona della &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;gabbie&lt;/i&gt;, all’interno delle quali sono trattenuti i migranti adulti, &lt;/span&gt;le temperature sono elevatissime&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;. Le camere sono riempite di letti a castello con materassi sintetici di gommapiuma, l’aria risulta irrespirabile sin dal primo mattino, sia in ragione dell’elevata concentrazione umana, sia a causa della tipologia di edificio e dell’assenza di aria condizionata”. Elevatissimi gli stress psicologici a cui erano sottoposti gli “ospiti”. “Decine e decine di ragazzi tra i venti e i trent’anni sono costretti a trascorrere lunghissime e torride giornate stando immobili, rannicchiati in striscioline d’ombra”, prosegue il report. “I migranti sono impossibilitati a svolgere semplici attività e gli unici svaghi concessi sono il pallone, e talvolta le carte da gioco. Non sono ammesse né radio né televisioni. Le telefonate sono contingentate, in quanto a ciascuno viene consegnata una tessera telefonica ogni dieci giorni, della durata di appena sei minuti. Per il resto sono vietati la carta, e dunque i libri e i giornali, per il rischio di incendi, e le penne, per il rischio di autolesionismo”. Ciononostante, a Lampedusa è accaduto di tutto: “persone hanno mangiato pezzi di neon o una lametta o si sono ferite con tagli nelle braccia; altri hanno minacciato di buttarsi dalle scale o dal tetto o hanno provato ad impiccarsi”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Deleterie le condizioni igieniche e sanitarie. I bagni, insufficienti, erano luridi e la spazzatura veniva depositata dappertutto e portata via solo dopo diversi giorni. “A molti migranti con problemi di salute è stato negato l’accesso diretto all’infermeria”, raccontano i volontari dell’ARCI. “I posti letto a disposizione erano pochi e non c’era un servizio infermieristico che passasse per le camerate. Si poteva assistere a migranti che portavano di peso connazionali in infermeria o all’autoambulanza.&amp;nbsp;C’era una carenza sistematica di materiale medico e medicinali. Ad un migrante è stato fasciato un braccio con delle bende e un pezzo di cartone al posto di un tutore rigido”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Di scarsissima qualità era il cibo distribuito. “Di solito veniva data la pasta a pranzo e il riso a cena conditi con alimenti in scatola. I secondi erano o polpette o scaloppine di varia natura fritta. Alle volte uova sode. I contorni variavano dalle patate ai legumi. Non abbiamo mai visto dare verdura fresca e/o di stagione. La frutta era quasi sempre una mela e in alternativa era distribuito un succo di frutta. Venivano utilizzati cibi precotti o scatolame. Benché la maggior parte delle persone erano musulmane non ci risulta che la carne fosse Halal”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Ancora più drammatiche le condizioni detentive per i bambini e gli adolescenti stranieri (a fine agosto a Lampedusa erano in tutto 225, 111 nel CPSA di Contrada Imbriacola, 114 nella ex base &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Loran&lt;/i&gt; della Guardia coste USA). “La loro permanenza nell’isola è stata un calvario”, dichiara l’assistente sociale Maria Billè. “I minori s&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;ono stati abbandonati per settimane senza potere uscire dalle strutture o ricevere visite, se non delle Ong autorizzate dal ministero e dal Prefetto. Per nessuno di loro è stato nominato un tutore come imposto dalla legge italiana né è stata disposta alcuna forma di affidamento. Non risulta che siano state avviate le procedure di segnalazione al Giudice tutelare e alla competente Procura dei minori per l’adozione tempestiva dei provvedimenti dovuti per prestare tutela ed assistenza.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; Questi minori avevano affrontato tutti viaggi drammatici e rischiosissimi ed esprimevano evidenti segni di sofferenza e disagio psicologico”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;“Ho avuto modo di constatare le precarie e indecenti condizioni igienico sanitarie in cui vivevano i minori non accompagnati ospitati nella &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;ex base &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Loran&lt;/i&gt;”, ha raccontato &lt;/span&gt;Giuseppina Cassarà (&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti - INMP), medico internista a Lampedusa dal 22 al 28 agosto 2011&lt;/span&gt;. “La struttura è fatiscente, assolutamente non idonea ad assicurare un’accoglienza dignitosa per ragazzi minorenni che necessitano di tutela socio-sanitaria e giuridica”, aggiunge la dott.ssa Cassarà. “Nelle stanze al piano inferiore, adibite all’ospitalità delle ragazze, i materassi di gommapiuma luridi e malconci, sono buttati sul pavimento senza coprimaterasso o lenzuola se non quelle di carta, però non vengono cambiate e rifornite quotidianamente ma periodicamente”. La struttura era deficitaria di acqua corrente e priva di cabine telefoniche ed i minori “riuscivano a telefonare solo facendo code lunghissime per utilizzare dei cellulari forniti da LampedusAccoglienza”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Nel superaffollato &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;centro di Contrada Imbriacola, invece, i minori erano costretti a dividere &lt;/span&gt;gli spazi con gli adulti, &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;in contrasto con quanto previsto dalle leggi e dai &lt;/span&gt;regolamenti.&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;“Durante l’illegittima permanenza nel CSPA, i bambini e i ragazzi migranti sono stati esposti giornalmente alla violenza derivata dall’esasperazione delle oltre 500 persone rinchiuse e in costante attesa di trasferimento”, ha denunciato &lt;span style="color: black; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Federica Giannotta&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;, responsabile del &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;progetto FARO&lt;/span&gt; di &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Terre des Hommes&lt;/span&gt;, per l’assistenza giuridico-legale dei minori a Lampedusa. “Abbiamo ripetutamente segnalato alle autorità competenti la &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;promiscuità&lt;/span&gt; in cui si trovavano &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;minori, famiglie con bambini e altre categorie vulnerabili come disabili, malati e richiedenti asilo&lt;/span&gt;, spesso presenti nelle zone chiuse dei centri in cui le organizzazioni umanitarie non potevano entrare, invece che in reparti loro dedicati e adeguati alle loro esigenze”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Le immani sofferenze patite dai minori stranieri a Lampedusa erano state al centro di un’interrogazione presentata il 14 luglio 2011 da &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Anna Maria Serafini ed altri 38 senatori Pd.&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;“La condizione psicologica ed emotiva dei minori trattenuti nei due Centri è decisamente peggiorata”, scrivevano i parlamentari. “La prolungata e incomprensibile detenzione, l’impossibilità di comunicare con l’esterno, la mancanza di spazi e di opportunità ricreative, lo &lt;i&gt;stress &lt;/i&gt;dell’esperienza vissuta, senza un sostegno psicologico e medico, stanno generando nei bambini un forte senso di esasperazione e depressione e questo stato emotivo è la ragione delle recenti manifestazioni e proteste e degli atti autolesionistici verificatisi in entrambi i Centri”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;“All’arrivo di nuovi sbarchi, interi gruppi di minori sono costretti ad abbandonare le camere a loro assegnate per fare posto ai nuovi arrivati e a dormire per terra, al freddo, tra vespe e zanzare”, aggiungevano i senatori. “Preoccupano sempre più le pessime ed inaccettabili condizioni igienico-sanitarie: bagni sporchi e inaccessibili, camere buie, senza finestre e sporche con letti ricoperti da lenzuola di plastica su materassi sporchi e bucati; il cibo non è buono ed è maleodorante e i bambini si rifiutano di mangiarlo”. I centri venivano così bollati come “inadeguati” per la prima accoglienza e, di conseguenza, si chiedeva a Berlusconi e Maroni di “garantire ai minori la minima permanenza sull’isola, limitata al primo soccorso, realizzando il loro trasferimento nei centri in Italia in un tempo massimo di 48 ore”. Oggi, i cugini Pd-deputati la pensano diversamente. I centri di Lampedusa sono stati un paradiso e vanno riaperti. Restituendone le chiavi alle coop “rosse” del business migranti Spa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-9160647659735144013?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/9160647659735144013/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/elogio-pd-dei-lager-modello-di.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/9160647659735144013'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/9160647659735144013'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/elogio-pd-dei-lager-modello-di.html' title='Elogio Pd dei lager modello di Lampedusa'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-6859966222258891295</id><published>2012-01-09T03:12:00.001-08:00</published><updated>2012-01-09T03:12:31.668-08:00</updated><title type='text'>USA e Israele alle grandi manovre, obiettivo Teheran</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Saranno le esercitazioni più imponenti della storia dell’alleanza militare tra Stati Uniti d’America ed Israele e vedranno schierati decine di batterie missilistiche, cacciabombardieri, tank, sistemi radar, unità navali e migliaia di soldati provenienti dai reparti d’élite dei due paesi. Da fine gennaio in poi, ogni giorno potrebbe essere quello buono per l’avvio di &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Austere Challenge 12&lt;/i&gt;, il war game che rischia d’inasprire ulteriormente le tensioni politiche nella regione mediorientale. L’annuncio arriva una decina di giorni dopo le grandi manovre navali iraniane nello Stretto di Hormuz, conclusesi con il lancio sperimentale di tre missili a breve e medio raggio; Washington e Tel Aviv negano però, con non poca ambiguità, che l’esercitazione congiunta sia indirizzata contro Teheran. “Lo scenario comprenderà aventi simulati e addestramenti nel campo e non è una risposta ad alcuna situazione odierna”, ha spiegato un portavoce militare israeliano all’agenzia &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;France Press&lt;/i&gt;. “Il comando delle forze armate USA in Europa, Eucom, e le forze armate israeliane conducono periodicamente esercitazioni in Israele, nel quadro di una lunga e stabile partnership strategica, finalizzate a migliorare i loro sistemi difensivi”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Nel corso di &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Austere Challenge 12&lt;/i&gt; sarà testato il funzionamento di “sistemi multipli di difesa aerea contro l’arrivo di missili e razzi” e, secondo il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Jerusalem Post&lt;/i&gt; (che ha citato il generale USA Frank Gore&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;nc, comandante del Third Air Force), &lt;/span&gt;più che di un’esercitazione si tratterà di un vero e proprio “dislocamento” di reparti e unità navali statunitensi in Israele. “Mentre le truppe USA stazioneranno nel paese per un tempo non specificato, personale militare israeliano sarà distaccato in Germania presso il Comando delle forze armate USA in Europa”, aggiunge il quotidiano&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Nel 2009 fu tenuta in Israele un’altra importante esercitazione (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Jupiter Cobra 10&lt;/i&gt;) che aveva visto la partecipazione, tra gli altri, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;del 5th Battalion, 7th Air Defense Artillery dell’US Army con base a Kaiserslautern, unità di pronto intervento specializzata nella difesa aerea e missilistica in ambito NATO ed extra-NATO. Fu simulato un attacco missilistico nucleare iraniano combinato al lancio di missili a corto raggio dal territorio siriano e libanese e i reparti specializzati statunitensi ed israeliani riuscirono ad abbattere in volo un vettore balistico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Tel Aviv è impegnata da diverso tempo nello sviluppo e nell’implementazione di un articolato “scudo” anti-missile e anti-aereo con il supporto USA&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;.&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt; Elemento chiave dell’alleanza strategico-industriale è il sistema &lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Arrow&lt;/i&gt; che dovrebbe intercettare e distruggere i missili balistici “nella stratosfera e lontano da Israele”, come spiegano i manager della holding industriale Boeing, prime contractor del programma. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;L’&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Arrow&lt;/i&gt; nasce a partire del 2002 dalla ricerca congiunta dell’agenzia missilistica militare USA e del ministero della difesa israeliano. Il sistema d’arma è composto da un centro di comando e di lancio, da un radar di controllo e dal missile-intercettore che distrugge i target con una testata a frammentazione. Assemblato in Israele dall’industria aerospaziale IAI (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Israel Aerospace Industries&lt;/i&gt;), l’&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Arrow&lt;/i&gt; è stato sperimentato “con successo” la prima volta nel 2007 e successivamente nell’aprile 2009 e nel febbraio 2011. In quest’ultima occasione, il vettore avrebbe individuato, intercettato e distrutto un missile lanciato da una piattaforma off shore della US Navy, nella costa californiana. Attualmente, Boeing e IAI stanno sviluppando un intercettore tecnologicamente più sofisticato e di gittata maggiore, l’&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Arrow 3.&lt;/i&gt; Al programma partecipano pure altre aziende USA: General Dynamics, L3 Ordinance, GW Lisk e Honeywell.