I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

mercoledì 30 maggio 2012

Acque al veleno nelle basi USA siciliane


Acqua potabile per il personale delle basi US Navy di Sigonella e Niscemi con “livelli inaccettabili di un inquinante chimico sospettato di essere cancerogeno”. A renderlo noto, il quotidiano delle forze armate statunitensi Stars and Stripe in un servizio pubblicato da Heidelberg (Germania). “La scoperta è stata fatta durante le analisi di routine effettuate lo scorso 17 maggio dal personale sanitario della Marina”, scrive Stars and Stripes. “L’acqua delle stazioni aeronavali NAS I e NAS II a Sigonella e dell’installazione di telecomunicazioni di Niscemi è stata contaminata dal bromato e al personale militare è stato dato l’ordine di non bere più dai rubinetti”.

Nelle aree dove è stato individuato il pericoloso inquinante chimico sorgono le scuole per i figli dei militari USA, il grande presidio ospedaliero della Marina, un megastore, le aree abitative e le caserme per i marines e un hotel. “Non sono stati rilevati invece livelli elevati di bromato nelle acque di Marinai, il principale villaggio residenziale del personale di stanza a Sigonella, che utilizza un differente sistema di trattamento delle acque”, ha dichiarato il portavoce del comando US Navy di Napoli, Timothy Hawkins.

“I test hanno provato che la quantità di bromato è superiore al valore massimo stabilito dall’EPA, l’agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente”, ha aggiunto Hawkins. “L’EPA fissa questo valore in 10 microgrammi per litro, ma a Sigonella sono stati riscontrati valori compresi tra i 52 e i 170 microgrammi”.

Sia l’agenzia per la protezione dell’ambiente che l’Organizzazione mondiale della sanità classificano il bromato come un “possibile” cancerogeno per l’uomo. La sua ingestione, secondo il Dipartimento della salute dello Stato di New York, può causare disfunzioni gastrointestinali, nausea, vomito, diarrea e dolori addominali, può avere gravi effetti sul funzionamento dei reni e del sistema nervoso e comportare anche la perdita dell’udito. “Le quantità rilevate nelle installazioni siciliane non possono causare alcun sintomo”, ha tuttavia affermato il portavoce di US Navy. Stranamente, però, il Comando di Sigonella ha invitato il personale con “problemi specifici di salute” a consultare i medici dell’Ospedale navale. Inoltre, dal 29 maggio, è stata disposta la distribuzione di acqua imbottigliata “due volte al giorno, tre volte alla settimana” presso i parcheggi di NAS I e NAS II. Verranno inoltre distribuiti quotidianamente oltre 7.000 litri di acqua nelle mense, nei ristoranti, nei centri scolastici e nelle strutture sanitarie del complesso militare.       

Secondo il quotidiano delle forze armate, ad inquinare le fonti idriche delle basi di Sigonella e Niscemi sarebbero stati i prodotti chimici utilizzati per la loro disinfezione. Il Comando USA che in un primo momento aveva respinto ogni addebito, ha poi ammesso che per ridurre le quantità di bromato ai valori ammessi dalla legge “verrà ridotto l’uso di prodotti chimici al minimo necessario per consentire la disinfezione dell’acqua, così come ne verranno utilizzati di differenti”. I responsabili della base si sono però rifiutati di fornire informazioni dettagliate sul tipo di disinfettanti sino ad oggi utilizzati.

Nel 2011 era entrato in funzione a NAS II un nuovo impianto di trattamento e purificazione delle acque destinate all’irrigazione dei terreni. Costato più di un milione di dollari, era stato voluto dal Public Works Department per ridurre la quantità di acqua potabile utilizzata a scopi irrigui. “Naturalmente, esistono problemi ambientali nell’usare l’acqua purificata per l’irrigazione”, ammisero i tecnici del PWD in occasione dell’inaugurazione del nuovo impianto. “Prima che il sistema venisse installato, il nostro personale ha lavorato con le autorità italiane e gli ufficiali medici di US Navy per ottenere le necessarie autorizzazioni e assicurare all’impianto la completa rispondenza agli standard previsti dall’US Public Health”. Gli stessi tecnici statunitensi hanno dovuto riconoscere però che i permessi ambientali e sanitari sono stati ottenuti dal Governo italiano con molta fatica. L’impianto e le condutture idriche sono stati realizzati da una società italiana sotto la direzione di Ameresco, una grossa società d’ingegneria e costruzioni con sede a Knoxville, Tennesse.

Nonostante l’entrata in funzione del nuovo sistema di purificazione, i consumi idrici a Sigonella continuano ad essere enormi. Nel luglio 2004, i senatori Luigi Malabarba e Tommaso Sodano (Prc), presentarono un’interrogazione parlamentare dove si rilevava che “una gran parte delle risorse idriche della provincia di Catania viene sottratta dalla base militare USA-NATO di Sigonella, non solo per essere sprecata nelle attività tecniche, come la pulizia degli impianti dei veicoli, ma anche per riempire le piscine delle villette dei soldati americani”. Secondo gli interroganti, gli oltre 5.000 militari residenti nella base “consumano ogni anno un miliardo di litri d’acqua, molto più del doppio di quanto sia concesso ai cittadini di una qualsiasi grande città italiana”.
La stima però sarebbe stata inferiore al dato reale. In un report del settembre 2008, il Public Works Department riportava che il consumo medio settimanale di Sigonella era in quel periodo di 5.600.000 galloni d’acqua, cioè complessivamente di un miliardo e cento milioni di litri all’anno. Con i “risparmi” odierni, il consumo medio settimanale si sarebbe attestato intorno ai 3.500.000 di galloni. Sta però crescendo il numero dei marines USA (erano 4.097 nel 2005, saranno 4.372 entro la fine del 2012), mentre entro il 2015 giungeranno a Sigonella altri 800 militari (più familiari a seguito) con l’AGS, il programma di sorveglianza terrestre della NATO basato sugli aerei senza pilota Global Hawk. Sempre più risorse idriche verranno sacrificate mentre altri pericolosi composti chimici e idrocarburi continueranno ad inquinare i terreni e le falde acquifere della piana di Catania e Niscemi.

martedì 29 maggio 2012

Il Muostro, chi ci guadagna e chi vuole imporlo per forza


Chi è contro il Muos (l’inquinantissima base elettronica dell’Us Navy a Niscemi)? I soliti “professionisti dell'antimafia”, naturalmente. Che vogliono ridurre in miseria tutte le imprese...

Niscemi, Caltanissetta, tarda mattinata del 7 maggio. Caldo torrido, sembra agosto. La piazza centrale è però viva, i bar pieni, i capannelli di avventori discutono della Juve scudetto e del totosindaco. Le urne sono ancora aperte, si rinnova l’amministrazione e il consiglio comunale. D’un tratto una ruspa viola l’isola pedonale. Ha le insegne della Calcestruzzi Piazza Srl, l’azienda che ha spianato mezza collina di contrada Ulmo, nella riserva naturale “Sughereta”, per realizzare le piattaforme in cemento su cui poggeranno le maxiantenne del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina militare degli Stati uniti d’America.

Dalla cabina esce il titolare, Francesco Piazza. Trasuda rabbia da tutti i pori, impreca, si dimena. Impugna una tanica piena di benzina. Poi si posiziona all’interno di una pala meccanica che lo solleva in alto sino a dominare la piazza. Eleva la tanica, la inclina sul capo e minaccia di cospargersi col liquido il corpo e gli indumenti. E darsi fuoco con la benzina. “Andrò ad infoltire l’elenco degli imprenditori suicidi”, urla il Piazza ai presenti attoniti.

L’uomo sostiene di essere rimasto senza lavoro perché la sua azienda è stata infangata dagli onnipotenti e onnipresenti professionisti dell’antimafia. “È stata lanciata una campagna diffamatoria senza frontiere nei nostri confronti, attuata con vari articoli che hanno determinato gradualmente un calo di richieste di lavoro nei confronti della nostra ditta, fino al punto che dopo aver ultimato la fornitura del calcestruzzo per i tralicci del MUOS, ci ritroviamo senza più richieste di forniture”.

Una versione dei fatti di parte quella di Francesco Pizza. A causare lo stop delle commesse erano stati infatti la Provincia regionale di Caltanissetta e il Comune di Niscemi che avevano escluso l’azienda dall’Albo dei fornitori di fiducia. Un atto dovuto dopo che il Prefetto di Caltanissetta, il 7 novembre 2011, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano emersi allo stato degli attuali accertamenti e dagli atti esistenti presso questo ufficio elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società. Secondo quando evidenziato in un’interrogazione parlamentare dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza (padre di Francesco) apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi.

Dopo il ricorso al Tar contro la Prefettura e gli enti locali censori, i Piazza avevano notificato, lo scorso 1 aprile, otto lettere di licenziamento ai dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato. “Siamo spiacenti, ma dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, la breve nota in calce alle lettere. E con un colpo di grande effetto, davanti ai giornalisti convocati in conferenza stampa, i Piazza avevano pure affisso all’ingresso degli impianti di Niscemi un cartello choc: cantiere chiuso per mafia!

“Credo che sia ora di finirla di accusare la Calcestruzzi Piazza e infangare il nostro nome e la nostra dignità”, dichiarava il titolare dell’impresa. “Noi Piazza siamo gente onesta e lavoratori, il pane che mangiamo ce lo sudiamo col lavoro e non lo rubiamo. Se tanti sono solo invidiosi perché abbiamo preso l’appalto del MUOS, adesso saranno contenti del casino che stanno scatenando…”.

A fare fronte comune con l’azienda, i dipendenti licenziati. “Ciò che mi dispiace di questo e di precedenti articoli scritti è che voi giornalisti ascoltate, poi scrivete, giudicate e condannate, solo perché qualcuno vi ha riempito di storie e storielle”, commenta uno di essi in coda ad un’inchiesta sull’Eco MUOStro di Mafia, pubblicata da una testata on line. “So che Lei o qualcun altro risponderà… Le dico che 7 padri e madri di famiglia oggi sono senza lavoro. Lei ed altri parlano di infiltrazioni mafiose o presunte tali come esistenti da tanti anni all’interno dell’azienda e come mai ve ne occupate solo ora? Se è vero che sono sempre esistiti questi illeciti dove siete stati tutto questo tempo? Perché tutto nasce in concomitanza all’installazione del MUOS? Chi è stato quel gran genio che vi ha acceso i riflettori su questa vicenda senza preoccuparsi di chi sta vivendo questa situazione in prima persona? E pensate davvero che se quei lavori non li avesse eseguiti la Calcestruzzi Piazza, non si sarebbero mai fatti? Noi oggi siamo senza lavoro e per questo non sappiamo chi ringraziare... Di certo non voi che sparate a zero sulla gente. Colpevole o no, non sta a me né tantomeno a voi deciderlo”.   

Le esternazioni dei titolari e degli ex lavoratori della Piazza Calcestruzzi non sono piaciute per nulla all’Associazione Antimafie “Rita Atria”, che ha subito emesso un comunicato di solidarietà con i giornalisti e gli attivisti No MUOS nel mirino dell’impresa. “È la solita storia: l’antimafia blocca i lavori, l’antimafia ferma l’economia, l’antimafia getta fango sulla brava gente”, scrive il presidente Santo Laganà. “Ogni volta che la mafia mette le mani su grandi lavori e quindi sui soldi, appena qualcuno si ribella e cerca di sensibilizzare sulla inopportunità di quei lavori, ecco la pronta reazione condita dal solito, immancabile, ricatto occupazionale”.

“Se per la Prefettura di Caltanissetta l’azienda non ha i requisiti di legalità e trasparenza non può essere certamente colpa di un giornalista o dei cittadini onesti di Niscemi”, aggiunge la “Rita Atria”. “I giornalisti e i giovani niscemesi che da mesi si battono contro l’installazione di questo MUOSstro, vengono invece attaccati subdolamente. Il teorema è sempre lo stesso: Mafia? Forse! Ma almeno lavoriamo. Una logica che da sempre ha consentito alle mafie di fare affari e crescere sui bisogni della gente e dei lavoratori in barba a qualunque norma di vivere civile e soprattutto legale”.

Preoccupati del clima venutosi a creare con i devastanti lavori del MUOS pure i promotori della XV Carovana Antimafie (Arci, Libera e Avviso Pubblico con il sostegno di Cgil, Cisl e Uil). Così è stato deciso che proprio Niscemi ospiti una delle tappe siciliane dell’evento internazionale. Lunedì 4 giugno, la carovana contro tutte le mafie raggiungerà la “Sughereta” di contrada Ulmo per accamparsi proprio di fronte la collina dove saranno innalzati i tralicci e le antenne del sistema satellitare Usa. Dopo un tour ecologico nel paradiso delle querce i manifestanti conosceranno l’inferno delle antenne di guerra. Alle ore 18, in diretta streaming, don Luigi Ciotti, i giornalisti Oliverio Beha e Nino Amadore, i sindaci, gli amministratori e i rappresentanti dei numerosi comitati No MUOS sorti nel ragusano e nel nisseno, spiegheranno le ragioni di una lotta che sta conquistando sempre di più l’attenzione dei media regionali. Poi, alle 20, tutti in piazza a Niscemi per un happening di parole, suoni e immagini.

No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, contro la criminalità mafiosa e la militarizzazione, così come trent’anni fa a Comiso si manifestò per la pace e contro i missili nucleari Cruise. Con la stessa voglia di lottare e sperare che un Altro mondo sia ancora possibile.



XV Carovana Antimafie  -  Roma, 11 aprile - Sicilia, 11 ottobre

Un viaggio internazionale in oltre 100 tappe

A distanza di 18 anni dalla sua fondazione, Carovana antimafie, promossa da Arci, Libera e Avviso Pubblico, con Cgil, Cisl e Uil, rafforza il suo carattere internazionale.