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;A partire della primavera del 2011, le forze armate israeliane hanno pure dispiegato l’&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Iron Dome&lt;/i&gt;, un sistema d’arma mobile per la “difesa contro i razzi d’artiglieria a corto raggio” di infrastrutture militari e piccole città. L’&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Iron Dome&lt;/i&gt; sarebbe in grado di “rispondere a molteplici minacce simultaneamente e in tutte le condizioni meteo”, intercettando fino a 70 km di distanza vettori di media velocità e proiettili di artiglieria da 155 e 180 mm. Il sistema si basa su tre distinte componenti: un radar per il rilevamento e l’inseguimento del target; il centro di controllo e gestione del campo di battaglia; le unità di fuoco mobili dotate di missili intercettori “Tamir”, con sensori elettro-ottici e dal costo record di 50.000 dollari l’uno. “Si utilizza un unico intercettore con una speciale testata che distrugge in aria ogni obiettivo in pochi secondi, in aree neutrali, in modo da ridurre i danni collaterali in zone protette”, spiegano i militari israeliani.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Ad oggi, sarebbero già operative tre postazioni &lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Iron Dome&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;: due vicine alla Striscia di Gaza, nei pressi delle città di Ashkelon e Be’erSheva; la &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;terza nella città meridionale di Ashdod. L’aeronautica militare israeliana ha però annunciato di voler installare una quarta batteria nei primi mesi del 2012, mentre entro la fine dell’anno potrebbero essere consegnati altri tre sistemi &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;anti-missile. Crisi economica permettendo, si punterebbe ad installare non meno di una dozzina di postazioni ai confini settentrionali e meridionali del paese. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;L’&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Iron Dome&lt;/i&gt; è interamente prodotto da industrie nazionali: prime contractor la Rafael Advanced Defense Systems Ltd., mentre radar e componenti elettroniche sono appannaggio di Elta Systems, l’azienda che ha fornito alla Guardia di finanza i famigerati radar anti-migranti in via d’installazione nelle coste di Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.&lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Altro segmento strategico per lo “scudo” israeliano è il radar di produzione statunitense “X-Band”, entrato in funzione recentemente nella base aerea di Nevatim, nel deserto del Negev. Il sistema, installato e gestito da un centinaio di militari USA, consente di “raddoppiare o anche triplicare il raggio di azione con cui Israele può individuare, inseguire e infine intercettare i missili iraniani, sino ad una distanza di &lt;metricconverter productid="2.900 miglia" w:st="on"&gt;2.900 miglia&lt;/metricconverter&gt;”. Grazie al supporto operativo e finanziario del Genio dell’esercito USA, Nevatim si è trasformata nella più grande e moderna base militare israeliana: nel 2010 sono stati spesi più di 50 milioni di dollari per realizzare il quartier generale delle forze aeree più una serie di hangar protetti per i cacciabombardieri. Il Genio militare statunitense ha inoltre stanziato 40 milioni di dollari per contribuire ai lavori di ammodernamento e ampliamento del porto di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Haifa e 20 milioni per installare impianti elettronici e di guida elicotteri nella base aerea di Ramon.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;Washington sta infine contribuendo alla costruzione di diversi hangar nella base aerea di Palmachim (nei pressi di Rishon LeZion e Yavne), già utilizzata per i lanci dei missili &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Arrow&lt;/i&gt; e destinata ad ospitare alcuni dei più grandi velivoli senza pilota UAV esistenti al mondo, gli &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Eitan&lt;/i&gt; (14 metri di lunghezza, 26 di larghezza, 5,5 tonnellate di peso). Noti anche con il nome di &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Heron TP&lt;/i&gt;, i velivoli possono volare ininterrottamente per oltre 36 ore a medie altitudini, con un raggio operativo superiore ai 4.000 km. Prodotti dalle industrie aerospaziali IAI, gli &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Eitan&lt;/i&gt; sono in grado di trasportare apparecchiature elettroniche per un ampio spettro di missioni operative e d’intelligence (sensori elettro-ottici, antenne radar per la sorveglianza terrestre, visori laser, relè radio, ecc.). I primi UAV sono divenuti operativi ne dicembre 2010 nella base aerea di Tel Nof.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-6859966222258891295?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/6859966222258891295/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/usa-e-israele-alle-grandi-manovre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/6859966222258891295'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/6859966222258891295'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/usa-e-israele-alle-grandi-manovre.html' title='USA e Israele alle grandi manovre, obiettivo Teheran'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-5311466742637505279</id><published>2012-01-05T05:45:00.001-08:00</published><updated>2012-01-05T05:45:13.021-08:00</updated><title type='text'>Guerra alla Libia con settecento super bombe italiane</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;“Le operazioni condotte nel 2011 sui cieli libici hanno rappresentato per l’Aeronautica Militare italiana l’impegno più imponente dopo il 2° Conflitto Mondiale”. È orgogliosissimo il Capo di Stato maggiore delle forze aeree, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;generale &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Giuseppe Bernardis. L’Italia repubblicana ha conosciuto i teatri di guerra dell’Iraq, della Somalia, del Libano, dei Balcani, dell’Afghanistan e del Pakistan, ma mai avevamo sganciato tante bombe e tanti missili aria-terra come abbiamo fatto in Libia per spodestare e consegnare alla morte l’ex alleato e socio d’affari Muammar Gheddafi. Una guerra record di cui però è meglio non andare fieri: secondo i primi dati ufficiali - ancora parziali - i nostri cacciabombardieri hanno martoriato gli obiettivi libici con &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;710 tra bombe e missili teleguidati. Cinquecentoventi bombe e trenta missili da crociera a lunga gittata li hanno lanciati i “Tornado” e gli AMX dell’Aeronautica; centosessanta testate gli AV8 “Harrier” della Marina militare. Conti alla mano si tratta di quasi l’80% delle armi di “precisione” a guida laser e GPS in dotazione alle forze armate. Un arsenale semi-azzerato in poco più di centottanta giorni di conflitto; il governo ha infatti autorizzato i bombardamenti solo il 25 aprile 2011 (56° anniversario della Liberazione) e la prima missione di strike in Libia è stata realizzata tre giorni dopo da due caccia “Tornado” decollati &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;dall’aeroporto di Trapani Birgi. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;“Le munizioni utilizzate dalle forze aeree italiane sono state le bombe GBU-12, GBU-16, GBU-24/EGBU-24, GBU-32, GBU-38, GBU-48 e i missili AGM-88 &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;HARM&lt;/i&gt; e &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Storm Shadow&lt;/i&gt;, con una percentuale di successo superiore al 96%”, elenca diligentemente lo Stato Maggiore dell’AMI. Inutile chiedere cosa o chi sia stato colpito nel restante 4% degli attacchi dove sono state sganciate più di trenta bombe di “precisione”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;. Dettagliata è invece la descrizione d&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;el documento “&lt;span class="titletext"&gt;Unified Protector: le capacità di attacco dell’AM&lt;/span&gt;” (6 giugno 2011) sulle caratteristiche tecniche di questi strumenti di distruzione e di morte. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;“I sistemi d’arma a guida laser sono stati sviluppati negli anni ‘80 con i primi test eseguiti dalla Lockheed Martin e sono stati utilizzati nei più recenti conflitti, dalla guerra del Golfo alle operazioni sui Balcani, Iraq e Afghanistan”, scrivono i comandanti delle forze aeree.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; “&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;La GBU-16 è un armamento a guida laser &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Paveway II&lt;/i&gt;, basato essenzialmente su bombe della serie MK83 da 495 Kg. Della stessa famiglia di ordigni fa parte la GBU-12 (corpo bomba MK82, 500 libbre). La GBU-24 è invece un armamento basato essenzialmente sia sul corpo di bombe della serie MK da 907 Kg. che delle bombe penetranti BLU-109 modificate con un kit per la guida laser &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Paveway III&lt;/i&gt;. Sviluppato per rispondere alle sofisticate difese aeree nemiche, scarsa visibilità e limitazioni a bassa quota, l’armamento consente lo sgancio a bassa quota e con una capacità di raggio in &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;stand off&lt;/i&gt; (oltre 10 miglia) tale da ridurre le esposizioni”. Ancora più sofisticate le bombe GBU-24/EGBU-24, guidate con doppia modalità GPS e laser ed usate “per distruggere i più resistenti bunker sotterranei” e le GBU-32 JDAM (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Joint Direct Attack Munition&lt;/i&gt;) da 1.000 e 2.000 libbre, che possono essere lanciate in qualsiasi condizioni meteo, sino a 15 miglia dagli obiettivi, “per ingaggiare più target con un singolo passaggio”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;“Lo &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Storm Shadow&lt;/i&gt; è un missile aviolanciabile &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="newsparagrof1nomargin1"&gt;&lt;span style="color: windowtext; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;con telecamera a raggi infrarossi a guida Gps&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt; che può colpire obiettivi di superficie in profondità, a prescindere dalla difesa aerea, grazie alle sue caratteristiche stealth”, recita il report dell’Aeronautica. Sviluppato a partire dal 1997 dalla ditta inglese MBDA, il vettore è lungo cinque metri, pesa 1.300 Kg, ha un raggio d’azione superiore ai 250 km e può trasportare una &lt;/span&gt;&lt;span class="newsparagrof1nomargin1"&gt;&lt;span style="color: windowtext; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;testata di 450 kg.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt; “È utilizzabile contro obiettivi ben difesi come porti, bunker, siti missilistici, centri di comando e controllo, aeroporti e ponti. La carica esplosiva è infatti ottimizzata per neutralizzare strutture fisse corazzate e sotterranee”. Le coordinate del target e la rotta di volo dello &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Storm Shadow&lt;/i&gt; vengono pianificate a terra e successivamente inserite all’interno del missile durante la fase di caricamento sul velivolo. “Una volta lanciato, raggiunge l’obiettivo assegnato navigando in ogni condizione di tempo, di giorno o di notte in maniera assolutamente autonoma utilizzando gli apparati di bordo e confrontando costantemente la sua posizione con il terreno circostante”. L’altro missile aria-superficie impiegato dai caccia italiani è l’AGM-88 &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;HARM&lt;/i&gt; (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;High-speed Anti Radiation Missile&lt;/i&gt;) della Raytheon Company, ad alta velocità e un raggio d’azione di 150 km, in grado di individuare e “sopprimere” i radar nemici. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Secondo il generale Bernardis, nei sette mesi di operazioni in Libia, “i velivoli dell’Aeronautica Militare italiana hanno eseguito 1.900 missioni con oltre &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;7.300 ore di volo, pari al 7% delle missioni complessivamente condotte dalla coalizione internazionale a guida NATO”. Attacchi e bombardamenti sono stati appannaggio de&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;i cacciabombardieri “Tornado” versione IDS (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Interdiction and Strike&lt;/i&gt;) &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;del 6° Stormo di Ghedi (Brescia) &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;e dei monoreattori italo-brasiliani AMX &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;del 32° Stormo di Amendola (Foggia) e del 51° Stormo di Istrana (Treviso)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;. Per la “soppressione delle difese aeree” e il controllo della &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;no-fly zone&lt;/i&gt; sono stati impiegati i “&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="newsparagrof1nomargin1"&gt;&lt;span style="color: windowtext; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Tornado” ECR &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="newsparagrof1nomargin1"&gt;&lt;span style="color: windowtext; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;(&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="newsparagrof1nomargin1"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Electronic Combat Reconnaissance&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="newsparagrof1nomargin1"&gt;&lt;span style="color: windowtext; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; del 50° Stormo di Piacenza, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;i cacciabombardieri F-16 &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;del 37° Stormo di Trapani-Birgi &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;e gli “Eurofighter 2000” &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;del 4° Stormo di Grosseto e del 36° di Gioia del Colle (Bari)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;. “L’AMI ha pure impiegato i velivoli da trasporto C-130 “Hercules”, i tanker KC-130J e Boeing KC-767 per il rifornimento in volo e, n&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;elle ultime fasi del conflitto, gli aerei a pilotaggio remoto &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Predator B&lt;/i&gt; per missioni di riconoscimento”. Sui cieli libici hanno pure fatto irruzione &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;un velivolo G.222VS “per la rilevazione e il contrasto delle emissioni elettromagnetiche” e un C-130 per quella che è stata definita dal comandante di squadra aerea, Tiziano Tosi, come una “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;PsyOP - Psycological Operation&lt;/i&gt;”, finalizzata a “influenzare a proprio vantaggio la coscienza e la volontà della popolazione interessata”. Su Tripoli e altre città libiche sono stati lanciati centinaia di migliaia di volantini, il cui testo è stato concordato con il Comitato nazionale provvisorio di Bengasi. “La Libia è una e la sua capitale è Tripoli”, il titolo. “Vi chiediamo di unirvi tutti e prendere la decisione giusta e saggia. Unitevi alla nostra rivoluzione. Costruiamo a Libia lontano da Gheddafi. Libia unificata, libera, democratica”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Quasi tutti i velivoli da guerra italiani sono stati schierati sulla base aerea di Trapani nell’ambito del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Task Group Air Birgi&lt;/i&gt;, da cui dipendevano anche gli aerei senza pilota &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Predator B&lt;/i&gt;, operanti però dallo scalo pugliese di Amendola. Pisa e Pratica di Mare, gli aeroporti per le operazioni dei velivoli da trasporto o rifornimento. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;“Le operazioni d’intelligence, sorveglianza e ricognizione sono state effettuate grazie alla disponibilità di speciali apparecchiature elettroniche Pod &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Reccelite&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt; in dotazione ai “Tornado” e agli AMX”, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;scrive ancora lo Stato Maggiore&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;. “&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Sugli oltre 1.600 target di ricognizione assegnati ai velivoli italiani, sono state realizzate più di 340.000 foto ad alta risoluzione, mentre circa 250 ore di filmati sono stati trasmessi in tempo reale dai &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Predator B&lt;/i&gt;”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; Le missioni di attacco al suolo sono state pianificate e condotte “contro obiettivi militari predeterminati e definiti, o contro target &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;dinamici&lt;/i&gt; nell’ambito di aree di probabile concentrazione di obiettivi nemici”. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Probabile&lt;/i&gt;, dunque e non certa la &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;concentrazione degli obiettivi militari&lt;/i&gt;. E gli effetti collaterali si confermano elemento integrante delle strategie di guerra del Terzo millennio… &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;I condottieri dell’Aeronautica Militare forniscono infine la percentuale delle&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt; ore di volo relative alle differenti tipologie di missione: il 38% ha riguardato pattugliamenti e “difese aeree” (DCA); il 23% attività di “sorveglianza e ricognizione” (ISR); il 14% l’attacco al suolo contro “obiettivi predeterminati” (OCA); l’8% la “neutralizzazione delle difese aeree nemiche” (SEAD); un altro 8% il rifornimento in volo (AAR); il 5% la “ricognizione armata e l’attacco a obiettivi di opportunità” (SCAR); il restante 4% “la rilevazione e il contrasto delle emissioni elettromagnetiche” (ECM). Come dire che ogni quattro velivoli decollati, uno serviva per colpire, ferire, uccidere.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Anche la Marina militare ha fornito dati numerici sull’intervento dei propri mezzi in Libia. Otto aerei a decollo verticale &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;AV8 B Plus “Harrier”, stazionati sulla portaerei “Garibaldi”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;, hanno effettuato missioni di interdizione ed attacco per complessive 1.223 ore, utilizzando i&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; missili aria-aria a guida infrarossa AIM-9L “Sidewinder”, quelli a medio raggio a guida laser “AMRAAM”, gli aria-terra “Maverick” e le bombe del tipo Mk82 ed Mk20. Una trentina gli elicotteri &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;EH-101, SH-3D ed AB-212 assegnati ad &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Unified Protector&lt;/i&gt;, per complessive 3.311 ore di volo. Tremila e cinquecento gli uomini e le donne imbarcati su due sottomarini (“Todaro” e “Gazzana”) e quattordici unità navali (tre delle quali, “Etna”, “Garibaldi” e “San Giusto”, utilizzate in periodi diversi come sedi del Comando per le operazioni marittime NATO).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Come sen non bastasse, i vertici delle forze armate fanno sapere che l’80% circa &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;delle missioni aeree alleate sono partite da sette basi italiane (Amendola, Aviano, Decimomannu, Gioia del Colle, Pantelleria, Sigonella e &lt;/span&gt;&lt;span class="newsparagrof1nomargin1"&gt;&lt;span style="color: windowtext; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Trapani Birgi). “In questi aeroporti, l’Aeronautica Militare ha assicurato il supporto tecnico e logistico, sia per gli aerei italiani sia per i circa 200 aerei di undici paesi della Coalizione internazionale (Canada, Danimarca, Emirati Arabi Uniti, Francia, Giordania, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svezia e Turchia), schierati sul territorio nazionale. In sostanza, il personale e i mezzi della forza armata sono stati impegnati in maniera continuativa per fornire l’assistenza a terra, il rifornimento di carburante, il controllo del traffico aereo, l’alloggiamento del personale, ecc.”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="newsparagrof1nomargin1"&gt;&lt;span style="color: windowtext; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Piattaforma avanzata per il 14% di tutte le sortite aeree di &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Unified Protector&lt;/i&gt; lo scalo siciliano di Trapani, da cui sono transitati pure 300 aerei cargo e circa 2.000 tonnellate di materiale. Dalla &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Forward Operating Base&lt;/i&gt; (FOB) di Birgi, uno dei quattro centri di cui dispone la NATO nello scacchiere europeo, hanno operato anche gli aerei radar AWACS, “assetti essenziali alle moderne operazioni aeree per garantire una efficace capacità di comando e controllo”. Lo Stato Maggiore AMI ricorda infine “l’importante supporto di personale specializzato nel campo della pianificazione operativa offerto ai vari livelli della catena di comando e controllo NATO, attivata in tutta Italia”, all’interno del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Joint Force Command&lt;/i&gt; di Napoli e del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Combined Air Operation Center 5&lt;/i&gt; di Poggio Renatico (Ferrara).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="newsparagrof1nomargin1"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;No comment&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="newsparagrof1nomargin1"&gt;&lt;span style="color: windowtext; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US;"&gt; invece sul costo finanziario sostenuto per le tremila missioni e le oltre 11.800 ore di volo dei velivoli italiani impiegati nella guerra alla Libia. Possibile però azzardare una stima di massima tenendo conto delle spese per ogni ora di missione dei cacciabombardieri (secondo &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Il Sole 24Ore,&lt;/i&gt; 66.500 euro per l’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;“Eurofigher 2000”, 32.000 per il “Tornado”, 19.000 per l’F-16, 11.500 per il C-130 “Hercules” e 10.000 per l’“Harrier”). Prendendo come media un valore di 20.000 euro e moltiplicato per il numero complessivo di ore volate, si raggiunge la spesa di 236.220.000 euro. Vanno poi aggiunti i costi delle armi di “precisione” impiegate (dai 30 ai 50.000 euro per le bombe a guida laser e Gps, dai 150.000 ai 300.000 per i missili “intelligenti”). Limitandosi ad un valore medio unitario di 40.000 euro, per le 710 munizioni sganciate sul territorio libico il contribuente italiano avrebbe speso non meno di 28.400.000 euro. Così, solo per “accecare” radar, intercettare convogli e bombardare a destra e manca abbiamo sperperato non meno di 260 milioni. Fortuna che c’era la crisi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-5311466742637505279?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/5311466742637505279/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/guerra-alla-libia-con-settecento-super.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/5311466742637505279'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/5311466742637505279'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/guerra-alla-libia-con-settecento-super.html' title='Guerra alla Libia con settecento super bombe italiane'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-4860045697604697913</id><published>2012-01-04T01:39:00.001-08:00</published><updated>2012-01-04T01:39:43.495-08:00</updated><title type='text'>Niscemi e il MUOS. Il diritto ad esistere, il dovere di resistere</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Un sistema di comunicazione da guerre stellari e la lotta di cento giovani fidanzati&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Sono fidanzati da due anni Giulia e Stefano. Coetanei, qualche esame ancora e poi la laurea, il sogno di mettere su famiglia e trovare lavoro dove sono nati e cresciuti. Due giovani come tanti che hanno scoperto però che la loro è una cittadina ad altissimo rischio elettromagnetico. Niscemi, Caltanissetta, sorge infatti a un paio di chilometri di distanza da una delle più potenti stazioni di telecomunicazioni al mondo delle forze armate statunitensi. Una struttura, quella di contrada Ulmo, nel cuore della riserva naturale “Sughereta”, che è destinata ad ospitare uno dei quattro terminali terrestri del nuovo sistema per le guerre stellari del XXI secolo, il MUOS, un mostro ecologico da milioni e milioni di dollari. Giulia e Stefano insieme a Francesca e Carlo, Roberto e Sandra, Andrea e Maria e altri cento giovani hanno trascorso l’estate ricorrendo in lungo e in largo Niscemi per informare gli abitanti, hanno organizzato marce e sit-in e presidiato l’ingresso della riserva per impedire l’arrivo dei tir con le mega-antenne satellitari. Infine hanno preso una decisione choc, obbligata per tutti coloro che ritengono che la salute sia un diritto fondamentale e inalienabile anche per ogni &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;essere che verrà&lt;/i&gt;. Quella di non sposarsi se Niscemi sarà sacrificata all’altare del MUOS e del dio di tutte le guerre. “Noi, come molte altre coppie, avevamo deciso di costruire una famiglia nella nostra città natale, per amore della nostra terra”, scrivono in una lettera indirizzata ai vescovi siciliani. “Ma da quando è stato avviato il progetto del MUOS abbiamo paura di sposarci e mettere al mondo dei bambini malati. Molti scienziati sono concordi sul fatto che le onde elettromagnetiche ad altissima frequenza emesse dall’antenna possano danneggiare seriamente i nostri neonati (leucemia, malformazioni, tumori). Ragion per cui, l’unica soluzione che ci rimane è quella di trasferirci, lasciando genitori, cari amici, parenti e rinviando inevitabilmente a data da destinarsi, il giorno delle nostre nozze. Ci riteniamo minacciati, ricattati, offesi nei nostri animi di cristiani e di cittadini. Il matrimonio è un nostro diritto sia spirituale che civile. Questo nuovo sistema di guerra all’uomo e all’ambiente è la negazione profonda di questo nostro diritto”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Contro il MUOS sono scesi in piazza migliaia di siciliani, tre consigli provinciali e tredici amministrazioni comunali hanno chiesto al governo la revoca delle autorizzazioni, sono state presentate interrogazioni al parlamento europeo e nazionale. Per qualche tempo anche il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo aveva detto “No” al dissennato progetto militare. Poi, sotto la spinta dell’ambasciata Usa in Italia e del ministro della difesa Ignazio La Russa, l’inatteso giro di valzer. Lombardo è divenuto un sostenitore del MUOS, ha contattato la facoltà d’Ingegneria di Palermo per ottenere un edulcorato studio di valutazione dell’impatto elettromagnetico e, alla fine, esautorando l’amministrazione comunale di Niscemi, ha autorizzato la Marina militare degli Stati Uniti ad avviare i lavori d’installazione delle antenne. Lavori bollati come “abusivi” dal sindaco Giovanni Di Martino che ha impugnato il provvedimento davanti al Tar e al Consiglio di Stato. “Due anni fa avevamo affidato uno studio ambientale a tre professionisti siciliani che avevano riscontrato gli effetti negativi del MUOS sulla flora e la fauna dell’area protetta “Sughereta””, spiega Di Martino. “Oggi siamo pure in possesso di un’approfondita analisi del Politecnico di Torino che rileva rischi insostenibili del nuovo sistema satellitare per la salute della popolazione e ravvisa una serie d’incongruenze negli studi della facoltà d’Ingegneria che hanno spianato la strada ai lavori”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;“L’ARPA, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, ha evidenziato preoccupanti valori di campo elettrico nelle aree prossime alla stazione Usa di Niscemi, a cui si aggiungeranno le potenti emissioni del MUOS”, dichiara il dottore Massimo Coraddu, consulente esterno del dipartimento di Energetica del Politecnico. “&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: TimesNewRomanPSMT;"&gt;Nonostante gli scarni dati disponibili possiamo affermare che con la realizzazione delle nuove antenne si verificherà un incremento medio dell’intensità del campo in prossimità delle abitazioni più vicine pari a qualche volt per metro rispetto al livello esistente, con la possibilità del verificarsi di &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;punti caldi&lt;/i&gt;, con un incremento del campo nettamente superiore.