Partita da Roma l’undici aprile, si concluderà l’undici ottobre in Sicilia, in un viaggio che per circa 80 giorni attraverserà tutte le regioni italiane, la Francia (Nizza, Tolone, Marsiglia, Bastia, Parigi) e l’Africa settentrionale (Tunisi).

In ognuno dei luoghi raggiunti dalla Carovana sono previste iniziative, alcune dal forte valore simbolico, con l’obiettivo di coinvolgere e sensibilizzare gli abitanti e le istituzioni locali.

Dibattiti, convegni, testimonianze di familiari di vittime di mafia, incontri con la cittadinanza, cene della legalità con i prodotti delle terre confiscate alle mafie, concerti, spettacoli, animazione nelle piazze e nelle scuole e la produzione di una mostra grafica dedicata alle vittime di mafia, caratterizzeranno un viaggio civile e sociale.

Momenti salienti della Carovana saranno i passaggi del testimone da tappa a tappa, rappresentati fisicamente dall’arrivo e dalla partenza dei due furgoni di Carovana con a bordo i carovanieri, ovvero i “narratori” ufficiali del lavoro di antimafia sociale.

La memoria di ogni tappa verrà fissata attraverso i diari di bordo giornalieri tenuti dai carovanieri e i corti di Carovana, realizzati da video maker o documentaristi della regione coinvolta, che al termine saranno raccolti in un unico documentario.

Ad ogni tappa, un pezzo di stoffa con il nome della città protagonista della tappa sarà aggiunto alla bandiera della legalità democratica, simbolo della Carovana”.


Articolo pubblicato in I Siciliani giovani, n. 5 maggio 2012.

venerdì 25 maggio 2012

Barcellona PG. Nella città dei padrini stravincono gli antimafiosi


Elezioni in una piccola e tosta città di mafia. Città di vecchi padripadroni, che o stanno con la mafia o non osano andarle contro. Se avessero potuto votare soltanto loro...



Solo un paio di anni fa sarebbe stato pressoché impossibile avvicinarsi all’onnipotente Senatore nel suo giro per i seggi. Cortigiani, clienti, vassalli e galoppini a spintonarsi per una pacca sulle spalle o una stretta di mano, la promessa d’intercessione contro l’inferno della miseria e della disoccupazione. Ogni volta gli stessi riti, gli stessi bagni di folla.

Lunedì 21 maggio, ore 12,30, di fronte al Municipio del Longano, la scena è differente. Manca poco e niente allo spoglio dei voti per la scelta del nuovo sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto e Domenico “Mimmo” Nania discute pacatamente con Santino Catalano, già deputato regionale in quota Pid, dichiarato decaduto perché incandidabile per una pregressa condannata patteggiata. Accanto ci sono solo altre due persone. Più in là una volante della Polizia a monitorare l’ingresso di una scuola sede elettorale. Un senso di solitudine, presagio del tramonto di un’era. Tre ore più tardi la città-palude della legalità, la città-fortezza dei poteri forti e della borghesia massomafiosa sarà investita da un desiderio collettivo di rottura e cambiamento. Col 61,3% dei consensi e 13.664 voti, Maria Teresa Collica, 42 anni, ricercatrice universitaria e presidente di Città Aperta, spezza dieci anni di predominio della destra estrema e moderata. Candidata di una coalizione di associazioni di volontariato, Prc, Sel, Socialisti e Idv, sembrava la vittima sacrificale per provare a strappare almeno un consigliere comunale al partito unico dei nania boys. Invece, a sorpresa, la Collica ha sbaragliato prima i concorrenti delle primarie del centrosinistra (snobbate dal Pd), poi, al primo turno, si è piazzata poco dietro il candidato unto dal signor-senatore, Rosario Catalfamo.

Al ballottaggio lo Tsunami. Poi il corteo gioioso per il centro e le tristissime periferie barcellonesi di centinaia di ragazze e ragazzi, studenti universitari e mariateresa football-fans, i commercianti mosche bianche dell’antiracket, l’antimafia sociale, due suore e gli scout cattolici, i dirigenti dei partiti sostenitori, gli animatori dei circoli culturali out. La Barcellona che sogna ancora a colori, che vuole rinnovare e rinnovarsi, che chiede spazi di agibilità democratica ed espressione, centri di aggregazione e socializzazione. Che se la sente di sfidare i controlli criminali del territorio e l’esercizio mafioso del potere pubblico e privato. Che è stanca di pensare al Longano come lo Stato N (Nania) e a tripla C: la C di Cattafi (Rosario), l’avvocato superboss in odor di servizi segreti; la C di Cassata (Franco), il procuratore generale di Messina sotto processo a Reggio Calabria per diffamazione pluriaggravata; la C di Corda Fratres, il sodalizio paramassonico scuola e officina dell’intellighenzia e dei potentati locali. Quella Corda creatura del magistrato Cassata, a cui ha aderito sino a qualche anno fa la stessa neosindaca e in cui continuerebbero a militare più di uno degli assessori designati.

La prima a parlare di influenze cordafratrine per spiegare il successo della Collica è stata l’on. Sonia Alfano, precipitatasi a Barcellona alla vigilia del primo turno in compagnia del senatore lombardiano Beppe Lumia (Pd), per presentare la neo costituita Commissione europarlamentare antimafia. Dopo la pubblicazione dei nomi degli aspiranti membri di Giunta, l’Alfano ha emesso una nota al veleno. “L’ufficializzazione della zavorra cassatiana sulla candidatura di Maria Teresa Collica traspare con l’indicazione ad assessore dell’avvocato David Bongiovanni, legittimamente difensore di mafiosi di buon calibro”, scrive l’europarlamentare. “Spetterebbe alla Collica relegare Cassata e il circolo Corda Fratres (che, nel frattempo, a Mazzarrà S. Andrea è riuscito a ottenere l’elezione del sindaco Bucolo, sotto l’egida del padre padrone della discarica della mafia, Pino Innocenti) in un tristo passato anziché radunarli fra i propri sostenitori”.

“Nessuno dei membri della nuova amministrazione di Barcellona è espressione della Corda Fratres o è mai stato indicato dai vertici dell’associazione”, afferma Maria Teresa Collica. “Ho scelto Bongiovanni in assoluta autonomia e indipendenza per le sue qualità professionali. Lo stesso vale per la professoressa Lina Panella, figlia di uno dei co-fondatori della Corda Fratres. Noi guardiamo esclusivamente alle capacità personali e alle rispettive competenze. E oltre agli assessori conteremo su uno staff di esperti che gratuitamente si sono messi a disposizione a beneficio della città”.

Stando ai denigratori e ai cultori del sospetto, cassatiani e cordafratrini si sarebbero mobilitati in blocco per consentire alla Collica la conquista di Palazzo Longano. Alla vigilia delle primarie del centrosinistra, “su iniziativa esclusivamente personale”, il direttore dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario (OPG), Nunziante Rosania, si sarebbe incontrato con “l’amico” Franco Cassata per caldeggiare la giovane assistente universitaria. “Si è trattato di un mero scambio di valutazioni su quella che ho sempre considerato un’importante opportunità di cambiamento politico a Barcellona”, ha spiegato il Rosania ad alcuni attivisti di Città Aperta.

“Quell’incontro è avvenuto a totale mia insaputa”, replica Maria Teresa Collica. “Appena ne sono venuta a conoscenza, ho manifestato le mie perplessità sull’iniziativa, anche se so essere stata fatta dal dottore Rosania in totale buona fede. Ho detto che si trattava di una scelta infelice che poteva rilevarsi un boomerang per tutti noi. Dopo che sono emersi in sede giudiziaria alcuni particolari sulla figura del giudice Cassata, per continuare a portare aventi certe battaglie in campo politico e sociale, ho ritenuto doveroso allontanarmi dal suo entourage e da quello della Corda Fratres. Perché aldilà di eventuali responsabilità che devono essere accertate dalla magistratura, ritengo che i rapporti personali debbano basarsi su nette valutazioni di opportunità”.

La vicenda ha avuto un eco doloroso all’interno di Città Aperta. Due dei suoi co-fondatori hanno deciso di prendere le distanze dalla Collica, arrivando perfino ad accusare il suo progetto di trasformismo. “Questo nuovo non mi piace”, scrive la professoressa Patrizia Zangla. “Con la vostra condotta consentite ai gattopardi, da cui vi fate manipolare, di adagiarsi sornioni e guardare compiaciuti il sistema messo a punto. Guardano le pedine che muovono sulla scacchiera. Il re e la regina, il fante… Siete dei tracotanti del potere. Persino quando rispondete alle critiche vince il pensiero omologato, questi i vostri argomenti: fango, invidia, abiura alle proprie idee politiche. Siete antidemocratici: o con voi o contro di voi”.

Accuse fermamente respinte dalla sindaca che ricorda invece come l’intero programma della coalizione, i contenuti e le iniziative della campagna elettorale siano stati costruiti dal basso con tutti gli aderenti e i sostenitori di Voltare pagina. “Tutti insieme abbiamo deciso di rifiutare apparentamenti o accordi con le coalizioni dei candidati sconfitti al primo turno”, spiega Collica. “Non lo abbiamo fatto certo per superbia, ma perché con la gente abbiamo capito che queste scelte non sarebbero state assolutamente comprese e apprezzate. E anche questi sono processi di costruzione della democrazia dal basso…”.

Digeriti i colpi e archiviato lo storico successo, i compiti e le difficoltà da affrontare appaiono veramente enormi per la nuova amministrazione. Si teme innanzitutto che spulciando tra le carte e le delibere della ex giunta Nania vengano alla luce buchi di bilancio insostenibili. C’è poi il fuoco di sbarramento dei consiglieri comunali, in buona parte eletti nelle liste anti-Collica. Riconoscendo sportivamente il tracollo, il Senatore ha però inviato segnali di disponibilità al dialogo, prontamente raccolti dalla sindaca. “Confido nel ricambio generazionale del Consiglio che può favorire l’ingresso di nuove energie”, afferma la Collica. “Cercherò di volta in volta il consenso sulle singole determinazioni e paleserò il risultato del voto in modo che i barcellonesi sappiano se i consiglieri rispondono agli interessi della città o a quelli personali”.

L’impegno alla pubblicità e alla trasparenza potrebbe però non bastare ad evitare tra meno di un mese che il governo Monti risponda favorevolmente alla richiesta di scioglimento per mafia degli organi elettivi e di azzeramento della macchina burocratica amministrativa, fatta prima del voto dalla Prefettura di Messina. La ri-elezione in questa tornata di undici consiglieri che sostenevano la giunta Nania potrebbe infatti pesare a favore del commissariamento di Palazzo Longano.

“Abbiamo scelto di non apparentarci con nessuno proprio perché fosse chiaro che siamo del tutto sganciati dall’amministrazione uscente”, spiega Maria Teresa Collica. “Riteniamo questa l’unica strada per tentare di evitare lo scioglimento che avrebbe senso solo se ci fosse una palese continuità o contiguità con essa. Cosa diversa è la macchina amministrativa. Abbiamo già annunciato una riorganizzazione degli uffici comunali che dovrà tenere conto delle inchieste giudiziarie in atto. Purtroppo esiste il cosiddetto patto di stabilità che non permette nuove assunzioni. Così per avere un turn over a livello dirigenziale bisognerà attendere i pensionamenti”.  

La nuova giunta eredita poi tutto il peso del devastante progetto di realizzazione di un megaparco commerciale di oltre 19 ettari in contrada Siena, un’operazione ordita dal pluripregiudicato Rosario Cattafi. L’ispezione prefettizia sulle presunte infiltrazioni criminali nella vita amministrativa di Barcellona Pozzo di Gotto aveva preso spunto da questa vicenda, a seguito dagli esposti firmati proprio da Città Aperta e dall’Associazione antimafie “Rita Atria”. “Personalmente continuo ad essere del tutto contraria a questa scelta anche per motivi di ordine economico e sociale”, afferma Maria Teresa Collica. “Senza più Cattafi a capo dell’operazione, ritengo che la città tutta vada coinvolta sull’opportunità di una simile realizzazione. Il coinvolgimento diretto dei cittadini sarà il modo con cui vogliamo amministrare”.

La nuova amministrazione di Barcellona è fatta innanzitutto dell’entusiasmo dei giovani volontari che la liberarono in autunno dai fiumi di fango che l’avevano sommersa. Ma vede anche aleggiare alcuni fantasmi ingombranti, desiderosi di riciclare la propria immagine e deviare magari il corso degli eventi. Uno di essi, l’on. Dino Madaudo, già sottosegretario Psdi alla difesa e frequentatore del Cattafi al tempo delle sue spericolate operazioni nel gran mercato delle armi da guerra (1992-93), ha avuto l’ardire di presentarsi nel Longano e offrire il suo supporto al progetto Collica. La grande scommessa è se quei fantasmi saranno respinti, ostacolati, sconfitti. O se almeno ci sarà la volontà di farlo, sino in fondo. La fine dell’era Nania è un’occasione storica, unica, per trasformare il tessuto sociale barcellonese. Maria Teresa e gli assessori non possono né devono sprecarla.


Articolo pubblicato in I Siciliani giovani, n. 5, maggio 2012

Mediterraneo di pace. Musica contro il Muos


Il 19 maggio la città di Vittoria (Ragusa) ospiterà un incontro e un concerto contro il Mobile User Objective System, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina militare USA in via d'installazione nella vicina riserva naturale di Niscemi. L’iniziativa è promossa da Arci, Cgil, Rete studenti medi, Auser, Cepes, Libera e Movimento No Muos. Come trent’anni fa a Comiso contro i missili nucleari Cruise, la Sicilia torna al centro dei programmi di guerra planetari spiegano gli organizzatori. Il Muos è l’arma perfetta per le guerre del XXI secolo, quelle con i missili alluranio impoverito, gli aerei senza pilota e le armi nucleari in miniatura, conflitti sempre più disumanizzati e disumanizzanti. Ma è anche uno scempio ambientale e una minaccia per la salute e la sicurezza delle persone. Dire NO al MUOS significa dire sì a un presente e a un futuro in cui vengano riaffermati i valori della pace, della difesa dell'ambiente e dei territori, e della giustizia sociale.