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt; C’è poi il &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: TimesNewRomanPSMT;"&gt;rischio di effetti acuti legati all’esposizione diretta al fascio emesso dalle parabole MUOS in seguito a malfunzionamento o a un errore di puntamento. I danni alle persone accidentalmente esposte a distanze inferiori ai 20 Km saranno gravi e permanenti, con conseguente necrosi dei tessuti”. Per la cronaca, l’intero abitato di Niscemi sorge a soli 6 km. dagli impianti militari, mentre dentro il raggio ad alto rischio incidono pure i due grandi centri urbani di Gela e Caltagirone. Un incidente al MUOStro scatenerebbe un’ecatombe.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: TimesNewRomanPSMT;"&gt;Le onde elettromagnetiche avranno pesantissimi effetti pure sul traffico aereo nei cieli siciliani e in particolare sul vicino aeroporto di Comiso, prossimo all’apertura. “La potenza del fascio di microonde del MUOS è senz’altro in grado di provocare gravi interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito accidentalmente”, aggiunge il fisico Coraddu. “Rischi ancora più grandi sono legati all’irraggiamento accidentale, a distanza ravvicinata, di un aereo militare, nel quale le interferenze generate possono arrivare a innescare accidentalmente gli ordigni trasportati. Queste eventualità non sono assolutamente da considerarsi remote e trascurabili, visto che l’aeroporto di Comiso verrebbe a trovarsi a poco più di 19 Km dal MUOS, e gli aeroporti militare di Sigonella e civile di Fontanarossa (Catania), si troverebbero rispettivamente a 52 Km e a 67 Km”. Sigonella, poi, è stata prescelta come capitale internazionale degli aerei senza pilota “Global Hawk” e “Predator” delle forze armate Usa e Nato e ciò accresce ulteriormente il rischio di collisioni e incidenti per i velivoli che attraversano lo spazio aereo di mezza Sicilia. Volare sarà come giocare alla roulette russa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: TimesNewRomanPSMT;"&gt;I cento giovani fidanzati di Niscemi sanno di essere più fragili di David e di affrontare un super Golia che la fa da padre-padrone del complesso militare industriale planetario. L’inventrice-produttrice del MUOS è infatti la famigerata Lochkeed Martin, 46,8 miliardi di dollari di fatturato nel 2010, quasi quanto il Pil di una parte del continente africano. Ma il “rivoluzionario” sistema di telecomunicazioni satellitari fa acqua da tutte le parti, ha già accumulato più di due anni di ritardo e un aumento del 400% dei costi programmati. Lochkeed Martin ha pure scoperto che i quattro satelliti che si pensava di lanciare in orbita non sono sufficienti e ha battuto cassa al Congresso per ottenere 340 milioni di dollari per produrne un quinto. Il MUOStro ha già dilapidato ingenti risorse finanziarie e minaccia di inghiottirne ancora chissà quante altre. I margini per contrastare il programma di morte esistono. Giulia e Stefano ci sperano. Come sperano ancora di lavorare, sposarsi e generare i loro figli in una Niscemi libera dal cancro elettromagnetico.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Articolo pubblicato in &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;MAG Magazine&lt;/i&gt;, anno 4, Numero 18, dicembre 2011 – gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-4860045697604697913?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/4860045697604697913/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/niscemi-e-il-muos-il-diritto-ad.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/4860045697604697913'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/4860045697604697913'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/niscemi-e-il-muos-il-diritto-ad.html' title='Niscemi e il MUOS. Il diritto ad esistere, il dovere di resistere'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-2721130552858453446</id><published>2011-12-31T04:30:00.001-08:00</published><updated>2011-12-31T04:31:15.845-08:00</updated><title type='text'>Shopping saudita di cacciabombardieri e bombe a grappolo</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Fine anno con i botti per il complesso militare industriale USA. La Casa Bianca ha annunciato la vendita all’Arabia Saudita di 84 cacciabombardieri&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;F-15 “Strike Eagles” di nuova costruzione e l’aggiornamento di 70 velivoli dello stesso modello già in possesso dell’aeronautica militare saudita. Il valore del contratto è valutato in 29,4 miliardi di dollari e secondo il Dipartimento di Stato comporterà “50mila nuovi posti di lavoro distribuiti su 600 aziende subfornitrici in 44 Stati dell’Unione”. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Prime contractor&lt;/i&gt; il colosso Boeing che in passato ha fornito alla petromonarchia saudita elicotteri “Apache”, velivoli radar “AWACS” e altri mezzi di guerra. La revisione dei vecchi cacciabombardieri avverrà entro la metà del 2014 mentre la consegna dei nuovi “Strike Eagles” partirà nel 2015. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;L’accordo prevede pure l’addestramento di 500 piloti sauditi nei prossimi sette anni. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;L’amministratore delegato di Boeing, &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Jim McNerney,&lt;/span&gt; nell’esprimere soddisfazione la commessa ha personalmente ringraziato &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Barack Obama&lt;/span&gt; e re &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Abdullah&lt;/span&gt; bin Abdul Aziz al Saud per il determinante contributo che hanno dato per il buon fine delle trattative. Per il Dipartimento di Stato “l’accordo rinvigorisce il già solido e duraturo rapporto tra Stati Uniti e Arabia Saudita e dimostra l’impegno americano a mantenere alta la capacità difensiva saudita, ritenuta elemento-chiave della sicurezza nella regione”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Con implicito riferimento alla crisi iraniana, Washington spiega di voler mandare “un forte messaggio ai Paesi della regione che gli Stati Uniti sono determinati a mantenere la stabilità del Golfo e dell’intero Medio oriente”.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;La vendita dei cacciabombardieri F-15 contribuirà “ad accrescere le capacità delle forze aeree tattiche saudite nella difesa dalle minacce regionali dei potenziali aggressori”. Grazie al contingente statunitense di stanza nella penisola Arabica “si assicurerà l’interoperabilità tra la US Air Force e l’aeronautica militare saudita, favorendo le relazioni a lungo termine tra le forze armate degli Stati Uniti d’America e l’Arabia Saudita”. Infine è stato annunciato che agli 84 F-15 “Strike Eagles” seguirà presto la vendita di 70 elicotteri d’attacco AH-64 “Apache”, 36 elicotteri AH-6i, quantità imprecisate di missili, bombe, sistemi di puntamento, radar e visori notturni per un valore superiore ai 30 miliardi di dollari.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Le relazioni politiche e militari Washington-Riyad si erano incrinate a seguito degli attentati dell’11 settembre 2001 che videro coinvolti alcuni ex agenti delle forze di sicurezza saudite. Gli Stati Uniti avevano pure mostrato di non gradire il sostegno finanziario della famiglia reale alle organizzazioni islamiche radicali in Medio oriente e Africa, alcune delle quali sospettate di contiguità con al-Qaeda. Dopo l’ondata di attentati terroristici che ha colpito l’Arabia Saudita, le autorità hanno deciso d’intensificare gli sforzi per reprimere le fazioni fondamentaliste più estreme, assicurando contestualmente il pieno supporto logistico alle operazioni militari USA in Iraq, Afghanistan e Pakistan. Gli annunciati programmi di sviluppo nucleare dell’Iran, storico nemico saudita, hanno contribuito a riportare l’alleanza USA-Arabia Saudita ai solidi livelli del passato e ciò ha consentito un’escalation nell’esportazione di tecnologie militari statunitensi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Secondo fonti ufficiali USA, dal 2007 al 2010 i trasferimenti di sistemi d’arma all’Arabia Saudita, nell’ambito di accordi tra governo a governo, hanno raggiunto il valore complessivo di 13,8 miliardi di dollari. Lo scorso mese di luglio, il &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Dipartimento di Stato ha fatto sapere di avere accolto la richiesta saudita per la fornitura di 404 &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;CBU-105D/B WCCMD Sensor Fuzed Weapons&lt;/i&gt; a guida GPS, prodotte dalla Textron Systems Corporation di Wilmington (Massachusetts). La commessa ha un valore di 355 milioni di dollari e comprende i costi d’addestramento all’uso delle bombe da parte di militari e contractor USA per un biennio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Le munizioni sono uno dei modelli più recenti delle famigerate &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;cluster bombs&lt;/i&gt;, le bombe a grappolo proibite dalla Convenzione delle Nazioni Unite entrata in vigore l’1 agosto 2010, mai ratificata da Washington. Le &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;CBU-105D/B&lt;/i&gt; sono state realizzate modificando la bomba a grappolo del tipo CBU-97, 450 kg di peso e a caduta libera, ognuna delle quali contiene al suo interno dieci sub munizioni BLU-108, a loro volta dotati di quattro proiettili (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Skeets&lt;/i&gt;) che, grazie ad uno speciale sensore laser, individuano e colpiscono carri armati, blindati, camion da trasporto e altri velivoli militari di supporto. Questi micidiali strumenti di morte sono stati utilizzati per la prima volta durante l’invasione dell’Iraq nel 2003. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Nel settembre 2011, un altro colosso del complesso militare industriale statunitense, la Lockheed Martin Corporation, ha ricevuto un ordine di 15,3 milioni di dollari per fornire nuovi sistemi di sorveglianza e puntamento alla flotta di elicotteri AH-64D “Apache” in dotazione alle forze armate saudite. Nello stesso mese, la &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;US Defense Security Cooperation Agency&lt;/i&gt; ha annunciato che l’Arabia Saudita ha richiesto apparecchiature e sistemi avanzati per i cannoni da 155mm “M777A2” e 105mm “M119A2” dei reparti di artiglieria leggera (valore 886 milioni di dollari). Alla vigilia della firma dell’accordo sui cacciabombardieri F-15, il comando di US Army ha autorizzato una modifica al contratto di vendita dei velivoli leggeri armati 8x8 (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;LAV – Light Armored Vehicles&lt;/i&gt;) che accresce a 155 il numero di unità da trasferire al paese arabo (costo complessivo, 264 milioni di dollari).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;In vista dell’accerchiamento dell’Iran e del potenziamento del sistema di “difesa” anti missili balistici in Medio oriente, il Pentagono sta infine contribuendo al programma di sviluppo del sistema missilistico “Patriot” delle forze armate saudite (valore 1,7 miliardi di dollari). Contestualmente ha autorizzato la vendita di 209 missili “Patriot” al Kuwait (900 milioni di dollari) e, il 29 dicembre 2011, di due sistemi “THAAD” (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;High Altitude Area Defense&lt;/i&gt;) agli Emirati Arabi Uniti. Quest’ultima commessa, per il valore di 1,96 miliardi di dollari, comprende 96 missili terra-aria, apparecchiature radar e relativi centri di comando, controllo e lancio, prodotti tutti dall’immancabile Lockheed Martin. Gli intercettori “THAAD” destinati agli emirati saranno collegati in rete con il nuovo sistema “Aegis Ballistic Missile Defense” della marina militare USA, in via di dislocazione nelle acque del Golfo Persico e del Mediterraneo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Agli Emirati Arabi, le industrie militari statunitensi potrebbero fornire dal prossimo anno &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;4.900 di bombe &lt;/span&gt;a guida di precisione, laser o Gps, del tipo “Rnep” (le cosiddette &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;bunker-busters&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;o &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;penetra-bunker&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;) e &lt;/span&gt;“Jdam” da attacco diretto. Washington ha già autorizzato a settembre la vendita di 500 missili aria-terra “Hellfire” che, similmente alle “Rnep” e alle “Jdams”, possono perforare strutture superprotette in cemento armato. Pure gli emiri non disdegnerebbero un blitz contro i presunti siti nucleari iraniani. Con le autorità di Teheran è in corso da anni una disputa sulla sovranità dell’isola di Abu Musa, strategicamente localizzata all’ingresso dello Stretto di Hormuz.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-2721130552858453446?