Il nuovo sistema per le guerre stellari, ad uso esclusivo delle forze armate statunitensi, consentirà di propagare universalmente gli ordini di guerra, convenzionale e/o chimica, batteriologica e nucleare. Il sistema Muos collegherà tra loro i centri di comando Usa con i gruppi operativi e gli arsenali di morte sparsi in tutto il pianeta. La nuova rete di satelliti e terminali consentirà di moltiplicare di dieci volte il numero delle informazioni che saranno trasmesse nellunità di tempo, accrescendo i pericoli che venga scatenato lolocausto per un mero errore tecnico.

Le antenne che sorgeranno nel sito d'importanza comunitaria Sughereta emetteranno micidiali microonde che si aggiungeranno allinquinamento elettromagnetico generato dalla stazione della Marina Usa di Niscemi. Ma ci saranno anche pesanti effetti sul traffico aereo nei cieli siciliani. La potenza del fascio di microonde del sistema satellitare è in grado infatti di provocare interferenze nella strumentazione di bordo degli aeromobili che dovessero essere investiti accidentalmente. I rischi dinterferenza riguardano potenzialmente tutto il traffico aereo della zona circostante il sito Muos. Nel raggio di 70 Km si trovano ben tre scali aerei: Comiso, Sigonella e Catania Fontanarossa. Sigonella, tra laltro, è già oggetto delle spericolate operazioni dei velivoli senza pilota a disposizione delle forze armate Usa e Nato.

I cittadini, le forze sociali e gli amministratori locali moltiplicano intanto gli sforzi per difendere un territorio che ha già pagato alti costi sociali ed economici a seguito delle dissennate scelte di riarmo e militarizzazione. E nel ricordo del sacrificio di Pio La Torre, barbaramente assassinato trent'anni fa per il suo impegno contro le guerre e le mafie, chiedono al Governo regionale e nazionale di liberare l'Isola dall’Eco Muostro degli Usa.


Articolo pubblicato su l’Unità, 19 maggio 2012

giovedì 10 maggio 2012

USA e Italia in Giordania a provare la guerra


A partire dal prossimo 15 maggio, la Giordania sarà al centro di una delle più imponenti esercitazioni belliche mai realizzate nello scacchiere mediorientale. Più di 12.000 militari provenienti da 17 paesi daranno vita ad Eager Lion 2012 che - secondo il Comando USA per le operazioni speciali - “avrà come obiettivo il rafforzamento delle relazioni tra le differenti forze armate attraverso un comune approccio multinazionale ed inter-governativo per affrontare tutte le odierne e future sfide per la sicurezza”. Salvo imprevisti, i giochi di guerra in Giordania dovrebbero concludersi entro i primi giorni di giugno.  

In passato Eager Lion veniva svolta ogni due anni solo dai militari di Stati Uniti e Giordania. Da quest’anno invece vedrà la partecipazione dei reparti terrestri, aerei e navali dei principali paesi della regione mediorientale, Siria esclusa. “Essi verranno addestrati alla guerra irregolare, alle operazioni speciali e alla contro-insorgenza con il coordinamento di una task foce multinazionale guidata dai generali Ken Tovo dell’U.S. Special Operations Central Command e Mohammed Jeridad, direttore del comando per l’addestramento delle forze armate giordane”, ha dichiarato il maggiore Robert Bockholt, portavoce dei reparti speciali Usa. Le unità straniere sono giunte ad Amman nella prima settimana di maggio insieme a numerosi mezzi da guerra come carri armati, aerei ad ala fissa ed elicotteri d’attacco. Sempre secondo il maggiore Bockholt, nel corso delle operazioni sarà simulato un grave incidente chimico affinché “vengano preparati i corpi speciali nella gestione di interventi d’emergenza”.

I 12.000 militari saranno dislocati in diversi centri sparsi in tutto il paese e in particolare alle frontiere “critiche” con Israele e la Siria. Dopo che gli organi di stampa giordani hanno legato Eager Lion 2012 alla drammatica crisi che tormenta il regime di Damasco, il portavoce del Pentagono è intervenuto per spiegare che l’esercitazione non ha alcuna “relazione” con il conflitto interno e che è “mera coincidenza” che essa si realizzi contemporaneamente all’avvio della missione degli osservatori Onu in Siria. Per timore di un possibile inasprimento della crisi siriana, l’amministrazione Obama aveva deciso di annullare qualche mese fa la vasta esercitazione bilaterale Usa-Israele programmata per la primavera (Austere Challenge 12). Ad essa avrebbero dovuto partecipare i reparti d’élite dei due paesi dotati di batterie missilistiche, cacciabombardieri, tank e sistemi radar.

Con Eager Lion usciranno comunque rafforzati i legami tra gli Stati Uniti e il regno giordano. Amman è sin d’ora uno dei maggiori beneficiari degli “aiuti” economici e militari Usa in Medio Oriente (più di 2,4 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni). Amman è pure sede di una delle maggiori basi operative d’oltremare delle forze armate statunitensi. A fine 2008, il consorzio AICI-Syska-Archirodon L.L.C. di Arlington vi ha realizzato un centro di addestramento per le operazioni speciali di US Army, intitolato al re Abdullah II (costo finale, 70 milioni di dollari). Sarà proprio il King Abdullah Special Operations Training Center ad ospitare il comando centrale di Eager Lion 2012.

Ancora oggi, il Pentagono mantiene il massimo riserbo sui paesi che parteciperanno alla vasta campagna militare di primavera in Giordania. Sicura tuttavia la presenza delle forze armate italiane. Nel corso della sua recente visita ad Amman dove ha incontrato il sovrano Abdullah II e il principe Feisal (assistente del Capo dello Stato Maggiore giordano), il ministro della difesa Giampaolo Di Paola ha annunciato la presenza di 43 militari italiani ad Eager Lion. “L’esercitazione multinazionale è stata organizzata con l’obiettivo di rafforzare l’interoperatività e le relazioni tra i paesi partecipanti nell’ambito delle Crisis Response Operations”, recita il comunicato emesso dal ministero della difesa. “Tra gli altri temi al centro dei colloqui italo-giordani, il Piano di Cooperazione bilaterale in campo tecnico – militare ed industriale. Per quanto attiene le operazioni internazionali, si è discusso pure della situazione in Afghanistan, delle lezioni apprese dall’operazione NATO Unified Protector in Libia ed è stata ribadita l’importanza del ruolo svolto dal nostro Paese per gli equilibri del Medio Oriente con l’operazione UNIFIL in Libano”.

Da rilevare come la visita del ministro-ammiraglio italiano e l’annuncio dei nuovi giochi di guerra in Giordania siano avvenuti in contemporanea all’inaugurazione della Jordan’s Special Operations Forces Exhibition (Sofex), la fiera annuale sugli ultimi ritrovati tecnologici delle industrie belliche internazionali. Tra gli operatori presenti, Selex Galileo, società del gruppo Finmeccanica, giunta ad Amman per presentare innanzitutto gli aerei a controllo remoto e d’attacco Falco, i sistemi elettro-ottici per il controllo del fuoco e le tecnologie per soldati che “possono dare una marcia extra alle operazioni speciali della Giordania ed alle forze di sicurezza interna”, come spiegato dai manager Selex.
“Il Falco è già in servizio operativo con quattro Nazioni ed è disponibile immediatamente”, hanno aggiunto. “Il velivolo ha una capacità di carico multipla e può essere integrato con un pacchetto di sensori che includono EO, radar Active Electronically Scanned Array (Aesa) radar e sistemi M-Scan”. Alla fiera dei piazzisti d’armi, la società ha pure offerto ai potenziali clienti l’elicottero d’attacco Linx e i sofisticati sistemi di controllo Aspis e Scorpio.

mercoledì 9 maggio 2012

Un Eco MUOStro a Niscemi


Un Eco MUOStro a Niscemi

L’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo

Antonio Mazzeo



In anteprima, l’introduzione al mio libretto di controinformazione sul MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate USA in via di realizzazione a Niscemi (Caltanissetta). Uno strumento di guerra e di morte dal devastante impatto ambientale, socio-economico e criminale…



Famelico e insaziabile, il Dio di tutte le guerre ha partorito un nuovo Mostro. Per annientare il pianeta dallo spazio ed eclissare i Soli e le Lune. Si nutrirà del sangue di ogni essere vivente. Muterà il Dna delle specie e degli habitat. Trasformerà i ghiacciai in deserti, i laghi in paludi, gli oceani in melma. Fiumi e torrenti di fuoco, piogge di ceneri, uragani di polveri e fumo. Il quinto Cavaliere dell’Apocalisse. Vestale dell’Olocausto. Elogio della Follia e della Morte.

Il padre Marte ha battezzato il figlio MUOS, Mobile User Objective System, perché fosse chiara a tutti la sua natura infernale. E ne ha donato l’uso esclusivo alle forze armate degli Stati Uniti d’America perche possano affermare la loro superiorità universale. Una rete di mega-antenne e satelliti per telecomunicazioni veloci come la luce perché sull’infinito domini l’oscurità. Sistema per propagare, dilatare, moltiplicare gli ordini di attacco convenzionale, chimico, batteriologico e nucleare. L’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, quelli con i missili all’uranio impoverito, gli aerei senza pilota e le armi atomiche in miniatura. Eserciti fantasma che si lanciano come avvoltoi su obiettivi in carne ed ossa, migliaia di chilometri lontani. Bombardamenti sempre più virtuali, computerizzati, disumanizzati. E disumanizzanti. Perché la coscienza degli assassini non possa incrociare mai gli occhi e la disperazione delle vittime innocenti.

Il MUOStro incarna le mille contraddizioni della globalizzazione neoliberista. Uccide in nome della pace e dell’ordine sovranazionale. Devasta il clima, l’ambiente, il territorio. Dilapida risorse umane e finanziarie infinite. Rigenera le ingiustizie. Esautora ogni controllo dal basso. Espropria democrazia. Rafforza il blocco di potere transnazionale. Inquina irrimediabilmente la natura e la ragione. Viola il diritto alla salute di intere popolazioni. A partire dalla Sicilia, l’isola destinata ad ospitare uno dei quattro terminali terrestri del nuovo sistema per le guerre stellari.

È a Niscemi (Caltanissetta), nel cuore di un’importante riserva naturale, che fervono i preparativi per l’installazione di tre grandi antenne paraboliche dal diametro di 18,4 metri, funzionanti in banda Ka per le trasmissioni verso i satelliti geostazionari e due trasmettitori elicoidali in banda UHF (Ultra High Frequency), di 149 metri d’altezza, per il posizionamento geografico. Mentre le maxi-ante trasmetteranno con frequenze che raggiungeranno valori compresi tra i 30 e i 31 GHz, i due trasmettitori elicoidali avranno una frequenza di trasmissione tra i 240 e i 315 MHz. Onde elettromagnetiche che penetreranno la ionosfera e i tessuti di ogni essere vivente che avrà l’ardire di sfidare frontalmente l’Eco MUOStro.

Fa paura il nuovo supersegreto centro di telecomunicazioni della Marina militare USA di Niscemi. Gli studiosi che rifiutano sdegnati le buste paga del Pentagono lo hanno definito un pericolosissimo maxi-forno a microonde. E la gente, giustamente, si è indignata di essere stata ignorata, svenduta, tradita. In migliaia sono scesi in piazza a manifestare, costringendo sindaci e consigli comunali e provinciali a votare delibere ed ordini del giorno No MUOS. Sono state presentate decine d’interrogazioni parlamentari, firmate petizioni e appelli per la revoca delle autorizzazioni ai lavori. Ci sono stati dibattiti, convegni, marce, digiuni, sit-in e presidi alla base di morte di contrada Ulmo. Tutto inutile. I governi nazionali, prima quello del cavaliere Berlusconi e dei bunga bunga, oggi quello dei banchieri dell’unità nazionale, hanno risposto sempre e solo picche. A Palermo la stessa musica, gran maestro d’orchestra il governatore Raffaele Lombardo. Per lui, il MUOS è come il Ponte sullo Stretto, costi quel che costi, in termini politici, sociali ed economici, ma s’ha da fare.



Edito da Sicilia Punto L (Ragusa) (euro 4), il lavoro sarà presto disponibile in versione e-book con Errant Editions.



Antonio Mazzeo, peace-researcher e giornalista, ha realizzato numerose inchieste sui processi di riarmo e militarizzazione in Italia e nel Mediterraneo. Per Edizioni Punto L, insieme ad Antonello Mangano, ha pubblicato nel 2006 il volume Il mostro sullo Stretto. Sette ottimi motivi per non costruire il Ponte. Nel 2010 ha conseguito il Primo premio “Giorgio Bassani” di Italia Nostra per il giornalismo. È membro della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella e della Rete No Ponte. Per consultare articoli e pubblicazioni: http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/

sabato 5 maggio 2012

Di Paola rilancia il miliardario scudo anti-missili NATO


Non ha timori reverenziali il ministro-ammiraglio per il potente alleato d’oltreoceano. “Noi chiediamo agli Stati Uniti di rispettare i propri impegni e noi rispetteremo i nostri”, ha esordito il responsabile del dicastero della Difesa, Giampaolo Di Paola, intervenendo il 30 aprile nell’ultraconservatore Centro per gli Studi Strategici Internazionali (CSIS) di Washington. Oggetto della polemica, il costosissimo programma di “difesa” aerea a corto e medio raggio MEADS (Medium Extended Air Defense System), progettato in vista della sostituzione del sistema “Patriot” negli Stati Uniti e in Germania e “Nike Hercules” in Italia. Uno “scudo” anti-missili che piace sempre meno al Pentagono e che il Congresso non intende più finanziare.