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/2721130552858453446/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/12/shopping-saudita-di-cacciabombardieri-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/2721130552858453446'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/2721130552858453446'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/12/shopping-saudita-di-cacciabombardieri-e.html' title='Shopping saudita di cacciabombardieri e bombe a grappolo'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-8310386888424406142</id><published>2011-12-29T03:24:00.001-08:00</published><updated>2011-12-29T03:24:20.215-08:00</updated><title type='text'>Asse militare tra Roma e Berlino con missili e droni</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Sistemi missilistici e satellitari, apparati per le guerre elettroniche, bombe e munizioni&amp;nbsp;“intelligenti”, aerei e velivoli terrestri senza pilota. Dal prossimo anno, piccole, medie e grandi industrie d’Italia e Germania avvieranno progetti congiunti di sviluppo dei più avanzati strumenti di guerra. Il 16 dicembre, è stato firmato a Berlino un accordo di collaborazione strategica tra la Federazione delle industrie italiane per la difesa e la sicurezza (AIAD) e la BDSV, l’omologa associazione tedesca del comparto militare. L’accordo che punta a promuovere la ricerca, la progettazione e la produzione di tecnologie belliche aerospaziali, navali e terrestri, è stato messo a punto dopo mesi di negoziati fra i rappresentanti dei ministeri della Difesa dei due paesi, con il supporto dei manager delle maggiori holding industriali. E segue di pochi giorni la &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;lettera d’intenti&lt;/i&gt; firmata dai ministri della difesa, Giampaolo Di Paola e Thomas de Maizière, che prefigura, insieme ai nuovi progetti dei mercanti d’armi, una più stretta cooperazione operativa tra le forze armate italiane e tedesche.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Le aziende dei due paesi hanno collaborato in passato ad alcune importanti produzioni, per esempio i veicoli di terra senza pilota (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;UGV - &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Unmanned Ground Vehicles&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;) commissionati &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;dall’Agenzia europea della difesa a Fiat Iveco e Rheintmetall.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt; Il 14 dicembre 2011, proprio alla vigilia del memorandum AIAD-BDSV, Alenia Aeronautica (gruppo Finmeccanica) e Cassidian (una controllata della franco-tedesca-spagnola EADS – European Aeronautic Defense and Company) hanno firmato un accordo preliminare di collaborazione nel campo dei velivoli senza pilota UAS MALE (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Medium-Altitude-Long-Endurance&lt;/i&gt;) e UCAV (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Unnammed Combat Air Vehicle&lt;/i&gt;). “Alenia e Cassidian intendono rafforzare il proprio know-how al fine di creare una partnership strategica e garantirsi un ruolo di primaria importanza nel mercato degli UAS”, hanno spiegato i manager della società di Finmeccanica. Per Bernhard Gerwert, amministratore delegato di Cassidian, “saranno esplorati possibili ulteriori collaborazioni nell’area degli UAS MALE di prossima generazione, come ad esempio il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Talarion&lt;/i&gt;, un sistema di cruciale importanza per l’industria dell’aviazione militare europea, in quanto svolgerà missioni di sicurezza governativa e civili non accessibili alle soluzioni attualmente disponibili”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Talarion&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; era stato pensato inizialmente per lo sviluppo di velivoli senza pilota destinati a missioni di sorveglianza e riconoscimento, in grado di soddisfare i requisiti stabiliti da Francia, Germania e Spagna. Gli enormi costi preventivati per la produzione del sistema hanno però costretto Cassidian a rivolgersi alle industrie di altri paesi Nato, ma ad oggi solo &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Polonia e Turchia hanno mostrato interesse a cooperare al programma. Adesso entrano in gioco Alenia Aeronautica e il mercato italiano: l’azienda è già attiva nel business degli aerei senza pilota grazie ai dimostratori &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;MALE &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Sky-Y&lt;/i&gt; e UCAV &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Sky-X&lt;/i&gt;, e partecipa pure allo sviluppo di un aereo UAV da combattimento, il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Neuron&lt;/i&gt;, prime contractor la francese Dassault, il cui test di volo è previsto entro il 2012. Poco comprensibili i disegni industriali di Finmeccanica ed EADS: l’asse delle armi Roma-Berlino è stata voluta come risposta agli accordi del novembre 2010 tra i governi di Francia e Gran Bretagna che puntano a conquistare il mercato europeo dei sistemi di morte, e proprio la partnership tra Alenia e Cassidian intende contrastare il progetto UAS &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Telemos&lt;/i&gt; della britannica BAE Systems e della francese Dassault, socia di Alenia Aeronautica in &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Neuron&lt;/i&gt;. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Certa schizofrenia sembra regnare pure nel settore missilistico. Il recente accordo industriale italo-tedesco potrebbe infatti riportare in vita il cosiddetto programma “MEADS” (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Medium Extended Air Defense&lt;/i&gt;) per la realizzazione di un sistema anti-aereo, anti-missili balistici e da crociera e anti-UAV di ultima generazione. I governi di Stati Uniti, Italia e Germania ne hanno affidato la progettazione ad un consorzio guidato dalla statunitense Lockheed Martin Corp. (la produttrice dei supercostosi cacciabombardieri F-35 e del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della US Navy in via di realizzazione a Niscemi), e di cui sono partner l’italiana MBDA, EADS e la tedesca MBDA-LFK. I tre alleati internazionali si sono suddivisi gli investimenti: il 58% agli USA, il 25% alla Germania e il restante 17% all’Italia. La rapida impennata dei costi del “MEADS” (nel giugno 2005 la spesa prevista era di 3,4 miliardi di dollari, oggi è di 4,2 miliardi) e i forti ritardi accumulati (il piano originario fissava come data entro cui completare la produzione il 2007, oggi si è posticipato al 2018), hanno convinto però il Congresso degli Stati Uniti a bloccare i finanziamenti (febbraio 2011). Se da qui a poco non verranno individuati nuovi partner internazionali, il “MEADS” rischia di divenire un missile fantasma e il consorzio subirà il collasso finanziario (dal 2004 ad oggi, solo l’Italia ha già speso più di 600 milioni di euro).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;Secondo &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Defense News&lt;/i&gt;, un mese fa le autorità militari del &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Qatar avrebbero avviato una trattativa con Lockeed Martin e le imprese italo-tedesche per fare ingresso nella produzione “MEADS”. Il piccolo emirato sarebbe interessato a dotarsi del nuovo sistema missilistico in vista dei campionati del mondo di calcio del 2022 e per la “crescente percezione della minaccia proveniente dall’Iran”. I mercanti d’armi italo-tedeschi sapranno sicuramente come districarsi nei drammatici scenari di guerra che incombono in Medio oriente e nel continente africano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-8310386888424406142?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/8310386888424406142/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/12/asse-militare-tra-roma-e-berlino-con.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/8310386888424406142'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/8310386888424406142'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/12/asse-militare-tra-roma-e-berlino-con.html' title='Asse militare tra Roma e Berlino con missili e droni'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-1883999224607695144</id><published>2011-12-27T03:37:00.001-08:00</published><updated>2011-12-27T03:37:27.826-08:00</updated><title type='text'>Spuntano come funghi i radar anti-migranti</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Le fiamme gialle prima azzerano, poi raddoppiano e adesso triplicano i radar di produzione israeliana da installare in Italia per impedire gli sbarchi dei migranti. Preoccupate di vedere ancora una volta non riconosciute le proprie ragioni dal Tar Sardegna, hanno dato mandato all’Avvocatura dello stato di depositare un &lt;span class="yshortcuts"&gt;atto&lt;/span&gt; alla cancelleria del Tribunale di Cagliari con cui si ufficializza la rinuncia alla realizzazione dei radar a Tresnuraghes e a Capo Sperone (Sant’Antioco) e, di conseguenza, il ritiro dal procedimento scaturito dal ricorso degli ambientalisti e dell’amministrazione locale. Nell’ottobre scorso, i giudici avevano ordinato la sospensione dei lavori di realizzazione degli impianti di sorveglianza previsti dalla Gdf nella costa occidentale dell’isola, a salvaguardia dei diritti fondamentali alla salute e alla salubrità dell’ambiente. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;“Per motivi s&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;opravvenuti, anche connessi alle manifestazioni di protesta delle popolazioni e all’intervenuta perdita nelle more del giudizio dei previsti finanziamenti, le amministrazioni sono addivenute alla decisione, pur nella motivata fiducia che i ricorsi avrebbero dovuto essere dichiarati irricevibili, di non coltivare ulteriormente il disegno di installare l’apparato nel sito per cui è causa”, si legge nella memoria depositata dall’Avvocatura. Scontato il ritiro delle fiamme gialle anche dal contenzioso relativo al radar anti-migranti di Capo Pecora (Fluminimaggiore), su cui il TAR si dovrebbe pronunciare in udienza pubblica il prossimo 25 gennaio. I No Radar sardi ritengono che nei prossimi giorni sarà pure formalizzato dai militari il dietro front dal quarto sito prescelto, l’Argentiera, nel comune di Sassari.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;La&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; Guardia di finanza ha fatto tuttavia sapere di non aver cancellato la rete di sorveglianza radar ma di avere solo dirottato i quattro impianti della Sardegna nei siti militari di Capo Sant’Elia a Cagliari, Capo Sandalo a Carloforte, Capo San Marco a Oristano e Capo Caccia ad Alghero. Ciò le consentirebbe di glissare i pronunciamenti del TAR e prevenire nuove azioni di blocco dei cantieri da parte delle popolazioni e delle amministrazioni locali. Se poi gli impianti radar venissero classificati come opere militari e/o d’interesse strategico, si potrebbe sperare di velocizzare gli iter realizzativi e di ridurre all’osso i pareri e le autorizzazioni ambientali. Modalità operative che non trovano il consenso delle associazioni ambientaliste e dei comitati che si oppongono alle pericolose emissioni elettromagnetiche dei radar e alle politiche di contrasto militare dei flussi migratori nel Mediterraneo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;La rinuncia della Guardia di finanza ad installare i radar nei promontori di Capo Sperone, Capo Pecora, Ischia Ruja e Argentiera rappresenta un importante risultato per i Comitati della Sardegna”, afferma Italia Nostra che con i suoi ricorsi aveva ottenuto la sospensione dei lavori. “Di fronte ad una eventuale ulteriore sentenza sfavorevole, la GdF sceglie di ritirarsi di buon grado e di individuare altri siti, vecchi fari della Marina militare per i quali le Amministrazioni locali hanno progettato il recupero finalizzato ad un riutilizzo pubblico del bene. Questi fari, ubicati lungo la costa occidentale della Sardegna, sovrastano promontori che possiedono le stesse caratteristiche ambientali e paesaggistiche di quelli individuati in precedenza”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;“Considerati i costi di installazione dei radar GdF e di acquisto di quelli della Guardia Costiera, si risparmierebbero oltre 400 milioni di euro se si decidesse di rinunciare ad essi”, prosegue Italia Nostra. “È bene ricordare che abbiamo presentato qualche mese fa una denuncia alle Procure della Repubblica competenti con la quale si evidenziavano le numerose “anomalie” riscontrate nell’iter procedurale di rilascio delle autorizzazioni e i veri e propri abusi causati dall’apertura dei cantieri. Continueremo l’impegno ambientale assieme ai cittadini e agli amministratori delle altre località interessate dai nuovi insediamenti. Tre di questi siti dovranno addirittura ospitare i radar VTS della Guardia costiera con le conseguenze negative dovute alla somma delle emissioni elettromagnetiche degli apparati”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;La rabbia dei NoRadar è cresciuta dopo la pubblicazione di una missiva del comandante generale della Guardia di finanza, Michele Adinolfi, inviata l’1 luglio scorso &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;allo Stato maggiore della Marina militare, al Comando delle Capitanerie di porto e al Ministero dell’interno. Nel richiedere la “concessione di ospitalità presso siti in uso alla Marina militare ed alle Capitanerie di porto”, il comando delle fiamme gialle rivela infatti che sono ben diciassette i radar di profondità israeliani&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt; (modello EL/M-2226 ACSR)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; destinati ad essere piazzati in buona parte d’Italia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;“Il progetto della rete radar costiera muove da concrete esigenze operative inserite in un più ampio disegno, condiviso dal Ministero dell’Interno, volto ad incrementare ed affinare gli strumenti di prevenzione e contrasto ai fenomeni illeciti perpetrati via mare e all’immigrazione clandestina”, scrive il generale Adinolfi. “Il programma prevede la dislocazione di 17 postazioni, grazie a risorse resesi disponibili dalle fonti del Programma Operativo Nazionale &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Sicurezza per lo Sviluppo Obiettivo Convergenza 2007-2013&lt;/i&gt; e del Fondo per le Frontiere Esterne del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Programma Quadro sulla Solidarietà e Gestione dei Flussi Migratori&lt;/i&gt;. Sette sono state già collocate a Lampedusa (Ag), Bovo Marina (Ag), Portulisse (Rg), Punta Stilo (Rc), Isola Capo Rizzuto (Kr), Arma di Taggia (Im) e Brancaleone (Rc – in corso di ultimazione). Quattro devono essere installati in siti da individuare nelle regioni Veneto, Marche, Abruzzo e nord della Puglia (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;vengono proposti in calce Chioggia (Ro), Monte Pedaso (An), Ancona zona portuale, Punta Penna (Pe), Vieste (Fg) - N.d.A.