“Se gli Stati Uniti dovessero rinunciare al MEADS, lascerebbero i due alleati europei con le mani legate”, ha spiegato Di Paola. “Comprendo il punto di vista statunitense, secondo cui il MEADS è solo uno dei tanti sistemi anti-missili che può essere messo in campo. Ma c’è un accordo preso insieme ad Italia e Germania, e ognuno dei tre paesi deve rispettarlo. I partner hanno già contribuito finanziariamente al programma in modo considerevole”.

“Gli Stati Uniti non possono abbandonare adesso il MEADS, perché farà parte del contributo europeo alla difesa missilistica”, ha ammonito il ministro. “Spero così che parteciperete al programma sino a che venga conclusa la sua fase progettuale. A quel punto, voi sarete liberi, e noi europei potremo decidere se andare avanti”.

La firma del memorandum tra Roma, Berlino e Washington per la ricerca e lo sviluppo del nuovo sistema d’armi risale al secondo semestre del 2004. Successivamente, il MEADS è stato assunto strategicamente dalla NATO e nel 2007 è divenuto una delle priorità militari ed industriali dell’ultimo governo Prodi. E il sistema è stato inserito all’interno di un più ampio piano di cooperazione bilaterale Italia-USA: in cambio della concessione di nuove basi militari in territorio italiano e del potenziamento di quelle esistenti (Vicenza, Aviano, Camp Darby, Sigonella, Niscemi, ecc.), l’esecutivo di centro-sinistra ha ottenuto da Washington il consenso ad un’effimera partecipazione delle aziende Finmeccanica allo “scudo” anti-missili da installare in Europa e in Medio Oriente e alla produzione del nuovo cacciabombardiere F-35. L’impegno nazionale è stato oneroso: solo per il MEADS, dal 2004 ad oggi l’Italia ha speso più di 600 milioni di euro.

Il programma però si è caratterizzato per i notevoli ritardi (il piano originario fissava come data entro cui completare la produzione il 2007, oggi si è posticipato al 2018), mentre le previsioni di spesa finale sono schizzate da 3,4 a 4,2 miliardi di dollari. Secondo il memorandum del 2004, i costi di progettazione e sviluppo del MEADS devono essere così suddivisi: il 58% agli USA, il 25% alla Germania e il restante 17% all’Italia. Troppi soldi per il Congresso, che nel febbraio 2011 ha deciso di bloccare ulteriori stanziamenti.  Solo per completare la fase di ricerca, Washington dovrebbe assicurare 804 milioni di dollari entro il 2013. Se l’amministrazione Obama non contrasterà le indicazioni dei congressisti, non resteranno che due strade: la rinuncia generale al MEADS o l’assunzione da parte di Germania e Italia della quota statunitense non finanziata. L’ultima ipotesi comporterebbe l’ennesimo trasferimento di risorse pubbliche a favore del complesso militare-industriale a netto predomino statunitense. 

Il sistema MEADS è prodotto da un consorzio internazionale con sede ad Orlando, guidato da Lockheed Martin, il colosso USA che è pure prime contractor dei cacciabombardieri F-35 e del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari di US Navy che disporrà di un terminale terrestre a Niscemi, in Sicilia. La joint venture vede poi la presenza delle europee EADS ed MBDA. Quest’ultima è presente attraverso la filiale tedesca MBDA-LFK ed MBDA Italia. Operante quasi esclusivamente nel settore bellico, la holding è controllata al 25% da Finmeccanica e il restante 75% da società con sede in Gran Bretagna e Francia. Lo scorso anno ha avuto un fatturato record di 3 miliardi di euro (+5% rispetto al 2010 e +15% al 2009).

“Il MEADS è un programma volto a fornire un assetto di difesa aerea in grado di operare contro aerei, missili da crociera e missili balistici tattici”, spiegano i produttori. “Il sistema ha dimostrato di poter difendere fino a otto volte l’area di copertura dei sistemi che andrà a sostituire, richiedendo un minor numero di assetti. Questo consente una notevole riduzione del personale e delle attrezzature impiegate, così come la domanda di trasporto aereo”.

L’intercettore base del MEADS sarà il missile Patriot PAC-3 Segment Enhancement (MSE), mentre il missile IRIS-T SL (prodotto da Diehl BGT Defence) andrà ad armare i dispositivi delle forze armate tedesche. La configurazione base del sistema richiede un lanciatore, un battle manager per la direzione delle operazioni tattiche ed il radar per il controllo di fuoco a banda X che incorpora il dispositivo di riconoscimento amico-nemico prodotto da Selex Sistemi Integrati (Finmeccanica). Radar, centri operativi e lanciatori saranno montati a bordo dei nuovi camion 6x6 FMTV di produzione USA, trasportabili sui velivoli carco C-130 “Hercules”.
È in Italia che si stanno eseguendo buona parte dei test di funzionamento del battle manager e dei sistemi di controllo di fuoco del MEADS, i primi negli stabilimenti MBDA di Fusaro (Napoli), i secondi nella base aerea di Pratica di Mare (Roma). MBDA Italia dispone di un organico di circa 1.300 dipendenti, distribuiti nei centri di La Spezia, Fusaro e Roma. Seguendo una tendenza affermatasi da parecchi decenni nel mercato statunitense, le attività di ricerca e sviluppo sono condotte dall’azienda in convenzione con alcune importanti università italiane, prime fra tutte quelle di Napoli, Ancona, Pisa, L’Aquila e Torino.

giovedì 3 maggio 2012

MUOS di Niscemi: verso la guerra globale permanente


A Niscemi, in provincia di Caltanissetta, nel cuore di un’importante riserva naturale, sta per essere installato uno dei quattro terminali terrestri del MUOS (Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari per i conflitti del XXI secolo, quelle con i missili all’uranio impoverito, gli aerei senza pilota e le armi nucleari in miniatura, conflitti sempre più “virtuali”, computerizzati, disumanizzati. Disumanizzanti.

Il sistema MUOS, ad uso esclusivo delle forze armate statunitensi, consentirà di propagare universalmente gli ordini di guerra, convenzionale e/o chimica, batteriologica e nucleare. E finanche quelli per scatenare la guerra al clima e all’ambiente. Collegherà tra loro i centri di comando e controllo delle forze armate, i centri logistici e gli oltre 18.000 terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento e gli arsenali di morte sparsi in tutto il pianeta. La nuova rete di satelliti e terminali terrestri consentirà di moltiplicare di dieci volte il numero delle informazioni che saranno trasmesse nell’unità di tempo, accrescendo in modo esponenziale i rischi che venga scatenato l’olocausto per un mero errore tecnico.

Il MUOS incarna le mille contraddizioni della globalizzazione neoliberista. Elemento chiave delle future guerre stellari, avrà effetti devastanti sull’ambiente, il territorio e la salute delle popolazioni. Le tre mega-antenne emetteranno micidiali microonde che si aggiungeranno all’inquinamento elettromagnetico generato dalla stazione di telecomunicazione della marina militare USA presente da vent’anni in contrada Ulmo. In un recente studio sui rischi del nuovo sistema di telecomunicazioni a firma dei professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu del Politecnico di Torino, si riporta che nel periodo compreso tra il dicembre 2008 e l’aprile 2010 «l’Arpa Sicilia ha effettuato una serie di rilievi sulle emissioni generate dalla stazione di radiotrasmissione di Niscemi che hanno consentito di rilevare valori di campo elettrico prossimi al valore di attenzione di 6 V/m». Le misurazioni hanno evidenziato in particolare «la presenza di un campo elettrico intenso e costante in prossimità delle abitazioni, mostrando un sicuro raggiungimento dei limiti di sicurezza per la popolazione e, anzi, un loro probabile superamento. In un caso il valore rilevato è risultato prossimo al limite di attenzione stabilito dalla normativa».