&lt;/i&gt;). Sei dovranno essere installate in Sardegna, Sicilia, sud della Puglia in siti diversi da quelli precedentemente individuati per problematiche insorte in sede locale”.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Il Capo di Stato maggiore della GdF lamenta poi come le “criticità emerse in fase d’installazione” dei radar siano riconducibili “a manifestazioni di protesta delle popolazioni locali le cui preoccupazioni, essenzialmente, connesse ai possibili effetti nocivi prodotti dalle onde elettromagnetiche, all’impatto ambientale e paesaggistico dei tralicci che, pur essendo infondate, hanno di fatto reso difficoltoso se non impedito in alcuni casi, la realizzazione delle opere”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;“Dette criticità sono acuite dalle conseguenze sul piano finanziario, in quanto le installazioni sono soggette ad una specifica tempistica di attuazione che se non rispettata può comportare, in tutto o in parte, il definanziamento. Tale rischio è stato evitato per i quattro radar destinati alla sorveglianza della Sardegna occidentale con i fondi che si renderanno disponibili nelle annualità future, mentre è avvertito per i due siti di Gagliano del Capo (Le) e Capo Murro di Porco (Sr), per i quali è stato richiesto al Ministero dell’Interno di ridefinire il termine ultimo per il collaudo e la certificazione della spesa, previsto inizialmente per il mese di marzo u.s. – al mese di dicembre 2011”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Anche nel caso di questi due ultimi impianti, le fiamme gialle hanno preferito individuare sedi diverse all’interno di aree militari, dopo il pressing di ministri e viceministri preoccupati di risparmiare il proprio bacino elettorale dai bombardamenti elettromagnetici. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Per Capo Murro di Porco, la nota della GdF accenna ad “un’apposita riunione con le Autorità locali”, indetta dall’(ex) Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo (siracusana), nel corso della quale s’individuavano in prima battuta due possibili alternative, il vicino faro di Capo Murro di Porco in uso alla Capitaneria e il faro di Santa Panagia, sempre a Siracusa. La scelta definitiva, qualche mese dopo, è invece ricaduta sulla ex base di telecomunicazioni della Marina militare di Palombara, nei pressi dell’abitato di Melilli, una delle aree a più alto rischio ambientale del Mediterraneo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;“A seguito di una riunione presso al Prefettura di Lecce, alla presenza del Sottosegretario al Ministero dell’Interno, Alfredo Mantovano” (nativo di Lecce), veniva invece valutato di trasferire il radar di Gagliano del Capo a Santa Maria di Leuca (Le) presso la locale stazione della Marina militare. Il 10 giugno 2011, in particolare, “aveva luogo un sopralluogo al sito per verificare la compatibilità elettromagnetica dei sistemi forniti alla Guardia di finanza dalla Almaviva Italia Spa e di quelli ivi già in uso, installati dalla Selex Sistemi Integrati”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Sempre secondo la nota del generale Adinolfi, i radar “sono di produzione dell’azienda israeliana Elta Systems LTD” e “sono commercializzati da AlmavivA Spa di Roma”, la società che ha ottenuto dalla GdF l’appalto milionario per la loro installazione, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;senza l’indizione e la pubblicazione del bando di gara con la motivazione che “i lavori e i servizi possono essere forniti unicamente da una determinata fornitrice, la AlmavivA SpA, che possiede le prescrizioni di natura tecnica e i diritti esclusivi dei materiali”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;AlmavivA è una società controllata da un’originale mixer di azionisti: &lt;/span&gt;la famiglia Tripi, il Gruppo General Electric, la Rai - Radio Televisione Italiana, la Confederazione Generale dell’Agricoltura Italiana, la C.I.A. Confederazione Italiana Agricoltori e le Assicurazioni Generali. A differenza delle fiamme gialle, AlmavivA sembra ancora volersi costituire in &lt;span class="yshortcuts"&gt;giudizio&lt;/span&gt; davanti al TAR di Cagliari e ha presentato una relazione&lt;span style="color: black;"&gt; tecnica del professore Gaspare Galati (ordinario di Teoria e tecnica radar dell’Università di Tor Vergata, Roma), secondo cui le emissioni elettromagnetiche dei radar di Elta Systems sono quasi pari allo zero. Per la cronaca, il professore Gaspari Galati ha &lt;/span&gt;lavorato dal &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;1970 al 1986 presso la Direzione ricerche e il Servizio analisi di base e calcolo scientifico della società Selenia SpA (ora Alenia-Finmeccanica), “nella prima come analista-sistemista radar e poi come responsabile del reparto di Analisi dei Sistemi”. Negli stessi anni, Galati veniva pure designato “rappresentante italiano presso il gruppo di lavoro della NATO (NIAG)”.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;“Le considerazioni depositate dalla società romana sono assolutamente contrastanti con i dati rilevati dall’&lt;span class="yshortcuts"&gt;ARPA Sardegna, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente,&lt;/span&gt; e dalle stesse precedenti relazioni prodotte da AlmavivA”, ricorda Graziano Bullegas di Italia Nostra. Intanto in Sardegna, Puglia e Sicilia ci si prepara per il secondo round della campagna NoRadar.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-1883999224607695144?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/1883999224607695144/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/12/spuntano-come-funghi-i-radar-anti.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/1883999224607695144'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/1883999224607695144'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/12/spuntano-come-funghi-i-radar-anti.html' title='Spuntano come funghi i radar anti-migranti'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-1678816569674775785</id><published>2011-12-23T00:53:00.001-08:00</published><updated>2011-12-23T00:53:43.981-08:00</updated><title type='text'>Costi e bluff dell’aereo italiano che addestra alla guerra</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Non ha certo gli stratosferici costi dei cacciabombardieri F-35 “Joint Strike Fighter”, ma il nuovo aereo d’a&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;ddestramento avanzato M-346 “Master” dell’Aeronautica militare italiana sta causando l’ennesima emorragia di risorse finanziarie statali a favore del complesso militare industriale di Finmeccanica &amp;amp; soci. Progettato appositamente per la formazione dei piloti dei velivoli da guerra come i “Tornado”, gli “Eurofighter Typhoon” e i famigerati F-35, l’M-346 “Master” è realizzato da un consorzio di costruttori internazionali guidato da &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;a href="http://www.alenia-aeronautica.it/"&gt;&lt;span style="color: windowtext; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-style: italic; mso-fareast-language: IT; text-decoration: none; text-underline: none;"&gt;Alenia&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;-Aermacchi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Fu il governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi ad annunciare nel giugno 2007 l’intenzione di acquisire 14 esemplari dell’addestratore&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt; di &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;quarta generazione&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;, completi del relativo supporto logistico. Fu preventivato un costo complessivo di 400 milioni di euro e, l’anno successivo, il Ministero dello Sviluppo economico (esecutivo Berlusconi) inserì il programma dell’M-346 nel bilancio dello Stato. Nel giugno 2009, in occasione del&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt; salone internazionale dei mercanti d’armi di Le Bourget (Parigi), fu annunciato ufficialmente l’acquisto da parte dell’Aeronautica di sei aerei con un’opzione per ulteriori nove.&lt;span style="mso-bidi-font-style: italic;"&gt; Valore della commessa, 280 milioni di euro. Ai costi unitari odierni, per i rimanenti velivoli i contribuenti italiani potrebbero essere salassati per altri 420 milioni. Non poco per un programma la cui spesa è quasi raddoppiata in meno di cinque anni.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;L’M-346 n&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;asce dal prototipo dello YAK-AEM130, un addestratore progettato a metà anni ’90 da Aermacchi in collaborazione con l’azienda russa Yakovlev Design Bureau. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Nel dicembre 1999 i due gruppi industriali decidevano tuttavia di procedere alla produzione in modo autonomo. Aermacchi si rivolgeva ai partner nazionali e statunitensi per sviluppare componenti e sistemi di bordo: la progettazione del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Flight Control System&lt;/i&gt; veniva assegnata ad Alenia SIA e Selex Communications (Finmeccanica), l’assemblaggio delle turboventole e dei comandi allo stabilimento Avio di Brindisi, mentre la costruzione dei motori, con un contratto di 41,5 milioni di euro, alla transnazionale statunitense Honeywell. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold; mso-fareast-language: IT;"&gt;Lungo &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;11,5 metri e dotato di una larghezza alare di 9,72, l’Alenia-Aermacchi M-346 può raggiungere la velocità massima di 1.083 Km/h; l’autonomia di volo è di 1.889 km, 2.537 Km con due serbatoi esterni. Il &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;raggio d’operazione è di&lt;/span&gt; 185 Km per 20 minuti di addestramento di combattimento aereo con pod e due missili AIM-9L “Sidewinder”. il velivolo può essere armato pure con un cannone da 30 mm ed è configurabile per attacchi al suolo con bombe e missili aria-terra o antinave. Un addestratore, dunque, con licenza di uccidere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Il primo M-346 è stato consegnato un paio di settimane fa alla Direzione Generale degli Armamenti Aeronautici e presto sarà inviato al Reparto Sperimentale Volo dell’Aeronautica militare di Pratica di Mare (Roma) per le prove operative. La consegna degli altri cinque velivoli è prevista nel corso del 2012. Ammesso che non si ripeta quanto avvenuto lo scorso 19 dicembre negli Emirati Arabi Uniti - cinque giorni dopo l’annuncio ufficiale del trasferimento all’AMI del primo addestratore - quando l’M-346 con matricola militare X615, inviato alla fiera dei mercanti di morte di Dubai precipitava in mare &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;durante il rientro verso l’Italia. L’incidente ha causato solo una frattura ad una gamba di un pilota e altre ferite più leggere al co-pilota, ma il velivolo è andato completamente distrutto. Trentacinque milioni di euro andati in fumo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-style: italic; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-style: italic; mso-fareast-language: IT;"&gt;Non è solo l’incidente di Dubai a turbare i sogni di manager e azionisti dell’azienda aerea del gruppo Finmeccanica. Secondo la stima più recente, alla fine del prossimo anno i costi di progettazione e sviluppo dell’addestratore per le guerre aeree raggiungeranno i 915 milioni di euro. I piani industriali prevedevano di far fruttare gli investimenti con la realizzazione e vendita di almeno &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;600 esemplari entro il 2020, ma sino ad oggi gli unici due contratti sottoscritti da Alenia-Aermacchi sono quelli con l’Aeronautica militare italiana e con le forze armate di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Singapore. Al piccolo stato asiatico è prevista la fornitura di dodici M-346, la cui produzione è in fase avanzata nello stabilimento di Venegono Superiore (Varese). In realtà si tratta di una commessa di cui meno della metà del valore andrà all’azienda italiana. Per gli M-346 di Singapore è stato costituito un c&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;onsorzio formato da ST Aerospace &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Singapore Technologies Aerospace (società aerospaziale controllata della transnazionale ST Engineering)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt; dalla statunitense Boeing e da Alenia-Aermacchi. L’ammontare del contratto indicato da ST Aerospace è di 543 milioni di dollari e comprende anche la consegna di parti di ricambio e del sistema addestrativo a terra.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;In previsione della consegna a Singapore dei caccia-addestratori, il &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;18 e 19 ottobre 2011 si è svolto a Roma l’&lt;i&gt;Expert Meeting&lt;/i&gt; tra l’Aeronautica militare e la Republic Singapore Air Force (RSAF). “I colloqui hanno consentito di creare i presupposti per una rafforzata cooperazione tra le rispettive Forze Aeree nel campo del programma M-346A e dell’addestramento al volo”, recita il comunicato dello Stato maggiore dell’AMI. “L’aeronautica ha accolto la richiesta singaporiana di partecipare con proprio personale, in qualità di osservatore, alle attività &lt;i&gt;Initial Operational Test and Evaluation&lt;/i&gt; sul velivolo M-346A, che saranno svolte nei prossimi mesi a Pratica di Mare presso il Centro Sperimentale di Volo. Nell’ambito delle attività d’addestramento, sono state avviate e concordate le azioni per l’invio presso il 61° Stormo di Lecce di allievi piloti singaporiani per la relativa frequenza ai corsi da svolgersi entro la fine del prossimo anno”. Una conferma ufficiale dei piani di trasformazione dell’aeroporto pugliese in centro di formazione d’eccellenza per la guerra aerea dei piloti NATO ed extra-NATO.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Appare invece su un binario morto il ventilato trasferimento di 48 M-346 “Master” al governo degli Emirati Arabi Uniti. I negoziati, annunciati in pompa magna dall’ex dominus di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, durante &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;la fiera internazionale delle armi di Dubai nel 2009, sono stati congelati dagli emiri amareggiati dal veto statunitense e israeliano ad un accordo per la produzione in joint venture Italia-EAU di velivoli senza pilota UAV armati. Non maggiore fortuna in Grecia e in Cile, dove tra il 2005 e il 2008 sono stati firmati da Alenia-Aermacchi due &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;memorandum d’intesa con le industrie nazionali per la co-produzione degli addestratori avanzati. La grave crisi economica e finanziaria ha infatti convinto l’Hellenic Aerospace Industry e la cilena ENAER a soprassedere sui programmi per l’M-346.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;Qualche lieve speranza giunge dal bellicoso governo d’Israele, intenzionato a &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;congelare un contratto da un miliardo di dollari per l’acquisto di aerei d’addestramento coreani per firmare invece un accordo preliminare con Alenia-Aermacchi per una ventina di M-346. Negli Stati Uniti, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: IT; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;un prototipo derivato dal velivolo “italiano” è uno dei candidati al programma di costruzione di un nuovo addestratore per i piloti dei cacciabombardieri dell’US Air Force. Anche in questo caso, però, all’azienda e ai lavoratori di Finmeccanica andrebbero solo le briciole del multimilionario &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;affaire&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-1678816569674775785?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/1678816569674775785/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/12/costi-e-bluff-dellaereo-italiano-che.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/1678816569674775785'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/1678816569674775785'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/12/costi-e-bluff-dellaereo-italiano-che.html' title='Costi e bluff dell’aereo italiano che addestra alla guerra'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-7801064800379268716</id><published>2011-12-20T08:30:00.001-08:00</published><updated>2011-12-20T08:30:59.551-08:00</updated><title type='text'>Alleanza militare aerea tra Italia e Israele</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Giochi di guerra nel deserto del Negev per i cacciabombardieri dell’aeronautica militare italiana. Lo scorso 16 dicembre si è conclusa l’esercitazione “Desert Dusk 2011” a cui hanno partecipato venticinque velivoli da guerra delle forze aeree italiane ed israeliane. Due settimane di duelli, inseguimenti e lanci di missili e bombe, protagonisti gli “Eurofighter” e i “Tornado” dell’Ami e gli F-15 ed F-16 israeliani schierati per l’occasione nello scalo meridionale di Uvda, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;utilizzato dai charter che trasportano i turisti diretti a Eilat (mar Rosso). &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;L’esercitazione rientra nel programma di collaborazione e coordinamento tra le due aeronautiche finalizzato ad affinare le procedure e le tecniche di azione in missioni di controllo delle crisi (&lt;i&gt;Crisis Response Operations&lt;/i&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-style: italic;"&gt;)&lt;/span&gt;. In Israele sono stati impegnati 150 militari italiani, mentre i cacciabombardieri dell’Ami hanno svolto più di un centinaio di missioni di volo. Alle operazioni hanno pure partecipato alcuni velivoli KC-767A del 14° Stormo di Pratica di Mare (Roma) e C130J della 46ª Brigata Aerea di Pisa. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;A fine ottobre erano stati i cacciabombardieri israeliani a sorvolare i grandi poligoni della Sardegna nell’ambito dell’esercitazione “Vega 2011”, a cui hanno partecipato pure le aeronautiche militari di Italia, Germania e Olanda. Per l’occasione, due squadroni con F-15 ed F-16 ed un velivolo radar di nuova produzione “Eitam” erano stati trasferiti dalle basi aeree di Nevatim e Tel Nof allo &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;scalo di Decimomannu (Cagliari), centro di comando e coordinamento dell’intero ciclo addestrativo. “&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Gli obiettivi delle attività di &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Vega 2011&lt;/i&gt; sono stati il rafforzamento dell’interoperabilità dei reparti impegnati, il miglioramento della capacità di cooperazione e lo svolgimento di attività tattiche grazie ad operazioni in aree di media scala in un ambiente ad alta minaccia”, hanno riferito le autorità italiane. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;L’esercitazione in Sardegna è stata seguita con particolare interesse dalla stampa di Tel Aviv: le spericolate missioni di volo sarebbero state finalizzate infatti a simulare un attacco agli impianti nucleari iraniani. Secondo quanto pubblicato dal sito &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;JewPI.com&lt;/i&gt;, “Vega 2011” avrebbe comportato una condanna a &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;sette giorni di carcere e un anno di sospensione dal volo&lt;/span&gt; per un pilota del 106° squadrone della IAF (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Israeli Air Force&lt;/i&gt;) reo di aver compiuto senza autorizzazione un’evoluzione pericolosissima a bassa quota (una rotazione del velivolo di 360°). &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;Oltre alle recentissime esercitazioni, nel corso di quest’anno si sono registrati importanti incontri tra i massimi responsabili delle forze aeree d’Italia ed Israele. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Il 7 e l’8 febbraio, il sottocapo di Stato maggiore della IAF, generale Nimrod Sheffer, ha incontrato a Roma l’omologo italiano, generale Maurizio Lodovisi, per “approfondire &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%;"&gt;i processi di trasformazione in atto nelle due aeronautiche, le esperienze maturate nei rispettivi teatri di operazione e le future attività addestrative”. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-weight: bold; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Il successivo 14 giugno, è stato &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;il comandante delle forze israeliane, generale Ido Nehushtan, a giungere in Italia in missione ufficiale. Dopo aver incontrato il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, generale Giuseppe Bernardis, Nehushtan ha raggiunto gli aeroporti di Pratica di Mare, Lecce e Grosseto per una “visita” ai reparti militari ospitati. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Secondo quanto &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;riportato dal sito specializzato &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Dedalo News&lt;/i&gt;, i colloqui al vertice “hanno riguardato i principali programmi di cooperazione tra i due paesi, con particolare riferimento all’uso degli UAV (velivoli a pilotaggio remoto), alla gestione logistica integrata del velivolo Joint Strike Fighter (JSF), di futura introduzione, e al velivolo d’addestramento M-346, nei confronti del quale l’aeronautica israeliana ha manifestato un certo interesse in previsione della sostituzione degli A-4 Skyhawk attualmente in linea”. L’interesse all’acquisto dei nuovi mezzi prodotti da &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: IT; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;Alenia Aermacchi è stato confermato dai principali quotidiani di Tel Aviv. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Haaretz&lt;/i&gt;, in particolare, ha riferito che l’impresa del gruppo Finmeccanica avrebbe già firmato un accordo preliminare, a cui dovrebbe seguire presto la fornitura all’Italia di velivoli senza pilota e aerei radar di produzione israeliana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-7801064800379268716?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/7801064800379268716/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/12/alleanza-militare-aerea-tra-italia-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7801064800379268716'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/7801064800379268716'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/12/alleanza-militare-aerea-tra-italia-e.html' title='Alleanza militare aerea tra Italia e Israele'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-1297995619762447063</id><published>2011-12-15T02:42:00.001-08:00</published><updated>2011-12-15T02:44:16.585-08:00</updated><title type='text'>Il CARA di Mineo vergogna italiana</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;villaggio degli aranci&lt;/i&gt; di Mineo (Ct), il mega-centro di semidetenzione per richiedenti asilo e migranti, a quasi un anno dalla sua istituzione, testimonia il completo fallimento del modello di “solidarietà” securitaria del governo Berlusconi-Maroni. È il “non luogo” dove si consuma la spersonalizzazione, dove l’ospite-recluso si “sente &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;atopos&lt;/i&gt;, fuori posto, né cittadino né straniero, collocato in un luogo &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;bastardo&lt;/i&gt; al confine tra l’essere e il non-essere sociale”. Il CARA di Mineo, isolato ed isolante, è “l’antitesi dell’integrazione e mina la sicurezza del territorio animando scontri e tensioni fra comunità”. A sancire l’ennesima bocciatura del centro di “accoglienza” in cui sono stati deportati &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;manu militari&lt;/i&gt; quasi duemila cittadini stranieri presenti in Italia da tempi remotissimi, è il rapporto del Comitato territoriale dell’ARCI di Catania consegnato ad una delegazione di europarlamentari in visita ai lager per migranti della Sicilia. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;“Gli ospiti presenti all’interno del centro di Mineo non hanno alcun rapporto con il territorio sia per la conformazione del luogo, ma soprattutto perché non sono stati predisposti gli strumenti necessari a favorire l’integrazione”, denuncia l’avvocato Francesco Auricchiella, responsabile immigrazione dell’ARCI di Catania. “Essi continuano a vivere ai margini, in uno stato di assoluto isolamento culturale e sociale in aperto dispregio di quanto previsto dall’art. 3 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’Uomo”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Dalla sua costituzione, il 18 marzo 2011, il CARA ha offerto condizioni di vita “prive di contesto e coesione sociale, scollate dalla propria cultura, disorientate nella selva di leggi e di prassi amministrative del tutto ignote agli ospiti per l’assoluta mancanza di qualsiasi forma di mediazione sociale, culturale e di assistenza legale”, scrive l’ARCI. E quasi nulla è cambiato con l’insediamento dell’ente attuatore, la Provincia di Catania (nominata con ordinanza del Presidente del consiglio il 28 giugno scorso), retta da quel Giuseppe Castiglione che è contestualmente coordinatore regionale del Polo delle libertà e uomo di fiducia dell’ex guardasigilli Angelino Alfano. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;A Mineo sono state innumerevoli le violazioni dei diritti dei soggetti più vulnerabili, come i minori non accompagnati, le donne vittime di violenza e i nuclei familiari di eritrei, etiopi e somali provenienti dalla Libia, dove sono stati sottoposti a pene inumane e degradanti in diversi centri di detenzione. “Tra queste famiglie c’erano minori nati o vissuti per mesi nelle prigioni libiche”, aggiunge Auricchiella. “Giunti in Italia ed inviati a Mineo, questi soggetti portatori di esigenze particolari, tra cui &lt;span style="mso-bidi-font-style: italic;"&gt;donne abusate e persone vittime di tortura,&lt;/span&gt; non hanno avuto accesso ai servizi di riabilitazione necessari per la rimozione e la rielaborazione dei traumi e delle violenze subiti, quando, invece le direttive dell’Unione europea dispongono che ogni Stato membro deve adoperarsi per attivarli”. &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;u&gt;&lt;/u&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Il rapporto ricostruisce alcuni gravi episodi verificatisi nel centro. Come ad esempio il “trasferimento arbitrario”, nei primi quattro giorni di vita della struttura, di circa 500 richiedenti asilo già ospitati in altri CARA del territorio nazionale. “Persone dalle provenienze più diverse, come nigeriani, pakistani, afghani, che avevano già da mesi fatto istanza per la protezione internazionale e che attendevano l’audizione e la decisione sulla loro richiesta, si sono ritrovati, improvvisamente deportati a migliaia di chilometri di distanza, senza la notifica del provvedimento dalle Questure, con la conseguente impossibilità di ricorrere avverso il trasferimento”. Di contro, al CARA di Mineo non sono state inviate le pratiche dei richiedenti asilo affetti da patologie anche gravi o da disturbi psichici, e ciò ha determinato l’interruzione del ciclo di cure avviato nei centri d’origine.