I lavori del MUOS hanno già compromesso irrimediabilmente l’habitat dell’area naturale “Sughereta”, Sito di Importanza Comunitaria (SIC). I crescenti processi di militarizzazione, con  i loro effetti deleteri sulle attività produttive ed economiche, stanno contribuendo allo spopolamento delle campagne e al massiccio esodo verso il Nord di centinaia di giovani niscemesi. E come se non bastasse, nello sfondo, l’inquietante presenza della criminalità organizzata. A eseguire una parte delle opere per il MUOS sarebbe stata chiamata un’impresa contigua alle “famiglie” mafiose locali.

Il Politecnico di Torino ha pure rilevato che il nuovo terminale per le Stars Wars avrà pesantissimi effetti sul traffico aereo nei cieli siciliani e in particolare sul vicino aeroporto di Comiso, riconvertito ad uso di civile dopo avere ospitato negli anni ’80 i 112 missili nucleari Cruise della NATO. «La potenza del fascio di microonde del MUOS è senz’altro in grado di provocare gravi interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito accidentalmente», scrivono i professori Zucchetti e Coraddu. «Gli incidenti provocati dall’irraggiamento accidentale di aeromobili distanti anche decine di Km. sono eventualità tutt’altro che remote e trascurabili ed è incomprensibile come non siano state prese in considerazione dagli studi progettuali della Marina militare USA. I rischi d’interferenza investono potenzialmente tutto il traffico aereo della zona circostante il sito MUOS. Nel raggio di 70 Km si trovano ben tre scali aerei: Comiso, a poco più di 19 Km dalla stazione di Niscemi, e gli aeroporti militare di Sigonella e civile di Fontanarossa (Catania), che si trovano rispettivamente a 52 Km e a 67 Km». Sigonella e Fontanarossa, tra l’altro, sono già oggetto delle spericolate operazioni di atterraggio e decollo dei velivoli da guerra senza pilota Global Hawk, Predator e Reaper a disposizione delle forze armate USA e NATO.

Per gli studiosi del Politecnico, l’irraggiamento a distanza ravvicinata, di un aereo militare, potrebbe avere conseguenze inimmaginabili. «Le interferenze generate dalle antenne possono arrivare infatti a innescare accidentalmente gli ordigni trasportati. È quanto accaduto il 29 luglio 1967 nel Golfo del Tonchino alla portaerei US Forrestal, quando le radiazioni emesse dal radar di bordo detonarono un missile in dotazione ad un caccia F-14, causando una violenta esplosione e la morte di 134 militari. Tali considerazioni dovrebbero portare a interdire cautelativamente vaste aree dello spazio aereo sovrastanti l’installazione del MUOS».

Gli insostenibili pericoli per il traffico aereo del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari sono del tutto noti ai tecnici statunitensi, al punto che sei anni fa fu deciso di dirottare a Niscemi il terminale MUOS destinato originariamente alla stazione aeronavale di Sigonella. A determinare il cambio di destinazione, le risultanze di uno studio sull’impatto delle onde elettromagnetiche generate dalle grandi antenne (Sicily RADHAZ Radio and Radar Radiation Hazards Model), eseguito da due aziende statunitensi, AGI - Analytical Graphics Inc. e Maxim Systems. Nello specifico, venne elaborato un modello di verifica dei rischi di irradiazione sui sistemi d’armi, munizioni, propellenti ed esplosivi (il cosiddetto HERO - Hazards of Electromagnetic to Ordnance), ospitati nella grande base siciliana. Appurato che le fortissime emissioni elettromagnetiche del MUOS potevano avviare la detonazione degli ordigni, AGI e Maxim Systems raccomandarono i militari statunitensi di non installare i trasmettitori a Sigonella. Anche Filippo Gemma, amministratore di Gmspazio Srl di Roma (società che rappresenta in Italia la statunitense AGI), ha confermato l’esito negativo dello studio sull’impatto elettromagnetico. Nel corso dello speciale di Rai News 24 Base Usa di Sigonella. Il pericolo annunciato, trasmesso il 22 novembre 2007, Gemma ha dichiarato che «una delle raccomandazioni di AGI era che questo tipo di trasmettitore non dovesse essere installato in prossimità di velivoli dotati di armamento, i cui detonatori potessero essere influenzati dalle emissioni elettromagnetiche del trasmettitore stesso».

Contro il devastante progetto militare - mai discusso in sede parlamentare – si sono pronunciati tre consigli provinciali (Catania, Ragusa e Caltanissetta) e quasi tutti i Comuni vicini all’installazione USA di contrada Ulmo. In un primo tempo anche il Presidente della regione siciliana, Raffaele Lombardo, si era dichiarato contro il MUOS, poi con un repentino e più che sospetto giro di valzer si è trasformato in uno dei suoi più convinti sostenitori. Ciononostante comitati spontanei di cittadini, istituzioni e associazioni politiche, sindacali e ambientaliste stanno moltiplicando gli sforzi per ottenere la revoca delle autorizzazioni concesse per l’installazione delle mega-antenne. Dopo un corteo di protesta a Niscemi il 31 marzo scorso e un presidio a Comiso il 4 aprile in occasione del trentennale della grande manifestazione contro i missili nucleari Cruise, i No MUOS siciliani si ritroveranno a Niscemi il 29-30 aprile e l’1 maggio per una tre giorni di eventi e iniziative di sensibilizzazione.

«L’intero territorio dell’Isola ha già pagato altissimi costi sociali ed economici per le dissennate scelte di riarmo e militarizzazione», afferma Alfonso Di Stefano della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella. «Il recente conflitto in Libia ha consacrato il ruolo della Sicilia come grande portaerei per le operazioni di attacco USA, NATO ed extra-NATO in Africa e Medio Oriente. Dallo scalo “civile” di Trapani Birgi sono stati scatenati buona parte dei bombardamenti contro l’esercito e la popolazione civile libica. Sigonella è stata trasformata in capitale mondiale dei famigerati Global Hawk mentre prolifera ovunque l’installazione di radar per l’intercettazione delle imbarcazioni di migranti. Tutto ciò per perpetuare il modello di rapina delle risorse energetiche e arricchire i signori del complesso militare-industriale statunitense». Il MUOS, costato già più di sei miliardi di dollari, ha come principale contractor Lockheed Martin, il colosso a capo del dissennato programma dei cacciabombardieri F-35. Il dio di tutte le guerre ha sempre lo stesso volto di morte.


Articolo pubblicato in Lotta Continua, n. 2, aprile 2012.