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;In piena violazione del diritto di difesa, i cittadini stranieri sono stati trasferiti in Sicilia senza che venissero previamente informati i loro legali. Alcuni di essi, come ad esempio quelli provenienti dal CARA di Bari-Palese, attendevano il pronunciamento del TAR sui ricorsi avversi la decisione di trasferimento dell’&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Unità Dublino&lt;/i&gt;; altri avevano già presentato opposizione ai dinieghi dello status di rifugiato; altri ancora dovevano essere sentiti in commissione nei giorni in cui subivano il trasferimento coatto. “In molti casi – spiega l’avvocato Auricchiella - i richiedenti sono stati dichiarati assenti ed è stato emesso nei loro confronti il provvedimento di diniego”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;È accaduto pure che i documenti relativi alle procedure di riconoscimento della protezione internazionale, avviate in altri CARA italiani, non siano mai arrivati alla nuova Commissione Territoriale competente, con la conseguenza che molti richiedenti che attendevano il colloquio o la decisione finale sin dall’ottobre 2010, si sono visti precedere da chi era giunto in Italia successivamente. A Mineo la Commissione si è insediata solo due mesi dopo l’apertura del centro, e ancora oggi prosegue i propri lavori con eccessiva lentezza. E gli ospiti continuano a lamentare il non rispetto, a parità di status e condizioni di fatto, di alcun criterio logico e cronologico nella disamina delle istanze e nella convocazione per l’audizione. “Essa non si è avvalsa di interpreti competenti, né è stata garantita trasparenza alle procedure per la loro selezione e nomina”, afferma l’ARCI. “Alcuni provvedimenti di rigetto della domanda di asilo (peraltro, resi in italiano e non tradotti) non hanno specificato il foro competente, ma hanno erroneamente indicato, quale Tribunale ove ricorrere, quello del luogo di provenienza, quando, invece, nel caso di Mineo, è competente Catania”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;“Fino all’insediamento dell’ente gestore non risulta che sia stata garantita assistenza legale ai richiedenti asilo e, attualmente, l’assistenza offerta non risulta essere adeguata allo standard richiesto dalla Direttiva 2003/9/CE”, aggiunge il rapporto. Le uniche consulenze in campo legale sono state così quelle fornite da tre operatori dall’UNHCR (l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) e da alcune associazioni non governative (ARCI, ASGI e Rete antirazzista catanese) grazie l’allestimento di banchetti informativi all’esterno del campo. “L’ingresso nel centro da parte dei legali è stato molto difficoltoso e alcuni professionisti si sono visti costretti a prestare la propria assistenza fuori su un prato”, scrive l’avvocato Auricchiella. “&lt;span style="mso-bidi-font-style: italic;"&gt;Non è stata dedicata un’ala ai minori non accompagnati, in attesa dello svolgimento delle procedure di legge, e la nomina dei rappresentanti legali si è protratta per troppo lungo tempo e ha fatto sì che molti minori giunti a Mineo divenissero maggiorenni senza che, nelle more, beneficiassero del percorso di integrazione e formazione che la stessa legge nazionale prevede”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;L’ARCI lamenta la non elaborazione a Mineo di un piano integrato per la programmazione e realizzazione dei servizi connessi con il territorio; né si è previsto di potenziare l’accesso al sistema scolastico o di assicurare risorse aggiuntive all’ASL per rendere efficiente la tutela sanitaria. I richiedenti asilo hanno fruito delle prestazioni sanitarie esattamente come i cittadini stranieri irregolarmente presenti in Italia e privi di tessera sanitaria, mentre al contrario spettava loro il diritto-dovere di accesso in condizioni di parità con i cittadini italiani, come sancito dal testo unico sull’immigrazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;“La presenza stabile di quasi duemila persone di origine straniera avrebbe dovuto comportare la previsione ed organizzazione di servizi di mediazione linguistico-culturale per l’intera rete dei servizi locali”, conclude il rapporto. “Di questo a Mineo non v’è traccia. Ciò ha creato fra gli ospiti un forte disagio che in alcuni casi è sfociato in rivolte o in veri e propri scontri etnici, con grave rischio per le donne, i minori e gli operatori presenti all’interno del centro”. Quando poi la gestione dei servizi del CARA è stata affidata ad un associazione temporanea di cooperative e imprese e sono giunti i primi “interpreti” e “mediatori culturali”, è accaduto che uno di essi, un cittadino di origini bengalesi, assunto da una coop romana, venisse arrestato dalla squadra mobile di Catania con l’accusa di estorsione per essersi fatto consegnare 400 euro da un connazionale, per fargli ottenere dalla Commissione Territoriale il riconoscimento dello status di rifugiato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: AR-SA;"&gt;“Le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere i richiedenti asilo impongono l’immediata chiusura del CARA di Mineo”, afferma la Rete antirazzista catanese che ha convocato una grande manifestazione regionale, domenica 18 dicembre, davanti all’ingresso del centro. L’iniziativa, promossa congiuntamente con la &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;, LILA, Cobas, Collettivo Red Militant, Cobas antirazzista, Forum Antirazzista e GAPA, vedrà la partecipazione del&lt;/span&gt;le realtà di base che lottano contro il razzismo, le guerre e la militarizzazione in Sicilia.&lt;span style="color: black;"&gt; “&lt;/span&gt;Vogliamo che i richiedenti asilo del CARA più grande d’Europa, siano riconosciuti come soggetti umani in cerca di un futuro migliore, non trattati come oggetti parcheggiati a tempo indefinito per favorire il business della pseudo accoglienza”, spiegano gli organizzatori. “Chiediamo che sia garantita la libera circolazione e la regolarizzazione di tutti i migranti, sostenendo la campagna contro la sanatoria truffa del settembre 2009. La Sicilia non deve essere un lager per gli immigrati, né una polveriera di ordigni di morte e di micidiali basi militari USA-NATO”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8090599939081275430-1297995619762447063?l=antoniomazzeoblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/feeds/1297995619762447063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/12/cara-di-mineo-vergogna-italiana.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/1297995619762447063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8090599939081275430/posts/default/1297995619762447063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/12/cara-di-mineo-vergogna-italiana.html' title='Il CARA di Mineo vergogna italiana'/><author><name>Antonio Mazzeo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16461406820837106324</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8090599939081275430.post-4119770749438021519</id><published>2011-12-13T02:35:00.001-08:00</published><updated>2011-12-13T02:41:41.532-08:00</updated><title type='text'>Il Ponte di Messina catastrofe idrogeologica</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: IT; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Cantieri, linee ferroviarie e arterie stradali, enormi discariche a cielo aperto dove stipare milioni di metri cubi di scavi: tutti da realizzare in aree ad altissimo rischio idrogeologico dove l’erosione dei terreni sembra procedere inarrestabile. Le ultime fiumare da cementificare e trasformare in grandi vie di comunicazione o parcheggi, destinate a straripare in caso di piogge intense ed ingoiare case ed esseri viventi. La lettura delle carte progettuali del Ponte di Messina rivela le mille insensatezze di chi si ostina a tenere in vita il mito-mostro del collegamento stabile sullo Stretto, in un territorio stuprato e annientato da costruzioni selvagge, anonime, prive di spazi verdi o servizi pubblici, squallidi centri-dormitori disumanizzati e disumanizzanti. Un’opera che elude i fragili equilibri idrogeologici di una città non luogo, vulnerabilissima alle frane e alle alluvioni e che, solo due anni fa, ha pagato un terribile tributo per le scellerate scelte di una classe politica inetta e di una borghesia parassitaria, affarista, mafiosa. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Mentre il neopresidente del consiglio Monti, ministri e viceministri-banchieri preferiscono glissare lo spinoso affaire ereditato da Berluconi &amp;amp; C., da Messina arriva un altro autorevole parere sull’insostenibilità ambientale ed idrogeologica del Ponte tra Scilla e Cariddi. Con una nota inviata lo scorso 28 ottobre all’Assessorato alle Infrastrutture e la Mobilità della Regione Siciliana, l’ingegnere Gaetano Sciacca, capo del Genio civile, evidenzia alcune delle criticità irrisolte del progetto e dei relativi collegamenti stradali e ferroviari. “Non si tiene conto, nelle opere di attraversamento delle numerose fiumare, della particolare fragilità idrogeologica del Messinese che è stato, di recente (2007, 2008, 2009, 2010, 2011) più volte, coinvolto da eventi alluvionali di eccezionale intensità e drammaticità con perdite di vite umane”, rileva l’ingegnere Sciacca. “Tali interventi di attraversamento risultano disgiunti da una complessiva, necessaria ed indispensabile messa in sicurezza del sotteso bacino idrografico. Nelle fiumare, tutte caratterizzate da elevata pendenza dell’alveo, si sono registrati, in concomitanza dei citati eventi pluviometrici intensi e duraturi, notevoli quantitativi della portata solida, alimentata dalle centinaia di colate di fango e detriti, che si sono mobilizzate dai versanti, e sono successivamente confluite nelle principali aste torrentizie”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Secondo il responsabile del Genio civile di Messina vanno dunque previste “adeguate opere di presidio e messa in sicurezza per ciascun bacino idrografico sotteso dalle fiumare attraversate, con interventi mirati alla mitigazione del rischio nelle aree, peraltro, classificate a pericolosità e a rischio idraulico”. Proprio a causa della fragilità idrogeologica del territorio e alla ricorrenza di violenti eventi alluvionali in tempi ravvicinati, l’ingegnere Sciacca spiega di non condividere la scelta di allocare i cosiddetti siti di “recupero ambientale” - come il fantasioso giro di parole dei progettisti denomina le discariche dei materiali - “nell’ambito di strette ed incassate vallecole solcate dai tratti distali delle fiumare, e costituite da terreni granulari, non coesivi e quindi facilmente erodibili”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;“I suddetti siti ricadono o su aree in cui a valle sono preesistenti arterie stradali (la “Panoramica dello Stretto”) o su aree in cui è presente un più o meno fitto grado di urbanizzazione con edifici e case”, lamenta il capo del Genio civile. “Non vengono poi indicate le piste di servizio che consentono, in sicurezza, il raggiungimento dei siti di recupero che sono posti in zone acclivi e di difficile raggiungimento. Il recapito finale delle acque di raccolta nei suddetti siti avviene lungo gli alvei-strada che sono una delle principali cause di danni a persone e cose. Conseguentemente, si è dell’avviso che debba essere rivista l’ubicazione delle aree in cui essi sono stati ubicati”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;L’ingegnere Sciacca si recava il successivo 4 novembre a Palermo per partecipare alla conferenza dei servizi organizzata dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente. Di fronte ai rappresentanti del consorzio d’imprese aggiudicatario dei lavori del Ponte (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Eurolink&lt;/i&gt;) e della Società Stretto di Messina, il funzionario sollevava nuovamente il tema della fragilità idrogeologica del territorio interessato dai lavori del Ponte, rilevando ulteriori problematiche riassunte in una nota che lo stesso Sciacca avrebbe poi inviato l’8 novembre al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli. “Lungo gli assi viari “Annunziata”, “Papardo” ed “Europa” verranno indirizzati gran parte dei mezzi gommati pesanti di cantiere”, scrive Sciacca. “Trattandosi di alvei tombinati, presentano due ordini di problemi: di carattere prettamente strutturale e idraulico, quanto alla capacità di contenere gli eventi di piena in caso di precipitazioni a carattere eccezionale tipo “bombe d’acqua”. I citati assi viari, nient’altro che torrenti da tempo coperti, sono costituiti da impalcati che vanno preventivamente verificati ai fini statici, costituendo altresì infrastrutture strategiche ai fini di Protezione Civile. Sono da ritenersi carenti dal punto manutentivo e conseguentemente, un loro ulteriore utilizzo, dovuto ad un incremento dei carichi mobili dei mezzi pesanti, ne potrebbe compromettere la stabilità”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="more"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Il Genio civile definisce “inopportuna e peraltro in evidente contrasto con la sensibilità ambientale”, l’esigenza degli amministratori comunali di “cementificare ulteriormente il territorio, e nel caso specifico di coprire i torrenti “Papardo” e “Annunziata”, ritenendo di risolvere i problemi viari che affliggono la città, nonostante i tragici eventi che hanno interessato il territorio” (il nubifragio che ha spazzato via Giampilieri e Scaletta o la recente alluvione di Genova). “Se opere infrastrutturali devono realizzarsi a Messina”, conclude Sciacca, “le stesse devono innanzitutto mitigare, attenuare, incrementare il grado di sicurezza del territorio e giammai aumentarne le criticità”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: IT;"&gt;Ulteriori “interferenze”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt; delle opere stradali e ferroviarie con le aree a pericolosità geomorfologica della sponda siciliana sono state rilevate dagli esperti delle associazioni ambientaliste (FAI, Legambiente, Italia Nostra, MAN e WWF) che hanno analizzato il progetto “definitivo” del Ponte. Dal confronto per sovrapposizione della cartografia del Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico con la tavola progettuale SB0003_FO-dwf, emerge ad esempio che alcune opere di collegamento interferiscono con due aree a pericolosità moderata e una a rischio medio. Si tratta in particolare, nei primi due casi, della strada compresa tra le località Lido Mortelle e Semaforo Forte Spuria, caratterizzate da dissesto attivo ed erosione accelerata, e dell’opera ferroviaria in località Ficarazzi, soggetta a franosità diffusa. Di pericolosità media è invece la strada in località Piano dei Greci, zona “Annunziata”, soggetta a dissesto attivo e deformazione superficiale lenta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-fareast-font-family: Calibri;"&gt;Tra gli elaborati del progetto compare proprio una relazione geomorfologica che descrive accuratamente il dissesto attivo di cui è vittima l’area dell’“Annunziata” di Messina, evidentemente tenuta in scarsa considerazione dai Signori del Ponte. Lo studio geologico, esteso ad un tratto di versante significativo, mette in evidenza una situazione piuttosto preoccupante circa la pericolosità del dissesto attivo. Si afferma in particolare che uno dei corpi di frana, il più antico, pur essendo inattivo rispetto ad agenti naturali, può comunque essere riattivato antropicamente qualora interventi di scavo e/o modifica della morfologia di versante possano ripristinarne la libertà cinematica. I re
